Agevolazioni sull’acquisto di un terreno da parte dei soci IAP di società agricola


I soci di una società agricola, qualificati come Imprenditori agricoli a titolo principale (IAP), possono usufruire delle agevolazioni ai fini dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale sull’acquisto di terreno condotto in affitto dalla società di cui sono soci, a condizione che continuino a coltivare direttamente il fondo anche dopo l’acquisto (Agenzia Entrate – risposta n. 491/2019).

Nell’ambito delle agevolazioni per la piccola proprietà contadina, gli atti di trasferimento a titolo oneroso di terreni e relative pertinenze, qualificati agricoli in base a strumenti urbanistici vigenti, posti in essere a favore di coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale, sono soggetti alle imposte di registro ed ipotecaria nella misura fissa ed all’imposta catastale nella misura dell’1%.


L’agevolazione in parola trova applicazione anche nei confronti di imprenditori agricoli a titolo principale (IAP) che acquistano un terreno condotto in locazione dalla società agricola di cui i medesimi sono soci. Le agevolazioni sulle imposte di registro, ipotecarie e catastali trovano però applicazione a condizione che gli stessi acquirenti continuino a coltivare direttamente il fondo acquistato con le agevolazioni.

Immobili di lusso: la collocazione urbanistica esclude l’agevolazione prima casa


In tema di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa, l’immobile sito in zona qualificata dallo strumento urbanistico comunale come destinata a “ville con giardino” deve essere ritenuto abitazione di lusso, indipendentemente da una valutazione delle sue caratteristiche intrinseche costruttive, e quindi non rientrante nel regime agevolativo (Corte di cassazione – sentenza n. 29972/2019).

Le abitazioni di lusso sono quelle realizzate su aree destinate dagli strumenti urbanistici, adottati o approvati, a ville, parco privato ovvero a costruzioni qualificate dai predetti strumenti come di lusso; detto questo, ciò che rileva ai fini della qualificazione in esame non sono le caratteristiche di lusso intrinseche all’edificio qualificato come villa, bensì la sua collocazione urbanistica considerata, ove destinata a “ville”, come indice di particolare prestigio e, quindi, come caratteristica idonea di per sé a qualificare l’immobile come “di lusso”.


Pertanto, in tema di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa, l’immobile sito in zona qualificata dallo strumento urbanistico comunale come destinata a “ville con giardino” deve essere ritenuto abitazione di lusso indipendentemente da una valutazione delle sue caratteristiche intrinseche costruttive, rilevando, la collocazione urbanistica, la quale costituisce indice di particolare prestigio, e risulta, quindi, caratteristica idonea, di per sé, a qualificare l’immobile come “di lusso”.

TARI: le soluzioni del Mef per la copertura dei costi


Con la circolare 22 novembre 2019, n. 3/DF il Mef ha fornito alcune possibili soluzioni da adottare per rispettare i principi relativi all’integrale copertura del costo del servizio di gestione dei rifiuti.

A seguito del precedentemente chiarimento del Mef, con il quale fu chiarito che la quota variabile della tassa sui rifiuti (TARI) deve essere calcolata una sola volta comprendendo nella superficie di riferimento dell’utenza domestica anche quella delle pertinenze dell’abitazione, diversi comuni che hanno effettuato i relativi rimborsi o che intendono procedere in tal senso hanno chiesto chiarimenti in merito ad alcune possibili soluzioni da adottare per rispettare i principi relativi all’integrale copertura del costo del servizio di gestione dei rifiuti nonché quelli concernenti la corretta predisposizione dei piani finanziari relativi alla TARI.
Fermo restando che la scelta delle modalità di copertura delle predette somme è rimessa alla sfera di autonomia dei comuni, si ritiene tuttavia opportuno illustrare alcune soluzioni prospettate dai comuni stessi, al fine di valutarne la percorribilità alla luce dei suddetti principi come interpretati dalla giurisprudenza amministrativa e contabile.
Al riguardo, si deve far presente che la problematica, al di là della specifica ipotesi relativa all’erroneo calcolo della parte variabile della TARI, attiene in generale ai casi in cui un comune ha coperto con il gettito della tassa il costo del servizio e deve procedere alla copertura delle somme che sono state successivamente rimborsate ai contribuenti.
Le soluzioni prospettate dai comuni sono:
1. Il riporto in un esercizio successivo del maggior importo TARI corrisposto nell’anno precedente e oggetto di rimborso.
2. La copertura degli importi da rimborsare a carico della fiscalità generale.
3. L’esercizio del potere di autotutela per rideterminare le tariffe TARI dell’anno in cui è stato corrisposto il maggior importo.
4. Il ricalcolo senza modifica della delibera degli importi dovuti nell’anno precedente dalle varie utenze.

Pannelli fotovoltaici: Iva al 10% anche se non istallati ma rivenduti


Le operazioni di importazioni di pannelli fotovoltaici possono fruire dell’Iva agevolata nella misura del 10% anche se non destinati alla diretta installazione ma alla cessione a soggetti terzi installatori (Corte di Cassazione – sentenza n. 30138/2019).

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che si espressa sul disconoscimento dell’applicazione dell’aliquota agevolata da parte dell’Amministrazione finanziaria che erroneamente riteneva applicabile solo ad operazioni seguite alla diretta installazione dei pannelli solari e non alla cessione a soggetti installatori o ad altri venditori degli stessi.
In particolare, relativamente al caso di specie, l’Erario contestava l’applicazione dell’Iva agevolata alle sole operazioni di acquisito e rivendita, venendo quindi a mancare il collegamento diretto tra i pannelli fotovoltaici e le opere di installazione.
Pertanto, nel caso in cui l’importazione sia, come nel caso in questione, perfezionata da un soggetto che non installa direttamente i beni, costruendo opere, impianti o edifici che li contemplano, ma da un soggetto che rivende tali pannelli ad altri che operano in tal senso, l’agevolazione, secondo questa prospettazione, non spetta.
La Corte di Cassazione non ha però condiviso tale interpretazione, sostenendo invece che dalla disposizione agevolativa non si evince l’intento del legislatore di richiedere, ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta, la sussistenza anche di una precisa veste soggettiva in capo al beneficiario. Pertanto, ove la limitazione non sia prevista, l’agevolazione spetta unicamente in forza delle qualità oggettive del bene.

Mod. 730/4: gestione telematica anche per l’INPS


A partire dall’anno 2020, l’Inps riceve per il tramite dell’Agenzia delle entrate il risultato finale delle dichiarazioni trasmesso dai Caf e dai professionisti abilitati, con le stesse modalità già utilizzate per tutti i sostituti d’imposta. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 21 novembre 2019, n. 890659)

Il Ministero delle finanze prevede modalità telematiche di gestione dei flussi informativi dei risultati contabili (modello 730-4) delle dichiarazioni modello 730 ai sostituti d’imposta attraverso i servizi dell’Agenzia delle entrate.
La gestione telematica, attraverso i servizi dell’Agenzia, dei flussi informativi tra CAF/Professionisti abilitati e sostituti di imposta, relativi ai dati contabili per le operazioni di conguaglio derivanti da assistenza fiscale, ha avuto un avvio graduale ed oggi è operativa per tutti i sostituti d’imposta ad eccezione dell’Inps che ha continuato, fino al 2019, a ricevere direttamente dai CAF/Professionisti, sui propri sistemi informativi, i dati dei risultati contabili. (art. 16, co. 4-bis, D.M. 31.05.1999, n. 164).
Per realizzare il riscontro immediato della dichiarazione 730 con il relativo risultato contabile e conseguente ottimizzazione degli effetti del flusso telematico è necessario provvedere al completamento della gestione automatizzata del flusso telematico mediante l’inclusione dell’Inps.
Con il provvedimento in oggetto viene quindi eliminato il punto 3.1 del provvedimento del 12 marzo 2019 “Le modalità indicate nei precedenti punti si applicano nei confronti dell’INPS limitatamente alle dichiarazioni presentate direttamente dal contribuente. Con riferimento alle dichiarazioni presentate ai CAF o ai professionisti abilitati, l’INPS riceve i modelli 730-4 mediante l’utilizzo dei propri canali telematici.” e vengono aggiornate le istruzioni al modello di “Comunicazione per la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle entrate” per consentire, a partire dall’anno 2020, che l’Inps riceva per il tramite dell’Agenzia delle entrate il risultato finale delle dichiarazioni trasmesso dai Caf e dai professionisti abilitati, con le stesse modalità già utilizzate per tutti i sostituti d’imposta.


Concessioni scommesse sportive: versamento contributi proroga 2020

Con la Determinazione n. 193715 del 22 novembre 2019, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha stabilito le modalità e i termini per il versamento delle somme dovute ai fini della proroga per l’anno 2020 delle concessioni attive di raccolta delle scommesse sportive. Il versamento deve essere eseguito tramite modello F24-accise, in unica soluzione entro il 20 gennaio 2020, ovvero in due rate uguali entro il 31 dicembre 2019 ed il 30 giugno 2020.

Data l’impossibilità di concludere la nuova gara per le concessioni di raccolta delle scommesse, a seguito della sospensione da parte del Consiglio di Stato del parere obbligatorio da rendere sugli atti di gara, è stato prorogato al 31 dicembre 2020 il termine ultimo di validità delle concessioni in essere per raccolta delle scommesse su eventi sportivi, anche ippici, e non sportivi, ivi compresi gli eventi simulati.
I titolari delle concessioni attive e dei punti di raccolta delle scommesse regolarizzati che intendono beneficiare della proroga per l’anno 2020 devono versare un contributo annuale pari a:
– 7.500 euro per diritto afferente ai punti vendita aventi come attività principale la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici, compresi i punti di raccolta regolarizzati;
– 4.500 euro per ogni diritto afferente ai punti vendita aventi come attività accessoria la commercializzazione dei prodotti di gioco pubblici.
L’importo complessivo, determinato sulla base delle previste somme annuali, deve essere versato tramite Modello F24-Accise, utilizzando il codice tributo “5466”:
– in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2020,
– ovvero in due rate di pari importo entro il 31 dicembre 2019 ed il 30 giugno 2020.
Qualora non si intenda beneficiare della proroga, al fine di non essere obbligato al versamento del contributo annuale, è necessario comunicare all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli gli estremi identificativi ai fini del distacco del collegamento con il totalizzatore nazionale, entro il 2 dicembre 2019.
In caso di omesso versamento dell’importo dovuto entro i termini indicati, o di omessa trasmissione della comunicazione per il distacco, le concessioni in essere e la titolarità della raccolta in rete fisica e dei punti di raccolta regolarizzati si considerano non prorogate, e l’Ufficio procede al recupero delle somme dovute e al distacco del collegamento con il totalizzatore nazionale.
Per effetto della proroga, entro il 31 gennaio 2020 devono essere presentate all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli le garanzie previste dalle concessioni in essere e dai disciplinari sottoscritti dai titolari dei punti di raccolta regolarizzati adeguate per la copertura degli obblighi convenzionali sino al 31 dicembre 2020 e con validità per un ulteriore anno successivo a tale scadenza, cioè il 31 dicembre 2021.

Eco/Sisma bonus: i codici tributo per recuperare lo sconto


L’Agenzia delle Entrate con le risoluzioni nn. 94/E e 96/E del 20 novembre 2019 ha ridenominato e istituito nuovi codici tributo relativi ai crediti ceduti corrispondenti alle detrazioni d’imposta riconosciuti per gli interventi antisismici e di efficienza energetica.

Il Decreto Crescita ha apportato alcune modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di riqualificazione energetica (c.d. ECOBONUS) e di riduzione del rischio sismico (c.d. SISMABONUS).
In particolare, è consentito ai soggetti beneficiari delle detrazioni per interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico di optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle detrazioni stesse, un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi.
Il fornitore recupera lo sconto sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione tramite modello F24, in cinque quote annuali di pari importo; in alternativa, il fornitore che ha effettuato gli interventi può cedere il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi.
In tal senso, per consentire ai fornitori e agli eventuali cessionari l’utilizzo in compensazione dei suddetti crediti d’imposta, tramite modello F24, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i seguenti codici tributo:
– “6908” denominato “ECOBONUS – Recupero dello sconto praticato dal fornitore;
– “6909” denominato “SISMABONUS – Recupero dello sconto praticato dal fornitore.


Inoltre, gli acquirenti delle unità immobiliari beneficiari delle detrazioni per gli interventi di riduzione del rischio sismico, possono optare per la cessione del corrispondente credito alle imprese che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito.
Le quote annuali dei suddetti crediti possono essere utilizzate in compensazione dal cessionario, tramite modello F24, indicando i seguenti codici tributo precedentemente istituiti, come di seguito ridenominati:
– “6890” denominato “ECOBONUS – Utilizzo in compensazione del credito d’imposta ceduto;
– “6891” denominato “SISMABONUS – Utilizzo in compensazione del credito d’imposta ceduto.

Codice tributo per il credito d’imposta per l’ammodernamento degli impianti calcistici


Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta è stato istituito il seguente codice tributo: “6907” denominato “Credito d’imposta per l’ammodernamento degli impianti calcistici (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 20 novembre 2019, n. 95/E).

Al fine di incentivare l’ammodernamento degli impianti calcistici, in regime di proprietà o di concessione amministrativa, in favore delle società appartenenti alla Lega di serie B, alla Lega Pro e alla Lega nazionale dilettanti che hanno beneficiato della mutualità è riconosciuto un contributo, sotto forma di credito d’imposta, nella misura del 12 per cento dell’ammontare degli interventi di ristrutturazione degli impianti medesimi, sino a un massimo di 25.000 euro, realizzati mediante l’impiego di somme entro il terzo periodo d’imposta successivo alla loro attribuzione.
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, presentando il modello F24 attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.
L’ammontare del credito d’imposta utilizzato in compensazione non deve eccedere l’importo concesso dall’Ufficio per lo Sport presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, pena lo scarto del modello F24. A tal fine, detto Ufficio trasmette all’Agenzia delle entrate i dati delle società ammesse a fruire dell’agevolazione e l’importo del credito concesso, nonché le eventuali variazioni e revoche.
Tanto premesso, per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta in argomento, è istituito il seguente codice tributo:
– “6907” denominato “Credito d’imposta per l’ammodernamento degli impianti calcistici – art. 1, comma 352, lettera a), della legge 27 dicembre 2017, n. 205”.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero nella colonna “importi a debito versati”, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento del credito fruito.
Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno di riconoscimento del credito d’imposta, nel formato “AAAA”.

Redditometro: onere della prova contraria a carico del contribuente


In caso di accertamento sintetico, il giudice non può annullare la pretesa impositiva, restando a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore (Corte di cassazione – ordinanza n. 29761/2019).

La Corte di Cassazione ha più volte chiarito i confini della prova contraria in materia di accertamento sintetico, disponendo che è onere del contribuente di dimostrare che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente è costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, la cui entità e la cui durata nel possesso devono risultare da idonea documentazione.
La prova può essere offerta con qualsiasi elemento idoneo a fornire adeguata certezza circa la natura non reddituale dell’elemento preso in considerazione e può essere tra l’altro fornita con l’esibizione degli estratti dei conti correnti bancari facenti capo al contribuente idonei a dimostrare l’entità e la durata del possesso dei redditi in esame.


L’accertamento effettuato con metodo sintetico dispensa l’Amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva così come predeterminati ex lege. Infatti, i fattori-indice fondano una presunzione di capacità contributiva legale, imponendo di ritenere conseguente al fatto di tale disponibilità l’esistenza di una “capacità contributiva”, sicché il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici elementi indicatori di capacità contributiva esposti dall’Ufficio, non ha il potere di privarli del valore presuntivo connesso dal legislatore alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova del contribuente in ordine alla provenienza non reddituale.

Avviso bonario: l’istanza di autotutela non giustifica il pagamento tardivo

Anche un lieve ritardo nel pagamento delle somme richieste con “avviso bonario” a seguito del controllo automatizzato della dichiarazione, determina la perdita del beneficio alla sanzione  ridotta. La presentazione di un’istanza di autotutela, al quale l’ufficio non abbia risposto, non costituisce esimente per il tardivo versamento (Corte di Cassazione – Ordinanza n. 29650 del 2019)

In tema di riscossione delle somme a seguito dei controlli automatici delle dichiarazioni, la norma stabilisce che le somme dovute a titolo d’imposta, ritenute, contributi e premi o di minori crediti già utilizzati, nonché di interessi e di sanzioni per ritardato o omesso versamento, sono iscritte direttamente nei ruoli a titolo definitivo; tuttavia, l’iscrizione a ruolo non è eseguita, in tutto o in parte, se il contribuente o il sostituto d’imposta provvede a pagare le somme dovute entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione di irregolarità, ovvero della comunicazione definitiva contenente la rideterminazione in sede di autotutela delle somme dovute, a seguito dei chiarimenti fomiti dal contribuente o dal sostituto d’imposta. In tal caso, l’ammontare delle sanzioni amministrative dovute è ridotto ad 1/3.
In proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito, che dal tenore della norma, si evince chiaramente che con riferimento alle somme dovute a seguito di controlli automatici o formali è prevista l’attivazione della riscossione coattiva sulla base della mera rilevazione dell’irregolarità, pur essendo consentito al contribuente, una volta raggiunto dalla previa comunicazione bonaria di siffatta rilevazione, di attivarsi presso gli uffici competenti per fornire eventuali chiarimenti volti a dimostrare l’infondatezza totale o parziale della pretesa finanziaria.
Ove tale facoltà sia esercitata, tuttavia, non si realizza alcuna sospensione del termine di 30 giorni, decorrente dal ricevimento della comunicazione d’irregolarità, concesso al contribuente per effettuare il pagamento evitando l’iscrizione a ruolo ed usufruendo della riduzione ad 1/3 dell’ammontare delle sanzioni.
Solo nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria, a seguito dei chiarimenti forniti dal contribuente, ridetermini in sede di autotutela l’importo delle somme dovute, decorrerà un nuovo termine dalla relativa comunicazione.
Dunque, precisano i giudici della Suprema Corte, la mera presentazione di una istanza in autotutela da parte del contribuente, ove non seguita da una comunicazione di rideterminazione delle somme dovute, non esime quest’ultimo dall’onere di pagare entro il termine di legge, decorrente dalla comunicazione d’irregolarità, al fine di usufruire della riduzione della sanzione, attesa l’autonomia del procedimento di riscossione coattiva da quello introdotto dalla richiesta di provvedere in autotutela.
La mancata risposta dell’Amministrazione all’istanza presentata in autotutela, conseguentemente, non incide sui termini di legge per il pagamento degli importi richiesti, né costituisce violazione del principio di collaborazione e buona fede sancito dallo Statuto del Contribuente.
D’altra parte, sottolinea la Corte di Cassazione, la mancata risposta dell’Amministrazione finanziaria all’istanza di autotutela non è sanzionata da alcuna norma di legge, costituendo appunto una mera sollecitazione del potere di autotutela, il cui esercizio è discrezionale. La proposizione di un’istanza di autotutela, pertanto, non può affatto ritenersi idonea ad ingenerare nel contribuente il legittimo affidamento in una risposta, tantomeno in senso favorevole, a nulla rilevando a tal fine la soggettiva convinzione del contribuente medesimo nella fondatezza delle proprie rimostranze, e neppure la oggettiva fondatezza delle stesse.