“Eco e Sisma bonus”: sconto in fattura


L’Agenzia delle entrate con il provvedimento 31 luglio 2019, n. 660057 ha dato attuazione alle novità contenute nel Decreto crescita (Dl n. 34/2019) in materia di eco e sisma bonus.

I contribuenti beneficiari delle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico possono optare per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi. L’opzione può essere comunicata all’Agenzia delle Entrate, a pena d’inefficacia, nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia, entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese che danno diritto alle detrazioni, oppure presentata agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando il modulo ad hoc.
Lo sconto è pari alla detrazione spettante per gli interventi effettuati, in base alle spese sostenute entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento. L’importo della detrazione spettante è calcolato tenendo conto delle spese complessivamente sostenute nel periodo d’imposta, comprensive dell’importo non corrisposto al fornitore per effetto dello sconto praticato.
Il fornitore che ha praticato lo sconto recupera il relativo importo sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione tramite modello F24, a decorrere dal giorno 10 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata la comunicazione dell’opzione per lo sconto, in cinque quote annuali di pari importo. A tal fine il fornitore deve preventivamente confermare l’esercizio dell’opzione da parte del soggetto avente diritto alla detrazione e attestare l’effettuazione dello sconto, utilizzando le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Successivamente alla conferma, il modello F24 deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. La quota di credito che non è utilizzata nell’anno può essere utilizzata negli anni successivi, ma non può essere richiesta a rimborso.
In alternativa all’utilizzo in compensazione, il fornitore può cedere il credito d’imposta ai propri fornitori anche indiretti di beni e servizi, con esclusione della possibilità di ulteriori cessioni da parte di questi ultimi.
É in ogni caso esclusa la cessione agli istituti di credito e intermediari finanziari, nonché alle amministrazioni pubbliche di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. La comunicazione della cessione avviene, a cura del fornitore, con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Il cessionario del credito può utilizzarlo in compensazione tramite modello F24, alle medesime condizioni applicabili al cedente, dopo l’accettazione della cessione, da effettuare con le medesime funzionalità.

Termini e modalità per la vendita a distanza con interfaccia elettronica


Il Fisco detta i termini e le modalità di trasmissione dei dati relativi alle vendite a distanza di beni che avvengono mediante l’uso di una interfaccia elettronica (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 31 luglio 2019, n. 660061).

Il provvedimento in oggetto individua le modalità e i termini con i quali i soggetti che utilizzano interfacce elettroniche per facilitare le vendite a distanza tra fornitori e acquirenti, comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati commerciali dei fornitori.
I soggetti passivi trasmettono all’Agenzia delle entrate, per ciascun trimestre dell’anno solare, i seguenti dati relativi a ciascun fornitore che ha effettuato almeno una vendita nel trimestre di riferimento:
a) la denominazione o i dati anagrafici completi, inclusa la residenza o il domicilio, nonché l’identificativo univoco utilizzato per effettuare le vendite facilitate dall’interfaccia elettronica, il codice identificativo fiscale ove esistente, l’indirizzo di posta elettronica;
b) il numero totale delle unità vendute in Italia;
c) a scelta del soggetto passivo, per le unità vendute in Italia l’ammontare totale dei prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita, espressi in Euro.
I dati sono trasmessi attraverso i servizi telematici (Entratel/Fisconline) dell’Agenzia delle Entrate. Al fine della trasmissione telematica devono essere utilizzati i prodotti software di controllo resi disponibili gratuitamente dall’Agenzia delle entrate. Per la trasmissione dei dati i soggetti passivi possono avvalersi degli intermediari.
I soggetti non residenti, privi di stabile organizzazione in Italia, per adempiere agli obblighi relativi alla trasmissione dei dati, si identificano direttamente ovvero tramite un rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato.


La trasmissione dei dati è effettuata entro la fine del mese successivo a ciascun trimestre. In sede di prima applicazione, la prima trasmissione è effettuata entro il 31 ottobre 2019.
Entro la medesima data sono trasmessi i dati che fanno riferimento al periodo compreso tra il 13 febbraio 2019 e il 30 aprile 2019. I dati relativi all’ultimo trimestre del 2020 sono trasmessi entro il 31 gennaio 2021.
La mancata trasmissione dei dati o la loro incompletezza determina che i soggetti passivi sono considerati debitori d’imposta per le vendite a distanza per le quali non hanno trasmesso, o hanno trasmesso in modo incompleto, i dati. Nel caso di mancata trasmissione dei dati i soggetti passivi non sono considerati debitori d’imposta se dimostrano che l’imposta è stata assolta dal fornitore. Nel caso, invece, di trasmissione di dati incompleti, i predetti soggetti non sono considerati debitori d’imposta se dimostrano di avere adottato tutte le misure necessarie per la corretta rilevazione e individuazione dei dati presenti sulla piattaforma digitale.
La trasmissione si considera effettuata nel momento in cui è completata la ricezione del file, a seguito del risultato positivo dell’elaborazione, comunicata mediante una ricevuta contenente il codice di autenticazione per il servizio Entratel o il codice di riscontro per il servizio Fisconline.
Il file può essere scartato per effetto dei controlli, in tal caso, i dati sono considerati non trasmessi.
In caso di omissioni o errori nella trasmissione dei dati, i soggetti passivi possono trasmettere una nuova comunicazione che sostituisce integralmente quella precedentemente inviata. La nuova comunicazione è effettuata entro la fine del mese successivo a quello in cui è stata inviata la prima comunicazione e deve contenere l’indicazione del trimestre di riferimento.
I soggetti passivi sono tenuti a conservare la documentazione relativa alle vendite di beni a distanza. Tale documentazione deve essere messa a disposizione, su richiesta di “organi dell’amministrazione finanziaria” e conservata per un periodo di 10 anni dall’anno in cui l’operazione è stata effettuata.

Reso merce in negozio: procedura di storno corrispettivi telematici

In relazione all’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, qualora sia riconosciuta alla clientela la facoltà di restituire la merce in cambio di sostituzione, “buono-acquisto” ovvero del rimborso integrale del prezzo pagato, si applicano le procedure già utilizzate con lo scontrino o ricevuta fiscale, garantendo la ricostruzione delle operazioni in caso di controllo (Agenzia delle Entrate – Principio di diritto 01 agosto 2019, n. 21)

Con il passaggio alla memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni al dettaglio e attività assimilate (dal 1° gennaio 2020, ovvero dal 1° luglio 2019 per coloro che hanno un volume d’affari superiore a 400.000 euro annui) è previsto il rilascio alla clientela di un documento commerciale che sostituisce lo scontrino o ricevuta fiscale, salvo la richiesta espressa della fattura.
Qualora sia riconosciuta alla clientela la facoltà di restituire la merce entro 30 giorni dall’acquisto ricevendo in contropartita la sostituzione, o un “buono-acquisto” per merce di pari valore da spendere successivamente, ovvero il rimborso integrale del prezzo pagato occorre attivare una procedura che consenta di correlare la restituzione del bene ai documenti probanti l’acquisto originario.
A tal fine, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che devono ritenersi valide le regole già in uso con la certificazione dei corrispettivi mediante scontrino o ricevuta fiscali, individuate con le Risoluzioni 5 ottobre 2001, n. 154/E e 5 dicembre 2003, n. 219/E, rispettivamente, per l’ipotesi di sostituzione con altro prodotto o con buono-acquisto, e per la fattispecie di rimborso integrale del prezzo pagato.


Per quanto riguarda l’ipotesi di sostituzione del bene con altro prodotto di uguale o maggior valore, ovvero con un “buono-acquisto” da spendere in un momento successivo alla restituzione dello stesso, è stato chiarito che nel momento della restituzione della merce, deve essere sottratta la somma da rimborsare dal pari o maggiore corrispettivo dovuto per gli altri beni scelti dal cliente. Tuttavia, poiché il corrispettivo afferente il bene reso è comprensivo della relativa quota di IVA incorporata, tale procedura può essere adottata qualora il cedente registri i corrispettivi senza distinzione di aliquota, utilizzando il cosiddetto metodo della “ventilazione dei corrispettivi”, atteso che la liquidazione dell’imposta è effettuata sulla base della composizione degli acquisti, distinti per aliquote.
Invece, nel caso in cui l’annotazione dei corrispettivi sia eseguita distintamente per aliquote, è possibile rilasciare al cliente un buono-sconto di importo pari al valore della merce resa con l’indicazione dell’IVA applicata; ciò a condizione che l’aliquota relativa al corrispettivo dei beni resi sia la stessa di quella relativa ai beni dati in sostituzione.
In ogni caso, deve essere acquisito, anche in copia fotostatica, lo scontrino emesso per la merce oggetto di restituzione. Lo stesso va conservato insieme allo scontrino di chiusura giornaliero del giorno nel quale viene eseguita la sostituzione dei beni resi, in modo da documentare l’operazione in sede di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria.


Con riferimento all’ipotesi di rimborso integrale del prezzo pagato, si configura un’ipotesi di esercizio del diritto di recesso al quale segue la risoluzione, con effetto retroattivo, del contratto di vendita stipulato tra le parti, con il conseguente venire meno, ex tunc, dell’operazione imponibile. In tal caso la procedura di reso deve fornire tutti quegli elementi che servono a correlare la restituzione del bene ai documenti probanti l’acquisto originario, quali: le generalità del soggetto acquirente; l’ammontare del prezzo rimborsato; i dati di riferimento del documento certificativo dell’operazione originaria; il numero di identificazione attribuito alla pratica di reso, che deve essere riportato su ogni documento emesso per certificare il rimborso.
A ciò si aggiunga il supporto offerto dalle scritture ausiliarie di magazzino che consentono, se correttamente tenute, di conoscere la movimentazione fisica del bene reinserito nel circuito di vendita.


In fase di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria, deve essere possibile ricostruire la vicenda di ogni singola operazione economica, trovando perfetta rispondenza nell’ammontare dei corrispettivi trasmessi e nelle registrazioni effettuate.

Nuova procedura per Patent Box: approvate le regole definitive

Col provvedimento n. 658445 del 30 luglio 2019, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le regole della nuova procedura prevista dal regime opzionale di determinazione del reddito agevolabile da patent box introdotto dal Decreto Crescita, in alternativa alla procedura ordinaria di accordo preventivo già in vigore per fruire della medesima agevolazione

AGEVOLAZIONE PATENT BOX


Il regime di “patent box” costituisce un’agevolazione in favore dei titolari di reddito di impresa, in base alla quale è escluso dalla base imponibile il 50 per cento dei redditi derivanti:
– dall’utilizzo di determinati beni immateriali (software protetti da copyright, brevetti industriali, disegni e modelli, processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili);
– dalla cessione degli stessi beni, qualora il 90 per cento dei proventi di cessione è reinvestito nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo a quello nel quale si è verificata la vendita.


NUOVA PROCEDURA DI ACCESSO


A partire dal periodo d’imposta 2019 il Decreto Crescita ha reso più semplice l’accesso ai benefici del regime Patent Box, introducendo la possibilità di optare per una procedura di determinazione diretta del reddito agevolabile, in alternativa alla procedura di ruling che prevede il confronto preventivo con l’amministrazione finanziaria per la determinazione del reddito agevolabile sulla base di apposita istanza presentata all’Agenzia delle Entrate.
Il provvedimento n. 658445/2019 definisce le regole della nuova procedura a cui si aderisce mediante opzione, che deve essere comunicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta al quale si riferisce l’agevolazione.
L’opzione ha durata annuale, è irrevocabile e rinnovabile.
L’agevolazione si applica mediante variazione in diminuzione dal reddito imponibile della quota di reddito escluso, riconducibile all’utilizzo o alla cessione dei beni immateriali agevolabili; tale variazione deve essere ripartita in tre quote annuali di pari importo da indicare nella dichiarazione dei redditi ed dell’IRAP relativa al periodo d’imposta in cui viene esercitata la scelta e in quelle relative ai due periodi d’imposta successivi.
Le informazioni necessarie per la determinazione del reddito agevolabile devono essere indicate in un documento che il provvedimento definisce “idonea documentazione”. In tale documento, diviso in due sezioni, devono essere indicate, tra l’altro:
1) Sezione A


– il modello organizzativo dell’impresa;
– la struttura partecipativa e il mercato di riferimento;
– gli elenchi dei beni immateriali e delle attività di ricerca e sviluppo;
– le plusvalenze realizzate tramite la cessione di “intellectual property” agevolabili;
2) Sezione B


– le informazioni di sintesi riguardanti le determinazione del reddito agevolabile;
– il metodo adottato (CUP, RPSM, o altro).


Le microimprese, piccole e medie imprese possono utilizzare in caso di utilizzo diretto, nell’ambito dell’applicazione del metodo del Residual Profit Split, le analisi di benchmark di settore sulla base dei codici attività previsti dalla nomenclatura ATECO 2007, messe a disposizione dall’Agenzia delle entrate su richiesta. Tale richiesta va inviata all’Ufficio Accordi preventivi della Direzione Centrale Grandi Contribuenti, tramite e-mail all’indirizzo: dc.gc.accordi@agenziaentrate.it o via PEC all’indirizzo: dc.acc.accordi@pec.agenziaentrate.it.
Resta ferma la facoltà di effettuare proprie analisi.
In alternativa possono predisporre le Sezioni A e B in forma semplificata, fornendo informazioni equipollenti a quelle ivi indicate, coerentemente con le dimensioni della propria struttura organizzativa e operativa.


Una volta predisposta la “documentazione” deve essere consegnata all’Amministrazione finanziaria entro 20 giorni dalla relativa richiesta; nel caso siano necessarie ulteriori informazioni, devono essere fornite entro 7 giorni ovvero entro un periodo più ampio in funzione della complessità delle operazioni sottoposte ad analisi. Eventuali errori rilevabili dalla documentazione tempestivamente fornita possono essere corretti senza l’applicazione della sanzione per infedele dichiarazione (dal 90% al 180% della maggiore imposta o minor credito). A tal fine la disponibilità della “documentazione idonea” deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta per il quale si beneficia dell’agevolazione.


Possono optare per la determinazione diretta del reddito agevolabile anche i soggetti che abbiano concluso un accordo a seguito della procedura di ruling preventivo in alternativa al rinnovo dello stesso, e coloro che abbiano in corso una procedura ruling preventivo previa comunicazione di rinuncia irrevocabile da trasmettere tramite PEC o raccomandata A/R all’ufficio presso il quale è pendente la procedura. In tal caso devono essere osservate le regole della nuova procedura: predisposizione di “idonea documentazione”, comunicazione nella dichiarazione dei redditi, ripartizione dell’agevolazione in tre quote annuali.

Pace fiscale entro il 31 luglio


Ultimo giorno utile per presentare la domanda di “rottamazione” delle cartelle o di “saldo e stralcio” è il 31 luglio, i due provvedimenti che consentono di pagare l’importo delle somme dovute in forma agevolata. (AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE – Comunicato 29 luglio 2019).

La riapertura dei termini fino alla fine di questo mese, prevista dalla Legge n. 58/2019 di conversione del D.L. 34/2019 (il cosiddetto Decreto Crescita), riguarda tutti i debiti che non sono già stati ricompresi nelle istanze trasmesse entro il 30 aprile 2019. Sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it sono disponibili i servizi online che consentono di presentare la domanda di adesione senza necessità di andare allo sportello, un’opportunità scelta da circa il 60% dei contribuenti interessati. Il 31 luglio è anche la scadenza della prima rata per tutti coloro che hanno aderito alla “rottamazione-ter” entro il 30 aprile 2019 per i quali Agenzia delle entrate-Riscossione ha inviato la comunicazione con gli importi da pagare secondo la soluzione rateale prescelta.
Per presentare la domanda per la “rottamazione ter” o per il “saldo e stralcio” è sufficiente compilare il modulo direttamente online sul portale di Agenzia delle entrate-Riscossione con il servizio “Fai D.A. te”, disponibile sia in area pubblica, senza la necessità di pin e password ma allegando il proprio documento di riconoscimento, sia nell’area riservata del sito utilizzando Spid o le credenziali personali fornite da Agenzia delle entrate o dall’Inps. In alternativa è possibile compilare gli appositi modelli (DA-2018-R per la “rottamazione-ter” e SA-ST-R per il “saldo e stralcio”), disponibili online e in tutti gli sportelli dell’Agente della riscossione, e inviarli, insieme alla documentazione richiesta, tramite posta elettronica certificata (Pec) agli indirizzi indicati sui moduli. I contribuenti possono anche delegare un professionista di fiducia a trasmettere online la domanda di adesione con il servizio Equipro presente sul sito internet dell’Agenzia. Sempre sul portale di Agenzia delle entrate-Riscossione è possibile richiedere, entro le ore 9 di martedì 30 luglio, il prospetto informativo con l’elenco delle cartelle “rottamabili”. I servizi online messi a disposizione per la definizione agevolata delle cartelle sono stati ampiamente utilizzati dai contribuenti e ad oggi circa il 60% delle nuove domande di adesione sono state presentate in modalità telematica (tramite il portale di Agenzia delle entrate-Riscossione e via PEC). Un trend in linea con quello che si è registrato per la precedente scadenza del 30 aprile scorso quando le richieste di adesione presentate via web sono risultate pari al 64% del totale. La dichiarazione di adesione ai provvedimenti agevolativi può essere consegnata anche direttamente agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione sul territorio dove, però, in vista della scadenza di mercoledì prossimo potrebbe registrarsi un consistente afflusso di persone, considerata anche la coincidenza con l’altra scadenza per il pagamento della prima rata della “rottamazione-ter” riservata ai contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata entro lo scorso 30 aprile 2019.
Con il “Decreto Crescita” sono stati riaperti i termini di adesione alla cosiddetta rottamazione-ter, prevista dal Decreto Legge n. 119/2018 che ha concesso la possibilità di definire in via agevolata (senza pagare sanzioni e interessi di mora) i debiti relativi a somme affidate dagli Enti creditori ad Agenzia delle entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017. Non possono essere oggetto di una nuova richiesta i debiti che sono stati già inseriti in una dichiarazione di adesione presentata entro il 30 aprile 2019, per i quali Agenzia delle entrate-Riscossione ha già inviato le comunicazioni di risposta con l’importo dovuto e i relativi bollettini. La domanda di adesione deve essere presentata entro il prossimo 31 luglio che è anche il termine entro il quale effettuare il pagamento della prima rata per tutti coloro che hanno aderito alla “rottamazione-ter” entro il 30 aprile 2019. Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento anche di una sola rata, oltre la tolleranza di cinque giorni prevista per legge, determina l’inefficacia della definizione agevolata, il debito non potrà essere più rateizzato e l’Agente della riscossione dovrà riprendere, come previsto dalla legge, le azioni di recupero.
Anche per il “saldo e stralcio” la riapertura dei termini fino al mercoledì 31 luglio riguarda i debiti non ricompresi in una domanda di adesione a provvedimenti di definizione agevolata presentata entro lo scorso 30 aprile. I requisiti sono quelli previsti dalla Legge di Bilancio 2019 (L. n. 145/2018): il “saldo e stralcio” è riservato alle persone fisiche in situazione di grave e comprovata difficoltà economica e consente di pagare in forma ridotta i debiti affidati alla riscossione dal 2000 al 2017, derivanti esclusivamente dall’omesso versamento delle imposte dovute in autoliquidazione in base alle dichiarazioni annuali e dei contributi previdenziali spettanti alle casse professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi Inps. Si pagherà una percentuale che varia dal 16 al 35 per cento dell’importo dovuto già “scontato” delle sanzioni e degli interessi di mora. Secondo la legge versano in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica le persone fisiche con ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) del nucleo familiare non superiore a 20 mila euro, oppure per le quali, alla data di presentazione della dichiarazione di adesione, risulti già aperta la procedura di liquidazione prevista dalla cosiddetta legge sul sovraindebitamento (articolo 14-ter della legge 27 gennaio 2012, n. 3).

Manager dell’innovazione: iscrizione nell’elenco abilitativo



A partire dalle ore 10.00 del 27 settembre 2019 sarà possibile presentare l’istanza di iscrizione all’elenco dei manager qualificati e delle società di consulenza, abilitati allo svolgimento degli incarichi manageriali per la fornitura di consulenze in innovazione tecnologica e digitale alle PMI e alle reti d’impresa con il contributo a fondo perduto denominato “voucher per l’innovation manager”. Il termine di presentazione scade il 25 ottobre 2019 alle ore 17.00. (Ministero dello Sviluppo Economico – Decreto 29 luglio 2019).


Il “Voucher per l’Innovation Manager” è un contributo a fondo perduto (nella forma di “voucher”) finalizzato a favorire la crescita di competenze manageriali delle PMI e delle reti d’impresa, le quali, con la dotazione finanziaria del contributo, potranno acquistare consulenze specialistiche in materia di processi di trasformazione tecnologica e digitale, attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0, e di processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.
L’incentivo è pari a:
– 40.000 euro per le micro e piccole imprese nel limite del 50% della spesa;
– 25.000 euro per le medie imprese nel limite del 30% della spesa;
– 80.000 euro per le reti d’impresa nel limite del 50% delle spese sostenute.
Il “voucher per l’Innovation Manager” può essere richiesto da imprese operanti su tutto il territorio nazionale, qualificate come micro, piccole e medie imprese, nonché dalle reti di impresa composte da almeno tre PMI, per le quali non ricorrano le condizioni ostative previste dalla specifica disciplina recata dal D.M. 7 maggio 2019.
Il contributo consente di finanziarie le spese sostenute a fronte di prestazioni di consulenza specialistica rese da un manager dell’innovazione qualificato, indipendente e inserito temporaneamente, con contratto di consulenza di durata non inferiore a nove mesi, nella struttura organizzativa dell’impresa o della rete.
La consulenza deve essere finalizzata a indirizzare e supportare:
– i processi di innovazione, trasformazione tecnologica e digitale delle imprese e delle reti attraverso l’applicazione di una o più delle tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0;
– i processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.
Affinchè le spese suddette siano finanziate dal contributo, il manager qualificato o la società di consulenza, che fornisce la consulenza specialistica, deve essere iscritto/a nell’apposito elenco istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico – “Manager dell’innovazione”.


Le modalità e i termini di iscrizione sono state disciplinate dal Ministero dello Sviluppo Economico con il Decreto Ministeriale 29 luglio 2019.
Le istanze di iscrizione all’Elenco Manager dell’innovazione devono essere presentate esclusivamente tramite la procedura informatica, accessibile nell’apposita sezione “Voucher per consulenza in innovazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it), dalle ore 10.00 del 27 settembre 2019 alle ore 17.00 del 25 ottobre 2019, utilizzando l’apposito modulo di domanda, distinto per manager qualificati e società di consulenza.
Ai fini dell’iscrizione viene richiesto di attestare nell’istanza il possesso del/dei requisito/i professionali di accreditamento, l’ambito o gli ambiti di specializzazione agevolati, le regioni del territorio nazionale ove si intende erogare le prestazioni di consulenza specialistica, la modalità operativa di svolgimento dell’incarico manageriale oggetto del contributo.
Qualora l’iscrizione riguardi una società di consulenza, devono essere indicati, inoltre, i manager qualificati (massimo n. 10 nominativi), destinati allo svolgimento degli incarichi manageriali. A tal fine possono essere indicati esclusivamente i manager che risultino aver già presentato la domanda di iscrizione; ne consegue che per i manager richiedenti l’iscrizione quali operatori di una società di consulenza, la relativa domanda di iscrizione si intende perfezionata unicamente qualora la stessa società proceda, nell’ambito della propria istanza di iscrizione, a confermare la dichiarazione resa dal manager.
Per effettuare la procedura di iscrizione è necessario il possesso di una casella PEC attiva e della firma digitale.


Possono presentare domanda di iscrizione all’Elenco dei manager per l’innovazione, le persone fisiche che, al momento della presentazione della domanda di iscrizione soddisfano almeno uno dei seguenti requisiti:
– essere accreditate negli albi o elenchi dei manager dell’innovazione istituiti presso Unioncamere, presso le associazioni di rappresentanza dei manager o presso le organizzazioni partecipate pariteticamente da queste ultime e da associazioni di rappresentanza datoriali;
– essere accreditate negli elenchi dei manager dell’innovazione istituti presso le regioni ai fini dell’erogazione di contributi regionali o comunitari con finalità analoghe a quelle previste dal Voucher per consulenza in innovazione.


Possono inoltre presentare domanda di iscrizione le persone fisiche che risultino in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:
– essere in possesso di un dottorato di ricerca in settori relativi ad una delle seguenti aree scientifico-disciplinari: 01-Scienze matematiche e informatiche; 02-Scienze fisiche; 03-Scienze Chimiche; 05-Scienze Biologiche; 09-Ingegneria industriale e dell’informazione; 13-Scienze economiche e statistiche;
– aver conseguito un master universitario di secondo livello in settori relativi ad una delle aree scientifico-disciplinari di cui alla precedente lettera a), nonché avere svolto in maniera documentabile incarichi, per almeno 1 anno, presso imprese negli ambiti di applicazione delle sopra citate tecnologie abilitanti impresa 4.0;
– essere in possesso di laurea magistrale in settori relativi ad una delle aree scientifico-disciplinari di cui alla precedente lettera a), nonché avere svolto in maniera documentabile incarichi, per almeno 3 anni, presso imprese negli ambiti di applicazione delle sopra citate tecnologie abilitanti impresa 4.0;
– aver svolto in modo documentabile, per almeno 7 anni, incarichi presso imprese negli ambiti di applicazione delle sopra citate tecnologie abilitanti impresa 4.0.


Possono infine presentare domanda di iscrizione all’elenco le società operanti nei settori della consulenza, i centri di trasferimento tecnologico in ambito Industria 4.0, i centri di competenza ad alta specializzazione e gli incubatori certificati di start-up innovative. Tali soggetti nella domanda di iscrizione sono tenuti ad indicare, entro la misura massima di dieci nominativi, i manager in possesso dei requisiti previsti dalla normativa, destinati allo svolgimento degli incarichi di consulenza oggetto di agevolazione.




ITER DI PRESENTAZIONE DELL’ISTANZA

a. accesso alla procedura informatica attraverso la sezione “Voucher per consulenza in innovazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it)


b. immissione delle informazioni e dei dati richiesti per la compilazione della domanda e caricamento, ove previsti, dei relativi allegati


c. generazione del modulo di domanda di iscrizione sotto forma di documento immodificabile, contenente le informazioni e i dati forniti dal soggetto richiedente, e successiva apposizione della firma digitale


d. caricamento del modulo di istanza firmato digitalmente e trasmissione (entro le ore 17.00 del 25 ottobre 2019)


e. rilascio dell’attestazione di avvenuta presentazione dell’istanza da parte della procedura informatica.


Le comunicazioni inerenti le procedure di formazione e successivo aggiornamento dell’elenco sono trasmesse dal Ministero esclusivamente attraverso posta elettronica certificata (PEC).

Sì alla detrazione d’imposta per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici


Spetta anche ai soggetti titolari di reddito d’impresa (incluse le società), i quali abbiano sostenuto le spese per l’esecuzione degli interventi di risparmio energetico su edifici concessi in locazione a terzi, il beneficio fiscale per le spese documentate relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti (CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 23 luglio 2019, n. 19816).

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte la Srl immobiliare impugnò innanzi alla CTP di Roma la cartella di pagamento che recuperava a tassazione maggiore IRES, per l’annualità 2007, per effetto del mancato riconoscimento del credito d’imposta derivante dalla detrazione del 55% per spese relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici, prevista dall’art. 1, commi 344 e seguenti, della legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007).
La CTP di Roma, con sentenza, dichiarò inammissibile il ricorso; tale decisione è stata riformata dalla CTR del Lazio che, con la sentenza in epigrafe, ha accolto l’appello della società. La Commissione ha premesso che il beneficio fiscale, introdotto dalla legge finanziaria 2007, finalizzato ad incentivare il risparmio energetico su scala nazionale, è stato disciplinato dall’art. 2, comma 1, lett. b), del d.m. 19/07/2007, secondo cui la detrazione spetta “ai soggetti titolari di reddito d’impresa che sostengono le spese per la esecuzione degli interventi di cui al predetto art. 1, commi da 2 a 5, sugli edifici esistenti, su parti di edifici esistenti o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, posseduti o detenuti.”.
L’agevolazione persegue un obiettivo generalizzato, sia oggettivo (unità immobiliari di qualsiasi categoria catastale) sia soggettivo (persone fisiche, imprenditori e non, società o enti titolari di reddito d’impresa), ed è condizionata solo al puntuale rispetto di alcuni adempimenti formali e sostanziali, atti a certificare che l’intervento eseguito determini un effettivo risparmio energetico, senza la previsione di eccezioni (a parte la materia della locazione finanziaria).
Alla società contribuente spetta la detrazione in quanto essa ha dimostrato di avere osservato le disposizioni normative sostanziali e formali sottese al riconoscimento del bonus fiscale.
L’Agenzia ricorre per la cassazione di questa sentenza, ma il suo ricorso viene rigettato dalla Corte che conclude affermandoi il seguente principio di diritto: «Il beneficio fiscale, consistente in una detrazione dall’imposta lorda per una quota pari al 55% degli importi rimasti a carico del contribuente, di cui all’artt. 1, commi 344 e seguenti, della legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007) e al decreto del ministero dell’economia e delle finanze del 19 febbraio 2007, per le spese documentate relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, spetta anche ai soggetti titolari di reddito d’impresa (incluse le società), i quali abbiano sostenuto le spese per l’esecuzione degli interventi di risparmio energetico su edifici concessi in locazione a terzi.».

 


Voucher turistici: fattura elettronica SDI al tour operator/agenzia di viaggio

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i voucher turistici rilasciati a viaggiatori/turisti da agenzie di viaggio e tour operator, per la vendita di escursioni organizzate e visite turistiche, si considerano buoni corrispettivo cd. “monouso”. In tal caso, dunque, l’impresa organizzatrice dell’escursione o visita turistica deve certificare i corrispettivi relativi ai voucher, mediante emissione di e- fattura SDI nei confronti dell’agenzia di viaggio o tour operator che li ha rilasciati (Risposta a interpello n. 324 del 2019)

IL CASO


L’Agenzia delle Entrate risponde all’interpello di un’impresa, con volume d’affari superiore a 400.000 euro annui, che svolge attività di trasporto di persone ed organizza anche tour alle isole della laguna veneta tramite una propria agenzia di viaggi e intende conoscere, alla luce delle disposizioni sui corrispettivi telematici entrate in vigore dal 1° luglio 2019, la corretta modalità di certificazione della vendita di biglietti per i tour alle isole effettuata sia in modo diretto, sia tramite agenzie di viaggio/tour operator che incassano il corrispettivo e rilasciano al viaggiatore/turista un voucher, che da diritto a fruire dell’escursione o visita acquistata.

DISCIPLINA DI RIFERIMENTO


L’Agenzia delle Entrate osserva preliminarmente che l’attività di organizzazione di escursioni, visite della città, giri turistici ed eventi similari, effettuata dalle agenzie di viaggi e turismo rientra tra quelle soggette alla memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri (attività di vendita al dettaglio e assimilate). Ciò significa che i corrispettivi devono essere certificati:
– nei confronti dei soggetti passivi IVA, e verso i consumatori finali a loro richiesta, tramite fattura elettronica SDI (cioè, inviata attraverso Sistema di Interscambio);
– mediante il rilascio della ricevuta fiscale o scontrino fiscale, ma solo fino al 31 dicembre 2019, ovvero al 30 giugno 2019 laddove il cedente/prestatore abbia un volume d’affari superiore, per il periodo d’imposta 2018, a 400.000 euro;
– tramite memorizzazione elettronica e trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi ai corrispettivi giornalieri. In riferimento al 2019, questa forma di certificazione è obbligatoria, dal 1° luglio 2019, per i soggetti con un volume d’affari superiore a 400.000 euro.
Con riferimento ai cd. “voucher turistici”, l’Agenzia delle Entrate osserva che costituiscono buoni-corrispettivo cd. “monouso”. Vale a dire, strumenti che contengono l’obbligo di essere accettati come corrispettivo o parziale corrispettivo a fronte di una cessione di beni o di una prestazione di servizi, per i quali al momento dell’emissione è già nota la disciplina IVA applicabile. In tal caso, ogni trasferimento del buono che precede l’operazione cui lo stesso dà diritto ne costituisce effettuazione; qualora la cessione di beni/prestazione di servizi sia effettuata da un soggetto diverso da quello che ha emesso il voucher, essa è rilevante ai fini IVA e si considera resa nei confronti del soggetto che ha emesso il voucher.
Infine, per quanto riguarda, l’attività delle agenzie di viaggi e turismo, l’Agenzia delle Entrate osserva che:
– le imprese che esercitano una o più tra le attività di produzione, organizzazione di viaggi e soggiorni, nonché di intermediazione in tali servizi, ivi compresi i compiti di assistenza e di accoglienza ai turisti – cui vanno equiparati gli organizzatori di giri turistici – ai fini IVA applicano il regime speciale cd. “del margine”;
– per alcune prestazioni specificamente individuate (tra cui organizzazione di pacchetti turistici, anche tramite mandatari, nonché prestazioni di servizi che non vi rientrano, se rese da soggetti diversi ed acquisite nella disponibilità delle agenzie di viaggio prima di una specifica richiesta del viaggiatore) è consentito determinare la base imponibile IVA nella differenza tra il corrispettivo dovuto all’agenzia e i costi sostenuti dalla stessa per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da terzi a diretto vantaggio del viaggiatore, al lordo della relativa imposta. In tal caso, il momento impositivo è individuato nell’atto del pagamento integrale del corrispettivo, ovvero, se precedente, nella data di inizio del viaggio o soggiorno. La prestazione deve essere documentata tramite fattura, senza separata indicazione dell’imposta, ma con indicazione dei corrispettivi, sia parziali che totali, delle prestazioni rese nel territorio della UE e di quelle rese al di fuori di essa, annotando che l’imposta è assolta con le modalità del regime speciale. Se le operazioni sono effettuate tramite intermediari, la fattura può essere emessa entro il mese successivo e domiciliata presso lo stesso intermediario, senza consegna al viaggiatore se l’intermediario, prima di riceverla, ha emesso a richiesta dello stesso una fattura o altro documento equipollente. In tale caso, il secondo esemplare della fattura o del documento equipollente emesso dall’intermediario deve essere conservato dal medesimo unitamente all’originale della fattura dell’agenzia organizzatrice.


PARERE DEL FISCO


In conclusione, per il caso specifico esaminato, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che l’impresa:
– per i tour turistici resi e venduti direttamente a viaggiatori/turisti non soggetti passivi IVA, avendo un volume d’affari superiore a 400.000 euro annui, è tenuta dal 1° luglio 2019 alla memorizzazione elettronica ed alla trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri, rilasciando ai clienti il relativo documento commerciale. In caso di richiesta del cliente, resta fermo l’obbligo di emettere fattura elettronica SDI; analogamente lo stesso obbligo di fatturazione ricorre se il cliente è soggetti passivo IVA;
– per quelli resi tramite i “voucher turistici” rilasciati da agenzie di viaggi e tour operator, deve emettere fattura elettronica inviata tramite Sistema di Interscambio (SDI).

Trasferimento della detrazione per interventi recupero patrimonio edilizio e riqualificazione energetica


Per il Fisco in caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati interventi di recupero del patrimonio edilizio, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 24 luglio 2019, n. 313).

L’art. 16-bis del TUIR riconosce una detrazione dall’IRPEF, tra l’altro, delle spese sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che effettuano interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica su parti comuni di edifici residenziali e su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale e relative pertinenze.
La citata norme prevede, altresì, che, in caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati interventi di recupero del patrimonio edilizio, la detrazione non utilizzata in tutto o in parte è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare.
Sono ammessi a fruire della detrazione in esame tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno nel territorio dello Stato.
Nel caso in oggetto esaminato dal Fisco, la società venditrice dell’immobile che ha eseguito i lavori di recupero del patrimonio edilizio sulle parti comuni del complesso immobiliare è una società costituita sotto forma di S.p.A.. La stessa, essendo soggetta all’imposta sul reddito delle società e non all’imposta sul reddito delle persone fisiche non rientra, quindi, tra i soggetti ammessi a fruire della detrazione di cui all’art. 16-bis del TUIR.
A parere della scrivente, dunque, laddove gli interventi effettuati siano riconducibili nell’ambito applicativo della previsione recata dal citato articolo 16-bis del TUIR, il contribuente istante non potrà beneficiare della detrazione prevista dalla medesima disposizione in quanto il diritto alla detrazione non spetta alla società cedente che, quindi, non può trasferirlo all’istante.
Per quanto riguarda, invece, le detrazioni per interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti, introdotte dall’art. 1, commi da 344 a 349, della legge n. 296 del 2006 e attualmente disciplinate dall’articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013, si rammenta che le stesse spettano anche ai soggetti titolari di reddito d’impresa che sostengono le spese per l’esecuzione degli interventi su edifici esistenti, su parti di essi o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, anche rurali.
Anche per tali agevolazioni è previsto che, in assenza di diversa indicazione nell’atto di trasferimento dell’immobile oggetto di riqualificazione energetica, le quote residue di detrazione competono all’acquirente.
Con specifico riferimento ai titolari di reddito d’impresa, le detrazioni per interventi di riqualificazione energetica competono con esclusivo riferimento ai fabbricati strumentali utilizzati nell’esercizio dell’attività imprenditoriale e non anche ai beni merce (beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa).
Ciò, in quanto la normativa fiscale in materia di riqualificazione energetica è finalizzata a promuovere il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti attraverso l’attribuzione di un beneficio che un’interpretazione sistematica consente di riferire esclusivamente agli utilizzatori degli immobili oggetto degli interventi e non anche ai soggetti che ne fanno commercio come nel caso di specie.
Il contribuente istante precisa, infatti, di aver acquistato l’unità residenziale da una società che ha dismesso l’intero immobile oggetto dei lavori.
A prescindere, dunque, dalle modalità utilizzate dalla società per il pagamento dei lavori effettuati, si ritiene che a detta società, costituita sotto forma di S.p.A., non possa essere riconosciuta la spettanza delle detrazioni in esame in quanto il complesso immobiliare, nel quale rientra l’unità acquistata dal contribuente istante, non può considerarsi per la stessa un bene strumentale; dette detrazioni, dunque, non possono essere trasferite all’acquirente.

Bonus prima casa: ok per l’acquisto del diritto di nuda proprietà di abitazione da costruire


Le agevolazioni prima casa sono applicabili non solo con riferimento alla fattispecie di acquisto del diritto di proprietà dell’immobile, da costruire, ma anche con riferimento alle ipotesi di acquisito del diritto di nuda proprietà (Agenzia Entrate – risposta n. 308/2019).

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, il contribuente può fruire dell’agevolazione anche in relazione all’acquisto del diritto di nuda proprietà dell’abitazione prima casa da costruire sul terreno di cui è nudo proprietario, se soddisfatte le seguenti condizioni:
– l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività ovvero, se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende ovvero, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, che l’immobile sia acquistato come ‘prima casa’ sul territorio italiano. La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel comune ove è ubicato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto;
– nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare;
– nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni di cui al presente articolo.