Vendita di fumetti non autorizzata per l’esercizio di vicinato alimentare e non alimentare


L’esercizio commerciale di vicinato che ha presentato regolare Segnalazione Certificata di Inizio Attività per il commercio di prodotti alimentari e non alimentari, non è autorizzato alla vendita al dettaglio di fumetti (Ministero Sviluppo Economico – risoluzione n. 16024/2018).

L’esercizio di vicinato che effettua la vendita al dettaglio di prodotti alimentari e non alimentari non può vendere quotidiani e periodici, in regime di non esclusività, in quanto tale possibilità, previa presentazione di SCIA, è prevista per le medie e grandi strutture di vendita e per i centri commerciali, purché la loro superficie di vendita non sia minore ad almeno 700 mq.
Gli esercizi di vicinato non possono quindi vendere in via non esclusiva i fumetti, non potendo esercitare congiuntamente la vendita di prodotti alimentari e non alimentari con quella di vendita di quotidiani e periodici. Tale possibilità è invece prevista per le medie e grandi strutture di vendita e per i centri commerciali soggette, ai fini dell’avvio dell’attività, ad autorizzazione e non alla Segnalazione Certificata di Inizio Attività.

CNDCEC, le posizioni su manovra, fisco e fatturazione elettronica


Flat tax, manovra di bilancio, riforma fiscale, fatturazione elettronica e Made in Italy sono i temi sui quali si è concentrato il convegno nazionale “Commercialisti e imprese: un binomio per la crescita”.

Nello specifico:
– sono state espresse riserve sulla flat tax al 15% per le partite Iva perché, sebbene le intenzioni che animano la norma siano condivisibili, essa rischia di produrre effetti distorsivi;
– è stata presentata la proposta di esentare totalmente da imposizione per 15 anni i redditi da pensione per chi sposta la residenza al Sud;
– sul tema della fatturazione elettronica e della sua obbligatorietà a partire dal 1° gennaio 2019, è stata chiesta una moratoria sulle sanzioni;
– sul Made in Italy, due sono state le proposte lanciate: l’istituzione di un Albo per le imprese del Made in Italy ed il rilancio dei cluster;
– sono stati esposti concreti rischi di indebita percezione del reddito di cittadinanza.


Esente da IVA la fattoria didattica


Le prestazioni socio-educative svolte da una azienda agricola che risulta iscritta nei registri regionali delle “Fattorie didattiche”, in quello delle “Fattorie sociali” e nel registro delle Comunità per minori, nonché nel Sistema informativo minori accolti (SIM) del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sono esenti da Iva. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 16 ottobre 2018, n. 77/E).

L’azienda agricola in esame stipula con i Comuni apposite convenzioni per la realizzazione di interventi, azioni e percorsi, finalizzati all’accoglienza, all’integrazione socio-educativa e di inserimento lavorativo di minori in situazioni di disagio, a fronte di una retta pro capite, per ogni giorno di effettiva presenza del minore nella comunità, laddove per giornata di presenza si intende l’accoglienza presso il centro per almeno 6 ore.
La retta comprende le spese per vitto, alloggio, igiene, vestiario, lavanderia, trasporto e spese minute sostenute per conto del minore nonché quant’altro previsto dalla singola convenzione.
In merito a tali prestazioni l’Amministrazione finanziaria ha ritenuto che l’attività di casa accoglienza possa beneficiare dell’esenzione ai fini Iva di cui all’articolo 10, comma 1, n. 21 del DPR 26 ottobre 1972 n. 633.

Validi gli effetti della rivalutazione, anche se la vendita è inferiore al valore di stima

Con la recente Ordinanza n. 25501 del 2018 la Corte di Cassazione ha affermato un importante principio secondo il quale la cessione di un terreno (edificabile), oggetto di precedente rivalutazione, che sia venduto ad un prezzo inferiore al valore rideterminato, non realizza alcuna plusvalenza tassabile in relazione al valore originario. Il trasferimento del bene ad un prezzo inferiore al valore di stima, non fa venir meno gli effetti della rivalutazione per cui, per cui quello rideterminato resta il valore minimo di riferimento ai fini IRPEF

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha accertato nei confronti del contribuente una plusvalenza tassabile (non dichiarata) in relazione alla cessione di un terreno edificabile, oggetto di una precedente rivalutazione, in considerazione della circostanza che l’immobile era stato venduto ad un prezzo inferiore al valore minimo di riferimento ai fini IRPEF, determinato con la perizia di stima in sede di rivalutazione.
Secondo l’Ufficio, nell’ipotesi in cui la cessione di un terreno edificabile rivalutato sia effettuata ad un corrispettivo inferiore al valore dichiarato nella perizia giurata, si procede al calcolo della plusvalenza applicando i criteri ordinari, cioè senza tenere conto del valore rivalutato. In altri termini il calcolo della plusvalenza deve essere effettuato considerando la differenza tra il prezzo di cessione e il vecchio valore di acquisto.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Confermando la decisione dei giudici tributari che hanno dichiarato l’illegittimità della pretesa tributaria, la Corte di Cassazione ha osservato preliminarmente che secondo la disciplina agevolativa in materia di rivalutazione (art. 7, L. n. 448 del 2001) ai titolari di terreni lottizzati o suscettibili di utilizzazione edificatoria, è riconosciuta la possibilità di calcolare la plusvalenza derivante dalla successiva alienazione assumendo come valore iniziale non più il costo di acquisto del terreno medesimo, secondo i criteri ordinari, ma quello determinato sulla base di una relazione giurata di stima, previo pagamento di una imposta sostitutiva sul nuovo valore del terreno risultante dalla perizia.
L’imposta sostitutiva costituisce un’imposta volontaria, in quanto è frutto di una libera scelta del contribuente, il quale opta per la rideterminazione del valore del bene con conseguente versamento dell’imposta sostitutiva, nella prospettiva, in caso di futura cessione, di un risparmio sull’imposta ordinaria altrimenti dovuta sulla plusvalenza non affrancata; in cambio (per così dire), l’Amministrazione finanziaria riceve un immediato introito fiscale.
In tale contesto, la stima emergente dalla perizia giurata, con il pagamento dell’imposta sostitutiva, determina il nuovo valore minimo legale, in modo tale che il titolare del terreno, al momento della sua alienazione, possa svincolarsi dalla tassazione della plusvalenza secondo i criteri ordinari, salva ovviamente l’ipotesi di prezzo di cessione ulteriormente superiore a quello stimato, nel qual caso la plusvalenza è pari alla differenza tra il valore di stima della perizia e il maggior valore di cessione.
I giudici della Suprema Corte hanno affermato che in tema di plusvalenze realizzate mediante la cessione di terreni edificabili e con destinazione agricola, la scelta del contribuente di calcolare il valore del bene, in deroga al sistema ordinario, facendo redigere apposita perizia giurata ed effettuando il relativo versamento, non determina alcun vincolo nella successiva vendita e non limita, pertanto, la facoltà di alienare il bene ad un prezzo inferiore, sicché, anche in tale ipotesi, deve escludersi la decadenza del contribuente dal beneficio e la possibilità per l’Amministrazione finanziaria di accertare la plusvalenza secondo gli ordinari criteri.
Si deve concludere, dunque, che in relazione alla cessione di terreni rivalutati, all’Ufficio è comunque precluso di riprendere il calcolo delle plusvalenze secondo il criterio ordinario, muovendo dal “vecchio” valore di acquisto.

In arrivo il decreto fiscale e quello di semplificazione


i seguenti provvedimenti: Il decreto fiscale e il decreto-legge che introduce disposizioni per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili sono stati approvati dal Consiglio dei ministri nella riunione del 15 Ottobre 2018 (Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 23 del 15 Ottobre 2018).

ll Decreto Fiscale introduce nuove misure fiscali, tra queste:
– si prevede, per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l’esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l’anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione;
– si prevede la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro;
– sono previste varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco. In particolare, si prevede la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea; delle controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate; degli atti del procedimento di accertamento; degli atti dei procedimenti verbali di contestazione; delle imposte di consumo;
– si mantiene l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici;
– si dà la possibilità di emettere fatture entro 10 giorni dalla operazione alla quale si riferiscono; inoltre, si prevede che le fatture debbano essere annotate nel registro entro il giorno 15 del mese successivo alla loro emissione. Sempre nell’ottica della semplificazione viene abrogato l’obbligo di registrazione progressiva degli acquisti;
– si prevede che il pagamento dell’Iva slitti al momento in cui la fattura viene incassata;
– si favorisce il processo telematico anche per la giustizia tributaria;
– oltre all’obbligo di fatturazione elettronica, si introduce l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi. Questo consentirà di eliminare alcuni adempimenti contabili come l’obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini e un controllo maggiore e meno invasivo dell’Agenzia delle entrate; l’obbligo parte per chi ha un volume d’affari superiore a 400 mila euro dal primo luglio 2019. Per gli altri dal primo gennaio 2020.


Nel Decreto-Legge che introduce disposizioni per la deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili, ritroviamo tra le principali misure in materia di lavoro:
– CIGS per riorganizzazione o crisi aziendale: si consente la proroga degli ammortizzatori sociali per il 2018 e 2019 per le imprese con più di 100 dipendenti, che abbiano problemi occupazionali. La cassa integrazione può essere concessa per 12 mesi per riorganizzazione aziendale e sei mesi per il caso di crisi;
– trattamento di mobilità in deroga: il trattamento di mobilità in deroga è concesso per 12 mesi a favore di quei lavoratori che hanno cessato o cessano la mobilità ordinaria o in deroga dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2018 a condizione che a questi lavoratori siano applicate misure di politica attiva. La stessa misura si applica ai i lavoratori dell’area di Termini Imerese e Gela che godono di tale trattamento dal 2016.
– riforma della governance dell’Agenzia nazionale per il lavoro (Anpal);
– abolizione del libro unico del lavoro;
– semplificazione del rapporto biennale del personale;
– semplificazione in materia di imprese dello spettacolo;
– semplificazione del deposito dei contratti collettivi;
– semplificazione in materia di appalti;
– semplificazione della gestione separata.
Tra le misure per lo sviluppo economico lo stesso decreto contiene disposizioni in materia di:
– semplificazione per le imprese agro-alimentari,
– riduzione oneri per le start-up, le piccole e medie imprese innovative e gli incubatori;
– riduzione di oneri informativi e obblighi delle imprese;
– snellimento delle procedure per la costituzione di società di capitali;
– definizione dei registri distribuiti (blockchain) e sostegno, con un fondo di venture capital con Cassa Depositi e Prestiti per investire nelle startup innovative e si creato un fondo blockchain per utilizzare questa tecnologia a sostegno del made in Italy;
– incentivazione utilizzo strumenti di notificazione telematica;
norma “Bramini” – si introducono norme a tutela di chi ha debiti nei confronti delle banche ma vanta crediti nei confronti dello Stato;
– disposizioni per favorire la circolazione degli immobili oggetto di donazione;
– esenzioni in materia di invenzioni dei ricercatori delle università e degli enti pubblici di ricerca;
– RC auto equa sul territorio – Per realizzare una RC auto equa, con canoni differenziati rispetto al territorio, si eliminano i vincoli di trasferimento della polizza da un assicuratore a un altro.


 

La vendita di prodotti on-line non necessita obbligatoriamente di un deposito


Per l’e-commerce non vi è l’obbligo di deposito dei prodotti in vendita, potendo gli stessi rimanere presso i grossisti locali o presso i produttori e acquistarli solo qualora il medesimo prodotto venga venduto (Ministero Sviluppo Economico – risoluzione n. 160745/2018).

In via preliminare vi fa presente che per il commercio al dettaglio risulta necessario il possesso dei requisiti morali e, nel caso di commercio al dettaglio del settore merceologico alimentare, anche di quelli professionali.
Per l’avvio dell’attività, nel caso di commercio non alimentare è necessario presentare una SCIA al SUAP competente per territorio e nel caso di commercio alimentare, oltre alla SCIA per l’avvio dell’attività, è necessario presentare anche una SCIA per notifica sanitaria che deve essere presentata compilando un apposito allegato della SCIA, trasmesso a cura del SUAP alla ASL.
Con riferimento all’obbligatorietà o meno del deposito, va precisato che tale indicazione risulta presente all’interno del modulo standardizzato, il quale richiede espressamente di indicare l’indirizzo del magazzino solo se diverso da quello della ditta/società/impresa. Il riquadro non va compilato, ovviamente, nel caso in cui non vi sia necessità del magazzino.
Da tali indicazioni risulta quindi non sussistere una obbligatorietà del deposito per l’e-commerce, richiesto quindi solo se vi è una effettiva necessità.

Non paga l’IRAP il professionista con un solo collaboratore/segretario


In tema di IRAP, non ricorre il necessario presupposto della autonoma organizzazione ove il professionista si avvalga di un assistente “part time”, il quale si limita a svolgere mansioni di carattere esecutivo, senza pertanto accrescere le potenzialità professionali del contribuente (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Ordinanza 12 ottobre 2018, n. 25513).

La Suprema Corte rigetta il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR che aveva accolto l’appello del contribuente, medico convenzionato con l’ASL, in materia di IRAP, sulla base del duplice rilievo che il ricorrente svolgeva la propria attività sotto il coordinamento ed il controllo dell’ASL, la quale predeterminava tutti gli aspetti ed i parametri organizzativi (in particolare, numero di pazienti assistiti, sede dello studio, orari e turni di lavoro, costi per le prestazioni erogate) della stessa e che, d’altro canto, la disponibilità di un dipendente part time non accresceva la capacità produttiva del professionista né era idonea a far ritenere dotata di autonoma organizzazione l’attività professionale svolta.
Per la Corte di Cassazione il motivo è infondato, in base al principio di diritto secondo cui «con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione — previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 446 —, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive».
Una volta assodata, in forza della richiamata decisione delle Sezioni Unite, la non decisività, ai fini dell’integrazione del presupposto impositivo, dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive, in ordine alla concomitante disponibilità di beni strumentali va richiamato l’orientamento secondo cui la disponibilità, da parte dei medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, rientrando nell’ambito del “minimo indispensabile” per l’esercizio dell’attività professionale, ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non può dirsi integrare, di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione.
Inoltre, «la disponibilità, da parte di un medico, di beni strumentali, anche se di valore superiore ai quindicimila euro, non è idonea, di per sé sola, a configurare la sussistenza dei presupposti impositivi, poiché detti strumenti, anche di una certa consistenza o caratteristiche, rientrano nelle attrezzature usuali per i precisati professionisti».
Da tali premesse argomentative discende che la sentenza impugnata, nell’escludere che l’impiego di un collaboratore di studio medico part time e la disponibilità, da parte del medico di medicina generale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, di uno studio e di beni strumentali del valore documentato, possa integrare, di per sé, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini Irap, non si è discostata da una corretta applicazione dei principi di diritto vigenti in subiecta materia.


Fatture per operazioni inesistenti: legittimo diritto al rimborso IVA senza la detrazione

Con la recente Ordinanza n. 22963 del 26 settembre 2018, la Corte di Cassazione ha affermato l’importante principio per cui deve essere riconosciuto il diritto al rimborso dell’IVA versata in relazione a fatture emesse per operazioni inesistenti, se il destinatario non ha detratto l’imposta e la fattura risulta tempestivamente annullata o corretta

FATTO


La società contribuente ha presentato istanza di rimborso dell’IVA versata in relazione ad una fattura emessa riferita ad operazioni inesistenti, rappresentando che il destinatario non aveva detratto l’imposta stornando la fattura dalla propria liquidazione e che la fattura stessa era stata definitivamente annullata.
Sulla richiesta di rimborso si è formato il silenzio-rifiuto dell’Amministrazione Finanziaria, che la società ha impugnato con ricorso accolto dai giudici tributari, in ragione del principio di divieto della duplicazione dell’imposta.
La decisione è stata impugnata in Cassazione dall’Agenzia delle Entrate.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Secondo la disciplina IVA, il cedente o prestatore che emette fatture per operazioni inesistenti è tenuto, in base al principio di cartolarità, al versamento dell’imposta per l’intero ammontare indicato.
In proposito la Corte di Cassazione ha precisato che, tuttavia, la suddetta prescrizione non si applica qualora la fattura sia tempestivamente corretta o annullata, in modo da consentire l’esatta liquidazione dell’imposta dovuta ed il corretto esercizio del diritto di detrazione da parte del destinatario.
In ogni caso, sottolinea la Suprema Corte, l’inottemperanza agli adempimenti richiesti dalla norma non consente al Fisco di pretendere il pagamento dell’IVA, né osta al riconoscimento del rimborso dell’IVA indebitamente versata in eccedenza ove il giudice di merito accerti che, con il ritiro della fattura, sia stato definitivamente eliminato il rischio che il destinatario abbia utilizzato o possa utilizzare tale documento ai fini della detrazione e, conseguentemente, di un rischio di perdita di gettito tributario.
In conclusione, affermano i giudici, deve ritenersi, in ragione del principio di neutralità dell’IVA, che sussiste il diritto al rimborso dell’IVA versata in relazione a fatture emesse per operazioni inesistenti, qualora il destinatario non abbia detratto l’imposta stornando la fattura dalla propria liquidazione e la fattura stessa sia tempestivamente annullata o corretta.

No all’agevolazione “prima casa” per l’abitazione di lusso


Al fine di stabilire il carattere di lusso dell’immobile, anche l’ambiente strettamente adibito a cantina, ovvero a soffitta, costituisce comunque elemento da comprendere invece nel calcolo della superficie complessiva, da considerare come facente parte di “casa di lusso”, allorquando, in concreto, esse siano strutturate in modo tale da essere abitabili, si da perderne la tipica caratteristica (Corte di Cassazione – Ordinanza 03 ottobre 2018, n. 24051).

La Suprema Corte accoglie il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate, avverso la sentenza della CTR che accoglieva il gravame di due contribuenti, contro la decisione della CTP ai cui, relativamente ad un atto di compravendita immobiliare, aveva revocato l’aliquota agevolata del 4% prevista per l’acquisto di abitazioni non di lusso, con relativa irrogazione di sanzioni.
La CTR assumeva che dalle risultanze degli atti emergeva una divergenza nella misurazione dell’immobile che derivava dal calcolo che l’Ufficio faceva con riferimento alla superficie utile del piano interrato, laddove il concetto di superficie utile escludeva le porzioni di fabbricato prive di destinazione abitativa e, comunque, quelle formalmente prive di abitabilità.
Per il Fisco i giudici di appello avrebbero errato laddove hanno ritenuto di escludere dal computo della superficie utile quella afferente al piano interrato, in quanto sprovvisto di abitabilità.
La Corte ribadisce che sono considerate abitazioni di lusso le unità immobiliari “aventi superficie utile complessiva superiore a mq 240 (esclusi balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine)”, riconnettendo pertanto la caratteristica di immobile di lusso al dato quantitativo della superficie dell’immobile, con esclusione solo dei predetti ambienti.
Il requisito dell’utilizzabilità degli ambienti, a prescindere dalla loro effettiva abitabilità, costituisce parametro idoneo ad esprimere il carattere “lussuoso” di una abitazione, assumendo rilievo – in coerenza con l’apprezzamento dello stesso mercato immobiliare, la marcata potenzialità abitativa dello stesso.
Il calcolo della superficie utile dell’immobile, al fine di stabilire se esso debba essere considerato di lusso, va compiuto a prescindere dalla circostanza che parte degli ambienti non sia conforme alle prescrizioni urbanistiche sotto il profilo dell’abitabilità, in quanto quel che unicamente rileva ai fini del computo della superficie utile è l’idoneità di fatto degli ambienti allo svolgimento di attività proprie della vita quotidiana. A fronte dell’irrilevanza del mero dato catastale, grava sul contribuente l’onere di provare, tramite idonea documentazione tecnica, che i vani in questione non sono utilizzabili a scopo abitativo.
Nella specie, la CTR non ha fatto buon governo dei principi espressi, in quanto ha erroneamente escluso dalla superficie utile complessiva il piano seminterrato, che, se considerato, avrebbe determinato una estensione della stessa certamente superiore a mq 240,00, sostenendo che: “il concetto di superficie utile pare escludere le porzioni di fabbricato prive di destinazione abitativa e comunque quelle formalmente prive di abitabilità”, laddove, al contrario, come sopra ampiamente illustrato, il concetto di abitabilità è estraneo al concetto di superficie utile, nel senso di fruibile dal beneficiario dell’agevolazione.


Richiesta di differimento per la “fatturazione elettronica”


È stato chiesto di rinviare l’applicazione degli obblighi sulla fatturazione elettronica (fissata, per la generalità dei soggetti passivi d’imposta, al 1° gennaio 2019) almeno per le piccole e medie imprese (Interrogazione a risposta immediata in commissione n. 5/00672 Camera 10 Ottobre 2018).

Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria rappresenta che il richiesto differimento dell’entrata in vigore della fatturazione elettronica obbligatoria presenta significativi impatti sul gettito, per le minori entrate derivanti dalla lotta all’evasione IVA.
La relazione tecnica al disegno di legge presentato per l’approvazione della legge di bilancio 2018 infatti quantifica in circa due miliardi di euro il recupero di gettito connesso all’introduzione della misura.
Inoltre, l’autorizzazione in deroga ad introdurre l’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica, concessa dagli organismi UE all’Italia per il periodo 2019-2021, potrà essere rinnovata solo previa dimostrazione alla Commissione UE dell’efficacia di tale misura, da fornire sulla base dei dati raccolti nel periodo 2019-2021;
In relazione all’avvio dell’obbligo della fatturazione elettronica con cadenze temporalmente diversificate a seconda della tipologia dei contribuenti, deve sottolinearsi che la fatturazione elettronica integra un processo «simmetrico» che vincola non solo il soggetto emittente ma anche quello ricevente a gestire come elettronica la fattura.
Pertanto, qualora si prevedesse di intervenire normativamente per limitare l’obbligo a specifiche categorie di operatori, si introdurrebbero elementi di notevole complessità per gli operatori stessi (e per i loro intermediari) nella gestione quotidiana delle fatture e, quindi, nei processi amministrativi e contabili ad esse strettamente correlati.
Allo stesso tempo anche per l’Agenzia delle entrate diventerebbe complesso gestire la coesistenza di adempimenti – fatturazione elettronica e spesometro – differenziati per categorie di operatori IVA, disciplina giuridica e tecnica (norme, prassi, provvedimenti e specifiche tecniche diversi) e termini.
La conseguenza delle predette complessità aumenterebbe notevolmente il rischio di errori da parte degli operatori con conseguenti difficoltà di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria e ripercussioni sulle azioni di prevenzione e contrasto a fenomeni di frode ed evasione IVA.