Verso la fatturazione elettronica anche i commercialisti


È possibile reperire tutta la modulistica aggiornata sulla piattaforma “Mandato” (CONSIGLIO NAZIONALE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI E DEGLI ESPERTI CONTABILI – Comunicato 07 dicembre 2018).

Sulla piattaforma “Mandato” è disponibile la nuova versione della modulistica relativa ai facsimile di lettera di incarico professionale e connessi preventivi, implementata alla luce delle novità introdotte con l’obbligo di fatturazione elettronica, in vigore dal 1° gennaio 2019.
“Mandato” è un’applicazione totalmente web-based, messa a disposizione gratuitamente e fruibile da parte di tutti gli iscritti all’Albo sul sito dei commercialisti e sul sito www.mandatoprofessionale.it.
Le novità introdotte in questa versione di “Mandato” riguardano le implementazioni dei fac-simile di lettera degli incarichi professionali e relativi preventivi ‘toccati’ dalla nuova modalità di fatturazione elettronica, in particolare quelli attinenti alla contabilità semplificata nonché alla contabilità ordinaria e consulenza generica. Lo scopo è quello di agevolare gli iscritti che potranno utilizzare, in modo semplice e immediato, uno strumento aggiornato e completo a garanzia della trasparenza e qualità nel rapporto con il cliente.

ACE: conferimenti provenienti da soggetti white listed


Per le imprese che rafforzano la propria struttura patrimoniale mediante conferimenti di soggetti residenti in un territorio white listed è prevista la disapplicazione della disciplina antielusiva (Agenzia Entrate – principio di diritto n. 14/2018).

Per ottenere la disapplicazione della disciplina antielusiva, il contribuente è tenuto a fornire tutte le informazioni atte a dimostrare, in modo inequivocabile, che i conferimenti ricevuti provengono, in ultima istanza, da un soggetto residente in un territorio white listed e che siano assenti fenomeni di duplicazione dell’agevolazione.
In tal caso il contribuente che anticipa integralmente l’applicazione della disciplina antielusiva contenuta, beneficia del minor aggravio probatorio ivi previsto laddove, nell’indagine sulla propria compagine sociale, operato in presenza di conferimenti provenienti dall’estero), riscontri la presenza di fondi d’investimento regolamentati e localizzati in territori che consentono un adeguato scambio di informazioni.
Diversamente, qualora si ravvisi la presenza di un socio estero, anche di minoranza, residente in un paese non white listed, per ottenere la disapplicazione della disciplina antielusiva è necessario fornire contestualmente:
– le informazioni e la documentazione necessarie a dimostrare, in modo inequivocabile, la provenienza dei conferimenti da un soggetto residente in un Paese white listed al fine di ovviare alla mancanza di scambio di informazioni con il Paese non white listed;
– le informazioni e la documentazione necessarie a dimostrare l’assenza di fenomeni di duplicazione dell’agevolazione ACE.

Bonus R&S: attività di ricerca e sviluppo commissionata da socio statunitense

È possibile beneficiare del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, in relazione ai costi sostenuti dall’impresa italiana (o dalla stabile organizzazione) per l’attività di ricerca effettuata su commissione del socio unico statunitense (Agenzia delle Entrate – Principio di diritto n. 15/2018)

DISCIPLINA AGEVOLATIVA
In base alla disciplina agevolativa del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (cd. “bonus R&S”), a tutte le imprese italiane e alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di imprese estere, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano nonché dal regime contabile adottato, che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020, è riconosciuto un credito di imposta per investimenti, in misura pari al 50 per cento delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello di prima applicazione dell’agevolazione.
Il “bonus R&S” è riconosciuto anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le attività di ricerca e sviluppo su commissione di imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco degli Stati con i quali è attuabile lo scambio di informazioni secondo le convenzioni contro le doppie imposizioni sul reddito (cd. “white list”).

CHIARIMENTI DELL’AGENZIA
In merito all’attività di ricerca e sviluppo eseguita da imprese residenti per committenti esteri, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il soggetto commissionario residente viene ad essere equiparato, ai fini dell’agevolazione, al soggetto residente che effettua investimenti in attività di ricerca e sviluppo e, conseguentemente, ai fini della determinazione del beneficio spettante, non assume rilievo il corrispettivo contrattuale pattuito con il committente estero, ma la somma delle singole voci di spesa, analiticamente documentate, appartenenti alle categorie di costi ammissibili all’agevolazione, che rileveranno nel periodo di imposta del loro effettivo sostenimento, e non già in quello di completamento della commessa o dello stato di avanzamento della stessa.
E ciò deve ritenersi applicabile anche nell’ipotesi in cui il contratto sia stipulato con una parte correlata (ad esempio, tra la società capo gruppo estera e la società controllata italiana dedita alle attività di ricerca e sviluppo), nonché nel caso in cui le spese agevolabili siano sostenute da una stabile organizzazione in Italia in esecuzione degli accordi intercorrenti con la casa madre estera.

PRINCIPIO DI DIRITTO
In virtù dei suddetti chiarimenti, dunque, è possibile affermare il principio di diritto secondo cui, il “bonus R&S” spetta anche in relazione alle spese ammissibili all’agevolazione sostenute per l’attività di ricerca e sviluppo commissionata a società residente in Italia da società estera statunitense, che è socio unico della società commissionaria e alla quale la società commissionaria riaddebita i costi della suddetta attività di ricerca.
Tuttavia, occorre tenere presente che a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 14 luglio 2018 non si considerano ammissibili al beneficio i costi sostenuti per l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei beni immateriali (competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale) derivanti da operazioni intercorse con imprese appartenenti al medesimo gruppo.

Rappresentanza fiscale nella liquidazione del patrimonio del sovraindebitato

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il liquidatore nominato nell’ambito della procedura di “liquidazione del patrimonio”, non subentra al contribuente sovraindebitato nella soggettività passiva d’imposta. Quindi, l’esercizio (eventuale) dell’opzione IVA sulle cessioni di fabbricati resta facoltà esperibile solo dal contribuente, ancorché debitore esecutato (Risposta all’interpello n. 104/2018)

QUESITO
Il quesito posto all’Agenzia delle Entrate, in sede di interpello, riguarda l’esercizio dell’opzione per l’applicazione dell’IVA, nelle cessioni di immobili eseguite dal soggetto nominato liquidatore nell’ambito della procedura di liquidazione del patrimonio da sovraindebitamento.

CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO
Nei confronti dei soggetti appartenenti a categorie alle quali non sono applicabili le procedure concorsuali della “legge fallimentare”, nel 2012 sono state introdotte apposite procedure volte a gestire le situazioni di crisi da svraindebitamento.
Dette procedure si distinguono in:
– accordo di composizione della crisi;
– piano del consumatore;
– liquidazione del patrimonio.
Con specifico riferimento all’ultima procedura (liquidazione del patrimonio), essa può essere attivata dal soggetto in stato di sovraindebitamento ovvero disposta dal giudice, su istanza del debitore o di uno dei creditori, in caso di annullamento o di risoluzione dell’accordo di composizione della crisi o di cessazione degli effetti dell’omologazione del piano del consumatore.
Con il decreto di apertura della procedura (analogo all’atto di pignoramento della procedura di fallimento) il giudice ordina lo spossessamento dei beni da liquidare, dal debitore in favore del liquidatore, determinando un’indisponibilità relativa dei beni da parte del debitore.

REGIME IVA DI CESSIONE DEGLI IMMOBILI STRUMENTALI
In base alla disciplina IVA, le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali che per le loro caratteristiche non sono suscettibili di diversa utilizzazione senza radicali trasformazioni (escluse quelle effettuate dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che vi hanno eseguito, anche tramite imprese appaltatrici, gli interventi di restauro o ristrutturazione, entro cinque anni dalla data di ultimazione della costruzione o dell’intervento) sono esenti dall’applicazione dell’imposta.
Tuttavia, il cedente può esercitare apposita opzione per l’applicazione dell’IVA, manifestando tale volontà nell’atto di cessione. In tal caso, l’imposta è applicata con il metodo del reverse charge.

SOGGETTIVITÀ PASSIVA D’IMPOSTA
Sotto il profilo fiscale, l’Agenzia delle Entrate precisa che, sebbene per effetto del predetto spossessamento, il debitore perda il potere di disposizione e di amministrazione dei beni che costituiscono il suo patrimonio, lo stesso ne conserva la titolarità giuridica e, conseguentemente, la soggettività passiva d’imposta, finché non si perfeziona la cessione dei singoli beni a favore di soggetti terzi.
Di conseguenza, qualora nel patrimonio da liquidare siano presenti beni immobili strumentali, al momento della cessione, l’eventuale opzione per l’applicazione dell’IVA, in luogo dell’esenzione, non può essere esercitata dal liquidatore, ma deve essere manifestata nell’atto di cessione da parte del contribuente-debitore (sovraindebitato). Quest’ultimo, infatti, per effetto della procedura di “liquidazione del patrimonio”, perde il possesso e la disponibilità degli immobili, ma conserva sugli stessi la titolarità del diritto di proprietà.

Art-bonus: le somme in più vanno restituite


L’art bonus prevede che le somme versate a titolo di liberalità, concorrano, insieme a tutte le altre erogazioni effettuate complessivamente in un dato anno, alla determinazione del limite massimo determinato dal MIBAC, oltre il quale scatta l’obbligo per tutti i beneficiari di restituire all’erario il 37 per cento della differenza. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 07 dicembre 2018, n. 103).

Ai sensi dell’articolo 100, comma 2, lettera m), del TUIR si prevede la totale deducibilità delle erogazioni liberali in denaro da parte di soggetti titolari di reddito di impresa a favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e di associazioni legalmente riconosciute “per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali e per la realizzazione di programmi nei settori dei beni culturali e dello spettacolo”.
In base alla citata disposizione, il Ministro per i beni e le attività culturali (MIBAC) individua periodicamente con proprio decreto, sulla base di criteri definiti, i soggetti e le categorie di soggetti che possono beneficiare delle predette erogazioni liberali; determina le quote assegnate a ciascun ente o soggetto beneficiario; definisce gli obblighi di informazione da parte dei soggetti erogatori e dei soggetti beneficiari; vigila sull’impiego delle erogazioni e comunica all’Agenzia delle entrate l’elenco dei soggetti erogatori e l’ammontare delle erogazioni liberali da essi effettuate. Nel caso in cui, in un dato anno, le somme complessivamente erogate abbiano superato l’importo allo scopo indicato o determinato, i singoli soggetti beneficiari che abbiano ricevuto disponibilità finanziarie maggiori della quota assegnata dal MIBAC versano all’entrata dello Stato un importo pari al 37 per cento della differenza.
I soggetti beneficiari sono tenuti a comunicare al Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC), entro il termine del 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute, le generalità complete del soggetto erogatore, le finalità o attività per le quali sono state elargite ovvero la riferibilità delle predette erogazioni ai loro compiti istituzionali.
I soggetti che effettuano le erogazioni liberali sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle Entrate, entro il termine del 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, l’ammontare delle erogazioni effettuate nel periodo d’imposta, avendo cura di specificare le proprie generalità e l’elenco dei soggetti beneficiari delle erogazioni. L’Agenzia delle Entrate invia i dati ricevuti al MIBAC.
Infine, il MIBAC vigila sull’impiego delle erogazioni e comunica entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento, al sistema informativo dell’Agenzia delle Entrate, l’elenco dei soggetti erogatori aventi titolo a beneficiare dell’agevolazione fiscale e l’ammontare delle relative erogazioni.
Con riferimento al cosiddetto “Art bonus” è stata introdotta una disciplina agevolativa finalizzata al riconoscimento di un credito di imposta sulle erogazioni liberali effettuate per interventi a sostegno della cultura e dello spettacolo.
In particolare si riconosce un credito di imposta, di natura permanente, nella misura del 65 per cento del valore delle erogazioni liberali in danaro effettuate, a decorrere dal periodo d’imposta 2014, dalle persone fisiche, dagli enti non commerciali e dai soggetti titolari di reddito d’impresa, per interventi di varia natura, tra cui gli interventi di “manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici”. In relazione alla qualifica del soggetto che effettua le liberalità sono previsti diversi limiti massimi di spettanza del credito di imposta, nonché modalità di fruizione differenziate.
Per quanto riguarda i limiti di spettanza, in particolare, per i titolari di reddito d’impresa, il credito matura nel limite del 5 per mille dei ricavi annui. In merito alle modalità di utilizzo, la norma specifica che il credito di imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo. I soggetti titolari di reddito di impresa utilizzano il credito di imposta mediante compensazione con il modello F24 nei limiti di un terzo della quota maturata, a partire dal 1° giorno del periodo di imposta successivo a quello di effettuazione delle erogazioni liberali.
In vitù di quanto esposto, l’Agenzia ritiene che le somme versate nell’ambito della disciplina agevolativa, risultate eccedenti, non possano concorrere alla determinazione del cosiddetto “Art bonus” che la società maturerà in riferimento alle somme che intende versare per sostenere il secondo progetto di recupero.
Il meccanismo di funzionamento dell’agevolazione, infatti, prevede che le somme versate a titolo di liberalità:
– siano finalizzate allo svolgimento di compiti istituzionali degli enti beneficiari e alla realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo;
– diano diritto, in capo ai soggetti eroganti, alla deducibilità del loro intero ammontare;
– concorrano, insieme a tutte le altre erogazioni effettuate complessivamente in un dato anno, alla determinazione del limite massimo determinato dal MIBAC, oltre il quale scatta l’obbligo per tutti i beneficiari di restituire all’erario il 37 per cento della differenza.
Le somme versate e risultate eccedenti non sono poi suscettibili di restituzione; di conseguenza, non si potrà usufruire sulle predette somme già versate del c.d. art bonus, in quanto queste sono acquisite a titolo definitivo dal soggetto beneficiario. In conclusione, si ritiene che l’agevolazione possa essere legittimamente fruita, in applicazione del principio di cassa, sotto forma di deduzione dalla base imponibile ai fini delle imposte dirette per l’intero importo.

Competizioni ludiche e sportive: le regole per il trasporto di equidi da parte delle ASD


Forniti chiarimenti in merito al trasporto di equidi per competizioni sportive o finalità ludiche effettuato da associazione e società sportive non lucrative (Ministero interno e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – circolare 06 dicembre 2018).


 


Il trasporto di cavalli effettuato da Società ovvero da Associazioni Sportive Dilettantistiche non lucrative, per finalità culturali, ludiche, sportive e simili, concretizzandosi in trasporti estranei ad un’attività economica, è da considerarsi “fuori” dal campo di applicazione della normativa in materia di protezione degli animali durante il trasporto e le operazioni correlate. Infatti, l’esibizione al momento del controllo della certificazione della finalità sportiva, o comunque non lucrativa, sottostante al trasporto, rilasciata dalle Associazioni o Società sportive per tali ipotesi, consente di escludere l’applicazione delle norme in materia di tutela del benessere degli animali.


Il trasporto in conto proprio effettuato dalle stesse Associazioni o Società sportive non costituisce attività economicamente prevalente, ma rappresenta solo un’attività complementare o accessoria rispetto a quella principale dell’Associazione o Società sportiva.
Trattandosi di trasporto effettuato da Associazioni o Società sportive non lucrative, con veicoli propri, per finalità riconducibili a quelle statutarie, non occorre che a bordo del veicolo viaggi il proprietario del cavallo, in quanto le esigenze di trasporto dell’equide sono funzionali all’attività propria della medesima Associazione o Società.
Al trasporto in conto proprio si applicano comunque le previsioni generali dell’art. 31, L. n. 298/1974 che trovano applicazione per il trasporto, effettuato con veicoli nella disponibilità delle stesse Associazioni o Società sportive, che abbia per oggetto equidi di loro proprietà ovvero di proprietà di soci che li abbiano affidati alla cura delle prime e, per tale motivo, effettivamente presenti presso le strutture associative o sociali.


Gli autoveicoli ad uso speciale e gli autocaravan, come già precisato, non essendo destinati al trasporto di cose, consentono di trasportare unicamente le cose connesse, pertinenti o funzionali alle persone presenti a bordo o alle attrezzature speciali installate.


Pertanto, il trasporto di cavalli effettuato con tali tipologie di veicoli può considerarsi regolare nella misura in cui vengano soddisfatti i requisiti previsti per il trasporto con conto proprio.

Disponibile la registrazione massiva per l’e-fattura


Al via il servizio di registrazione massiva con cui gli intermediari, appositamente delegati, potranno comunicare con un’unica operazione gli indirizzi telematici da abbinare alle singole partite Iva di tutti i clienti (Agenzia delle Entrate – Comunicato 06 dicembre 2018).

È disponibile dal 6 dicembre 2018 sul portale Fatture e Corrispettivi la funzionalità di registrazione massiva.
Il servizio è stato potenziato in modo da consentire agli intermediari delegati da più clienti di registrare l’indirizzo telematico prescelto (codice destinatario o indirizzo Pec) per ricevere le fatture elettroniche. Per accedere al servizio di registrazione massiva è necessario accedere all’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi.
Gli intermediari che accedono al portale possono utilizzare i seguenti ruoli:
– delega diretta: l’utente in sessione può operare massivamente per tutti i soggetti che gli hanno conferito delega;
– incaricato: l’utente in sessione può operare massivamente su tutti i soggetti che hanno conferito delega al soggetto incaricante selezionato.


Modalità di consegna della dichiarazione trasmessa per via telematica


I contribuenti e sostituti d’imposta devono conservare una dichiarazione sottoscritta, mentre analogo requisito non è, invece, prescritto per i soggetti incaricati della trasmissione, che possono conservare su supporto informatico le copie delle dichiarazioni trasmesse, a condizione che siano riproducibili su modello conforme a quello approvato dal Fisco. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 06 dicembre 2018, n. 97).


 


Gli intermediari (es. iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e dei consulenti del lavoro, ecc.) possono essere incaricati di trasmettere, per via telematica, all’Agenzia delle entrate, sia le dichiarazioni da loro predisposte per conto del contribuente sia quelle predisposte dal contribuente stesso.
Gli intermediari rilasciano al contribuente entro trenta giorni dal termine previsto per la presentazione in via telematica, la dichiarazione trasmessa e copia della comunicazione dell’Agenzia delle entrate di ricezione della dichiarazione.
I contribuenti e i sostituti di imposta che presentano la dichiarazione in via telematica, direttamente o tramite altri soggetti incaricati, conservano la dichiarazione debitamente sottoscritta, nonché i documenti rilasciati dal soggetto incaricato di predisporre la dichiarazione. L’Amministrazione finanziaria può chiedere l’esibizione della dichiarazione e dei suddetti documenti. I soggetti incaricati della trasmissione delle dichiarazioni conservano, anche su supporti informatici copia delle dichiarazioni trasmesse, delle quali l’Amministrazione finanziaria può chiedere l’esibizione.
Da ciò si evince che i contribuenti e sostituti d’imposta devono conservare una dichiarazione sottoscritta, mentre analogo requisito non è, invece, prescritto per i soggetti incaricati della trasmissione, che possono conservare su supporto informatico le copie delle dichiarazioni trasmesse, a condizione che siano riproducibili su modello conforme a quello approvato dal Fisco.
Coerentemente con tale interpretazione, il Fisco ha chiarito che il contribuente è tenuto alla conservazione della dichiarazione originale da lui sottoscritta e che la copia su supporto informatico conservata dall’incaricato della trasmissione telematica può non riprodurre la sottoscrizione del contribuente. Pertanto, il soggetto che presta l’assistenza fiscale può richiedere al contribuente l’apposizione della sottoscrizione sulla copia della dichiarazione, anche proponendo l’utilizzo di uno dei sistemi previsti dal Codice dell’Amministrazione Digitale.
Inoltre, si precisa che la copia della dichiarazione e del relativo prospetto di liquidazione, sottoscritti dal soggetto che ha apposto il visto, possono essere consegnati direttamente su supporto informatico ovvero in modalità telematica ai contribuenti che abbiano sottoscritto specifica richiesta. In caso di consegna in modalità telematica, la stessa dovrà essere effettuata con sistemi che prevedano, attraverso l’utilizzo di credenziali di accesso qualificate e rilasciate di persona, l’identificazione certa e preventiva del contribuente, ferma restando l’osservanza generale delle misure di sicurezza previste dalla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali.
È tuttavia possibile consegnare, nel termine previsto dal Fisco, la dichiarazione trasmessa per via telematica e la relativa comunicazione di ricezione dell’Agenzia delle entrate con modalità diverse rispetto alla consegna fisica e/o manuale.

Contributi e premi pregressi accertati: deducibilità

L’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto la deducibilità di contributi previdenziali e premi assicurativi pregressi riferiti a personale dipendente, oggetto di contestazione a seguito di ispezione degli organi di controllo, per l’ammontare presumibilmente dovuto all’esito dei ricorsi pendenti in sede sia amministrativa che giudiziaria, purché contabilizzato in bilancio tra i componenti negativi in conformità ai principi contabili (Risposta all’interpello 5 dicembre 2018, n. 102)

L’Agenzia delle Entrate ha fornito il proprio parere riguardo alla deducibilità dei componenti negativi, rappresentati da maggiori contributi previdenziali e premi assicurativi per il personale dipendente, accertati dall’INPS e dall’INAIL a seguito di ispezione, e rilevati in bilancio per l’ammontare presumibilmente dovuto sulla base delle valutazioni legali riguardanti l’esito dei ricorsi pendenti (sia in sede amministrativa, sia in sede giudiziaria).
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha confermato la rilevanza fiscale di tali componenti negativi, in virtù del principio di derivazione rafforzata che informa il bilancio ITA GAAP, nel periodo d’imposta di notifica del verbale di contestazione dei maggiori contributi previdenziali e costi per assicurazioni obbligatorie per il personale dipendente, tenuto conto che le somme risultano “dovute” in ragione del fatto che i provvedimenti possono essere messi in riscossione senza ulteriori verifiche e conseguentemente la società in assenza di pagamento ne subirebbe la riscossione coattiva.
La deducibilità resta esclusa, in ogni caso, per sanzioni e interessi.
L’Agenzia precisa, peraltro, che ai fini della deducibilità, i contributi previdenziali e i costi per assicurazioni obbligatorie per il personale dipendente, ancorché derivanti da atti di accertamento dell’INPS e dell’INAIL, non sono riconducibili alla fattispecie degli oneri fiscali prevista dalle norme di determinazione del reddito d’impresa, poiché si tratta di oneri contributivi e non di imposte.

I versamenti hanno valore presuntivo nei confronti di tutti i contribuenti


In tema d’imposte sui redditi, la presunzione legale della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari, non è riferibile ai soli titolari di reddito di impresa o da lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti (Corte di cassazione – ordinanza n. 29572/2018).

La Corte di Cassazione ha precisato che le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo nei confronti dei soli titolari di reddito di impresa, mentre quelle di versamento nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l’efficacia dimostrando che le stesse sono già incluse nel reddito soggetto ad imposta o sono irrilevanti.


In tal senso, incombe sul contribuente l’onere di provare l’esatta provenienza delle somme che affluiscono sul proprio conto corrente qualora l’amministrazione finanziaria dimostri in via presuntiva che tali somme rappresentano maggiori redditi tassabili.