Il 27/08/2018 è l’ultimo giorno per la presentazione degli elenchi Intrastat del mese di luglio


Lunedì, 27 agosto 2018, è l’ultimo giorno a disposizione per l’invio da parte degli operatori intracomuitari con obbligo mensile di presentare all’Agenzia delle Dogane gli elenchi riepilogativi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi intracomunitarie effettuate nel mese di luglio (Ministero Economia e Finanze – decreto 22 febbraio 2010)

La scadenza non è rivolta a tutti gli operatori intracomunitari ma esclusivamente a quelli con obbligo mensile, ossia:
– alle imprese e ai professionisti che devono presentare l’INTRA 1 per le cessioni di beni e prestazioni di servizi rese per un ammontare superiore a € 50.000;
– alle imprese e ai professionisti che devono presentare l’INTRA 2 per gli acquisti di beni per un ammontare pari o superiore a € 200.000 e per le prestazioni di servizi ricevute per un ammontare pari o superiore a € 100.000;
– agli enti non commerciali che devono presentare l’INTRA 12 per gli acquisti di beni e servizi oltre € 10.000, ovvero perché optano per l’applicazione dell’imposta in Italia.


L’invio deve essere effettuato esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, attraverso il Servizio Telematico Doganale (E.D.I.) previa autorizzazione all’utilizzo oppure attraverso i Servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.


La scadenza, di regola, è fissata per il giorno 25 del mese successivo al periodo di riferimento, ma poiché per il mese di agosto 2018, il giorno 25 cade di sabato, il termine slitta a lunedì 27.

IVA: regime da applicare al servizio di ricerca in materia di investimenti


È assoggettato ad IVA con applicazione dell’aliquota ordinaria il servizio di ricerca fornito agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli. Il servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dal negoziatore ai gestori collettivi, invece, può essere considerato uno dei servizi (esternalizzati) di cui si compone la gestione di fondi esenti da IVA purché detto servizio presenti le caratteristiche indicate dai Giudici Comunitari. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 08 agosto 2018, n. 61/E).

L’Istante chiede chiarimenti al Fisco sul trattamento fiscale del servizio di ricerca in materia di investimenti reso dai negoziatori ai gestori individuali di portafogli e, del medesimo servizio fornito dai negoziatori ai gestori collettivi.
Prima delle modifiche introdotte dalla Direttiva delegata 2017/593/UE, il servizio di ricerca in materia di investimenti non aveva un’autonoma rilevanza economica rispetto al servizio di esecuzione di ordini fornito dai negoziatori ai gestori individuali di portafogli, in quanto la remunerazione imputabile alla ricerca era compresa nell’unica commissione di negoziazione pagata al negoziatore. In altri termini, il servizio di ricerca si caratterizzava per un’incidenza economica sulla commissione di negoziazione pagata dal gestore al negoziatore.
A seguito delle modifiche alle condizioni di ricevibilità del servizio di ricerca in materia di investimenti, introdotte dalla citata Direttiva delegata 2017/593/UE al fine di garantire una maggiore trasparenza nei rapporti tra gestore e clienti/investitori, detto servizio – se finanziato da uno specifico onere di ricerca posto a carico del cliente – deve essere indipendente e separatamente identificabile rispetto agli altri servizi forniti dal negoziatore, nonché del tutto svincolato dal volume e/o dal valore delle operazioni eseguite per conto del cliente. Il servizio di ricerca, pertanto, si configura come distinto e autonomo, anche sotto il profilo economico, rispetto al servizio di esecuzione di ordini fornito dal negoziatore.
Queste modifiche riguardano il servizio di ricerca fornito ai gestori individuali di portafogli ma non necessariamente quello reso ai gestori collettivi, i quali possono, invece, scegliere se continuare a ricevere la ricerca senza essere obbligati a definire un budget a carico degli OICR gestiti oppure se applicare le nuove regole di ricevibilità del servizio di ricerca.
Ciò posto, in ordine al trattamento fiscale del servizio di ricerca fornito agli intermediari che svolgono il servizio di gestione individuale di portafogli, si è dell’avviso che lo stesso non sia riconducibile ad alcuna delle fattispecie di esenzione di cui all’art. 10, comma 1, del d.P.R. n. 633 del 1972 e, in particolare, non possa essere inquadrato tra le “prestazioni di mediazione, intermediazione e mandato”, relative alle operazioni su titoli di cui ai numeri 4) e 9) della medesima disposizione. Tale servizio deve essere assoggettato ad IVA con applicazione dell’aliquota ordinaria.
Per quanto riguarda il trattamento fiscale del servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dai negoziatori ai gestori collettivi, qualora detto servizio sia separatamente identificato, sotto il profilo economico, rispetto all’attività di negoziazione, si ritiene che lo stesso possa fruire del regime di esenzione, purché il servizio sia inquadrabile nell’ambito della gestione di fondi comuni di investimento ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 1), del d.P.R. n. 633 del 1972, nell’accezione fatta propria dalla Corte di Giustizia nella sentenza del 4 maggio 2006 relativa al procedimento C-169/04 (Abbey National plc c/ Commisioners of Customs & Excise).
Sulla base dei principi espressi dalla Corte di Giustizia EU, il servizio di ricerca in materia di investimenti fornito dal negoziatore ai gestori collettivi può essere considerato uno dei servizi (esternalizzati) di cui si compone la gestione di fondi esenti da IVA, ai sensi dell’art. 10, comma 1, n. 1), del d.P.R. n. 633 del 1972, purché detto servizio presenti le caratteristiche indicate dai Giudici Comunitari.

Albo imprese ambientali: i modelli d’iscrizione/diniego per gli enti di volontariato/religiosi


Definiti i modelli dei provvedimenti di iscrizione e diniego dell’iscrizione nella sottocategoria 2-ter dell’Albo nazionale dei gestori ambientali, riservata alle associazioni di volontariato ed enti religiosi che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto occasionali di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi di provenienza urbana (Ministero Ambiente – delibera n. 5/2018).

Il Ministero dell’Ambiente ha individuato la sottocategoria 2-ter per l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese ambientali, con procedura semplificata, delle associazioni di volontariato ed enti religiosi che intendono svolgere attività di raccolta e trasporto occasionali di rifiuti non pericolosi costituiti da metalli ferrosi e non ferrosi di provenienza urbana.
L’iscrizione abilita alla raccolta e al trasporto, per non più di quattro giornate all’interno dell’anno civile e per un quantitativo complessivamente non superiore a 100 tonnellate, delle seguenti tipologie di rifiuti urbani non pericolosi dei quali risultino proprietari in forza di acquisto o donazione degli stessi:
– imballaggi metallici;
– metalli;
– rifiuti ingombranti (limitatamente ai rifiuti in metallo).


Ai fini dell’iscrizione nella sottocategoria 2-ter, occorre che le associazioni di volontariato e gli enti religiosi:
– siano cittadini italiani o cittadini di Stati membri della UE o cittadini di un altro Stato, a condizione che quest’ultimo riconosca analogo diritto ai cittadini italiani;
– non siano in stato di interdizione o inabilitazione ovvero di interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese;
– non abbiano riportato condanna passata in giudicato, nei seguenti casi:
a) condanna a pena detentiva per reati previsti dalle norme a tutela dell’ambiente, ivi incluse le norme a tutela della salute, le norme in materia edilizia e in materia urbanistica;
b) condanna alla reclusione per un tempo superiore ad un anno per delitti non colposi.
– siano in regola con gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato di residenza;
– non sussistono nei loro confronti le cause di divieto, di decadenza o di sospensione ai sensi della disciplina anticorruzione;
– non si trovino, in sede di prima iscrizione, in stato di liquidazione o siano, comunque, soggetti ad una procedura concorsuale o a qualsiasi altra situazione equivalente secondo la legislazione straniera;
– non abbiano reso false dichiarazioni o compiuto falsificazioni nel fornire le informazioni richieste ai sensi del presente articolo.


L’iscrizione è deliberata con provvedimento entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, se risultano soddisfatti i presupporti e i requisiti richiesti.
Qualora invece venga accertato il mancato rispetto dei presupposti o dei requisiti richiesti, è disposto, con provvedimento motivato, il divieto di prosecuzione dell’attività, salvo che l’interessato non provveda a conformarsi alla normativa vigente entro il termine prefissato dalla Sezione medesima.

Validità della notifica a mezzo servizio postale


Il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente o dell’appellante, che si avvalga per la notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione) (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. VI civ. – Ordinanza 01 agosto 2018, n. 20409).

Nella fattispecie giunta all’esame della Suprema Corte, l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un motivo, cui non replica l’intimato, avverso la sentenza con cui la Commissione tributaria regionale della Sicilia, rilevato l’omesso deposito da parte dell’amministrazione finanziaria della ricevuta postale di spedizione dell’atto di appello, dichiarava l’inammissibilità dell’impugnazione proposta avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Ragusa che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso l’avviso di diniego di rimborso della maggiore IRPEF versata dal proprio sostituto d’imposta sulle somme corrisposte a titolo di incentivo all’esodo.
Il motivo di ricorso è fondato e va accolto.
Osserva il Collegio che nel caso di specie risulta dagli atti processuali e segnatamente dall’avviso di ricevimento della raccomandata postale di spedizione dell’appello (peraltro fotograficamente riprodotta nel ricorso), che l’appello venne notificato tempestivamente rispetto alla data di scadenza del termine lungo d’impugnazione e che l’appellante provvide tempestivamente anche al deposito nella segreteria della CTR del ricorso in appello e dell’avviso di ricevimento della raccomandata postale.
Ciò posto in punto di fatto, deve osservarsi in diritto che la statuizione impugnata, là dove la CTR sostiene che il mancato deposito della ricevuta postale di spedizione dell’appello entro trenta giorni da tale data costituisce ragione di inammissibilità dell’appello in quanto non consentirebbe la verifica della tempestività della costituzione in giudizio dell’appellante, non è conforme ai principi recentemente enunciati dalla Corte che affermano, con riguardo alla notificazione dell’appello, nel processo tributario, a mezzo del servizio postale che: 1) «il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente o dell’appellante, che si avvalga per la per la notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall’evento che la legge considera equipollente alla ricezione)»; 2) «non costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso o dell’appello, che sia stato notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il ricorrente o l’appellante, al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purché nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario, solo in tal caso, essendo l’avviso di ricevimento idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione, laddove, in mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso o dell’appello, unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto o della sentenza».
Tale ultima affermazione è espressione della c.d. “prova di resistenza” evocata dalle Sezioni unite di questa Corte con riferimento al tema della decorrenza del termine di costituzione dell’appellante che notifichi a mezzo del servizio postale, in base alla quale l’inammissibilità non può essere dichiarata «se la data di ricezione del ricorso, essendo asseverata dall’agente postale addetto al recapito in giorno anteriore alla scadenza del termine per impugnare l’atto o appellare la sentenza, dia obiettiva certezza pubblica della tempestiva consegna del plico all’ufficio postale da parte del notificante per l’inoltro al destinatario».
Circostanza, questa, che nel caso di specie è comprovata dall’avvenuta notifica dell’atto di appello il 24/03/2012, ovvero in data di molto anteriore alla scadenza (14/02/2013) del termine lungo applicabile ratione temporis – ovvero nella versione antecedente alla riforma introdotta con legge n. 69 del 2009, applicabile ai ricorsi depositati dopo il 4 luglio 2009, e quindi non al caso di specie, in cui il ricorso di primo grado risulta notificato il 07/03/2007 – comprensivo dei quarantasei giorni di sospensione per il periodo feriale, con conseguente esito positivo della “prova di resistenza” di cui si è detto sopra.


 

Commercio ingrosso e dettaglio: illegittimo l’accertamento induttivo con media aritmetica semplice

La Corte di Cassazione ha affermato che qualora l’azienda sottoposta ad accertamento “induttivo puro” venda la merce sia all’ingrosso che al dettaglio, il Fisco non può utilizzare il metodo della media aritmetica semplice per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, ma quello della media aritmetica ponderata (Ordinanza 13 luglio 2018, n. 18695)

FATTO


A seguito di controllo e processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza, che ha riscontrato l’omessa tenuta del libro giornale, l’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento con rettifica del reddito di impresa per maggiori ricavi determinati in modo induttivo applicando un margine di ricarico medio calcolato con il metodo cd. della media aritmetica semplice.
L’atto impositivo è stato annullato dai giudici tributari, sul rilievo che l’Amministrazione aveva erroneamente utilizzato il metodo aritmetico semplice per il calcolo del margine di ricarico sui beni venduti.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


In presenza di scritture contabili non attendibili, al punto che “le omissioni o le false od inesatte indicazioni” risultano tali da inficiare integralmente l’attendibilità, e dunque l’utilizzabilità, degli altri dati contabili (come ad esempio nell’ipotesi di omessa tenuta del libro giornale), l’amministrazione finanziaria può prescindere in tutto o in parte dalle risultanze del bilancio e delle scritture contabili in quanto esistenti, ed è legittimata a determinare l’imponibile in base ad elementi meramente indiziari, privi dei requisiti previsti per la prova presuntiva di precisione, gravità e concordanza, attraverso il metodo di accertamento “induttivo puro”.
In queste ipotesi, l’accertamento del reddito di impresa è effettuato sulla base dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza, tra i quali è compresa la redditività media del settore specifico in cui opera l’impresa sottoposta ad accertamento, ben potendo la rideterminazione del ricarico, sulla base di dati concreti, integrare operazione finalizzata alla ricostruzione del volume d’affari.
Nella raccolta di tali elementi probatori è poi compresa la scelta tra le diverse modalità di calcolo della percentuale di ricarico applicabile alla merce venduta, quella cd. “media aritmetica semplice” o quella “media aritmetica ponderata” (che distingue i beni in diversi gruppi merceologici omogenei).
Al riguardo, la Corte di Cassazione ha affermato che la scelta da parte del Fisco del criterio di determinazione della percentuale di ricarico, deve rispondere a canoni di coerenza logica e congruità che devono essere esplicitati attraverso adeguato ragionamento nell’ambito dell’atto impositivo. Infatti, precisa la Suprema Corte, il ricorso al criterio della “media aritmetica semplice” in luogo della “media ponderale”, è consentito quando risulti l’omogeneità della merce, ma non quando fra i vari tipi di merce esista una notevole differenza di valore ed i tipi più venduti presentino una percentuale di ricarico motto inferiore a quella risultante dal ricarico medio. Inoltre, ai fini della valutazione riguardo alla correttezza della scelta adottata, l’Amministrazione finanziaria deve selezionare un campione congruo di merce per la comparazione tra i prezzi di acquisto e di rivendita, dovendo far riferimento tendenzialmente a tutte le merci commercializzate dalla azienda, risultanti dall’inventario generale o comunque ad un gruppo significativo, per qualità e quantità.
In considerazione di tali principi risulta evidente che il criterio della “media aritmetica semplice” per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, non può essere utilizzato in sede di accertamento induttivo puro nell’ipotesi in cui l’azienda venda la merce sia al dettaglio che all’ingrosso, data la diversa destinazione dei prodotti commercializzati che implica di per sé l’applicazione di distinte percentuali di ricarico.
Tuttavia, precisa ancora la Corte Suprema, in presenza di un avviso di accertamento viziato dalla erronea applicazione del metodo della “media aritmetica semplice” per il calcolo del margine di ricarico dei beni venduti, in cui però risulti parzialmente fondata la pretesa fiscale, il giudice non può limitarsi ad annullare l’atto impositivo, ma deve esaminare nel merito la pretesa tributaria e, operando una motivata valutazione sostitutiva, procedere all’esatta commisurazione dell’importo dovuto dal contribuente.

Aggiornato l’elenco dei beni immateriali riconducibili al Piano Nazionale “Industria 4.0”


Il Ministero dello Sviluppo Economico ha aggiornato l’elenco dei beni immateriali rientranti tra gli investimenti sul cui importo viene applicato, ai fini del calcolo del contributo, un tasso di interesse pari al 3,575% (Ministero Sviluppo Economico – circolare n. 269210/2018).

La misura agevolativa “Nuova Sabatini” prevede la concessione, in favore di piccole e medie imprese, di un contributo per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature, calcolato in relazione a un finanziamento bancario previsto dalla stessa disposizione di legge.
L’ammontare del contributo è determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al 2,75% per gli investimenti ordinari e pari al 3,575% per investimenti, riconducibili al Piano Nazionale “Industria 4.0”, in:


– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la progettazione, definizione/qualificazione delle prestazioni e produzione di manufatti in materiali non convenzionali o ad alte prestazioni, in grado di permettere la progettazione, la modellazione 3D, la simulazione, la sperimentazione, la prototipazione e la verifica simultanea del processo produttivo, del prodotto e delle sue caratteristiche (funzionali e di impatto ambientale), e/o l’archiviazione digitale e integrata nel sistema informativo aziendale delle informazioni relative al ciclo di vita del prodotto (sistemi EDM, PDM, PLM, Big Data Analytics);
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la progettazione e ri-progettazione dei sistemi produttivi che tengano conto dei flussi dei materiali e delle informazioni;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni di supporto alle decisioni in grado di interpretare dati analizzati dal campo e visualizzare agli operatori in linea specifiche azioni per migliorare la qualità del prodotto e l’efficienza del sistema di produzione;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della produzione con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio, come la logistica di fabbrica e la manutenzione (quali ad esempio sistemi di comunicazione intra-fabbrica, bus di campo/fieldbus, sistemi SCADA, sistemi MES, sistemi CMMS, soluzioni innovative con caratteristiche riconducibili ai paradigmi dell’IoT e/o del cloud computing);
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per il monitoraggio e controllo delle condizioni di lavoro delle macchine e dei sistemi di produzione interfacciati con i sistemi informativi di fabbrica e/o con soluzioni cloud;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni di realtà virtuale per lo studio realistico di componenti e operazioni (es. di assemblaggio), sia in contesti immersivi o solo visuali;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni di reverse modelling and engineering per la ricostruzione virtuale di contesti reali;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni in grado di comunicare e condividere dati e informazioni sia tra loro che con l’ambiente e gli attori circostanti (Industrial Internet of Things) grazie ad una rete di sensori intelligenti interconnessi;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per il dispatching delle attività e l’instradamento dei prodotti nei sistemi produttivi;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la gestione della qualità a livello di sistema produttivo e dei relativi processi;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per l’accesso a un insieme virtualizzato, condiviso e configurabile di risorse a supporto di processi produttivi e di gestione della produzione e/o della supply chain (cloud computing);
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per Industrial Analytics dedicati al trattamento ed all’elaborazione dei Big Data provenienti dalla sensoristica IoT applicata in ambito industriale (Data Analytics & Visualization, Simulation e Forecasting);
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni di Artificial Intelligence & Machine Learning che consentono alle macchine di mostrare un’abilità e/o attività intelligente in campi specifici a garanzia della qualità del processo produttivo e del funzionamento affidabile del macchinario e/o dell’impianto;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la produzione automatizzata e intelligente, caratterizzata da elevata capacità cognitiva, interazione e adattamento al contesto, autoapprendimento e riconfigurabilità (cybersystem);
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per l’utilizzo lungo le linee produttive di robot, robot collaborativi e macchine intelligenti per la sicurezza e la salute dei lavoratori, la qualità dei prodotti finali e la manutenzione predittiva;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la gestione della realtà aumentata tramite Wearable device;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per dispositivi e nuove interfacce uomo/macchina che consentano l’acquisizione, la veicolazione e l’elaborazione di informazioni in formato vocale, visuale e tattile;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per l’intelligenza degli impianti cha garantiscano meccanismi di efficienza energetica e di decentralizzazione in cui la produzione e/o lo stoccaggio di energia possono essere anche demandate (almeno parzialmente) alla fabbrica;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la protezione di reti, dati, programmi, macchine e impianti da attacchi, danni e accessi non autorizzati (cybersecurity);
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni di Virtual Industrialization che, simulando virtualmente il nuovo ambiente e caricando le informazioni sui sistemi cyberfisici al termine di tutte le verifiche, consentono di evitare ore di test e fermi macchina lungo le linee produttive reali;
– software, sistemi, piattaforme e applicazioni per la tracciatura e pesatura dei rifiuti;
– sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce;
– software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata;
– software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-fabbrica, fabbricacampo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field).

Il Fisco pubblica le risposte agli interpelli dei cittadini


Dal prossimo 1° settembre gli interpelli ricevuti dalle strutture centrali dell’Agenzia saranno pubblicati sul sito delle Entrate per rendere nota l’interpretazione del Fisco sulle varie questioni poste dai contribuenti (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 07 agosto 2018, n. 185630).

L’obiettivo è quello di consentire al cittadino la più ampia conoscenza di tutte le soluzioni interpretative adottate dall’Agenzia. La pubblicazione sul sito dell’Agenzia riguarda le risposte fornite a partire dal prossimo 1° settembre.
Le novità introdotte dal provvedimento riguardano tutti i tipi di interpello previsti dallo Statuto del Contribuente (ordinario, probatorio, antiabuso e disapplicativo), gli interpelli relativi ai nuovi investimenti e le consulenze giuridiche rese nei confronti delle associazioni di categoria e di altri enti.
Nel caso in cui le risposte alle istanze di interpello e di consulenza giuridica contengano chiarimenti interpretativi del tutto nuovi, modifichino l’orientamento adottato in precedenti documenti di prassi o garantiscano maggiore uniformità di comportamento, la pubblicazione avviene sotto forma di circolare o di risoluzione.
Le risposte agli interpelli e i documenti di sintesi saranno pubblicati in forma anonima in una sezione dedicata del sito dell’Agenzia, mentre le circolari e le risoluzioni continueranno a essere pubblicate, oltre che sul sito delle Entrate, nella banca dati del servizio di documentazione economica e finanziaria.
Le strutture centrali garantiscono la pubblicità dei soli principi di diritto espressi nella risposta. Sarà omesso qualsiasi riferimento al caso concreto nel caso in cui questo tipo di riferimento possa portare un concreto pregiudizio a un interesse pubblico o privato, prevalente o comunque relativo al mercato, alla concorrenza, alla proprietà intellettuale, al diritto d’autore, al segreto commerciale e al diritto di protezione dei dati personali.

Mangimi dietetici per cani e gatti: l’Iva è al 22 per cento

Sui prodotti realizzati per integrare l’alimentazione e garantire una dieta completa a cani e gatti, classificati come “mangimi (o alimenti) dietetici complementari per cani e gatti” si applica l’IVA con l’aliquota ordinaria al 22 per cento (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 07 agosto 2018, n. 60/E)

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i prodotti realizzati per integrare l’alimentazione e garantire una dieta completa all’animale, classificati dalla normativa europea come “mangimi (o alimenti) dietetici complementari per cani e gatti” scontano l’IVA applicando l’aliquota ordinaria (attualmente 22 per cento).
La precisazione è stata fornita su istanza di interpello di un’azienda che si occupa di fabbricazione di prodotti parafarmaceutici per la salute e il benessere degli animali d’affezione (cani e gatti).
Sulla base del parere tecnico preventivo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha determinato la composizione e la qualificazione merceologica dei beni ai fini doganali, è stata esclusa la sussistenza dei requisiti e delle condizioni previsti per l’applicazione dell’aliquota agevolata.
In particolare, Il parere tecnico ha stabilito che, in base alla Tariffa Doganale, i prodotti in questione rientrano nella voce 2309 “Preparazioni dei tipi utilizzati per l’alimentazione degli animali” ed in particolare nella sottovoce 230910 quali “Alimenti per cani o gatti, condizionati per la vendita al minuto”.
La formale classificazione doganale nella “sottovoce 230910” non consente l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata, poiché sulla base della descrizione contenuta nel punto n. 91 della Tabella A, parte III, allegata al decreto IVA, relativa alle “preparazioni del genere di quelle utilizzate nell’alimentazione degli animali”, i prodotti classificati nella suddetta sottovoce e consistenti in “alimenti per cani o gatti, condizionati per la vendita al minuto” risultano espressamente esclusi dall’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 10 per cento.

Irap: l’impiego di una segretaria con giustifica l’imposizione in capo al professionista


Il professionista che si avvale di una dipendente con funzioni di segretaria non è tenuto al pagamento dell’Irap in quanto è circostanza non idonea a far ritenere sussistente il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione (Corte di cassazione – ordinanza 31 luglio 2018, n. 20301).

Cosi si è espressa la Corte di cassazione circa la sussistenza del presupposto dell’autonoma organizzazione dell’Irap qualora il contribuente/professionista impieghi una segreteria.
Invero, le Sezioni unite della Corte hanno statuito il principio di diritto secondo cui con riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente:
– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’ id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.


Il suddetto principio sarebbe quindi violato se il professionista fosse assoggettato a Irap per essersi avvalso nell’espletamento della propria attività professionale di una segretaria.

Agevolazioni sisma centro-Italia: aumentano i beneficiari


7 AGO 2018 Integrato l’elenco dei beneficiari ammessi alle agevolazioni previste per la zona franca urbana (Ministero dello sviluppo economico – Decreto 03 agosto 2018).

Sono stati aggiornati gli elenchi delle imprese e dei titolari di reddito da lavoro autonomo ammessi alle agevolazioni fiscali e contributive, previste per la zona franca urbana istituita nei comuni di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpiti dal terremoto nel 2016 e nel 2017 a causa del sisma centro-Italia.
Le agevolazioni spettanti a ciascun soggetto beneficiario sono concesse sotto condizione risolutiva in attesa del rilascio dell’informazione antimafia.
Il decreto in oggetto è pubblicato nel sito web istituzionale www.mise.gov.it.. Con la predetta modalità è assolto l’obbligo di comunicazione in merito alla concessione dell’aiuto alle imprese e ai titolari di reddito di lavoro autonomo. Con apposito avviso, sarà data comunicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’adozione del decreto.
Le agevolazioni spettanti a ciascun soggetto beneficiario, sono fruite secondo modalità e termini definiti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.