730/2019: domani ultimo giorno per la presentazione


Domani, 23 luglio 2019, è l’ultimo giorno a disposizione per la presentazione diretta del 730 precompilato all’Agenzia delle Entrate tramite l’applicazione web e per la presentazione da parte dei CAF e dei professionisti abilitati (art. 13, D.M. n. 164/1999).

Nell’ambito delle attività di assistenza fiscale, i CAF-dipendenti e i professionisti abilitati ricevono i modelli 730 rilasciando la ricevuta di consegna con l’impegno a trasmettere la dichiarazione, entro il 23 luglio dell’anno successivo a quello di riferimento della dichiarazione dei redditi.
In tal senso, domani 23 luglio 2019, per i CAF e per i professionisti è l’ultimo giorno a disposizione per l’invio della dichiarazione 2019, riferita ai redditi 2018.
Tale termine si riferisce alle dichiarazioni dei contribuenti che hanno provveduto a presentare il modello 730 agli intermediari dal 1° al 23 luglio.


Domani è l’ultimo giorno a disposizione anche per i contribuenti che decidono di presentare la dichiarazione direttamente all’Agenzia delle Entrate, attraverso l’applicazione web 730 precompilato disponibile sul sito della stessa Agenzia. In tal caso, deve essere fornito un indirizzo di posta elettronica valido, al fine di ricevere dall’Agenzia delle Entrate eventuali comunicazioni relative alla propria dichiarazione precompilata.
Se dalla dichiarazione emerge un risultato a credito, il rimborso è eseguito direttamente dall’Agenzia delle Entrate; viceversa, se emerge un debito d’imposta, il versamento deve essere effettuato tramite modello F24.

Precisazioni sui controlli del visto di conformità sulle dichiarazioni


Fornite le opportune informazioni in merito ai nuovi controlli automatici implementati dall’Agenzia e riepilogate le casistiche in cui il visto di conformità deve ritenersi validamente apposto (CNDCEC – Nota 19 luglio 2019, n. 70).

A decorrere dal 2019, l’Agenzia delle entrate ha implementato nuovi controlli sulla regolarità dell’apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni fiscali: controlli automatici effettuati, soltanto per talune specifiche fattispecie, in sede di ricezione delle dichiarazioni da parte del servizio telematico Entratel. In tali fattispecie, la ricevuta telematica rilasciata dal servizio Entratel in seguito al positivo esito della trasmissione della dichiarazione darà informazione circa l’eventuale irregolarità del visto di conformità rilasciato dal professionista, con un apposito messaggio inserito nella sezione “SEGNALAZIONI” della ricevuta stessa.
Al fine di precisare i casi in cui il visto di conformità deve intendersi validamente rilasciato dai professionisti abilitati, l’Agenzia delle entrate ha anche implementato le istruzioni relative alla compilazione della sezione “VISTO DI CONFORMITÀ” del frontespizio dei modelli di dichiarazione da presentarsi nel 2019.

Somme recuperate dal soggetto erogatore: tassazione


Il Fisco fornisce chiarimenti sulle somme restituite al soggetto erogatore assoggettate a tassazione in anni precedenti (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 22 luglio 2019, n. 291)


 


Nella fattispecie esaminata dal Fisco l’Istante premesso che, a seguito di sentenza favorevole deve procedere al recupero, nei confronti di ex dipendenti, di somme erogate in applicazione della sentenza di primo grado, chiede se il recupero di dette somme debba essere effettuato al lordo o al netto delle ritenute fiscali e, in tale ultimo caso, quale sia la procedura da seguire per richiedere all’erario le somme relative all’IRPEF versata all’epoca in qualità di sostituto d’imposta. Chiede, inoltre, se è possibile comunicare agli interessati che possono scegliere, alternativamente, di restituire le somme:
– al lordo delle ritenute fiscali; in questo caso gli ex dipendenti potranno recuperare l’IRPEF attraverso lo strumento dell’onere deducibile di cui all’art. 10, comma 1, lett. d-bis), del TUIR, indicando, nella dichiarazione dei redditi, la somma delle ritenute effettuate in anni precedenti come somme restituite al soggetto erogatore e da questi riportate in apposita Certificazione Unica;
– al netto delle ritenute; in quest’ultimo caso sarà l’Istante a richiedere all’erario le somme relative all’IRPEF versata all’epoca in qualità di sostituto d’imposta.
Per il Fisco l’istante dovrà recuperare le somme erogate negli anni dal 2007 al 2009, in sede di esecuzione della sentenza di primo grado, al lordo delle ritenute IRPEF operate. Non è, pertanto, necessario esperire alcuna procedura per il recupero delle predette ritenute versate all’Erario in qualità di sostituto d’imposta.
Considerato, inoltre, che, come emerge dall’istanza di interpello, il rapporto di lavoro è, nel frattempo, cessato, l’Istante sarà tenuto a rilasciare agli ex dipendenti apposita dichiarazione attestante la percezione delle somme restituite al lordo delle ritenute IRPEF operate in sede di erogazione, al fine di consentire agli ex-dipendenti medesimi di avvalersi, in sede di dichiarazione dei redditi, dell’onere deducibile in esame. Il predetto onere corrisponde all’importo delle somme assoggettate a tassazione e successivamente restituite e non alle ritenute operate all’atto del pagamento delle somme stesse.
Si precisa, infine, che, l’ammontare, in tutto o in parte, non dedotto nel periodo d’imposta di restituzione delle somme in questione può essere dedotto dal reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi; in alternativa, l’ex dipendente può chiedere il rimborso dell’imposta corrispondente all’importo non dedotto – determinato applicando a tale importo l’aliquota corrispondente al primo scaglione di reddito.

Credito d’imposta per le edicole: definite le modalità applicative


Online le disposizioni applicative del credito d’imposta riconosciuto per gli anni 2019 e 2020 agli esercenti attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici (DPCM 31 maggio 2019).

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura massima di 2.000 euro per punto vendita. Sono ammessi al beneficio:
– i punti vendita esclusivi, del codice di classificazione ATECO 47.62.10 di cui al registro delle imprese;
– i punti vendita non esclusivi, di uno dei seguenti codici di classificazione ATECO, di cui al registro delle imprese:
a) rivendite di generi di monopolio (codice 47.26);
b) rivendite di carburante e di oli minerali (codice 47.30);
c) bar, inclusi quelli posti nelle aree di servizio delle autostrade e all’interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime (codice 56.3);
d) strutture di vendita non specialistiche (codice 47.1);
e) esercizi adibiti prevalentemente alla vendita di libri e prodotti equiparati, con un limite minimo di superficie di mq. 120 (codice 47.61).


Ai fini dell’ammissione al beneficio, le edicole devono avere la residenza fiscale in Italia ovvero la presenza di una stabile organizzazione sul territorio nazionale, cui sia riconducibile l’attività commerciale cui sono correlati i benefici oppure la sede legale in uno Stato dell’unione europea o nello Spazio economico europeo.


Per i punti di vendita esclusivi, il credito d’imposta è parametrato agli importi pagati dal titolare del singolo punto vendita per i locali in cui si esercita la vendita, nell’anno precedente a quello dell’istanza di accesso al credito d’imposta, con riferimento alle seguenti voci:
– imposta municipale unica – IMU;
– tassa per i servizi indivisibili – TASI;
– canone per l’occupazione di suolo pubblico – COSAP;
– tassa sui rifiuti – TARI;
– spese per locazione, al netto dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), a condizione che l’esercente operi come unico punto vendita esclusivo nel territorio comunale.


Per i punti di vendita non esclusivi, invece, il credito di imposta è parametrato alle medesime voci elencate per i punti di vendita esclusivi, e commisurato per punto vendita al rapporto tra i ricavi provenienti dalla vendita di giornali, riviste e periodici al lordo di quanto dovuto ai fornitori e i ricavi complessivi, considerando per le vendite soggette ad aggio o ricavo fisso il prezzo di cessione al pubblico.


Ai fini dell’accesso al credito d’imposta, deve essere presentata apposita domanda, per via telematica, dal 1° settembre ed il 30 settembre di ciascuno dei due anni cui si riferisce il credito d’imposta.

Rimborso di spese mediche dal datore di lavoro


In materia di rimborso delle spese mediche sostenute, il dipendente ha diritto a fruire della loro detrazione, pertanto, non deve assoggettare a tassazione separata le somme erogate dal datore a titolo di rimborso delle predette spese, in quanto riconducibili al rapporto di lavoro (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 luglio 2019, n. 285).

Nel caso di specie, il datore di lavoro istante eroga alla generalità dei dipendenti taluni benefici assistenziali, tra i quali i rimborsi, attingendo dal fondo costituito ai sensi dei CCNL degli Enti di Ricerca, a fronte di spese mediche debitamente documentate sostenute dal lavoratore in anni precedenti quello di erogazione del rimborso.
Su tali somme, che costituiscono per i dipendenti reddito di lavoro dipendente, l’Istante, dovrà operare, all’atto del pagamento, una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con obbligo di rivalsa.
In occasione delle operazioni di conguaglio non potrà, invece, attribuire le detrazioni spettanti ai dipendenti atteso che, in applicazione del principio di cassa, i dipendenti medesimi hanno già usufruito delle detrazioni in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui le spese mediche sono state sostenute.

Autotrasportatori: deduzione forfetaria da indicare nella dichiarazione 2019

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (comunicato n. 138 del 19 luglio 2019) e l’Agenzia delle Entrate (comunicato del 19 luglio 2019) hanno reso noto le misure e le modalità di indicazione nella dichiarazione dei redditi 2019, delle deduzioni forfetarie riconosciute alle imprese di autotrasporto di merci c/terzi in relazione alle spese non documentate per l’anno d’imposta 2018.

DEDUZIONI FORFETARIE PER SPESE NON DOCUMENTATE


Il reddito delle imprese autorizzate all’autotrasporto di merci per conto di terzi è ridotto in misura forfetaria in relazione alle spese non documentate sostenute per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore.
La deduzione spetta una sola volta per ogni giorno di effettuazione del trasporto, indipendentemente dal numero dei viaggi.
Ai fini del controllo l’impresa deve predisporre e conservare un prospetto recante l’indicazione dei viaggi effettuati e della loro durata e località di destinazione, nonché degli estremi dei relativi documenti di trasporto delle merci o, delle fatture o delle lettere di vettura. I documenti di trasporto, le fatture e le lettere di vettura devono essere conservate fino alla scadenza del termine per l’accertamento.


MISURA DELLE DEDUZIONI PER L’ANNO 2018


Con il Comunicato stampa n. 138 del 19 luglio 2019, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso note le misure delle deduzioni forfetarie a favore degli autotrasportatori per il periodo d’imposta 2018, da indicare nella dichiarazione dei redditi 2019:
– euro 48,00, per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa;
– euro 16,80, per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa.

MODALITÀ DI COMPILAZIONE DELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI


L’Agenzia delle Entrate, a sua volta, con il Comunicato del 19 luglio 2019 ha fornito le indicazioni riguardo alle modalità di compilazione della dichiarazione dei redditi, Modelli REDDITI 2019 PF e SP:


a) Imprese in contabilità ordinaria (quadro RF):
– deduzione per trasporti all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa – Rigo RF55, codice 43;
– deduzione per trasporti oltre il Comune in cui ha sede l’impresa – Rigo RF55, codice 44;


b) Imprese in contabilità semplificata (quadro RG):
– deduzione per trasporti all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa – Rigo RG22, codice 16;
– deduzione per trasporti oltre il Comune in cui ha sede l’impresa – Rigo RG22, codice 17.

Interventi di recupero del patrimonio edilizio: detrazioni fiscali e titoli abilitativi


La qualificazione dell’intervento dal punto di vista edilizio e urbanistico presuppone, tuttavia, valutazioni di natura tecnica che spettano, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale competente in materia edilizia ed urbanistica. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 19 luglio 2019, n. 287).

Nel quesito contenuto nella risposta in oggetto, l’istante riferisce di aver effettuato dei lavori di ristrutturazione edilizia per la realizzazione ed il miglioramento dei servizi igienici e che, prima di iniziare i predetti lavori, si è rivolta all’ufficio comunale di competenza per avere indicazioni sulle procedure da seguire. Il Comune ha risposto, allegando la guida fiscale “L’Agenzia informa” aggiornata al mese di febbraio 2018, in cui non sono fornite indicazioni in merito alla richiesta di titoli abilitativi – che non era necessaria effettuare alcuna comunicazione rientrando i lavori in questione tra quelli di “edilizia libera”. Ciò posto, l’Istante, che intende fruire della detrazione di cui all’art. 16-bis del TUIR, si è rivolta al proprio commercialista il quale sostiene, invece, che per i predetti lavori sia necessario presentare la CILA (comunicazione inizio dei lavori asseverata da un tecnico).
Il Fisco al riguardo chiarisce che gli interventi di realizzazione e di miglioramento dei servizi igienici indicati dall’Istante rientrano, in linea di principio tra gli interventi di manutenzione straordinaria ammessi alla detrazione ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 1, lettera b), del TUIR.
La qualificazione dell’intervento dal punto di vista edilizio e urbanistico presuppone, tuttavia, valutazioni di natura tecnica che spettano, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale competente in materia edilizia ed urbanistica.
Pertanto, sul presupposto, non verificabile in sede di interpello, che siano stati effettuati interventi di manutenzione straordinaria e che, in base ai vigenti regolamenti edilizi, per l’effettuazione degli stessi non sia necessario effettuare alcuna comunicazione l’Istante potrà fruire della detrazione, sempreché siano stati posti in essere tutti gli adempimenti richiesti dal citato decreto n. 41 del 1998.
L’Istante dovrà, inoltre, con una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà indicare la data di inizio dei lavori ed attestare la circostanza che gli interventi edilizi posti in essere rientrano tra quelli agevolabili, pure se i medesimi non necessitano di alcun titolo abilitativo, ai sensi della normativa edilizia vigente.

Patent Box “fai da te”: online lo schema dell’Agenzia


Dal 17 luglio 2019 e fino al 24 luglio 2019 è possibile consultare sul sito dell’Agenzia delle Entrate, in attesa della sua versione definitiva, lo schema del provvedimento sul nuovo Patent box, introdotto dal Decreto Crescita, con determinazione diretta del reddito agevolabile (Agenzia Entrate – comunicato 17 luglio 2019).

Il Decreto Crescita ha previsto, per i soggetti titolari di reddito d’impresa che hanno optato per il regime agevolativo “Patent box”, la possibilità in alternativa alla procedura di ruling, di determinare e dichiarare il reddito agevolabile direttamente.
La suddetta opzione “fai da te” si applica dal 2019 e anche nel caso in cui sia già in corso la procedura di ruling, ma a condizione che non sia stato raggiunto il relativo accordo.
L’opzione deve essere comunicata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta al quale si riferisce il beneficio e in quella relativa ai due periodi d’imposta successiva (2020/2021).


Le regole da seguire sul nuovo Patent box sono consultabili sul sito dell’Agenzia delle Entrate, dove è pubblicato dal 17 luglio al 24 luglio, in attesa della versione definitiva, lo schema del provvedimento sul nuovo Patent box.
La versione in consultazione pubblica indica inoltre, in maniera analitica, la documentazione che il contribuente dovrà predisporre per consentire il riscontro, da parte dell’Agenzia, della corretta determinazione della quota di reddito escluso (informazioni relative al periodo dell’agevolazione e metodo adottato per il calcolo).


Startup: ulteriori chiarimenti dal Fisco e dal MISE


In tema di startup, fornite precisazioni sull’imposta di bollo per la vidimazione dei libri sociali e sul termine ultimo per il deposito della attestazione di conferma dei requisiti essenziali (Agenzia delle Entrate – Risposta 17 luglio 2019, n. 253 e Ministero dello Sviluppo Economico – Circolare 15 luglio 2019, n. 3722/C).

Le società Start-up innovative e gli incubatori certificati beneficiano dell’esonero dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria in relazione agli atti posti in essere per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese. Devono ritenersi esclusi dal beneficio, pertanto, tutti gli atti e documenti per adempimenti che non riguardano la funzione di pubblicità legale del registro delle imprese. In particolare, l’imposta di bollo è dovuta in relazione alla vidimazione/bollatura dei libri sociali.
Inoltre, il Ministero dello Sviluppo Economico evidenzia che il termine ultimo per il deposito della attestazione di conferma dei requisiti essenziali per le startup, gli incubatori e le PMI innovative, deve intendersi per tutti gli obbligati indipendentemente dalle modalità di approvazione del bilancio, a scadere il prossimo 31 luglio, sospendendo pertanto ogni iniziativa intrapresa nei confronti delle società con bilancio ordinario, da approvarsi entro 120 gg.

Senza trattamento pensionistico sono indeducibili i contributi versati dagli eredi del de cuius


Gli eredi non possono portare in deduzione i contributi previdenziali versati per estinguere esclusivamente il debito contributivo del de cuius. I contributi sono indeducibili se il versamento non è preordinato al conseguimento della pensione (Agenzia Entrate – risposta 18 luglio 2019, n. 267).

In linea generale la deducibilità di un onere è strettamente subordinata al verificarsi delle seguenti condizioni:
– deve rientrare tra quelli tassativamente elencati e previsti dalla legge, non ammettendosi ulteriori ipotesi di deducibilità;
– deve risultare da idonea documentazione;
– deve essere effettivamente sostenuto dal contribuente nel periodo di riferimento (principio di cassa) e nel proprio personale interesse o, in determinate ipotesi, nell’interesse di terzi.


Ai fini della deducibilità, da parte dell’erede, dei contributi previdenziali corrisposti alla forma pensionistica obbligatoria di appartenenza del de cuius, è necessario che l’onere sia stato integralmente assolto dall’erede e che il versamento dello stesso, ancorché effettuato in virtù delle disposizioni regolanti la materia ereditaria, si ponga in rapporto di causa-effetto rispetto al trattamento pensionistico del quale verrà a beneficiare l’erede stesso.
Al contrario non risulta applicabile la deducibilità se il versamento da parte degli eredi:
– non avvenga su base volontaria, ma solo a seguito di adesione all’atto di recupero coattivo emesso dal competente Ufficio finanziario;
– non è preordinato al conseguimento di una controprestazione di natura previdenziale in favore degli eredi.