Fisco: chiarimenti sul tax credit cinema e conferimento ramo d’azienda


Chiarimenti sul trasferimento, a seguito di conferimento di ramo d’azienda, del credito d’imposta per le imprese di esercizio cinematografico (Agenzia delle Entrate – Risposta 21 febbraio 2019, n. 66).

È possibile trasferire il credito d’imposta, generato dagli interventi di digitalizzazione degli impianti delle sale cinematografiche, mediante l’operazione di conferimento di ramo d’azienda e successiva cessione della partecipazione ad altra società operante nel medesimo settore.
A livello procedurale, si evidenzia che il cedente è tenuto a:
– comunicare alla Direzione Generale Cinema i dati anagrafici e il codice fiscale del cessionario, nonché l’importo del credito ceduto;
– indicare nel quadro RU “Crediti di imposta concessi a favore delle imprese” della dichiarazione dei redditi, il credito riconosciuto dal MIBACT utilizzando il codice D6;
– esporre nella sezione VI-B, del quadro RU, i dati identificativi del soggetto cessionario nonché l’importo del credito ceduto.

Definito il contributo 2019 per gli operatori del settore postale


Definito il contributo 2019 dovuto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dai soggetti che operano nel settore dei servizi postali (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – delibera n. 528/2018).

Il contributo è pari all’1,35 per mille dei ricavi realizzati dalla vendita dei servizi postali, come risultanti dalla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, dell’esercizio finanziario 2017.
Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio calcolano invece l’importo del contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie relative all’esercizio finanziario 2017.
Non sono tenuti al versamento del suddetto contributo i soggetti il cui imponibile sia pari o inferiore a euro 100.000,00, le imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, in liquidazione, ovvero essendo soggette a procedure concorsuali e le imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2018.


Il versamento deve essere effettuato entro il 20 aprile 2019; in caso di mancato o parziale pagamento del contributo, è prevista la riscossione coattiva mediante ruolo.
Sempre entro il 20 aprile 2019 i soggetti che hanno conseguito, nell’esercizio finanziario 2015, ricavi dalle vendite e dalle prestazioni in misura superiore a euro 100.000,00, come risultante dalla voce A1 del conto economico o da equipollente voce di altra scrittura contabile equivalente, devono dichiarare all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni i dati anagrafici ed economici richiesti utilizzando il relativo modello telematico, dando contestualmente notizia dell’avvenuto versamento.
La mancata o tardiva dichiarazione nonché l’indicazione, nel modello telematico, di dati non rispondenti al vero, comporta l’applicazione di sanzioni amministrative.

Emissione della fattura: quando la cambiale diviene esigibile

Con l’Ordinanza n. 3756 dell’8 febbraio 2019, la Corte di Cassazione ha precisato che in caso di prestazioni di servizi regolate mediante rilascio di effetti cambiari, l’obbligo di emissione della fattura sorge in corrispondenza dell’esigibilità della cambiale. Dallo stesso momento sorge l’obbligo di regolarizzazione da parte del committente, mediante autofatturazione, della mancata emissione della fattura da parte del fornitore (Corte di Cassazione – Ordinanza 8 febbraio 2019, n. 3756)

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha contestato al contribuente la mancata regolarizzazione, mediante autofatturazione, dell’omessa adempimento da parte del fornitore di emissione delle fatture in relazione alle prestazioni di servizi rese dallo stesso per l’esecuzione di lavori pagati mediante rilascio di effetti cambiari.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, in relazione ad operazioni imponibili regolate con emissione di effetti cambiari, l’obbligo dell’emissione delle fatture e, conseguentemente, l’obbligo della controparte di regolarizzare l’eventuale omissione dell’adempimento mediante autofatturazione, doveva ritenersi realizzato al momento del rilascio dei titoli.
I giudici tributari, accogliendo il ricorso del contribuente, hanno affermato che il rilascio di titoli cambiari, per mezzo del quale erano state regolate le operazioni, non determinava l’obbligo di emissione delle fatture, non essendo assimilabili ad un pagamento.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Riformando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato che in tema di IVA il rilascio di pagherò cambiari può essere equiparato al pagamento unicamente nell’ipotesi in cui l’obbligazione di pagare sia già scaduta, in quanto solo in questo caso può ritenersi intervenuto un evento giuridicamente rilevante equiparabile al pagamento per la sostanziale identità, ai fini pratici, dei due fenomeni, mentre qualora, invece, la cambiale non sia ancora scaduta, il solo rilascio non autorizza alcuna equiparazione al pagamento, atteso che la sua natura di mera obbligazione di un pagamento futuro ne impedisce l’assimilazione alla consegna di denaro immediatamente spendibile.
Ne consegue che l’obbligo di emissione della fattura sorge alla scadenza dell’effetto cambiario.
D’altra parte, l’obbligo di emettere fattura da parte del beneficiario di cambiali emesse in pagamento del corrispettivo di una prestazione di servizi sorgerà al momento della loro emissione, se si tratta di cambiali esigibili.
In conclusione, afferma la Corte Suprema, al fine di valutare il corretto adempimento dell’obbligo di fatturazione, e la conseguente regolarizzazione dell’inadempimento del fornitore mediante l’emissione di autofatturazione, occorre valutare la coerenza della data di fatturazione con quella di scadenza degli effetti cambiari emessi in pagamento delle operazioni.

Prorogato l’invio dei dati per le ristrutturazioni 2018


Fissato al 1° aprile 2019 il termine ultimo per la trasmissione dei dati relativi a tutti gli interventi edilizi “energetici” completati nel 2018.

Per monitorare e valutare il risparmio energetico conseguito con la realizzazione degli interventi, la legge di bilancio 2018 ha introdotto l’obbligo di trasmettere all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per la riqualificazione energetica degli edifici.
Per gli interventi terminati nel 2018 l’invio della documentazione all’Enea va effettuato attraverso il sito http://ristrutturazioni2018.enea.it, entro 90 giorni a partire dalla data di ultimazione dei lavori o del collaudo.
Solo per gli interventi la cui data di fine lavori (o di collaudo) è compresa tra il 1° gennaio 2018 e il 21 novembre 2018 il termine dei 90 giorni decorre da quest’ultima data.
In merito a quest’ultima scadenza, ENEA, su mandato del Ministero dello Sviluppo Economico, informa gli utenti che per gli interventi di risparmio energetico e/o utilizzo delle fonti rinnovabili di energia con data di fine lavori nel 2018 che usufruiscono delle detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni edilizie, il termine per la trasmissione dei dati attraverso è prorogato al 01 aprile 2019.

I chiarimenti del Fisco sul Sisma bonus, Bonus mobili, Bonus verde


Il Fisco fornisce alcuni chiarimenti, a seguito di un’istanza d’interpello, relativi al Sisma bonus, al Bonus mobili e al Bonus verde (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 19 febbraio 2019, n. 62)

SISMA BONUS
Il c.d. “Sisma bonus” può essere applicato “per le spese sostenute per interventi le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017” (art. 16, comma 1-bis, del DL n. 63 del 2013). Qualora risultasse che il procedimento autorizzatorio fosse iniziato prima del 1° gennaio 2017, la detrazione può essere fruita ai sensi dell’art. 16-bis, del TUIR nella misura del 50 per cento, entro il limite di spesa di euro 96.000 da ripartire necessariamente in dieci quote.
Dove dovessero, invece, ricorrere le condizioni per fruire del beneficio “sisma bonus”, ai sensi dell’art. 16, comma 1-bis, del D.L. n. 63 del 2013, il contribuente fruisce della detrazione nella misura 50 per cento, spettante fino ad un ammontare complessivo delle spese sostenute non superiore ad euro 96.000 per unità immobiliare, da ripartire necessariamente in cinque quote annuali. Resta ferma, tuttavia, la possibilità di avvalersi della detrazione ai sensi del detto art. 16- bis, comma 1, lett. i), del TUIR, fruendo della detrazione del 50 per cento delle spese sostenute nel limite complessivo di 96.000 euro da ripartire in dieci rate di pari importo.

BONUS MOBILI
Nel caso di interventi di recupero del patrimonio edilizio che comportino l’accorpamento di più unità abitative o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, per l’individuazione del limite di spesa per l’acquisto dei mobili e grandi elettrodomestici, vanno considerate le unità immobiliari censite in catasto all’inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori.

BONUS VERDE
L’agevolazione in esame prevede, per l’anno d’imposta 2018, la possibilità di portare in detrazione dall’imposta lorda Irpef un importo pari al 36 per cento delle spese documentate fino ad un ammontare complessivo non superiore a euro 5.000 per unità immobiliare ad uso abitativo, sostenute per la “sistemazione a verde” di aree scoperte private e condominiali di edifici esistenti, comprese le pertinenze, le recinzioni, gli impianti di irrigazione, la realizzazione di pozzi, le coperture a verde e giardini pensili, nonché le relative spese di progettazione e manutenzione.
Rientrano nel “bonus verde” anche l’acquisto e il collocamento di piante in vasi mobili, solo se inseriti in un più ampio intervento di sistemazione a verde di un immobile residenziale. Ne restano, invece, escluse le spese di conservazione del verde esistente o relative alla manutenzione ordinaria annuale dei giardini preesistenti, non connesse ad un intervento innovativo o modificativo.
Possono fruire della detrazione tutti i soggetti passivi Irpef, residenti o meno nel territorio dello Stato, che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, gli immobili oggetto degli interventi, a condizione che ne sostengano le relative spese (ad es.: proprietari o nudi proprietari; titolari di un diritto reale di godimento quale uso, usufrutto, abitazione o superficie).

Istanze per la tax credit 2019: ecco i termini


Comunicate dal Ministero dei beni culturali le nuove date valide per la presentazione delle domande per usufruire della tax credit di cui all’articolo 10 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83. (MIBAC – Comunicato 08 febbraio 2019).

Al fine di migliorare la qualità dell’offerta ricettiva per accrescere la competitività delle destinazioni turistiche, per il periodo d’imposta 2014 e per i due successivi, alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1° gennaio 2012 è stato riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 30 per cento delle spese sostenute fino ad un massimo di 200.000 euro nei periodi d’imposta sopra indicati per gli interventi di ristrutturazione edilizia, o interventi di eliminazione delle barriere architettoniche.
Il credito d’imposta è stato poi riconosciuto anche per i periodi d’imposta 2017 e 2018, nella misura del 65 per cento.
Sono compresi tra i beneficiari del credito d’imposta anche le strutture che svolgono attività agrituristica, nonché gli stabilimenti termali per la realizzazione di piscine termali e per l’acquisizione di attrezzature e apparecchiature necessarie per lo svolgimento delle attività termali.
La compilazione dell’istanza si potrà effettuare esclusivamente dalle ore 10:00 del 21 febbraio – alle ore 16:00 del 21 marzo 2019.
Le domande per il Click day, si potranno inviare esclusivamente dalle ore 10:00 del 3 aprile – alle ore 16:00 del 4 aprile 2019.
A breve sarà online sulla pagina Tax Credit Riqualificazione e sulla home page del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il nuovo Portale dei procedimenti dove si potranno presentare l’istanza insieme all’attestazione di effettività delle spese sostenute.


IRAP Professionisti: ipotesi per l’autonoma organizzazione


Non è soggetto a IRAP il contribuente che impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Ordinanza 15 febbraio 2019, n. 4577).

La Suprema Corte ribadisce che il presupposto dell’IRAP è l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi.
L’IRAP non è un’imposta sul reddito, bensì un’imposta di carattere reale che colpisce il valore aggiunto prodotto dalle attività autonomamente organizzate, mentre l’elemento organizzativo è connaturato alla nozione stessa di impresa, altrettanto non può dirsi per quanto riguarda l’attività di lavoro autonomo, ancorché svolta con carattere di abitualità, nel senso che è possibile ipotizzare un’attività professionale svolta in assenza di organizzazione di capitali o lavoro altrui, con la conseguente inapplicabilità dell’imposta, per difetto del suo necessario presupposto, l’autonoma organizzazione, il cui accertamento, in mancanza di specifiche disposizioni normative, costituisce questione di mero fatto, rimessa pertanto al giudice di merito.
Con riferimento all’attività di agente di commercio, riguardo al presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive.
L’Agenzia delle Entrate, nel caso di specie, censura innanzitutto la motivazione del provvedimento impugnato nella parte in cui, dopo aver dato atto che il contribuente aveva dedotto di avvalersi della collaborazione di una segretaria per rispondere al telefono, ha ritenuto «irrilevanti i costi della collaboratrice non essendo addetta alla vendita». La pretesa insufficienza della motivazione sul punto – sostenuta con riferimento esclusivo alle risultanze contabili relative ai costi per salari e stipendi, e senza contestare che il contribuente abbia impiegato un sola dipendente con funzioni di segreteria – appare infondata, in quanto il giudice a quo, sia pur sinteticamente, ha dato conto dell’accertamento che la fattispecie concreta controversa non supera l’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria, ritenuta la soglia minima da oltrepassare per poter presumere ragionevolmente la sussistenza dell’autonoma organizzazione, a sua volta presupposto dell’IRAP.
Parimenti infondata è la denuncia della pretesa insufficienza della motivazione della sentenza impugnata riguardo alla mancata esplicita considerazione dell’asserita disponibilità, da parte del contribuente, «di due studi, anche se in uso promiscuo con l’abitazione». Con riguardo all’utilizzo di più studi, il fatto che il professionista operi presso due (o più) strutture materiali non è circostanza che possa dar luogo ad un’autonoma organizzazione, ove tali studi costituiscano semplicemente uno strumento per il migliore (e più comodo per il pubblico) esercizio della attività professionale autonoma. L’attribuzione della rilevanza di fatto decisivo alla questione relativa alla pretesa disponibilità dei locali in questione avrebbe quindi comunque richiesto, nella censura dell’asserita insufficienza motivazionale, anche la specificazione della concreta rilevanza funzionale (e non meramente quantitativa) del dato rispetto alla sussistenza dell’autonoma organizzazione, ciò che invece difetta nel contesto dell’elaborazione del motivo.
Pertanto, la Cassazione rigetta il ricorso.


Operatori del settore delle comunicazioni: definito il contributo 2019


Definita, per l’anno 2019, la misura della contribuzione dovuta dai soggetti che operano nei settori delle comunicazione elettroniche e dei servizi media, nonché i termini e le modalità di versamento (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – delibera n. 527/2018).


 


Va preliminarmente detto che il contributo non deve essere corrisposto:
– dai soggetti il cui imponibile sia pari o inferiore a euro 500.000,00;
– dalle imprese che versano in stato di crisi avendo attività sospesa, in liquidazione, ovvero essendo soggette a procedure concorsuali;
– dalle imprese che hanno iniziato la loro attività nell’anno 2018.


Per gli operatori soggetti ad autorizzazione generale, la contribuzione dovuta è fissata in misura pari a 1,30 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato. Per le imprese operanti nei restanti mercati, la contribuzione è fissata in misura pari a 1,90 per mille dei ricavi di cui alla voce A1 del conto economico, o voce corrispondente per i bilanci redatti secondo i principi contabili internazionali, risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
Gli operatori non tenuti alla redazione del bilancio calcolano l’importo del contributo sull’ammontare dei ricavi delle vendite e delle prestazioni applicando l’aliquota dell’1,90 per mille alle corrispondenti voci delle scritture contabili o fiscali obbligatorie.


Il versamento deve essere effettuato entro il 1° aprile 2019 ed entro la medesima data deve essere presentata la dichiarazione telematica anagrafica, nonché la comunicazione dell’avvenuto versamento.

Ecco i codici tributo per la definizione agevolata delle controversie tributarie


Pronti i codici tributo per consentire il versamento tramite il modello “F24” delle somme oggetto della definizione agevolata delle controversie tributarie (Agenzia delle entrate – risoluzione 21 febbraio 2019).

A seguito dell’approvazione del modello di domanda per la definizione agevolata delle controversie tributarie in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, e della definizione delle modalità e dei termini per il versamento delle somme dovute, per consentire il versamento tramite il modello “F24” delle suddette somme, si istituiscono i seguenti codici tributo, da esporre nella sezione “ERARIO” esclusivamente in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati“, per i quali si riportano le modalità di compilazione degli altri campi del modello di pagamento:
PF30 – IVA e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF31 – Altri tributi erariali e relativi interessi — Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF32 – Sanzioni relative ai tributi erariali – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF33 – IRAP e addizionale regionale alT IRPEF e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF34 – Sanzioni relative all’IRAP e all’addizionale regionale all’IRPEF – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF35 – Addizionale comunale all’IRPEF e relativi interessi – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018
PF36 – Sanzioni relative all’addizionale comunale all’IRPEF – Definizione controversie tributarie – art. 6 DL n.119/2018.

IPAB: imponibili i redditi commerciali che finanziano l’attività socio-assistenziale

Con la recente Ordinanza n. 4922 del 20 febbraio 2019, la Corte di Cassazione ha affermato che i proventi derivanti dalla locazione di immobili di proprietà dell’IPAB che svolge attività di assistenza anziani devono ritenersi imponibili, anche se reimpiegati per statuto nell’attività istituzionale

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso la cartella di pagamento nei confronti dell’ente IPAB che svolge attività di centro ospitalità per anziani accertando il mancato versamento delle imposte in relazione ai redditi di fabbricati derivanti dalla locazione di quattro unità immobiliari di proprietà del medesimo ente.
Il ricorso dell’ente è stato accolto dai giudici tributari, i quali hanno rilevato la sussistenza dei requisiti soggettivo e oggettivo per accedere all’esenzione dall’imposta; in particolare, per quanto riguarda quello oggettivo, in considerazione del fatto che le rendite derivanti dalla locazione del patrimonio immobiliare, erano, per statuto, reimpiegate a supporto e finanziamento dell’istituzionale attività di assistenza.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari affermando che la disciplina fiscale, nel disporre che l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie da parte di enti pubblici istituiti esclusivamente per tali finalità non costituisce attività commerciale, non esclude che siano soggetti ad imposta i redditi provenienti da altre attività svolte da tali enti, come quelli fondiari derivanti dalla locazione di immobili, senza che, peraltro, assuma rilevanza la circostanza che i proventi di dette attività siano statutariamente destinati all’esercizio dell’attività istituzionale.
D’altra parte, precisano i giudici della Suprema Corte, l’utilizzazione degli immobili per l’esercizio di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie, non equivale a destinare le rendite conseguite attraverso negozi di diritto privato al raggiungimento degli scopi istituzionali, giacché, nel primo caso, si realizza il presupposto dell’agevolazione (l’immobile è direttamente utilizzato per l’esercizio dell’attività di interesse pubblico), nel secondo caso, detto presupposto non si realizza, verificandosi una diversa fattispecie: di percezione (e non di diretta fruizione) di ricchezza da parte dell’ente, successivamente soltanto destinata a realizzare scopi istituzionali.
In conclusione, i redditi prodotti da fabbricati in proprietà di un istituto di assistenza (IPAB), non usufruiscono dell’esenzione sul presupposto che tali redditi per statuto devono essere riutilizzati a fini di assistenza, pertanto i medesimi redditi vanno tenuti separati da quelli conseguenti la mera attività di assistenza, e tassati prima del reimpiego in quanto provenienti da attività non esente.