Presentazione della dichiarazione IMU/TASI entro il 31 dicembre


Solo le dichiarazioni relative all’IMU e alla TASI devono essere presentate entro il nuovo termine del 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è sorto il presupposto impositivo, il termine di presentazione della dichiarazione TARI rimane fermo al 30 giugno o al diverso termine stabilito dal comune nell’ambito dell’esercizio della propria potestà regolamentare. (MEF- Risoluzione 06 agosto 2019, n. 2/DF).

Con il documento in oggetto si rappresenta che dagli organi di informazione è stata diffusa la notizia circa la modifica dei termini per la presentazione delle dichiarazioni dell’imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI), dal 30 giugno al 31 dicembre dell’anno successivo al quale le variazioni si riferiscono, ad opera dell’art. 3-ter del D. L. 30 aprile 2019 n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge di conversione 28 giugno 2019, n. 58.
Non si può tralasciare di considerare la volontà del Legislatore, manifestata proprio nel medesimo art. 3-ter sia nella rubrica, laddove si riferisce espressamente ai “Termini per la presentazione delle dichiarazioni relative all’imposta municipale propria e al tributo per i servizi indivisibili” sia nel testo della norma, quando dispone esplicitamente ed esclusivamente solo per l’IMU e per la TASI lo slittamento del termine di presentazione della dichiarazione dal 30 giugno al 31 dicembre.
L’art. 3-ter del D. L. 30 aprile 2019 n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge di conversione 28 giugno 2019, n. 58 dispone che:
“1. All’articolo 13, comma 12-ter, primo periodo, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, concernente la dichiarazione relativa all’imposta municipale propria (IMU), le parole: «30 giugno» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre».
2. All’articolo 1, comma 684, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, concernente la dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI), le parole: «30 giugno» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre»”.
Alla luce di quanto appena illustrato, risulta preminente la volontà del Legislatore, espressa chiaramente nel più volte citato art. 3-ter del D. L. n. 34 del 2019, di riferirsi all’IMU e alla TASI.
Si conclude che il termine di presentazione della dichiarazione TARI rimane fermo al 30 giugno o al diverso termine stabilito dal comune nell’ambito dell’esercizio della propria potestà regolamentare, mentre solo le dichiarazioni relative all’IMU e alla TASI debbano essere presentate entro il nuovo termine del 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è sorto il presupposto impositivo.

Recupero imposte su merce venduta oggetto di truffa

In caso di cessione di beni oggetto di truffa da parte di un proprio agente, mediante ordini falsi a clienti inconsapevoli, è possibile recuperare l’IVA versata senza esercitare in concreto la rivalsa, mediante emissione di note di variazione. Per le stesse finalità è possibile rilevare la sopravvenienza passiva deducibile ai fini IRES e IRAP a storno dei ricavi che hanno concorso alla determinazione del reddito nel periodo di competenza. Tuttavia, il recupero è ammesso a condizione che la mandante provi con elementi oggettivi che al momento dell’emissione delle fatture attive, non sapesse o non potesse ragionevolmente sapere che la cessione fosse oggetto di frode da parte del suo agente. (Agenzia delle Entrate – Risposta n. 331 del 2019)

QUESITO


Con l’istanza di interpello la società ha chiesto di conoscere le modalità per rettificare l’IVA (corrisposta senza poter realizzare la rivalsa), e per rilevare i componenti negativi di reddito (ai fini IRES ed IRAP), in relazione al danno subito per ordini falsi a clienti inconsapevoli, nell’ambito di una truffa operata da un proprio agente, il quale una volta ritirata la merce in luogo dei clienti l’ha veduta a terzi in nero, mentre le fatture corrispondenti sono rimaste insolute.


PARERE DEL FISCO


Preso atto della sentenza irrevocabile che ha accertato la truffa operata dall’agente, e partendo dal presupposto che il danno accertato non sia stato in alcun modo rimborsato dal reo o da qualunque altro soggetto, anche in forma assicurativa, e che al momento dell’emissione delle fatture attive l’azienda non sapeva o non poteva ragionevolmente sapere che si trattasse di una truffa, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:
– ai fini IVA, quando il passaggio di beni avviene indipendentemente dalla volontà del cedente – perché del tutto assente (furto) ovvero perché artatamente manipolata (truffa) – mancano i presupposti per sottoporre la “cessione” all’imposta. In tal caso, qualora, pur mancando i requisiti, l’operazione sia stata fatturata in regime di imponibilità e l’imposta versata senza esercitare in concreto la rivalsa, è possibile recuperare detta imposta mediante emissione di note di variazione ai sensi dell’articolo 26 del DPR n. 633 del 1972 (decreto IVA). Tuttavia, l’emissione della nota di variazione consente l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto alla detrazione è sorto per effetto della irrevocabilità della sentenza che ha accertato la truffa, ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo. Qualora siano decorsi i termini suddetti, l’IVA può essere recuperata mediante apposita istanza di rimborso da presentare all’ufficio competente entro due anni.
In caso di procedura di pignoramento nei confronti dell’agente con esito negativo, il termine per l’emissione delle note di variazione in diminuzione, con conseguente detrazione dell’imposta, decorre dal verbale dell’ufficiale giudiziario.
– ai fini IRES, è possibile contabilizzare la sopravvenienza per stornare i ricavi ad ogni effetto (contabile, civilistico e fiscale), utilizzando il Fondo Rischi appositamente accantonato in ragione della “sospetta” truffa (il cui accantonamento sia stato ripreso a tassazione), mediante una variazione in diminuzione nel periodo d’imposta in cui avviene l’utilizzo, nei limiti della quota precedentemente accantonata. A tal fine, è onere del contribuente predisporre e conservare la documentazione idonea a consentire all’amministrazione finanziaria di riscontrare la puntuale riconduzione della menzionata variazione in diminuzione all’ammontare originario dei ricavi, divenuti insussistenti a seguito della truffa.
– ai fini IRAP, i medesimi accantonamenti assumono rilevanza in conseguenza dell’utilizzo del fondo rischi, in ragione del collegamento con i ricavi originari (inesistenti) che hanno concorso alla formazione del valore della produzione netta IRAP, nei precedenti periodi d’imposta.

Istituito il codice tributo per la ZFU di Genova


Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite il modello F24, delle agevolazioni a favore delle imprese localizzate nella zona franca urbana istituita nel territorio della città di Genova (Agenzia Entrate – risoluzione 05 agosto 2019, n. 73/E).

In seguito del crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, è stata istituita una zona franca urbana nel territorio della Città metropolitana di Genova che riconosce l’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’IRAP, dall’IMU e dai contributi previdenziali e assistenziali, per i periodi d’imposta 2018 e 2019:
– alle imprese in attività al momento del crollo;
– alle imprese che avviano la propria attività all’interno della zona franca entro il 31 dicembre 2019 (limitatamente al primo anno di attività).


Le suddette agevolazioni sono fruibili in compensazione mediante riduzione dei versamenti da effettuarsi tramite modello F24, da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate.
A tal fine, per consentire l’utilizzo in compensazione delle suddette agevolazioni, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il seguente codice tributo, da indicare nella sezione Erario del modello F24:
– “Z161 – denominato “ZFU – CITTA’ METROPOLITANA DI GENOVA – Agevolazioni alle imprese per riduzione dei versamenti – articolo 8 del decreto-legge n. 109/2018 e succ. modif.”.

ECOBONUS: codice tributo “6890”


Il Fisco con la risoluzione 05 agosto 2019, n. 74/E chiarisce che può essere utilizzato il codice tributo “6890” per la compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta corrispondente alle detrazioni spettanti per interventi di riqualificazione energetica (ECOBONUS) effettuati sulle singole unità immobiliari.

A seguito della possibilità di cedere il credito corrispondente alle detrazioni per interventi di riqualificazione energetica (ECOBONUS) anche per i lavori effettuati sulle singole unità immobiliari, tenuto conto che la detrazione spettante per l’ECOBONUS può essere utilizzata in dieci quote annuali di pari importo, si prevede, tra l’altro, che anche il credito ceduto sia ripartito in altrettante quote. Tali quote sono utilizzabili dal cessionario esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, presentando il modello F24 tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.
Per esigenze di semplificazione, con la risoluzione in oggetto si rende noto che le quote annuali dei suddetti crediti ceduti potranno essere utilizzate in compensazione, tramite modello F24, indicando il codice tributo già esistente “6890”, denominato “ECOBONUS – Utilizzo in compensazione del credito d’imposta ceduto ai sensi dell’art. 14, commi 2-ter e 2-sexies, del D.L. 4 giugno 2013, n. 63 e successive modificazioni”, istituito con risoluzione n. 58/E del 25 luglio 2018.
In sede di compilazione del modello di pagamento F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il cessionario debba procedere al riversamento del credito compensato, nella colonna “importi a debito versati”.
I crediti ceduti utilizzabili in compensazione sono quelli risultanti dalle comunicazioni inviate all’Agenzia delle entrate dai soggetti aventi diritto alle detrazioni. Affinché i crediti possano essere utilizzati in compensazione, è necessario che il cessionario proceda all’accettazione dei crediti medesimi, utilizzando le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
In fase di elaborazione dei modelli F24 ricevuti, sulla base dei dati di cui al periodo precedente, l’Agenzia delle entrate effettua controlli automatizzati allo scopo di verificare che l’ammontare dei crediti utilizzati in compensazione non ecceda l’importo della quota disponibile per ciascuna annualità, pena lo scarto del modello F24. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24, tramite apposita ricevuta consultabile mediante i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.
In proposito, si evidenzia che, nel modello F24, il campo “anno di riferimento” deve essere valorizzato con l’anno in cui è utilizzabile in compensazione la quota annuale del credito ceduto, nel formato “AAAA”. Ad esempio, per le spese sostenute nel 2018, in caso di utilizzo in compensazione della prima quota, nel modello F24 dovrà essere indicato l’anno di riferimento “2019”; per l’utilizzo in compensazione della seconda quota (fruibile dal 1° gennaio 2020), dovrà essere indicato l’anno di riferimento “2020” e così via. La quota di credito che non è utilizzata in compensazione nell’anno di fruibilità può essere utilizzata negli anni successivi, indicando comunque, quale anno di riferimento, l’anno originario di fruibilità.

Dichiarazioni e comunicazioni fiscali: impegno cumulativo alla trasmissione telematica

Secondo le modalità di presentazione delle dichiarazioni fiscali e delle comunicazioni all’Agenzia delle Entrate è possibile assolvere tali adempimenti tramite un intermediario incaricato, previo impegno di quest’ultimo alla trasmissione telematica delle stesse nei termini e con le modalità prescritto per ciascun adempimento. Al fine di semplificare il conferimento dell’incarico all’intermediario è stato introdotto l’impegno cumulativo alla trasmissione di dichiarazioni (CNDCEC – Nota 05 agosto 2019, n. 71)

Nell’ambito delle disposizioni adottate con il “Decreto Crescita” è stata inserita, tra l’altro, la proposta dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di prevedere un impegno cumulativo, da parte degli intermediari incaricati, a trasmettere in via telematica le dichiarazioni e le comunicazioni fiscali per conto dei clienti.
La norma intende semplificare il complesso sistema di gestione degli impegni alla trasmissione telematica che, attualmente richiede il rilascio di un impegno per ciascuna dichiarazioni o comunicazione da trasmettere.
Ciò comporta un notevole dispendio di tempo per i professionisti, senza alcun vantaggio per il cliente che risulta comunque tutelato dalla predisposizione del mandato professionale obbligatorio nella forma scritta.
La disposizione, quindi, inserita tra le norme riguardanti le modalità di presentazione e gli obblighi di conservazione delle dichiarazioni (art. 3, DPR n. 322 del 1998), stabilisce che qualora il contribuente/sostituto d’imposta conferisca un incarico per la predisposizione di più dichiarazioni o comunicazioni, il soggetto incaricato rilascia al contribuente un impegno cumulativo a trasmettere i dati in via telematica all’Agenzia delle Entrate.
Tale impegno può essere contenuto nell’incarico professionale sottoscritto dal contribuente se sono indicate le singole dichiarazioni e comunicazioni oggetto dell’impegno.
L’impegno si intende conferito per la durata indicata nell’impegno stesso o nel mandato professionale e, comunque, fino al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui è stato rilasciato. Da parte del contribuente o del sostituto d’imposta è sempre ammessa la revoca espressa in qualsiasi momento.
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha chiarito che trattandosi di norma procedimentale, essa deve tuttavia ritenersi applicabile sin dalla data della sua entrata in vigore (30 giugno 2019), con riferimento anche ai mandati professionali eventualmente già sottoscritti dal contribuente in epoca precedente alla predetta data (e comunque non anteriore al triennio), che andranno opportunamente integrati qualora non rechino l’indicazione in forma analitica delle dichiarazioni e comunicazioni oggetto del mandato stesso.

Definizione agevolata: escluse le cartelle di pagamento


L’Agenzia delle Entrate ha confermato che le controversie relative a cartelle di pagamento non rientrano nell’ambito di applicazione della definizione agevolata delle controversie tributarie (Agenzia Entrate – risposta n. 329/2019).

Le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, aventi ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione, con il pagamento di un importo pari al valore della controversia.


Per atti impositivi devono intendersi “avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione di sanzioni, atti di recupero dei crediti d’imposta indebitamente utilizzati e ogni altro atto di imposizione che rechi una pretesa tributaria quantificata.


Sono quindi da ritenersi esclusi dalla definizione i giudizi riguardanti gli atti di mera riscossione, quali ruoli, cartelle di pagamento e avvisi di liquidazione e le controversie aventi ad oggetto i ruoli per imposte e ritenute che, sebbene indicate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta nelle dichiarazioni presentate, risultano non versate.


Pertanto, le cartelle di pagamento non sono definibili, anche se costituiscono i primi atti con i quali la pretesa tributaria viene avanzata nei confronti del debitore.

Dal Fisco i chiarimenti sugli ISA


L’Agenzia delle entrate con la circolare del 2 agosto 2019, n. 17 ha chiarito le finalità, gli elementi distintivi ed i termini previsti per l’approvazione degli ISA ed ancora l’elaborazione, l’applicazione, le cause di esclusione ed i benefici previsti per i contribuenti più affidabili, il passaggio dagli studi di settore agli ISA, le sanzioni e l’attività di accertamento nei confronti dei contribuenti inadempienti.

Il Fisco commenta l’articolo 9-bis del Dl n. 50/2017 sull’istituzione dei nuovi Indici sintetici di affidabilità (ISA), fornisce le prime delucidazioni in relazione ad alcune problematiche applicative, fa il punto sulle cause di esclusione dall’applicazione degli indici sintetici e risponde ad alcuni quesiti tra cui quelli in merito all’esonero dall’apposizione del visto di conformità riconosciuto ai contribuenti più affidabili.
Il documento in oggetto riprende la normativa che introduce gli Isa, focalizzandosi sul contenuto delle Note Tecniche e Metodologiche allegate ai DM, con particolare attenzione ad alcuni Isa che mostrano delle specificità applicative, e fornisce indicazioni su quali norme relative agli studi di settore continuano ad essere valide e quali, invece, non trovano più applicazione. La parte finale è invece dedicata ai quesiti posti dagli operatori in merito ad alcuni aspetti correlati all’applicazione degli Isa, come il caso dei soggetti che hanno un periodo d’imposta diverso dall’anno solare o quello dei contribuenti che esercitano due attività e per una delle due non risulta approvato alcun indice sintetico.
Nel caso in cui l’Isa venga calcolato dal contribuente senza modificare i dati forniti dall’Agenzia, l’esito dell’applicazione dello stesso non sarà ordinariamente soggetto a contestazioni relativamente alle variabili precalcolate fornite dalle Entrate e non modificate. Si tratta di alcuni dati fiscali – aggregati nelle cosiddette “Precalcolate Isa 2019” – che l’Agenzia mette a disposizione del contribuente e necessari a fini dell’applicazione degli indici sintetici, individuati dalle note tecniche e metodologiche allegate ai decreti di approvazione degli Isa. Una volta che i dati resi disponibili dall’Agenzia sono acquisiti dal contribuente o dal suo intermediario, vengono utilizzati per l’applicazione degli indici sintetici, mediante il software “Il tuo Isa 2019”.

No alla proroga dei versamenti per imprenditori agricoli titolari di reddito agrario
Per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale, i termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, da quelle in materia di imposta regionale sulle attività produttive, nonché dell’imposta sul valore aggiunto, che scadono dal 30 giugno al 30 settembre 2019, sono prorogati al 30 settembre 2019. I soggetti che esercitano attività agricole applicano gli ISA solo quando dichiarano redditi d’impresa, pertanto, i soggetti che svolgono esclusivamente le attività agricole, che sono titolari di soli redditi agrari da dichiarare nel quadro RA del modello REDDITI, non possano beneficiare della proroga dei versamenti. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 02 agosto 2019, n. 330).

Prestazioni sanitarie: divieto di esterometro

Con la Risposta a interpello n. 327 del 1° agosto 2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sulla base delle osservazioni del garante per la protezione dei dati personali, a tutela dei dati sensibili legati alla salute dei contribuenti, i dati delle prestazioni sanitarie erogate a pazienti non residenti in Italia non devono indicare nella comunicazione delle operazioni transfrontaliere, cd. “esterometro”

A decorrere dalle fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019, i soggetti passivi IVA residenti o stabiliti nel territorio dello Stato hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato (cd. “Esterometro”).
Sono escluse le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche attraverso il Sistema di Interscambio.
Con riferimento agli operatori del settore sanitario “tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria”, quali farmacie, medici, ospedali e strutture sanitarie, per il solo periodo d’imposta 2019, è stato stabilito che “non possono emettere fatture elettroniche” in relazione alle operazioni i cui dati sono da inviare al Sistema tessera sanitaria. Tale divieto, rifacendosi all’astratto invio dei dati, prescinde da un’eventuale opposizione all’invio stesso (anche perché in caso di opposizione sarebbe comunque, automaticamente esclusa l’emissione della fattura elettronica tramite Sdi).
Successivamente, il divieto di emettere la fattura elettronica tramite Sdi è stata estesa anche ai soggetti che non sono tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, con riferimento alle fatture relative alle prestazioni sanitarie effettuate nei confronti delle persone fisiche.
Il divieto ha avuto origine dalle osservazioni del Garante per la protezione dei dati personali, il quale ha evidenziato che l’estensione dell’obbligo (generalizzato) di fatturazione elettronica anche alle operazioni verso consumatori finali, e dunque anche nei confronti dei pazienti sottoposti a prestazioni sanitarie, è stata attuata senza l’adozione di misure tecniche e organizzative adeguate per attuare in modo efficace i principi di protezione dei datie, in particolare, di tutela dei dati personali legati alla salute dei contribuenti.
Visto il divieto espresso alla fatturazione elettronica tramite Sdi per le prestazioni
sanitarie effettuate nei confronti delle persone fisiche, l’Agenzia delle Entrate osserva che le informazioni da comunicare con l’esterometro, in conformità al tracciato e alle specifiche tecniche sono assimilabili a quelle comunicate mediante fattura elettronica tramite SdI.
Pertanto, la necessità di tutelare i dati personali legati alla salute dei contribuenti, ha quale naturale conseguenza il divieto all’invio dei citati dati anche nell’ambito dell’esterometro.
In conclusione, le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche, residenti e non residenti, nel rispetto del trattamento dei dati sensibili, non vanno documentate mediante fattura elettronica tramite SdI né vanno comunicate tramite esterometro.

Proroga dei versamenti: il Fisco indica il calendario delle scadenze



In relazione alla proroga dei versamenti delle dichiarazioni annuali, disposta per effetto dell’approvazione degli ISA per l’anno d’imposta 2018, l’Agenzia delle Entrate ha indicato il calendario delle scadenze e fornito ulteriori chiarimenti per rispondere ai numerosi dubbi sollevati in merito (Agenzia delle Entrate – Risoluzione n. 71/E del 2019)


Il cd. “Decreto Crescita” ha disposto la proroga dei termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni annuali (redditi, contributi, Irap, Iva, imposte sostitutive), che scadono dal 30 giugno al 30 settembre 2019, per i soggetti che esercitano attività economiche per le quali sono stati approvati gli ISA e dichiarano ricavi o compensi di ammontare non superiore al limite di applicazione degli stessi. La proroga opera anche per i soggetti che partecipano a società, associazioni e imprese che beneficiano della medesima proroga.
Possono beneficiare della proroga, altresì, coloro che, per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, hanno applicato il regime forfetario agevolato, il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, hanno determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari ovvero ricadono nelle altre cause di esclusione dagli ISA, purché il reddito d’impresa o di lavoro autonomo (anche in partecipazione) sia riconducibile ad attività per le quali sono stati approvati gli ISA.
Per effetto della proroga è possibile effettuare entro il 30 settembre 2019 i versamenti del saldo e del primo acconto (per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare), ovvero i versamenti che scadono nell’arco temporale 30 giugno – 30 settembre 2019 (per i contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare).


Qualora si opta per il versamento in unica soluzione, per tutti i soggetti che hanno beneficiato della proroga (titolari o non titolari di partita IVA), lo stesso deve essere effettuato:
– entro il 30 settembre 2019;
– entro il 30 ottobre 2019, con la maggiorazione dello 0,40 per cento.


In caso di rateazione delle somme dovute, invece, valgono le seguenti scadenze


TITOLARI DI PARTITA IVA





















N. rata

Scadenza

Interessi %

Scadenza (con magg. 0,40%)

Interessi di rateazione %

1 30 settembre 0 30 ottobre 0
2 16 ottobre 0,18 18 novembre 0,18
3 18 novembre 0,51    


NON TITOLARI DI PARTITA IVA





















N. rata

Scadenza

Interessi %

Scadenza (con magg. 0,40%)

Interessi di rateazione %

1 30 settembre 0 30 ottobre 0
2 31 ottobre 0,33 31 ottobre 0
2 2 dicembre 0,66 2 dicembre 0,33


Resta ferma la facoltà di versare, prima del 30 settembre 2019, le somme dovute avvalendosi degli ordinari piani di rateazione, vale a dire senza beneficiare della proroga. In tale ipotesi vanno versate, entro il 30 settembre 2019:
– le prime quattro rate, senza interessi;
– ovvero, le prime tre rate, senza maggiorazione ed interessi (se si opta per la rateizzazione decorrente dal 31 luglio 2019).
In tutti i casi è, comunque, necessario dare evidenza, nella delega di pagamento, del numero di rata versata.
Qualora, invece, entro il termine del 30 settembre 2019, si effettuino più versamenti con scadenze ed importi a libera scelta (senza, quindi, avvalersi di alcun piano di rateazione), resta fermo l’obbligo di versare la differenza dovuta a saldo al più tardi entro il 30 settembre 2019, senza interessi.

Prima rata entro il 5 agosto per la rottamaizone-ter


Per coloro che entro lo scorso 30 aprile hanno aderito alla definizione agevolata e devono procedere con il primo pagamento previsto dal piano di rateizzazione scelto in fase di adesione c’è tempo fino a lunedì 5 agosto. (AGENZIA DELLE ENTRATE-RISCOSSIONE – Comunicato 01 agosto 2019).

La Legge n. 136/2018 che ha introdotto la possibilità di pagare con un lieve ritardo e senza oneri aggiuntivi. Per il versamento si deve utilizzare il bollettino Rav con scadenza 31 luglio inviato nelle scorse settimane da Agenzia delle entrate-Riscossione insieme al piano complessivo dei pagamenti (si può richiedere la copia sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it). Il mancato, insufficiente o tardivo pagamento della rata, oltre la tolleranza di cinque giorni prevista per legge, determina l’inefficacia della definizione agevolata, il debito non potrà essere più rateizzato e l’agente della riscossione dovrà riprendere, come previsto dalla legge, le azioni di recupero.
A tale proposito, si ricorda che secondo quanto stabilito dal Decreto Crescita (DL n. 34/2019), che ha riaperto i termini per aderire alla “rottamazione-ter” e al “saldo e stralcio” fino allo scorso 31 luglio, le cartelle o avvisi già ammessi al pagamento agevolato non potevano essere nuovamente inseriti in una dichiarazione di adesione.
Pertanto, per non perdere i benefici della pace fiscale, è necessario saldare la prima rata del piano dei pagamenti anche per eventuali debiti che, erroneamente, siano stati inseriti in una nuova domanda di adesione.
Ieri, 31 luglio, si è chiusa definitivamente la finestra per i ritardatari che volevano presentare all’Agenzia delle entrate-Riscossione le istanze per la “rottamazione-ter” e il “saldo e stralcio”. In questo caso si tratta di una scadenza perentoria, fissata dal cosiddetto decreto Crescita che aveva riaperto i termini per dare un altro mese di tempo ai contribuenti che non avevano ancora aderito. Le domande presentate nel mese di luglio, ancora in fase di lavorazione negli uffici di Agenzia delle entrate-Riscossione, si aggiungeranno alle circa 1,7 milioni presentate entro il 30 aprile scorso, portando il totale a superare il tetto di 2 milioni di domande complessive per i due provvedimenti agevolativi.
È possibile pagare le rate della “rottamazione-ter” presso la propria banca, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, agli sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione, sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e con l’App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa. Infine, è possibile pagare mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi liquidi ed esigibili (c.d. crediti certificati) maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Chi ha scelto di versare le somme dovute in un’unica soluzione, chiuderà la definizione agevolata con il primo pagamento. Per gli altri, invece, la legge ha concesso la possibilità di ripartire quanto dovuto in un massimo di 18 rate che, dopo quella di luglio, sono fissate a novembre 2019 e poi febbraio, maggio, luglio e novembre di ogni anno a partire dal 2020.
Sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it sono disponibili alcuni servizi web a supporto dei contribuenti. Nelle pagine dedicata alla Definizione agevolata, è possibile chiedere una copia della “Comunicazione delle somme dovute”, la lettera di risposta già inviata dall’agente della riscossione con l’esito della richiesta, gli importi da pagare e i bollettini Rav da utilizzare al momento del versamento delle rate. Il servizio, riservato a chi avesse smarrito la Comunicazione, è disponibile in area pubblica, senza necessità di pin e password, compilando la scheda “Richiesta comunicazione” e allegando un documento di riconoscimento. Nell’area riservata del sito, accedendo con le credenziali personali, è possibile scaricarla direttamente.
Il servizio “ContiTu”, invece, consente di scegliere online di pagare in via agevolata soltanto alcuni degli avvisi/cartelle contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute”. Il servizio calcolerà il nuovo totale e l’importo di ciascuna rata. Dopo aver confermato la scelta, Agenzia delle entrate-Riscossione invierà all’indirizzo email indicato dal contribuente i nuovi bollettini RAV con cui sarà possibile effettuare il pagamento entro le scadenze previste. Le cartelle e gli avvisi contenuti nella domanda presentata e per i quali il contribuente sceglie di non aderire alla definizione agevolata, non potranno essere rateizzati e Agenzia delle entrate-Riscossione dovrà riprendere, come previsto dalla legge, le azioni di recupero.