Indennità di malattia e integrazione salariale, confermati i criteri di prevalenza


Con messaggio n. 1822 del 30 aprile 2020, l’Inps fornisce chiarimenti in merito al rapporto intercorrente tra indennità di malattia e i diversi trattamenti di integrazione salariale: CIG, assegno ordinario FIS e CIG in deroga. Le indicazioni sono da ritenersi valide anche con riguardo alle domande di prestazioni intervenute nel corso dell’emergenza epidemiologica per COVID-19.


In via generale, secondo la previsione di cui all’art. 3, co. 7, del D.Lgs. n. 148/2015, il trattamento di integrazione salariale sostituisce, in caso di malattia, l’indennità giornaliera Inps, nonché l’eventuale integrazione contrattualmente prevista. Nel dettaglio, tuttavia, la prassi amministrativa (Inps, circolare n. 197/2015 e circolare n. 130/2017) regola diversamente le fattispecie che in concreto possono verificarsi.
Così, laddove lo stato di malattia insorga durante la sospensione dal lavoro (a zero ore), il lavoratore continua ad usufruire delle integrazioni salariali (cassa integrazione o assegno ordinario). L’attività lavorativa, infatti, è totalmente sospesa e non sussiste obbligo di prestazione da parte del lavoratore, il quale, pertanto, non è tenuto nemmeno a comunicare lo stato di malattia, continuando a percepire le integrazioni salariali.
Qualora, invece, lo stato di malattia sia precedente l’inizio della sospensione dell’attività lavorativa, occorre distinguere due ipotesi:
– se la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene ha sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia entra in CIG o beneficia dell’assegno ordinario, dalla data di inizio della sospensione;
– se non viene sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene, il lavoratore in malattia continua a beneficiare dell’indennità di malattia, evidentemente laddove prevista dalla vigente legislazione.
Infine, laddove l’intervento di cassa integrazione è relativo ad una contrazione dell’attività lavorativa, quindi riguarda dipendenti lavoranti ad orario ridotto, prevale l’indennità economica di malattia; quanto all’assegno ordinario, in caso di riduzione di orario, esso è non dovuto per le giornate di malattia, indipendentemente dall’indennizzabilità di queste ultime.
Le suddette regole per la cassa integrazione salariale ordinaria si applicano, in via analogica, alla CIG in deroga.
Tanto premesso, non essendo intervenute modifiche alla disciplina in materia, la stessa continua ad applicarsi anche con riguardo alle domande di prestazioni di integrazione salariale (CIG, FIS, CIGD) intervenute nel corso dell’emergenza epidemiologica per COVID-19.

Esonero contributivo per le assunzioni di infratrentacinquenni negli anni 2019-2020, le istruzioni Inps


L’esonero strutturale applicabile alle assunzioni a tempo indeterminato di giovani, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge di Bilancio 2020, risulta fruibile per le assunzioni di giovani infratrentacinquenni effettuate nelle annualità 2018, 2019 e 2020, mentre solo a partire dall’annualità 2021, il limite anagrafico per accedere all’esonero sarà stabilito a 30 anni di età. Con circolare n. 57 del 28 aprile 2020, l’Inps fornisce un riepilogo del quadro di riferimento dell’agevolazione e le indicazioni per la fruzione della misura per gli anni 2019 e 2020


Come noto, l’art. 1, co. 10, della L. n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020), abrogando l’originaria previsione di cui all’art. 1-bis del D.L. n. 87/2018 (cd. Decreto Dignità), ha modificato la disciplina dell’esonero contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nelle annualità 2019 e 2020 in favore di giovani che non avessero compiuto 35 anni di età e non fossero stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro, e l’ha ricompresa nell’alveo applicativo di cui alla L. n. 205/2017. Di conseguenza, l’esonero strutturale applicabile alle assunzioni a tempo indeterminato di giovani risulta oggi fruibile per le assunzioni di giovani infratrentacinquenni effettuate nelle annualità 2018, 2019 e 2020, mentre solo a partire dall’annualità 2021, il limite anagrafico per accedere all’esonero sarà strutturalmente individuato nei 30 anni di età.
Al riguardo, dunque, restano fermi il campo di applicazione, i rapporti incentivati, le condizioni di spettanza e la natura, la misura e la durata del beneficio.
Nello specifico, l’esonero è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati, a prescindere dalla circostanza che assumano o meno la natura di imprenditore, ivi compresi i datori di lavoro del settore agricolo, con esclusione della Pubblica amministrazione, individuabile assumendo a riferimento la nozione e l’elencazione recate dall’art. 1, co. 2, del D.Lgs. n. 165/2001.
Quanto al lavoratore, nel corso della sua vita lavorativa il medesimo non deve essere stato occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, in forza di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Tale requisito deve essere rispettato solo al momento della prima assunzione o trasformazione. Eventuali periodi di apprendistato, svolti in precedenza presso il medesimo o altro datore di lavoro e non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato, non sono ostativi al riconoscimento dell’agevolazione. Simili considerazioni valgono anche nel caso in cui il lavoratore abbia avuto uno o più rapporti di lavoro intermittente a tempo indeterminato o rapporti di lavoro domestici. Non si ha diritto alla fruizione dell’esonero anche laddove il precedente rapporto di lavoro a tempo indeterminato si sia risolto per mancato superamento del periodo di prova ovvero per dimissioni del lavoratore.
Sono incentivabili tutti i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, sia le nuove assunzioni che le trasformazioni di precedenti rapporti a termine, con orario full time o part time, fermo restando il rispetto del requisito anagrafico in capo al lavoratore alla data della nuova assunzione o della conversione a tempo indeterminato. Sono invece esclusi i contratti di apprendistato, di lavoro intermittente, ancorché stipulato a tempo indeterminato, i rapporti di lavoro domestico.
Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al rispetto dei principi generali in materia di incentivi all’assunzione (art. 31, D.Lgs. n. 150/2015), ad eccezione della condizione ostativa rappresentata dal fatto che l’assunzione costituisca attuazione di un obbligo preesistente stabilito da norme di legge o dalla contrattazione collettiva (art. 31, co. 1, lett. a), D.Lgs. n. 150/2015), che dunque non rileva. Ulteriormente, non trova applicazione il disposto secondo il cui l’incentivo non spetta qualora l’assunzione riguardi lavoratori licenziati, nei 6 mesi precedenti, da parte di un datore di lavoro che, alla data del licenziamento, presentava una sostanziale coincidenza degli assetti proprietari ovvero rapporti di controllo o collegamento con il datore di lavoro che assume (art. 31, co. 1, lett. d), D.Lgs. n. 150/2015). Nel caso dell’esonero, infatti, la finalità di contrastare comportamenti volti esclusivamente a reiterare la fruizione di agevolazioni in capo allo stesso gruppo di imprese, è assorbita dalla previsione specifica per cui nelle ipotesi di licenziamenti e successive assunzioni dello stesso lavoratore in capo a datori di lavoro collegati, il beneficio riconoscibile è solo quello eventualmente residuo.
Ancora, la fruizione dell’esonero contributivo è subordinata (art. 1, co. 1175, L. 27 dicembre 2006, n. 296):
– alla sussistenza della regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale;
– all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e dal rispetto degli altri obblighi di legge;
– al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
In riferimento alla misura, l’esonero riguarda il 50% dei complessivi contributi previdenziali a carico del datore di lavoro e non può comunque essere superiore alla misura massima di 3.000,00 euro su base annua, da riparametrare su base mensile. La soglia massima di esonero è, pertanto, riferita al periodo di paga mensile ed è pari a 250,00 euro (3.000/12). Per i rapporti instaurati ovvero risolti nel corso del mese, detta soglia va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di 8,06 euro (250/31 gg) per ogni giorno di fruizione dell’esonero contributivo.
Detta riduzione opera per un periodo massimo di 36 mesi a partire dalla data di assunzione del lavoratore e può essere riconosciuta, per l’eventuale periodo residuo, in capo ad altri datori di lavoro che procedano all’assunzione del medesimo soggetto.
Nell’esposizione delle denunce mensili, il datore di lavoro interessato deve attenersi alle indicazioni già fornite. Nello specifico, a partire dal flusso Uniemens di competenza aprile 2020, per i lavoratori per i quali spetta l’esonero, essi devono così valorizzare all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, elemento <Incentivo> i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “GECO” avente il significato di “Esonero contributivo articolo 1, commi 100 e seguenti, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205 e L. n. 160/2019 comma 10”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente;
– nell’elemento <ImportoArrIncentivo>, l’importo dell’esonero contributivo relativo ai mesi di competenza compresi tra gennaio 2019 ed il mese di esposizione; la valorizzazione del predetto elemento può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza di aprile, maggio e giugno 2020.
Ai fini dell’applicazione di controlli finalizzati al monitoraggio della spesa, per il recupero degli arretrati è richiesta anche la compilazione dell’elemento <InfoAggcausaliContrib> secondo le seguenti modalità:
– nell’elemento <CodiceCausale> va indicato il codice causale definito per il conguaglio relativo all’esonero contributivo arretrato “L473”;
– nell’elemento <IdentMotivoUtilizzoCausale> va inserito il valore ‘N’;
– nell’elemento <AnnoMeseRif> va indicato l’anno e il mese di riferimento del conguaglio;
– nell’elemento <ImportoAnnoMeseRif>, l’importo conguagliato, relativo alla specifica competenza.
L’esonero contributivo non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, limitatamente al periodo di applicazione degli stessi, mentre lo è con gli incentivi che assumono natura economica, fra i quali:
– l’incentivo per l’assunzione dei lavoratori disabili (art. 13, L. 12 marzo 1999, n. 68);
– l’incentivo all’assunzione di beneficiari del trattamento NASpI (art. 2, co. 10-bis, L. n. 92/2012);
– l’incentivo “Occupazione Sviluppo Sud” nel limite massimo di un importo pari a 8.060 euro su base annua per lavoratore assunto, riparametrato e applicato su base mensile. Al riguardo, nelle ipotesi in cui i datori di lavoro, nel corso dell’annualità 2019, abbiano iniziato a fruire dell’incentivo sull’intera contribuzione datoriale sgravabile ed abbiano comunque interesse a fruire per le mensilità successive dell’esonero strutturale, la fruizione di quest’ultimo può avvenire utilizzando i predetti codici di conguaglio, a partire dal tredicesimo mese di rapporto di lavoro, per un totale di ulteriori 24 mesi;
– l’incentivo “Occupazione NEET”, applicabile alle assunzioni effettuate nel corso delle annualità 2018 e 2019;
– l’”IncentivO Lavoro (IO Lavoro)” (D.D. ANPAL n. 52).

Sospensione dei versamenti Inps per i soggetti con riduzione del fatturato: chiarimenti e procedura


Con messaggio n. 1754 del 24 aprile 2020, l’Inps fornisce le istruzioni operative per fruire della sospensione dei termini dei versamenti in scadenza nei mesi di aprile e di maggio 2020, prevista in favore dei soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con riduzione del fatturato nei mesi di marzo ed aprile 2020.


Come noto, per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data del 10 aprile 2020, che hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% (del 50% se i ricavi o compensi dei predetti soggetti sono superiori a 50 milioni di euro) nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta, sono sospesi, rispettivamente, per i mesi di aprile e di maggio 2020, i termini dei versamenti in autoliquidazione relativi ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria (art. 18, commi 2 e 4, D.L. n. 23/2020).
Al riguardo, il requisito della riduzione del fatturato rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta deve essere verificato distintamente per il mese di marzo e per il mese di aprile, potendosi, quindi, applicare la sospensione dei versamenti contributivi anche per un solo mese.
Altresì, i predetti versamenti sono sospesi per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato e che hanno intrapreso l’attività di impresa, di arte o professione, in data successiva al 31 marzo 2019 (art. 18, co. 5, D.L. n. 23/2020).
Per tali soggetti la sospensione dei versamenti non richiede la verifica del requisito della diminuzione del fatturato.
Ancora, i predetti versamenti sono sospesi per gli enti non commerciali, compresi gli enti dei terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa (art. 18, co. 5, D.L. n. 23/2020). Per tali soggetti, tuttavia, essendo in corso interlocuzioni con i Dicasteri competenti, ai fini di una loro puntuale individuazione, le istruzioni operative verranno fornite in seguito.
Tanto premesso, le aziende con dipendenti dichiarano di possedere i requisiti previsti ai fini della sospensione dei versamenti (art. 18, commi da 1 a 5, D.L. n. 23/2020), mediante l’inserimento dei seguenti codici di sospensione all’interno del flusso Uniemens, nell’elemento <DenunciaAziendale>, <AltrePartiteACredito>, <CausaleACredito>, per i periodi di paga aventi scadenza legale di versamento tra il 1° aprile 2020 e il 31 maggio 2020:
– “N970”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 commi 1 e 2”;
– “N971”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 commi 3 e 4”;
– “N972”, avente il significato di “sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18 comma 5”.
L’Inps provvede all’attribuzione del codice di autorizzazione “7G”, che assume il significato di “Azienda interessata alla sospensione dei versamenti contributivi a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18”.
La sospensione contributiva si applica anche alle quote di TFR da versare al Fondo di Tesoreria, trattandosi di contribuzione previdenziale equiparata a quella obbligatoria dovuta, a carico del datore di lavoro, ai fini dell’accertamento e della riscossione. Pertanto, qualora il datore di lavoro, durante il periodo di sospensione, debba liquidare il trattamento di fine rapporto o le anticipazioni, ai fini del calcolo della capienza devono essere considerati i contributi esposti “a debito” nella denuncia contributiva, non assumendo invece rilievo le partite oggetto di sospensione contributiva.
I committenti tenuti al versamento dei contributi alla Gestione separata (art. 2, co. 26, L. n. 335/1995), dichiarano di possedere i requisiti previsti ai fini della sospensione dei versamenti (art. 18, commi da 1 a 5, D.L. n. 23/2020), mediante l’inserimento dei seguenti codici di sospensione all’interno del flusso Uniemens, nell’elemento <CodCalamità> di <Collaboratore>:
– il valore “28”, avente il significato di “Sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18, commi 1 e 2”. Validità dal 1° aprile al 31 maggio 2020″;
– il valore “29”, avente il significato di “Sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18, commi 3 e 4”. Validità dal 1° aprile al 31 maggio 2020″;
– il valore “30”, avente il significato di “Sospensione contributiva a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. D.L. n. 23/2020, Art. 18, comma 5″. Validità dal 1° aprile al 31 maggio 2020”.
I versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali, oggetto della sospensione, sono quelli con scadenza legale nell’arco temporale decorrente dal 1° aprile 2020 al 31 maggio 2020, ferma restando l’eventuale operatività disgiunta per il mese di aprile e maggio 2020.
Per le aziende agricole assuntrici di manodopera, nel periodo di sospensione dal 1° aprile al 31 maggio 2020, non sono previste scadenze di versamento riferite alla contribuzione corrente. Al riguardo, tuttavia, si evidenzia che per le aziende agricole con ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso e che vogliono avvalersi della sospensione dei versamenti con scadenza nel periodo compreso dall’8 marzo al 31 marzo 2020 (art. 62, co. 2, D.L. n. 18/2020), è ora richiesto che debbano presentare apposita domanda utilizzando i servizi on-line. La disponibilità della domanda telematica sarà resa nota successivamente.

Riclassificazione dell’impresa dal settore agricolo, effetti sui rapporti e recupero delle prestazioni


Con circolare n. 56 del 23 aprile 2020, l’Inps fornisce indicazioni in merito agli effetti della riclassificazione dell’impresa dal settore agricolo ad altro settore, sulle prestazioni a sostegno del reddito e sulle prestazioni pensionistiche, indebite. Altresì, si forniscono chiarimenti circa l’assoggettamento a contribuzione agricola unificata, delle imprese “non agricole” che effettuano lavori e servizi di sistemazione e manutenzione agraria e forestale, di imboschimento, di creazione, sistemazione e manutenzione di aree a verde, per i loro dipendenti addetti a tali attività.


Come noto, agli effetti delle norme di previdenza ed assistenza sociale, ivi comprese quelle relative all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si considerano lavoratori agricoli dipendenti, tra gli altri, gli operai assunti a tempo indeterminato o determinato, da:
– imprese non agricole singole e associate, se addetti ad attività di raccolta di prodotti agricoli, nonché ad attività di cernita, di pulitura e di imballaggio dei prodotti ortofrutticoli, purché connesse a quella di raccolta (art. 6, lett. d), L. 31 marzo 1979, n. 92);
– imprese che effettuano lavori e servizi di sistemazione e manutenzione agraria e forestale, di imboschimento, di creazione, sistemazione e manutenzione di aree a verde, se addetti a tali attività (art. 6, lett. e), L. 31 marzo 1979, n. 92).
Qui, a rilevare in concreto, è l’attività svolta dal lavoratore, a prescindere dalla qualifica di assunzione o dall’inquadramento del datore di lavoro (Corte di Cassazione, sentenza n. 2933/2019). Ovvero, il principio generale secondo cui l’inquadramento del lavoratore segue la natura dell’attività economica esercitata dall’impresa dalla quale dipende, viene soppiantato dal criterio della natura oggettiva dell’attività svolta dai lavoratori.
Quanto alla mancanza di una puntuale individuazione dei lavori e dei servizi di sistemazione e manutenzione, ciò discende dall’ampiezza e dalla varietà delle attività agricola (art. 2135 c.c.), che non consente di formulare un elenco esaustivo delle attività riconducibili. In ogni caso, considerata l’evoluzione della normativa speciale, per la quale assumono sempre maggiore rilievo le attività collegate al ciclo biologico, nonché quelle destinate all’accrescimento del valore della produzione, per identificare le suddette attività (art. 6, lett. e), L. 31 marzo 1979, n. 92) è necessario fare riferimento a quelle relative al ciclo biologico ed al correlato rischio della produzione, che non assumono le caratteristiche proprie dell’attività dell’imprenditore agricolo, nonché ricomprendere le attività indispensabili, ordinarie o straordinarie, finalizzate a mantenere in stato ottimale di salute, le piantagioni coltivate, il suolo che ospita le colture e gli allevamenti praticati. A titolo esemplificativo, tenendo conto delle diversità e della complessità delle attività per preservare e accrescere la specifica produzione, sono da ricondurre in tale ambito: l’aratura, la semina, la potatura, la rimozione delle vite infette, il taglio di formazione per le fasi di imboschimento.
Così, le imprese non agricole, comprese le aziende agromeccaniche (art. 5, D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99), che operano nell’ambito dei servizi in agricoltura nei termini suindicati, devono assicurare alla contribuzione agricola unificata i soli operai addetti a tali attività. Resta comunque ferma la necessità di verificare, in ogni caso, che la predisposizione di mezzi, risorse e organizzazione, sia connotata da un’effettiva struttura imprenditoriale tanto da potersi configurare nel caso concreto l’ipotesi del c.d. appalto genuino.
Ulteriore aspetto da considerare, poi, è quello per cui nel settore agricolo il disconoscimento dell’inquadramento dell’azienda assume particolare rilievo, in quanto la riclassificazione con effetto retroattivo determina il venir meno della speciale tutela previdenziale ed assistenziale prevista per gli operai agricoli, il conseguente recupero delle prestazioni previdenziali eventualmente già erogate e l’aggiornamento della posizione assicurativa dei lavoratori, anche ai fini del diritto e della misura delle pensioni. Quindi, nel caso in cui si accerti la carenza dei requisiti per configurare l’azienda quale impresa agricola, è necessario, altresì, accertare se la prestazione di lavoro effettuata da ciascun lavoratore rientri o meno tra le attività elencate all’articolo 6 della L. n. 92/1979; ciò, al fine di individuare i lavoratori che, in funzione dell’attività alla quale sono stati addetti, mantengono l’iscrizione previdenziale nel settore agricolo nonostante la riqualificazione dell’azienda nel settore non agricolo.
In caso di esito negativo, le prestazioni, parzialmente o totalmente indebite, debbono essere riesaminate per la quantificazione dell’importo non dovuto.
Per quanto riguarda, in particolare, le indennità di disoccupazione agricola, laddove esse siano risultate totalmente indebite, se per il singolo lavoratore dovessero sussistere i requisiti, può essere eventualmente riconosciuta l’indennità NASpI, con compensazione di quanto già corrisposto a titolo di disoccupazione agricola. Tuttavia, la trasformazione delle domande, da disoccupazione agricola a NASpI, può avvenire solo su apposita istanza dell’interessato e solo nel caso in cui le domande di indennità di disoccupazione agricola risultino presentate nel rispetto dei termini legislativamente previsti anche per le domande di indennità di disoccupazione NASpI.
Nel caso, invece, di disconoscimento delle giornate di lavoro in agricoltura, l’eventuale provvedimento di revoca/ricostituzione della pensione può generare una prestazione indebita, totale o parziale, da cui sorge il diritto alla ripetizione dei relativi importi entro i termini prescrizionali ordinari, con decorrenza dalla data del verbale ispettivo e, comunque, fermo restando che la riclassificazione del rapporto di lavoro sia stata correlata a comportamenti omissivi o commissivi da parte del soggetto debitore.

Sgravio per l’assunzione di donne vittime di violenza di genere, le istruzioni procedurali Inps


Le cooperative sociali che abbiano assunto nell’anno 2018 lavoratrici vittime di violenza di genere, inserite in percorsi di protezione, possono richiedere un incentivo pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, per un importo massimo di 350,00 euro mensili, dalla data di assunzione fino al periodo di paga di novembre 2020 (Inps, circolare 15 aprile 2020, n. 53)


Possono accedere al beneficio esclusivamente le cooperative sociali (L. 8 novembre 1991, n. 381), che hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi o lo svolgimento di attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi) finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. L’incentivo spetta per l’assunzione di donne vittime di violenza di genere, inserite in percorsi di protezione, debitamente certificati dai servizi sociali del Comune di residenza o dai centri anti-violenza o dalle case rifugio (art. 5-bis, D.L. 14 agosto 2013, n. 93, conv. L. 15 ottobre 2013, n. 119).
Il beneficio può essere riconosciuto per le nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate tra il 1° gennaio 2018 ed il 31 dicembre 2018, anche nelle ipotesi di rapporti di apprendistato e di assunzioni a scopo di somministrazione, sia per la somministrazione a tempo indeterminato che a tempo determinato, compresi gli eventuali periodi in cui il lavoratore rimane in attesa di assegnazione. Non sono incentivabili le conversioni a tempo indeterminato di rapporti a termine ed i rapporti di lavoro intermittente, anche se a tempo indeterminato. Nell’ambito delle tipologie contrattuali ammesse, l’incentivo spetta sia in ipotesi di rapporti a tempo pieno che a tempo parziale.
L’incentivo è pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL, per un importo massimo di 350,00 euro mensili. Per rapporti di lavoro instaurati ovvero risolti nel corso del mese, detta soglia va riproporzionata assumendo a riferimento la misura di 11,29 euro, equivalente all’importo massimo di 350,00 euro suddiviso per 31 giorni, per ogni giorno di fruizione dell’agevolazione. Nel caso di orario di lavoro part-time (orizzontale, verticale o misto), la soglia massima deve essere ridotta in misura proporzionale alla durata dello specifico orario di lavoro.
Con riferimento al periodo di godimento dell’incentivo, esso spetta dalla data di assunzione fino al periodo di paga di novembre 2020, e può essere sospeso esclusivamente nei casi di assenza obbligatoria dal lavoro per maternità, essendo consentito in tale ipotesi il differimento temporale del periodo di fruizione del beneficio.
L’agevolazione è riconosciuta dall’Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle istanze (art. 2, co. 3, D.M. 11 maggio 2018). Per essere autorizzato alla fruizione dell’agevolazione, il datore di lavoro interessato, previa autenticazione, deve inoltrare all’Inps, avvalendosi esclusivamente del modulo di istanza on-line “Do.VI”, disponibile sul sito internet www.inps.it, all’interno dell’applicazione “Portale delle Agevolazioni – ex DiResCo – Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente”, indicando i seguenti dati:
– la lavoratrice nei cui confronti, nell’anno 2018, è intervenuta l’assunzione a tempo indeterminato;
– la data di rilascio del provvedimento riguardante il percorso di protezione e il Comune di competenza;
– l’importo della retribuzione mensile media, comprensiva dei ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità;
– la misura dell’aliquota contributiva datoriale oggetto dello sgravio.
In caso di esito positivo, il soggetto interessato può fruire dell’importo spettante, in quote mensili, a partire dal mese di assunzione fino alla mensilità di paga novembre 2020, ferma restando la permanenza del rapporto di lavoro.
I datori di lavoro autorizzati espongono i nominativi delle lavoratrici per i quali spetta l’incentivo, a partire dal flusso UniEmens di competenza aprile 2020, valorizzando, secondo le consuete modalità, l’elemento “Imponibile” e l’elemento “Contributo” della sezione “DenunciaIndividuale”. Per esporre il beneficio spettante, invece, vanno così valorizzati i seguenti elementi:
– l’elemento “TipoIncentivo” con il valore “DOVI” avente il significato di “Incentivo assunzione donne vittime di violenza di genere”;
– l’elemento “CodEnteFinanziatore” con il valore “H00” (Stato);
– l’elemento “ImportoCorrIncentivo”, con l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente;
– l’elemento “ImportoArrIncentivo”, con l’eventuale importo dell’incentivo, a partire dal mese di assunzione, e relativo ai mesi di competenza da gennaio 2018 a marzo 2020.

L’Enasarco sospende il versamento dei contributi relativi al 1° trimestre

In base alle disposizioni adottate dal Governo, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Enasarco ha approvato la sospensione del termine di versamento dei contributi previdenziali relativi al primo trimestre 2020, in scadenza il 20 maggio 2020.

Le aziende preponenti dovranno compilare la distinta online del 1° trimestre, entro il 20 maggio 2020, tuttavia se in possesso dei requisiti potranno scegliere se posticipare il relativo pagamento con le seguenti modalità:
– pagamento in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020;
– pagamento dilazionato in 5 rate mensili, a partire da giugno 2020, senza applicazione di sanzioni o interessi.
La distinta online sarà disponibile dal 30 aprile 2020, nell’area riservata inEnasarco.
Possono beneficiare della sospensione le imprese preponenti con domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nel territorio italiano, purché in possesso dei seguenti requisiti:
a) per le imprese preponenti con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, è necessario aver subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo di imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta;
b) per le imprese preponenti con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, è necessario aver subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo di imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta.
I requisiti sopra indicati alle lettere a) e b) non sono richiesti per i soggetti che hanno intrapreso l’attività di impresa, di arte o professione, in data successiva al 31 marzo 2019 nonché per gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa.
Si precisa che la sospensione riguarda solo il termine per il pagamento dei contributi, pertanto resta fermo l’obbligo di dichiarazione delle provvigioni e dei relativi contributi dovuti a favore degli agenti, mediante presentazione della distinta online dal 1° al 20 maggio 2020.

SR41 per il pagamento diretto: non necessaria la sottoscrizione del lavoratore e compilazione semplificata


Nell’ottica di miglioramento e più rapida gestione ed emissione dei pagamenti delle integrazioni salariali, sono state apportate una serie di semplificazioni ai fini della compilazione e della trasmissione del modello SR41, contenente i dati utili alla liquidazione della prestazione e all’accredito della contribuzione figurativa (Inps, messaggio n. 1508 del 06 aprile 2020)


Come noto, sia nel caso di trattamento ordinario di integrazione salariale, che di assegno ordinario del FIS o degli altri Fondi di solidarietà bilaterali, nonché della Cassa integrazione in deroga, laddove il datore di lavoro opti per il pagamento diretto ai lavoratori oppure tale ultima modalità sia quella esclusiva, come nel caso della Cig in deroga, i datori di lavoro sono tenuti ad inviare telematicamente il modello “IG Str Aut” (cod. “SR41”), contenente i dati utili alla liquidazione della prestazione e all’accredito della contribuzione figurativa. Tale modello si sostanzia in un documento stampabile che il datore di lavoro deve far sottoscrivere al lavorare beneficiario e conservare agli atti.
Orbene, nell’attuale fase emergenziale, a causa delle note restrizioni di mobilità dei cittadini, la sottoscrizione del modello da parte del lavoratore non è evidentemente realizzabile. Inoltre, in un’ottica generale di revisione del sistema di gestione dei pagamenti dei trattamenti di integrazione salariale, il modello cartaceo verrà definitivamente dismesso con il prossimo passaggio all’acquisizione di tutti i dati utili al pagamento diretto tramite flusso UniEmens.
Tanto premesso, viene disposta l’abolizione dell’obbligo di firma da parte del lavoratore del modello cod. “SR41”; eventuali informazioni utili al lavoratore, potranno essere richieste dal medesimo al proprio datore di lavoro che, in ogni caso, ha la possibilità di stampare il predetto modello. Conseguemente, le condizioni soggettive oggetto di dichiarazione di responsabilità da parte del lavoratore, contenute nel quadro “G” del modello cartaceo “SR41”, non sono più oggetto di autocertificazione, ma saranno controllate d’ufficio in maniera automatica, attraverso la verifica dei dati presenti negli archivi informatici dell’Inps. Per quanto riguarda, inoltre, la certificazione dell’IBAN sul quale avviene l’accredito della prestazione, come per la generalità delle prestazioni pensionistiche e non pensionistiche erogate dall’Inps mediante accredito su conto corrente bancario o postale, su libretto di deposito a risparmio bancario nominativo dotato di IBAN, su libretto di risparmio postale nominativo dotato di IBAN o su carta prepagata ricaricabile dotata di IBAN, non è più prevista la compilazione e la trasmissione dello specifico modello (Inps, circolare n. 48 del 29 marzo 2020).
Circa poi le modalità di compilazione del modello telematico “SR41”, sempre nell’ottica di miglioramento e più rapida gestione ed emissione dei pagamenti, sono state apportate una serie di semplificazioni.
Tra le novità introdotte e già operative vi è l’obbligo, in fase di invio del file “SR41”, dell’indicazione del numero di autorizzazione comunicato dall’Istituto, che consente l’abbinamento automatico del file “SR41” alla medesima autorizzazione. Tale adempimento è propedeutico al rilascio a breve dell’aggiornamento del programma che automatizza le successive fasi di lavorazione in carico alle Strutture territoriali che non dovranno più intervenire manualmente per effettuare l’associazione del file “SR41” con l’autorizzazione. Dalla descritta modalità di lavorazione automatizzata sono esclusi:
– i beneficiari cui deve essere applicata una trattenuta sull’importo della prestazione, ad esempio, per la presenza di pensione o di provvedimenti giudiziari a favore del coniuge separato o divorziato;
– i lavoratori beneficiari a cui si applica la trattenuta sindacale, acquisita dal flusso automatizzato proveniente dalle aziende.
Ancora, alla non obbligatorietà della compilazione dei quadri “D” ed “E”, si aggiunge la non obbligatorietà della compilazione dei dati relativi allo stato civile, titolo di studio, partecipazione a lavori socialmente utili ed eventuali periodi effettuati. Tali implementazioni sono già operative.
Infine, un’altra importante novità, già operativa, è quella di consentire l’invio di flussi relativi a periodi più ampi di una singola mensilità, al fine di ridurre il numero di file “SR41” da trasmettere.

COVID-19: Sostegno Enasarco agli agenti

Con un Comunicato del 3 aprile 2020, la Fondazione Enasarco ha reso noto di aver approvato il piano delle prestazioni integrative in favore degli agenti, rappresentanti di commercio e consulenti finanziari per il 2020. In considerazione della grave crisi sanitaria ed economica causata dall’epidemia da COVID-19, la Fondazione ha integrato le misure con erogazioni straordinarie a sostegno degli iscritti che hanno subito conseguenze negative rilevanti a causa dell’emergenza.

Nell’ambito delle proprie attività istituzionali la Fondazione Enasarco ha approvato il programma annuale delle prestazioni integrative di previdenza in favore degli iscritti (agenti, rappresentanti di commercio e consulenti finanziari), che per il 2020 si arricchisce di misure straordinarie per fronteggiare gli effetti dell’emergenza da COVID-19.
In base al programma, a decorrere dal 3 aprile 2020 è possibile presentare le domande per:
– Contributo nascita o adozione, pari a € 750,00 per ogni figlio nato o adottato;
– Contributo per maternità, pari a € 2.500,00;
– Contributo per erogazioni straordinarie in relazione all’emergenza covid-19, pari a € 8.000 in caso di decesso, € 1.000 in caso di contagio, € 1.000 in caso di forte riduzione delle.


Invece, a decorrere dal 16 giugno 2020 sarà possibile presentare, in aggiunta a quelle suindicate, anche le domande per:
– Contributo per assistenza personale permanente, pari a € 2.600,00 annue, non cumulabili con erogazione straordinaria di assistenza e solidarietà;
– Contributo per soggiorno in casa di riposo, pari alle spese sostenute per il soggiorno, fino ad un massimo di € 5.200,00;
– Contributo assistenza a figli disabili, pari € 6.000,00 annue.;
– Contributo per erogazioni straordinarie over 75 anni, pari all’importo previsto dalla polizza assicurativa.


In termini generali l’assegnazione dei contributi avviene con Determina del Direttore Generale della Fondazione, secondo la graduatoria di reddito dal più basso al più alto redatta con cadenza quadrimestrale tenuto conto del reddito percepito dal richiedente nell’anno 2018. Le domande che non risultano assegnatarie del contributo richiesto nella graduatoria relativa del bando di presentazione, partecipano d’ufficio alla graduatoria dei bandi relativi ai quadrimestri successivi. Eventuali risparmi di gestione del budget previsti per il 1° e il 2° quadrimestre sono destinati al budget del 3° quadrimestre.
Per quanto riguarda, in particolare, le erogazioni straordinarie per far fronte alle conseguenze dell’epidemia da Covid-19, possono richiederle gli agenti, rappresentanti di commercio e consulenti finanziari in attività, compresi i pensionati che proseguono l’attività di agenzia per la maturazione dei supplementi di pensione (o i loro familiari in caso di decesso dell’iscritto), in possesso di un reddito 2018 non superiore a € 40.000, rilevabile dalle seguenti caselle dei quadri RN e LM (se entrambi compilati) del modello Unico PF 2019:
– Quadro RN1, casella 1;
– Quadro LM, casella LM6;
– Quadro LM, casella LM34 casella 3.
I richiedenti che nell’anno 2018 hanno svolto attività diversa da quella di agenzia (ad esempio, lavoro subordinato) potranno comprovare il reddito allegando la documentazione fiscale valida alla quale erano tenuti in base all’attività svolta in tale anno. Il requisito di reddito non si applica nel caso di decesso dell’agente in attività a causa del virus Covid-19. Nell’ipotesi di agenti operanti sotto forma di società di persone il reddito è quello del socio che ha inoltrato la domanda risultante dal proprio modello Unico PF 2019.


Le domande sono soddisfatte nel seguente ordine:
a) Prioritariamente, saranno erogati contributi economici nei casi di decesso di agente in attività causato dal Covid-19. Il contributo economico è di € 8.000.
b) Soddisfatte le domande di cui al punto a), saranno erogati contributi economici agli iscritti per intervenuto contagio da Covid-19. Il contributo economico è di € 1.000. La domanda dovrà essere corredata da idonea certificazione sanitaria attestante l’avvenuto contagio dell’iscritto.
c) Soddisfatte le domande di cui al punto b), saranno erogati contributi economici agli iscritti per i quali possano presumersi provvigioni fortemente ridotte a causa dell’epidemia Covid-19. Il contributo è di € 1.000, a prescindere dal carico familiare.
I contributi di cui ai precedenti punti sono cumulabili tra loro. In tal caso l’iscritto concorrerà alle diverse graduatorie tenuto conto dei criteri di cui al presente disciplinare. Il contributo per decesso dell’agente iscritto, tuttavia, assorbe gli eventuali contributi eventualmente già erogati o richiesti per ricovero o per riduzione delle provvigioni; pertanto, l’erogazione straordinaria complessivamente erogata non potrà superare la somma di € 8.000.


L’assegnazione dei contributi avverrà sulla base di bandi quadrimestrali, secondo una graduatoria di reddito dal più basso al più alto. Le domande presentate per un bando e che risulteranno non beneficiarie del contributo economico (perché fuori graduatoria rispetto al budget assegnato al singolo bando) concorreranno d’ufficio ai bandi successivi. Gli iscritti riceveranno, quindi, apposita comunicazione sull’esito della loro domanda (“accolta” oppure “non accolta e inserita d’ufficio nel bando successivo” oppure “non accolta per documentazione insufficiente o non conforme”, all’esito del 1° e 2° bando, oppure “non accolta definitivamente”, all’esito del 3° bando).


La presentazione della domanda è effettuata con modalità differenti in relazione alla tipologia di contributo.

CONTRIBUTI ECONOMICI PER DECESSO


La domanda può essere presentata esclusivamente mediante invio a mezzo PEC del modulo di richiesta disponibile sul sito web www.enasarco.it (da non utilizzare e non valido per tutti gli altri casi) e dovrà essere accompagnata dalla seguente documentazione:
– Autocertificazione attestante il decesso dell’iscritto e lo svolgimento effettivo dell’attività di agenzia fino al momento del decesso;
– Certificazione medica attestante che il decesso è intervenuto a causa di affezione da virus Covid-19 (anche solo quale concausa).
La PEC dovrà essere inviata esclusivamente al seguente indirizzo: prestazioniassistenziali@pec.enasarco.it

CONTAGIO DA COVID-19


La domanda può essere presentata esclusivamente on-line mediante accesso all’apposita sezione riservata del sito www.enasarco.it e deve essere accompagnata dalla seguente documentazione:
– Certificazione medica attestante l’avvenuto contagio dell’iscritto da Covid-19;
– Modello Unico PF 2019 attestante per l’anno 2018 un reddito non superiore a € 40.000,00 o altra documentazione fiscale valida.

PROVVIGIONI FORTEMENTE RIDOTTE A CAUSA DELL’EPIDEMIA COVID-19


La domanda può essere presentata esclusivamente on-line mediante accesso all’apposita sezione riservata del sito www.enasarco.it e deve essere accompagnata dalla seguente documentazione:
– Modello Unico PF 2019 attestante per l’anno 2018 un reddito non superiore a € 40.000,00 o altra documentazione fiscale valida;
– Dichiarazione sostitutiva di atto notorio attestante una diminuzione delle provvigioni, nel trimestre di contribuzione antecedente la presentazione della domanda, superiore al 33% rispetto alle provvigioni percepite nello stesso trimestre dell’anno precedente.


Prestazioni Inps, i chiarimenti sulla sospensione dei termini decadenziali per le domande amministrative


A decorrere dal 23 febbraio e fino al 1° giugno 2020, è sospesa la decorrenza dei termini decadenziali per la presentazione delle domande di prestazioni previdenziali e di riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto a dette prestazioni, nonchè per l’accettazione dei provvedimenti di ricongiunzione, riscatto e rendita vitalizia (Inps, circolare n. 50 del 4 aprile 2020)


Come noto, l’art. 34 del D.L. n. 18/2020 ha disposto, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e sino al 1° giugno 2020, il decorso dei termini di decadenza e di prescrizione relativi alle prestazioni previdenziali, assistenziali e assicurative erogate dall’Inps e dall’Inail. Orbene, i termini di decadenza sospesi sono sia quelli previsti dalle vigenti disposizioni di legge per la presentazione delle domande di prestazioni previdenziali e delle domande di riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto alle prestazioni, che quelli per l’esperimento dell’azione giudiziaria, ad esempio avverso la decisione di diniego del ricorso amministrativo o il silenzio-rigetto formatosi a  seguito dello spirare dei termini stabiliti per la pronuncia della decisione medesima (art. 47, D.P.R. n. 639/1970). A titolo esemplificativo e non esaustivo, rientrano nell’ambito di applicazione della norma in esame i termini di decadenza per la presentazione delle seguenti domande:
– riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto alla pensione anticipata in favore dei lavoratori c.d. precoci (art. 1, co. 199 e ss., L. 11 dicembre 2016, n. 232), con scadenza originaria del termine al 1° marzo 2020;
– riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto all’indennità c.d. APE sociale (art. 1, commi 179 e ss., L. 11 dicembre 2016, n. 232), con scadenza del termine al 31 marzo 2020;
– riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto alla pensione di inabilità per soggetti affetti da malattie, di origine professionale, derivanti da esposizione all’amianto (art. 1, commi 250 e 250 bis, L. 11 dicembre 2016, n. 232), in scadenza al 31 marzo 2020;
– riconoscimento dello svolgimento di attività lavorative particolarmente faticose e pesanti (D.Lgs. 21 aprile 2011, n. 67) in scadenza al 1° maggio 2020;
– pensionamento anticipato per i lavoratori del settore editoria (art. 37, co. 1, lett. a), L. 5 agosto 1981, n. 416);
– conferma dell’assegno ordinario di invalidità (art. 1, co. 7, L. 12 giugno 1984, n. 222).
Le domande di riconoscimento dei requisiti e delle condizioni per il diritto alla pensione anticipata in favore dei lavoratori c.d. precoci e all’APE sociale, presentate, rispettivamente, dopo il 1° marzo ed il 31 marzo 2020, purchè comunque entro il 1° giugno 2020, ai fini del monitoraggio degli oneri, si considerano presentate, rispettivamente, entro il 1° ed il 31 marzo. Di qui, fermo restando il termine previsto del 30 giugno 2020 per l’invio dell’esito delle domande presentate, rispettivamente, entro il 1° ed il 31 marzo, a seguito dell’inclusione nel c.d. primo scrutinio anche delle domande presentate oltre tali ultimi termini, l’invio dell’esito delle domande in argomento è effettuato anche successivamente alla predetta data, in considerazione del numero delle domande e dei tempi necessari per il completamento dell’istruttoria.
Con riferimento all’assegno ordinario di invalidità, esso è riconosciuto per un periodo di tre anni ed è confermabile per periodi della stessa durata, su domanda del titolare. La conferma dell’assegno ha effetto dalla data di scadenza, nel caso in cui la domanda sia presentata nel semestre antecedente tale data, oppure dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, qualora la stessa venga inoltrata entro i centoventi giorni successivi alla scadenza suddetta. Le domande di conferma presentate oltre 120 giorni dalla scadenza sono considerate nuova domanda. Tanto premesso, la sospensione dei termini esplica effetti con riguardo alle domande di conferma i cui termini di presentazione ricadano nell’arco temporale intercorrente dal 23 febbraio al 1° giugno 2020, siano essi quelli relativi al semestre precedente la scadenza dell’assegno, siano essi quelli relativi al periodo di 120 giorni successivi alla stessa. In tali ipotesi, il differimento opera relativamente al periodo residuo del termine di presentazione della domanda rispetto a quello già trascorso al 23 febbraio 2020.
Peraltro, considerato lo stato emergenziale dichiarato dalle autorità pubbliche, nonchè la conseguente sospensione delle visite previdenziali medico legali, nelle more, il pagamento degli assegni di invalidità viene mantenuto provvisoriamente, ove sia stata presentata la domanda di conferma, salvo recupero degli importi indebiti, qualora gli accertamenti successivi si concludano con il giudizio di insussistenza del requisito di legge. In tale contesto, pertanto, l’interessato può comunque presentare la domanda di conferma, tenuto conto che sono attivi i consueti canali di comunicazione telematica con l’Istituto.
Nell’ipotesi suddetta, è disposta centralmente, a titolo provvisorio, l’emissione di un mandato aggiuntivo di importo pari al netto corrisposto nell’ultimo mese di validità dell’assegno. Ove l’assegno venga confermato, tale importo deve essere conguagliato, a cura delle Strutture territoriali, con gli arretrati derivanti dalla ricostituzione dell’assegno stesso. Restano salve le azioni di recupero nel caso di corresponsione di ratei eventualmente non dovuti.
Infine, anche i termini di decadenza per l’accettazione dei provvedimenti di ricongiunzione, riscatto e rendita vitalizia (art. 13, L. n. 1338/1962), che ricadono nel periodo compreso tra il 23 febbraio ed il 1° giugno 2020, sono sospesi. Pertanto, dal 2 giugno 2020 gli interessati sono rimessi nei predetti termini conservando il diritto alle condizioni dell’originale piano di ammortamento. La sospensione non opera con riferimento ai termini di decadenza per le accettazioni dei provvedimenti già decorsi alla data del 23 febbraio 2020, per le quali gli operatori delle Strutture territoriali devono procedere secondo le ordinarie disposizioni in materia.

I datori iscritti al FIS, fino a 15 dipendenti, possono accedere alla CIGD nelle Regioni del D.L. 9/2020


I datori di lavoro iscritti al FIS che occupavano fino a 15 dipendenti, che nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, interessate dal D.L. n. 9/2020, non potevano fruire dell’assegno ordinario e risultavano privi di tutela, possono accedere alla cassa integrazione in deroga, per il periodo massimo di un mese. Per i periodi non già coperti dalla prestazione in deroga autorizzata dalla Regione interessata, possono invece accedere alle prestazioni garantite dal FIS per il territorio nazionale (Inps, messaggio n. 1478 del 02 aprile 2020)


Tra le varie misure di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, l’art. 13, co. 4, del D.L. n. 9 del 2 marzo 2020, ha esteso la platea dei datori di lavoro che possono accedere alle prestazioni garantite dal Fondo di integrazione salariale (FIS) alle aziende che occupano più di 5 dipendenti, limitatamente ai datori che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per le unità produttive situate nei Comuni colpiti per primi dall’emergenza COVID-19, c.d.  “zone rosse” come individuate nell’Allegato 1 del D.P.C.M. del 1° marzo 2020:
1) nella Regione Lombardia:


– Bertonico;
– Casalpusterlengo;
– Castelgerundo;
– Castiglione D’Adda;
– Codogno;
– Fombio;
– Maleo;
– San Fiorano;
– Somaglia;
– Terranova dei Passerini.
2) nella Regione Veneto:
– Vò.
La previsione, peraltro, si applica anche alle unità produttive collocate al di fuori dei predetti Comuni, ma con esclusivo riferimento a quei lavoratori che, essendo residenti o domiciliati nei Comuni medesimi, non possano in alcun modo prestare la propria attività lavorativa, purché risultino alle dipendenze dell’azienda richiedente la prestazione alla data del 23 febbraio 2020.
Il successivo art. 17, co, 1, del citato D.L. n. 9/2020, ha previsto poi che le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con riferimento ai datori di lavoro del settore privato, compreso quello agricolo, con unità produttive ivi situate, nonché ai datori di lavoro che non hanno sede legale o unità produttiva od operativa in dette Regioni, limitatamente ai lavoratori residenti o domiciliati nelle predette Regioni, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario in costanza di rapporto di lavoro, possono riconoscere trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo massimo di un mese, limitatamente ai lavoratori già in forza alla data del 23 febbraio 2020.
Infine, l’art. 19 del D.L.n. 18 del 17 marzo 2020, con il quale sono state emanate ulteriori norme speciali in materia di trattamento Cigo, assegno ordinario e Cigd, a valere sul territorio nazionale, ha esteso la possibilità di fruire della di assegno ordinario, con causale “COVID-19 nazionale”, anche ai lavoratori dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti.
Orbene, per il periodo di copertura previsto dal D.L. n. 9/2020, i datori di lavoro iscritti al FIS che occupavano fino a 15 dipendenti, salvo che per le “zone rosse” dei Comuni individuati dal D.P.C.M. (art. 13, D.L. n. 9/2020), non potevano accedere all’assegno ordinario e risultavano privi di una tutela che li garantisse dalla sospensione o riduzione di orario per eventi oggettivamente non evitabili. Così, nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, interessate dal D.L. n. 9/2020, molti datori di lavoro iscritti al FIS con meno di 15 dipendenti hanno presentato domanda di accesso alla cassa integrazione in deroga alle suddette Regioni.
Pertanto, ad integrazione delle indicazioni di prassi già emanate (Inps, circolare n. 47/2020), su espressa indicazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per tali datori di lavoro, le domande presentate alle citate Regioni si considerano accoglibili per il periodo massimo concedibile (un mese) (art. 17, D.L. n. 9/2020). Le Regioni interessate, previa verifica del periodo di copertura della domanda, sono tenute ad inviare alla Direzione regionale dell’Inps di competenza il decreto con le modalità usuali, indicando esclusivamente il numero convenzionale “33192”, congiuntamente all’elenco di tali domande per consentire il pagamento della prestazione richiesta.
Evidentemente, i datori di lavoro così individuati potranno accedere alle prestazioni garantite dal FIS per il territorio nazionale (art. 19, D.L. n. 18/2020) esclusivamente per periodi che non risultano già coperti dalla prestazione in deroga autorizzata dalla Regione.