I permessi per lavoratori disabili competono anche in caso di lavoro a turni o festivo


L’Inps, con messaggio n. 3114 del 7 agosto 2018, fornisce ulteriori chiarimenti in merito alla modalità di fruizione dei permessi per disabili e del congedo straordinario, relativamente ai casi di particolari modalità organizzative dell’orario di lavoro.


Corrispondenza dei permessi con turni di lavoro articolati a cavallo di due giorni solari e/o con giornate festive
Come noto, il lavoro a turni è una particolare modalità organizzativa dell’orario normale di lavoro scelto dall’azienda per un’efficiente organizzazione dell’attività lavorativa, diversa dal normale “lavoro giornaliero”, in cui l’orario operativo dell’azienda può andare a coprire l’intero arco delle 24 ore e la totalità dei giorni settimanali. In particolare, il lavoro a turni si definisce come qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro, anche a squadre, in base al quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso quello rotativo, che può essere di tipo continuo (impianti operativi che procedono per tutta la giornata e 7 giorni su 7) o discontinuo (impianti che non procedono 24 ore su 24), e il quale comporti la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro a ore differenti su un periodo determinato di giorni o di settimane (art. 1, D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66). Orbene, poiché tale modalità organizzativa può comprendere anche il lavoro notturno e il lavoro prestato durante le giornate festive, compresa la domenica, la fruizione dei permessi mensili retribuiti “a giornata” (art. 33, co. 3, L. n. 104/1992) può avvenire anche in corrispondenza di un turno di lavoro da effettuare nella giornata di domenica o del lavoro notturno; dunque, indipendentemente dall’articolazione della prestazione lavorativa nell’arco delle 24 ore o della settimana e dal numero di ore che il dipendente avrebbe dovuto concretamente effettuare nel giorno di interesse. Peraltro, sebbene il lavoro notturno si svolga a cavallo di due giorni solari, la prestazione resta riferita ad un unico turno di lavoro in cui si articola l’organizzazione e così il permesso fruito in corrispondenza dell’intero turno di lavoro va comunque considerato pari ad un solo giorno di permesso. Infine, in caso di fruizione ad ore del beneficio in argomento, ai fini della determinazione delle ore mensili fruibili, deve essere applicato il seguente l’algoritmo di calcolo (Inps, messaggio n. 16866/2007):
– orario di lavoro medio settimanale/numero medio dei giorni (o turni) lavorativi settimanali x 3 = ore mensili fruibili.
Riproporzionamento dei permessi in caso di rapporto di lavoro part-time
Considerato il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo pieno e lavoratori a tempo parziale e la possibilità di pattuire, nell’ambito dei contratti di lavoro part-time, specifiche clausole elastiche, rendendo più flessibile la collocazione temporale e la durata della prestazione lavorativa, si fornisce la formula di calcolo da applicare ai fini del riproporzionamento dei 3 giorni di permesso mensile ai casi di part-time verticale e misto con attività lavorativa limitata ad alcuni giorni del mese:
– (orario medio settimanale teoricamente eseguibile dal lavoratore part-time/orario medio settimanale teoricamente eseguibile a tempo pieno) x 3 giorni di permesso teorici.
Il risultato numerico va quindi arrotondato all’unità inferiore o a quella superiore a seconda che la frazione sia fino allo 0,50 o superiore.
Il riproporzionamento dei tre giorni non va effettuato per i mesi in cui, nell’ambito del rapporto di lavoro part time, è previsto lo svolgimento di attività lavorativa a tempo pieno. Altresì, i tre giorni di permesso non vanno mai riproporzionati in caso di part-time orizzontale. Relativamente a tali fattispecie, infatti, la commisurazione dei giorni di permesso alla ridotta durata dell’attività lavorativa è insita nella dinamica del rapporto medesimo.
Frazionabilità in ore dei permessi giornalieri in caso di rapporto di lavoro part-time
Il riproporzionamento orario dei giorni di permesso deve essere effettuato solo nel caso in cui il beneficio venga utilizzato, anche solo parzialmente, in ore. In caso di rapporto di lavoro a tempo pieno, rimane confermata la formula già in uso (Inps, messaggio n. 16866/2007):
– (orario normale di lavoro settimanale/numero dei giorni lavorativi settimanali) x 3 = ore mensili fruibili.
In
caso di part-time orizzontale, verticale o misto, invece, ai fini della quantificazione del massimale orario mensile dei permessi, la formula è la seguente:
– (orario medio settimanale teoricamente eseguibile dal lavoratore part-time/numero medio dei giorni o turni lavorativi settimanali previsti per il tempo pieno) x 3 giorni di permesso teorici.
Cumulo tra il congedo straordinario e i permessi
Come già evidenziato in passato, è possibile cumulare nello stesso mese, purché in giornate diverse, i periodi di congedo straordinario (art. 42, co. 5, D.Lgs. n. 151/2001) con i permessi tre giorni di permesso mensili, il prolungamento del congedo parentale e le ore di riposo alternative al prolungamento del congedo parentale (art. 33, L. n. 104/1992; art. 33, co. 1, D.Lgs. n. 151/2001). Al riguardo, tuttavia, si precisa che i periodi di congedo straordinario possono essere cumulati con i permessi (art. 33, L. n. 104/1992) senza necessità di ripresa dell’attività lavorativa tra la fruizione delle due tipologie di benefici, anche a capienza di mesi interi e indipendentemente dalla durata del congedo straordinario.
La fruizione dei benefici dei tre giorni di permesso mensili, del prolungamento del congedo parentale e delle ore di riposo alternative al prolungamento del congedo parentale stesso, invece, deve intendersi alternativa e non cumulativa nell’arco del mese (Inps, circolare n. 155/2010).


Disoccupazione agricola: chiarimenti sulla trasformazione in domanda di disoccupazione NASpI


Si forniscono precisazioni in merito alla trasformazione, a seguito di reiezione per prevalenza di attività lavorativa dipendente nel settore non agricolo o agricolo, della domanda di disoccupazione agricola in domanda di disoccupazione NASpI e, viceversa.


La domanda di disoccupazione agricola, respinta per prevalenza di attività nel settore non agricolo, può essere trasformata in domanda di disoccupazione NASpI, solo su richiesta dell’interessato, laddove sia stata presentata nei termini previsti dalla legge per tale ultima prestazione (entro 68 giorni dalla cessazione involontaria dell’attività lavorativa). In tal caso, lo stesso interessato deve integrare la domanda di disoccupazione agricola, di cui si chiede la trasformazione, con l’eventuale documentazione necessaria alla definizione della domanda di disoccupazione NASpI.
Sempre su specifica richiesta, è possibile trasformare la domanda di disoccupazione NASpI, respinta per prevalenza di attività nel settore agricolo, in domanda di disoccupazione agricola, laddove la domanda sia stata presentata nei termini legislativamente previsti per tale ultima prestazione (dal 1° gennaio al 31 marzo dell’anno successivo a quello di competenza della prestazione). Anche in questo caso, l’interessato deve integrare la domanda di disoccupazione NASpI, di cui si chiede la trasformazione, con l’eventuale documentazione necessaria alla definizione della domanda di disoccupazione agricola.
Le istanze di riesame o i ricorsi amministrativi riferiti a domande per le quali non sia, nel frattempo, intervenuta la decadenza dal diritto, potranno essere definiti in autotutela secondo le indicazioni sopra fornite.


Adeguamenti degli Statuti, Regolamenti e Note informative: i chiarimenti Covip


Sulla base della documentazione pervenuta, risulta che non tutte le forme pensionistiche complementari hanno provveduto ad adeguare l’ordinamento interno e la documentazione informativa utilizzata alle novità introdotte con la Legge di bilancio 2018.


Nel dettaglio, dall’esame di un campione significativo delle comunicazioni fin qui pervenute sono emerse alcune criticità:
– in diversi casi i fondi pensione, pur avendo provveduto all’adeguamento del testo di statuto/regolamento, non hanno riportato nella Nota informativa le informazioni relative alla rendita integrativa temporanea anticipata;


– in alcuni casi è stata riscontrata la mancata indicazione, nell’ambito della Nota informativa, del comparto più prudente individuato dal Fondo destinato ad accogliere, salvo diversa volontà dell’iscritto, la porzione di montante di cui si chiede il frazionamento;
– con riferimento alle spese previste per l’erogazione della RITA, sono stati riscontrati casi in cui i costi sono stati espressi in percentuale dell’importo erogato per ciascuna rata di rendita anziché in cifra fissa. Detta modalità di definizione delle spese non è ritenuta ammissibile;
– in alcuni casi è stata prevista una periodicità di erogazione della RITA annuale e/o semestrale. Al riguardo si ricorda che l’erogazione della RITA deve avere una periodicità non superiore ai tre mesi.


Ciò premesso, la Covip – circolare n. 4216/2018 – richiama l’attenzione delle forme pensionistiche che avessero già provveduto all’adeguamento alle novità introdotte, sull’esigenza di effettuare una nuova verifica degli adempimenti operati alla luce di quanto sopra illustrato. Laddove vengano riscontrate situazioni analoghe a quelle sopra rappresentate, si chiede di correggere con tempestività le eventuali anomalie, provvedendo a trasmettere i documenti modificati in via telematica.
Nei casi di mancato o non corretto adeguamento, si richiamano i fondi interessati ad individuare le ragioni che hanno determinato inefficienze nei processi operativi interni volti ad assicurare la rispondenza della documentazione utilizzata alle previsioni normative vigenti e alle indicazioni fornite dalla COVIP. L’esito della verifica e gli eventuali interventi posti in essere andranno comunicati alla Commissione entro e non oltre 90 giorni dal ricevimento della presente.

Contribuzione figurativa per i lavoratori socialmente utili


Rilascita la procedura telematica per l’invio delle domande di accredito della contribuzione figurativa utile ai fini del diritto a pensione per i lavoratori socialmente utili.


La procedura in parola – detta “Accredito contribuzione figurativa LSU autofinanziati” – è disponibile sul portale dell’INPS e accessibile tramite PIN, SPID o CNS. In caso di accesso tramite PIN ogni Ente dovrà richiedere alla Struttura Inps territorialmente competente un PIN identificativo per ciascun delegato; l’Ente dovrà richiedere l’abilitazione al servizio “Accredito contribuzione figurativa LSU autofinanziati”, utilizzando il modulo “RA012” disponibile sul portale Inps.
La procedura si compone di 4 sezioni: “Introduzione” (che rappresenta l’home page della procedura, in cui sono indicati i principali riferimenti normativi e le news sulla materia); “Download” (nella quale sono disponibili il manuale utente, le specifiche tecniche per l’utilizzo del servizio, il foglio Excel da compilare con le informazioni richieste per l’acquisizione in procedura, previa trasformazione in formato XML, nonché i modelli di dichiarazione sostitutiva della C.R.I. e di dichiarazione sostitutiva per periodi di sospensione dall’attività); “Gestione e Invio domande” (che prevede 5 funzionalità: “Delibere C.R.I.”, per l’inserimento dei dati relativi alla delibera di approvazione del Progetto; “Delibere ENTE”, per l’inserimento dei dati della delibera di istituzione del Progetto e delle eventuali delibere di proroga delle attività socialmente utili; “Acquisizione file”, per la selezione del file XML contenente una o più domande. I dati in esso contenuti devono essere coerenti con quelli delle relative delibere (C.R.I. e di ENTE) precedentemente acquisiti; “Inserimento allegati lavoratori”, per l’acquisizione della documentazione obbligatoria per ogni domanda e necessaria per la relativa istruttoria; “Trasmissione file”, per l’invio del file contenente le domande); “Visualizza esito” (che consente di verificare l’avvenuta trasmissione del file XML e lo stato delle singole domande).


Le domande trasmesse all’Istituto di previdenza potranno presentare lo stato “in istruttoria”o, una volta definite, gli stati”accoglimento”, “accoglimento parziale” o “reiezione”: nell’ipotesi di accoglimento, i periodi saranno accreditati nell’estratto contributivo del lavoratore e saranno utili ai soli fini del diritto a pensione; in caso di accoglimento parziale saranno accreditati soltanto i periodi validati dall’Istituto; nell’ipotesi di reiezione, non verrà accreditato alcun periodo. Per i periodi esclusi sarà evidenziata la motivazione del negato accredito figurativo.


Richiesta di assegno di ricollocazione in Cigs: le indicazioni Anpal


Dal 24 luglio 2018, i lavoratori coinvolti negli accordi di ricollocazione possono effettuare una prenotazione dell’assegno di ricollocazione, accedendo all’indirizzo http://adrcigs.anpal.gov.it, previa registrazione sul portale ANPAL.


Come noto, l’art. 1, co. 136, della Legge di Bilancio 2018 riconosce l’attribuzione anticipata dell’assegno di ricollocazione (art. 23, D.Lgs. n. 150/2015) a quei lavoratori che, rientranti in ambiti aziendali o profili professionali a rischio di esubero, ne facciano espressa richiesta all’ANPAL. Tale disposizione si collega a quella ex art. 24-bis, co. 1, del D.Lgs. n. 148/2015, introdotta dall’art. 1, co. 136, della medesima legge, per cui la procedura di consultazione sindacale finalizzata all’attivazione dell’intervento straordinario di integrazione salariale nei casi di riorganizzazione o di crisi aziendale, laddove non sia espressamente previsto il completo recupero occupazionale, può concludersi con un accordo che preveda un piano di ricollocazione dei lavoratori, con l’indicazione degli ambiti aziendali e dei profili professionali a rischio di esubero. Resta escluso il ricorso all’accordo di ricollocazione nel caso in cui l’intervento di Cigs sia determinato da contratto di solidarietà.
Dal 24 luglio 2018, i lavoratori coinvolti negli accordi di ricollocazione possono effettuare una prenotazione dell’assegno di ricollocazione, accedendo all’indirizzo http://adrcigs.anpal.gov.it, previa registrazione sul portale ANPAL.
Una volta effettuato l’accesso, il sistema mostrerà al lavoratore i dati acquisiti in fase di registrazione e chiederà l’inserimento delle seguenti informazioni: codice fiscale dell’azienda; numero di telefono cellulare del lavoratore; conferma o modifica dell’indirizzo e-mail precedentemente indicato in fase di registrazione; avvenuta lettura dell’Informativa sul trattamento dei dati personali.
Confermata l’operazione, l’applicativo fornirà una comunicazione stampabile contenente il numero di prenotazione dell’assegno, nonché la data e l’ora della stessa.
Dopo la prenotazione della richiesta di assegno di ricollocazione, allo scadere dei 30 giorni successivi alla sottoscrizione dell’accordo, si procederà alla verifica automatica della presenza a sistema dell’accordo di ricollocazione stipulato e dei dati relativi alla domanda di integrazione salariale straordinaria pervenuti al Ministero del lavoro.
Effettuate le predette verifiche, sarà data comunicazione – mediante posta elettronica all’indirizzo associato all’utenza – della possibilità di completare la richiesta. Il lavoratore, pertanto, entro i successivi 30 giorni, potrà inserire nella procedura i dati utili alla propria profilazione e scegliere il soggetto erogatore da cui farsi assistere nel percorso di ricollocazione.


Nelle more della piena implementazione delle funzionalità del sistema, l’accordo di ricollocazione viene trasmesso ad ANPAL, a cura del datore di lavoro, entro sette giorni dalla stipula. Si specifica inoltre che i datori di lavoro, oltre all’accordo, dovranno inviare, un prospetto, in formato excel, contenente i dati dei lavoratori coinvolti dal programma di riorganizzazione ovvero di crisi aziendale presentato ai sensi dell’articolo 21, commi 2 e 3, del d.lgs. 148/2015. Una volta ricevute tali informazioni, sarà cura di ANPAL, in questa prima fase, il caricamento dei dati dell’accordo di ricollocazione a sistema.
La gestione delle fasi successive al rilascio dell’assegno di ricollocazione, a cura dei soggetti erogatori del servizio di assistenza intensiva alla ricollocazione, avverrà secondo le stesse modalità previste per l’assegno di ricollocazione per i percettori di NASpI.

INPS: a settembre altri pagamenti per la 14ma mensilità di pensione


Durante il mese di giugno è stato possibile registrare i redditi 2015 trasmessi dagli interessati oltre i termini stabiliti. La disponibilità di questi dati ha consentito di effettuare un’ulteriore lavorazione d’ufficio per attribuire la 14ma a nuovi soggetti non pagati nel mese di luglio proprio per assenza di tali dichiarazioni.


Ai fini dell’accertamento del diritto alla 14ma, rispetto ai redditi per l’anno 2018 devono essere valutati: nell’ipotesi di prima concessione (rientrano in tale casistica tutti coloro che negli anni precedenti non abbiano percepito la somma aggiuntiva), tutti i redditi posseduti dal soggetto nell’anno 2018; in caso di concessione successiva alla prima, i redditi per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati conseguiti nel 2018 e i redditi diversi da pensioni conseguiti nel 2017.
A seguito della campagna di sollecito da parte dell’Inps della presentazione delle dichiarazioni reddituali, nello scorso mese di giugno è stato possibile registrare i redditi 2015 trasmessi dagli interessati oltre i termini stabiliti: la disponibilità di questi dati ha consentito di effettuare un’ulteriore lavorazione d’ufficio per attribuire la 14ma a nuovi soggetti non pagati nel mese di luglio proprio per assenza di tali dichiarazioni.
A settembre 2018 saranno perciò corrisposte d’ufficio ulteriori 48.000 quattordicesime; gli interessati riceveranno a breve la comunicazione.
Alle posizioni prive di notizie reddituali successive all’anno 2013 non è stato possibile attribuire il beneficio. Tuttavia, laddove un pensionato ritenga di avere diritto al beneficio e non sia stato raggiunto da queste elaborazioni d’ufficio può presentare l’apposita domanda di ricostituzione, utilizzando i servizi disponibili on-line attraverso il sito Internet dell’Inps se in possesso delle credenziali di accesso: PIN Inps, SPID (Sistema pubblico Identità Digitale) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). In alternativa, la domanda può essere presentata avvalendosi dell’assistenza degli uffici di Patronato. Nel caso di accoglimento della medesima domanda, la prestazione sarà attribuita sulla prima rata utile di pensione.

Aree di crisi complessa: in Gazzetta la conversione del decreto sulla cig in deroga


Pubblicata nella G.U. 7 luglio 2018, n. 156, la conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge n. 44/2018 recante misure urgenti per l’ulteriore finanziamento degli interventi di cui all’art. 1, co. 139, L. n. 205/2017, nonchè per il completamento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali. La legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


L’articolo 1 della legge di conversione stanzia ulteriori risorse – 9 milioni di euro per il 2018 – a carico del Fondo sociale per occupazione e formazione, per prorogare il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga nelle aree di crisi industriale complessa della Regione Sardegna. L’articolo 1, comma 139, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, in seguito quindi al periodo aggiunto, risulta il seguente: “139. Al fine del completamento dei piani di recupero occupazionale previsti, le restanti risorse finanziarie di cui all’articolo 44, comma 11-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, come ripartite tra le regioni con i decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze n. 1 del 12 dicembre 2016 e n. 12 del 5 aprile 2017, possono essere destinate, nell’anno 2018, dalle predette regioni, alle medesime finalità del richiamato articolo 44, comma 11-bis, del decreto legislativo n. 148 del 2015, nonché a quelle dell’articolo 53-ter del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96. Ai medesimi fini di cui al periodo precedente, la regione Sardegna può altresì destinare ulteriori risorse, fino al limite di 9 milioni di euro nell’anno 2018, per le specifiche situazioni occupazionali esistenti nel suo territorio.
L’articolo 2 del decreto legge – il quale non ha subito modifiche in sede di conversione – ha invece riscritto come segue l’articolo 1, comma 145, della legge 27 dicembre 2017, n. 205: “145. Al fine del compimento dei piani di nuova industrializzazione, di recupero o di tenuta occupazionale relativi a crisi aziendali incardinate presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle regioni, nel limite massimo del 50 per cento delle risorse loro assegnate ai sensi dell’articolo 44, comma 6-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, le regioni, a seguito di specifici accordi sottoscritti dalle parti presso le unità di crisi del Ministero dello sviluppo economico o delle stesse regioni, possono autorizzare, per un periodo massimo di dodici mesi, le proroghe in continuità delle prestazioni di cassa integrazione guadagni in deroga aventi efficacia temporale entro il 31 dicembre 2016 e durata fino al 31 dicembre 2017“.


Cassa di previdenza Geometri, nessun obbligo per il mediatore immobiliare


In tema di obbligo contributivo verso la Cassa di previdenza Geometri, è escluso che lo svolgimento di attività di mediatore immobiliare per la conclusione di affari tra terzi, ancorché essa possa ricomprendere attività di stima o consigli su profili tecnici, come quelli catastali o urbanistici, faccia sorgere l’obbligo di iscrizione del medesimo soggetto presso la suddetta Cassa professionale

La Corte d’appello territoriale aveva respinto il gravame avverso la decisione del Tribunale di prime cure, con cui era stata ritenuta infondata la pretesa della Cassa di previdenza dei Geometri, di pagamento della contribuzione per l’attività svolta quale mediatore immobiliare, da parte di un soggetto iscritto all’Albo dei Geometri. La Corte aveva evidenziato come la normativa inerente la professione di mediatore non menzionasse in alcun modo le attività, valorizzate dalla Cassa quali elementi propri dell’attività del geometra, inerenti la misurazione, la stima o i rilievi topografici. Il fatto poi che il mediatore immobiliare pacificamente non avesse alcun obbligo di iscrizione all’Albo dei Geometri dimostrava la netta separazione in realtà esistente tra i due tipi di professionalità.
Ricorre così per Cassazione la Cassa di previdenza, lamentando che non era stato correttamente apprezzato il fatto che le attitudini tecniche del geometra sono coinvolte da vari punti di vista nell’attività del mediatore. Altresì, si contesta che la Corte territoriale non aveva considerato i profili evolutivi che caratterizzano l’attività del geometra, in progressiva estensione dell’ambito della professione.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato. Non è messo in dubbio nella sentenza impugnata che i redditi rivendicati a contribuzione derivino da attività mediatore immobiliare svolte per la conclusione di affari tra terzi. In proposito, tuttavia, quella del mediatore si manifesta come una professionalità autonoma. Non vi è dubbio che il mediatore possa essere chiamato ad attività di stima, ma si tratta di valutazioni che non necessariamente coincidono con quelle del geometra, con finalità diverse, per la concreta conclusione di affari e non per la determinazione assoluta di valori di estimo. Tale stima, infatti, può risentire di fattori diversi, derivanti da strategie commerciali o da esigenze del cliente, in espressione di una specificità professionale non confondibile con quella puramente tecnica del geometra.

APE sociale: entro il 15 luglio, la domanda di riconoscimento dei requisiti


Entro il 15 luglio, i potenziali beneficiari dell’APE sociale devono inoltrare all’Inps domanda di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio.


L’Ape Sociale è un’indennità a carico dello Stato erogata dall’INPS a soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero.
Possono beneficiare dell’APE sociale i residenti in Italia iscritti all’AGO dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione separata, che, alla data di accesso al trattamento, siano in possesso dei requisiti illustrati dall’art. 2, co.1, D.P.C.M. 23 maggio 2017, n. 88.
I soggetti che vengano o possano trovarsi nelle condizioni definite dalla norma entro il 31 dicembre 2018 – che non sono riusciti a consegnare la documentazione necessaria entro il 31 marzo 2018 – devono presentare domanda all’Inps entro il 15 luglio 2018. Possono utilizzare questa opportunità anche i lavoratori che, già in possesso dei requisiti, hanno presentato la domanda in ritardo rispetto alla prima scadenza.
Le domande saranno lavorate dall’Inps entro il 15 luglio 2018. In mancanza di rispetto del suddetto termine, le domande, purché presentate entro il 30 novembre di ciascun anno, possono essere prese in considerazione dall’Istituto nell’anno di riferimento esclusivamente ove residuino risorse.
La domanda deve essere presentata in modalità telematica. E’ consentito integrare la domanda con la documentazione obbligatoria in un momento successivo alla presentazione della stessa senza modificare il numero di protocollo, la data e l’ora di ricezione rilasciati al momento dell’invio. L’interessato, a seconda di quale tra le condizioni ricorra, deve rilasciare, con la domanda, delle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà (art. 47, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445) e allegare alla stessa, documentazione attestante la propria condizione.
Con particolare riguardo alla condizione di essere un lavoratore dipendente che svolga o abbia svolto in Italia, da almeno 6 anni una o più attività lavorative “gravose”, il richiedente deve farsi rilasciare un’attestazione del datore di lavoro redatta su un apposito modello, differenziato a seconda che il soggetto sia un lavoratore dipendente del settore privato o pubblico (codice AP116) o un lavoratore domestico (codice AP117).
Essendo state ulteriormente specificate, anche con l’indicazione del codice professionale ISTAT, le professioni di cui all’allegato B della legge 27 dicembre 2017, n. 205, l’Inps ha conseguentemente provveduto all’aggiornamento del modello per l’attestazione del datore di lavoro (AP116) circa lo svolgimento delle attività gravose, includendo le nuove professioni e prevedendo un apposito campo per l’indicazione del codice professionale ISTAT.
Gli operai dell’edilizia, in considerazione delle difficoltà di reperire il datore di lavoro per la sottoscrizione della relativa attestazione (modello AP116), il richiedente può farsi rilasciare idonea dichiarazione, sottoscritta dal responsabile della Cassa edile, dalla quale risultino i periodi durante i quali egli è stato iscritto alla Cassa.
Contestualmente alla presentazione della domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso all’APE sociale o nelle more dell’istruttoria della stessa, il soggetto già in possesso di tutti i requisiti previsti, compresa la cessazione dell’attività lavorativa, può presentare la domanda di accesso al beneficio, secondo i consueti canali telematici. In caso di esito positivo, l’indennità dell’APE sociale decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, ove a tale data sussistano tutti i requisiti e le condizioni previste, compresa la cessazione dell’attività lavorativa.

Assunzione agevolata lavoratori over 50: il campo di applicazione


In appresso si riporta una breve disamina del campo di applicazione dell’incentivo economico spettante in caso di assunzione di lavoratori “over 50”

Come noto, a decorrere dal 1° gennaio 2013, sono previsti incentivi economici per l’assunzione di lavoratori anziani di età non inferiore a 50 anni, disoccupati da oltre dodici mesi, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato. L’incentivo spetta, altresì, per:
– proroga del rapporto a termine, fino al limite del periodo agevolato massimo spettante;
– trasformazione a tempo indeterminato di un precedente rapporto agevolato a termine, tuttavia la trasformazione deve intervenire entro la scadenza del beneficio iniziale;
– assunzione a scopo di somministrazione;
– rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro.
In relazione a tale tipologia di lavoratori, l’età deve essere considerata alla data di decorrenza dell’assunzione. Non rileva la durata dell’orario di lavoro.
L’incentivo consiste nella riduzione del 50% dei contributi a carico del datore di lavoro:
– fino a dodici mesi per l’assunzione a tempo determinato;
– per diciotto mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato;
– per complessivi diciotto mesi se il rapporto a termine viene trasformato a tempo indeterminato.
In applicazione del criterio di flessibilità, l’incentivo può spettare anche nell’ipotesi in cui, dopo un primo rapporto agevolato a tempo determinato, venga effettuata, con soluzione di continuità, una nuova assunzione a tempo determinato o indeterminato del medesimo lavoratore dipendente. In tal caso, è necessario, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione per la durata residua rispetto a quanto già goduto precedentemente, che il lavoratore abbia mantenuto l’anzianità di disoccupazione superiore a dodici mesi.