SCUOLE PRIVATE ANINSEI: provvisoria applicazione dell’accordo di rinnovo nell’attesa della ratifica

L’ANINSEI – CONFINDUSTRIA FEDERVARIEe la FLC-CGIL, la CISL-SCUOLA, la UIL-SCUOLA, lo SNALS-CONFSAL con un verbale di integrazione all’ipotesi di accordo 22/7/2015, di rinnovo del CCNL di settore, ne hanno disposto l’applicazione nell’attesa della ratifica.

Il giorno 29/7/2015, tra l’ANINSEI – CONFINDUSTRIA FEDERVARIEe la FLC-CGIL, la CISL-SCUOLA, la UIL-SCUOLA, lo SNALS-CONFSAL, è stato stipulato il Verbale di integrazione all’Ipotesi di accordo stipulata il 22/7/2015 (2015-2018) per il rinnovo del CCNL di settore, che disciplina il trattamento normativo ed economico per il personale direttivo, docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario occupato nelle scuole non statali aderenti all’Aninsei.

Al fine di consentire agli istituti ANINSEI, l’avvio dell’a.s. 2015/2016 e a tutela dei lavoratori, le parti hanno convenuto con verbale di integrazione firmato il 29/7/2015, di dare, dall’1/9/2015 e fino alla data della ratifica dell’ipotesi di accordo 22/7/2015, già prevista entro e non oltre il 5/11/2015, provvisoria applicazione al trattamento normativo ed economico ivi previsto per il triennio 2015-2018.

Gli aumenti spettanti per il periodo 2015-2018 sono i seguenti:

LivelliAum. dall’1/9/2015Aum. dall’1/9/2016Aum. dall’1/9/2017Aum. dall’1/9/2018Tot. aumenti
I8,3216,6416,6416,6458,24
II8,5217,0417,0417,0459,63
III8,9317,8617,8617,8662,51
IV9,3818,7618,7618,7665,67
V10,0020,0020,0020,0070,00
VI10,0020,0020,0020,0070,00
VII10,1520,3120,3120,3171,07
VIII A10,6421,2921,2921,2974,50
VIII B11,2222,4522,4522,4578,56

Alle date indicate verranno corrisposti i seguenti importi retributivi

LivelliMinimo dall’1/9/2015Minimo dall’1/9/2016Minimo dall’1/9/2017Minimo dall’1/9/2018
I1.131,151.147,791.164,431.181,07
II1.158,141.175,171.192,211.209,25
III1.214,07               1.231,931.249,791.267,65
IV1.275,601.294,371.313,131.331,89
V1.359,641.379,641.399,641.419,64
VI1.359,041.379,641.399,641.419,64
VII1.380,451.400,761.421,071.441,37
VIII A1.447,021.468,011.489,591.510,88
VIII B1.525,901.548,351.570,791.593,24

Una tantum
Per il periodo che va dall’1/1/2013 al 31/8/2015, sarà corrisposta a tutto il personale in servizio al 31/8/2015, con la retribuzione di settembre 2015, il seguente importo una tantum:

LivelliEuro
I, II, III55,00
IV, V, VI, VII65,00
VIII A, VIII B75,00

Salario di anzianità
A partire dall’1/1/2016, sarà corrisposto un salario di anzianità del valore sottoriportato, a tutto il personale che avrà maturato i seguenti anni di servizio ininterrotti presso la stessa azienda:

– 10,00 euro per 2 anni di servizio;
– 20,00 euro 4 anni di servizio;
– 30,00 euro 6 anni di servizio;
– 40,00 euro 10 anni di servizio
– 55,00 per 14 anni di servizio

A tale ultima somma va aggiunto quanto eventualmente già percepito mensilmente per scatti di anzianità precedentemente maturati

 

Bilateralità
A partire dall’1/1/2016 le aziende dovranno versare un contributo pari a 120 euro annui per ogni lavoratore dipendente, frazionato in 12 quote mensili ciascuna delle quali di importo pari a 10,00 euro. Per i lavoratori part-time con orano di lavoro fino alle metà delle ore settimanali previste per il livello e le mansioni la quota è ridotta del 50%.

Le imprese non aderenti al sistema bilaterale, e che non versano il relativo contributo, dovranno erogare alla data suddetta un importo forfettario di 25,00 euro lordi mensili per 13 mensilità, a titolo di elemento aggiuntivo della retribuzione (E.A.R.)

 

Contratto a termine
Disciplina della proroga
Ai sensi del D.Lgs. 81/2015, il termine del contratto determinato, potrà essere prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni e, comunque, per un massimo di 5 volte nell’arco di 36 mesi a prescindere dal numero di contratti.

Successione dei contratti
Qualora il lavoratore venga riassunto a termine entro un periodo di 10 giorni per contratti di durata non superiore ai 6 mesi e 20 giorni lavorativi dalla data di scadenza, per contratti superiori a 6 mesi, il secondo contratto si considererà a tempo indeterminato.

Apprendistato professionalizzante
Potranno essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, i giovani di età compresa trai 18 e i 30 anni non compiuti. Nonché, ai sensi dell’art. 47, comma 4, del D.Lgs. 81/2015, i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione indipendentemente dal limite di età.
La durata minima del contratto potrà essere di 6 mesi mentre la durata massima di 36 mesi. Quanto al trattamento economico sarà così parametrato:

– primo anno: 85% della retribuzione tabellare del livello di inquadramento;
– secondo anno: 90% della retribuzione tabellare;
– terzo anno: 100% della retribuzione tabellare.

 

Recepimento T.U. sulla rappresentanza
Nell’ipotesi viene inoltre recepito il Testo Unico sulla Rappresentanza, sottoscritto da Confindustria e CGIL, CISL, UIL in data 10/1/2014 concernente le norme che regolamentano la:
1) rappresentatività ai fini della stipula dei Contratti collettivi nazionali di lavoro;
2) Rappresentanze Aziendali;
3) titolarità ed efficacia della contrattazione collettiva nazionale di categoria e aziendale;
4) procedure di raffreddamento e sanzioni sulle conseguenze dell’inadempimento.

Le Parti, infine, si impegnano ad adeguare e aggiornare quegli istituti contrattuali non ancora definiti in maniera puntuale dalla presente ipotesi alla luce delle recenti novità legislative nella riunione fissata per il 22/9/2015.

CCNL ISTITUZIONI SOCIO-ASSISTENZIALI UNEBA: ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA DALL’1/11/2015

Firmato il giorno 11/9/2015, tra UNEBA e FP-CGIL, FP-CISL, FISASCAT-CISL, UILTUCS-UIL, l’accordo con il quale viene indicata una nuova data – 1° novembre 2015 – per l’attivazione del piano di assistenza sanitaria integrativa, rispetto a quanto inizialmente indicato negli accordi contrattuali di settore.

Nell’art. 76 del CCNL 8/5/2013 per il personale dipendente dalle realtà del settore assistenziale, sociale, socio-sanitario, educativo, nonché da tutte le altre istituzioni di assistenza e beneficenza UNEBA, le parti avevano già concordato di istituire, a decorrere dall’anno 2014, una forma di assistenza integrativa sanitaria a favore del personale in servizio basata sul principio della co-partecipazione economica tra lavoratori ed Enti.
A tal fine, le parti si erano impegnate a definire i requisiti di iscrivibilità e a concordare l’apposito Fondo a cui aderire.
Il contributo dovuto, con decorrenza dall’1/4/2014, dagli Enti datori di lavoro per l’assistenza sanitaria integrativa era stato fissato in 5,00 euro mensili per 14,00 mensilità (a luglio e dicembre versamento doppio) per ogni dipendente iscritto.

Successivamente con accordo del 17/12/2014, le parti avevano convenuto, allo scopo di proseguire il confronto finalizzato ad individuare le soluzioni più idonee alla realizzazione di tale obiettivo, di accantonare in azienda le somme, in maturazione dal 1/4/2014 così come previsto dall’art. 76 del CCNL, impegnandosi a decidere entro il 30/9/2015.
Ebbene, con l’ultimo accordo sottoscritto l’11/9/2015, le parti hanno concordato quanto segue:

1) il termine di decorrenza fissato per l’attivazione dell’assistenza sanitaria integrativa viene differito all’1/11/2015;
2) di rivolgersi al mercato per raccogliere ulteriori offerte oltre quella di RBM già pervenuta;
3) le offerte dovranno pervenire a Uneba (Roma via Gioberti 60) entro il 20/10/2015 tramite raccomandata a.r. o posta certificata unebanazionale@pecpostecloud.it.
4) Le parti si incontreranno il 23/10/2015 ed entro il 30/10/2015 dovranno scegliere, concordemente, la proposta con le migliori prestazioni per le lavoratrici ed i lavoratori fra quelle pervenute ivi compresa quella di cui al punto 2.

Jobs act: politiche attive per il lavoro e attività ispettive

Il Decreto Legislativo n. 150/2015 – recante “Politiche attive per il lavoro” – prevede l’istituzione della Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), e dell’Albo nazionale dei soggetti accreditati a svolgere funzioni in materia di politiche attive del lavoro, il fascicolo elettronico del lavoratore, le nuove regole sullo stato di disoccupazione, l’assegno di ricollocazione. Il Decreto sulle attività ispettive (n. 149/2015 ) istituisce l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INPS, INAIL, MINLAV) che avrà il compito di gestire, coordinare e razionalizzare tutte le attività di controllo nel mondo del lavoro.

In tema di disoccupazione, è ora previsto che i lavoratori privi di impiego dichiarino, in forma telematica, al Portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con i Centri per l’impiego. Solo successivamente essi sono tenuti a recarsi presso tali Servizi per la stipula di un patto di servizio personalizzato contenente tra l’altro:
– la definizione del profilo personale di occupabilità;
– la definizione degli atti di ricerca attiva e la tempistica degli stessi;
– la disponibilità del richiedente alle attività di partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro, a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione e l’accettazione di congrue offerte di lavoro.

Lo stato di disoccupazione è sospeso in caso di rapporto di lavoro subordinato di durata fino a 6 mesi. Esclusivamente con riferimento alla NASpI e alla DIS-COLL, è consentita la “conservazione dello stato di disoccupazione” per il lavoratore beneficiario dell’indennità, che presti attività lavorativa, sia autonoma che subordinata, tale per cui il cui reddito corrisponda a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni da lavoro.

Ciascun beneficiario di prestazioni a sostegno del reddito è tenuto ad attenersi ai comportamenti previsti nel patto di servizio personalizzato ed è soggetto, oltre agli obblighi della specifica disciplina di legge, a determinate sanzioni. Nello specifico, con riferimento all’ASpI, NASpI, DIS-COLL e indennità di mobilità, in caso di mancata presentazione, in assenza di giustificato motivo, alle convocazioni ovvero agli appuntamenti, ovvero di mancata partecipazione, senza giustificato motivo, alle iniziative di orientamento, è applicata:
1) la decurtazione di un quarto di una mensilità, in caso di prima mancata presentazione;
2) la decurtazione di una mensilità, alla seconda mancata presentazione;
3) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.
Per la mancata partecipazione, in assenza di giustificato motivo, alle iniziative di ricerca e formative, è applicata:
1) la decurtazione di una mensilità, alla prima mancata partecipazione;
2) la decadenza dalla prestazione e dallo stato di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione.
Infine, nell’ipotesi di mancata accettazione di un’offerta di lavoro congrua, in assenza di giustificato motivo, vi è decadenza dalla prestazione.

Il provvedimento introduce poi il nuovo istituto dell’assegno di ricollocazione, in sostituzione del contratto di ricollocazione, per i disoccupati percettori della NASpI, la cui durata di disoccupazione eccede i 4 mesi, qualora ne facciano richiesta al Centro per l’impiego presso il quale hanno stipulato il patto di servizio personalizzato. Trattasi di una somma, graduata in funzione del profilo personale di occupabilità, spendibile presso i Centri per l’impiego o presso i servizi accreditati, al fine di ottenere un servizio di assistenza intensiva nella ricerca di lavoro. Tale assegno non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef e non è assoggettato a contribuzione previdenziale e assistenziale. Il servizio è richiesto dal disoccupato, a pena di decadenza dallo stato di disoccupazione e dalla prestazione a sostegno del reddito, entro 2 mesi dalla data di rilascio dell’assegno e ha una durata di 6 mesi, prorogabile per altri 6 nel caso non sia stato consumato l’intero ammontare dell’assegno. La richiesta del servizio di assistenza alla ricollocazione, per tutta la sua durata, sospende il patto di servizio personalizzato eventualmente stipulato.

Ancora, al fine di permettere il mantenimento e lo sviluppo delle competenze acquisite, è previsto l’utilizzo dei titolari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro in attività a fini di pubblica utilità a beneficio della comunità territoriale di appartenenza, sotto la direzione ed il coordinamento di amministrazioni pubbliche, nel territorio del comune ove siano residenti.

I lavoratori disoccupati, con più di 60 anni, che non abbiano ancora maturato il diritto al pensionamento di vecchiaia o anticipato, utilizzati in tali attività, non possono eccedere l’orario di lavoro di 20 ore settimanali e ad essi compete un importo mensile pari all’assegno sociale, eventualmente riproporzionato in caso diorario di lavoro inferiore alle 20 ore settimanali. L’assegno così erogato è incompatibile con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima, nonché delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, e con i trattamenti di pensionamento anticipato. Sono, invece, cumulabili con tale assegno, gli assegni e le pensioni di invalidità civile, nonché le pensioni privilegiate per infermità contratta a causa del servizio obbligatorio di leva.

In materia poi di principi generali per la fruizione degli incentivi connessi all’assunzione, il provvedimento stabilisce un criterio generale per cui nei casi in cui le norme che prevedono incentivi richiedano un incremento occupazionale netto della forza lavoro mediamente occupata, il calcolo si effettua mensilmente, confrontando il numero di lavoratori dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei 12 mesi precedenti, avuto riguardo alla nozione di “impresa unica”.

Infine, per le assunzioni con contratto di apprendistato di primo e terzo livello, vengono introdotti, a titolo sperimentale fino al 31 dicembre 2016, i seguenti benefici:
– non trova applicazione il contributo di licenziamento;
– l’aliquota contributiva del 10% è ridotta al 5%;
– è riconosciuto lo sgravio totale dei contributi a carico del datore di lavoro, ivi inclusi il contributo di finanziamento dell’ASpI (1,31%) ed il contributo dello 0,30%.

Il Decreto Legisaltivo n. 149/2015 in materia di attività ispettiva, al fine di razionalizzare e semplificare l’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché di evitare la sovrapposizione di interventi ispettivi, prevede l’istituzione dell’”Ispettorato nazionale del lavoro”, che integra i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, dell’INPS e dell’INAIL.
Al fine di assicurare omogeneità operative di tutto il personale che svolge vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria, nonché legislazione sociale, ai funzionari ispettivi dell’INPS e dell’INAIL sono attribuiti i poteri già assegnati al personale ispettivo del Ministero del lavoro, compresa la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria.
In particolare, l’Ispettorato: esercita e coordina su tutto il territorio nazionale la vigilanza in materia di lavoro, contribuzione e assicurazione obbligatoria nonché legislazione sociale, compresa la vigilanza in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, e gli accertamenti in materia di riconoscimento del diritto a prestazioni per infortuni su lavoro e malattie professionali, della esposizione al rischio nelle malattie professionali, delle caratteristiche dei vari cicli produttivi ai fini della applicazione della tariffa dei premi; esercita e coordina le attività di vigilanza sui rapporti di lavoro nel settore dei trasporti su strada, i controlli previsti dalle norme di recepimento delle direttive di prodotto e cura la gestione delle vigilanze speciali effettuate sul territorio nazionale; svolge attività di studio e analisi relative ai fenomeni del lavoro sommerso e irregolare e alla mappatura dei rischi, al fine di orientare l’attività di vigilanza;cura la formazione e l’aggiornamento del personale ispettivo, ivi compreso quello di INPS e INAIL.

Pubblicati in Gazzetta Ufficiale gli ultimi quattro decreti attuativi del Jobs act

Pubblicati, nella G.U.S.O. 23 settembre 2015, gli ultimi 4 decreti legislativi attuativi del Jobs act (Legge delega n. 183 del 2014). Tra le novità più salienti: semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese, riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, razionalizzazione dell’attività ispettiva, questi i temi interessati dai provvedimenti in argomento.

Il D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 151 (cd. Decreto “semplificazione”) prevede l’adozione di linee guida per l’inserimento delle persone con disabilità, al fine di: promuovere una rete integrata con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, nonché con l’Inail, in relazione alle competenze in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, per l’accompagnamento e il supporto della persona con disabilità presa in carico al fine di favorirne l’inserimento lavorativo; definire i criteri di predisposizione dei progetti di inserimento lavorativo che tengano conto delle barriere e dei facilitatori ambientali rilevati; definire gli indirizzi per gli uffici competenti funzionali alla valutazione e progettazione dell’inserimento lavorativo in ottica bio-psico-sociale; di individuare di buone pratiche di inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

Alla normativa sui disabili, sono apportate le seguenti modifiche. In primo luogo, viene esteso il campo di applicazione delle Legge n. 68/1999 anche alle persone (art. 1, co. 1, L. n. 222/1984) la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle loro attitudini, sia ridotta in modo permanente a causa di infermità o difetto fisico o mentale a meno di un terzo.
A decorrere dal 1° gennaio 2017, il comma 2 dell’articolo 3 della cit. Legge n. 68 sui disabili viene abrogato, il quale disponeva che, i datori di lavoro privati che occupavano da 15 a 35 dipendenti erano obbligati ad assumere disabili solo in caso di nuove assunzioni. Dalla stessa data, il medesimo obbligo è altresì soppresso per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell’assistenza e della riabilitazione.
Relativamente ai criteri di computo della quota di riserva, l’articolo 4 del provvedimento in argomento – nell’inserire il comma 3-bis all’articolo 4 della Legge n. 68/1999 – ha disposto che i lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio, sono computati nella suddetta quota di riserva nel caso in cui abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 60% o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra, approvato con D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, o con disabilità intellettiva e psichica, con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento, certificata dalle autorità competenti.
Il nuovo comma 3-bis dell’articolo 5 della Legge n. 68 prevede, per i datori di lavoro privati e gli enti pubblici economici che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60 per mille, la possibilità di autocertificare l’esonero dall’obbligo di assunzione di disabili per quanto concerne i medesimi addetti. Gli stessi datori di lavoro ed enti pubblici economici sono tenuti a versare al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili un contributo esonerativo pari a 30,64 euro per ogni giorno lavorativo per ciascun lavoratore con disabilità non occupato.
Abrogata, infine, la previsione normativa contenuta nel comma 2 del cit. articolo 5, nella parte in cui prevede, per le aziende che occupano addetti impegnati in lavorazioni che comportano il pagamento di un tasso di premio ai fini INAIL pari o superiore al 60%, la sostituzione della procedura di esonero con un’autocertificazione del datore di lavoro che attesta l’esclusione dei lavoratori interessati dalla base di computo.
Tra le novità apportate dal Decreto Legislativo n. 151/2015rileva l’assunzione dei lavoratori con disabilità mediante la richiesta nominativa di avviamento agli uffici competenti o mediante la stipula delle convenzioni di integrazione lavorativa. In caso di mancata assunzione, gli uffici competenti avviano i lavoratori secondo l’ordine di graduatoria per la qualifica richiesta o altra specificamente concordata con il datore di lavoro sulla base delle qualifiche disponibili.
Ancora, secondo il novellato comma 1 dell’articolo 8 della Legge n. 68/1999, le persone disabili, che risultano disoccupate e aspirano ad una occupazione conforme alle proprie capacità lavorative, si iscrivono nell’apposito elenco tenuto dai servizi per il collocamento mirato nel cui ambito territoriale si trova la residenza dell’interessato, il quale può, comunque, iscriversi nell’elenco di altro servizio nel territorio dello Stato, previa cancellazione dall’elenco in cui era precedentemente iscritto. Per ogni persona, il comitato tecnico (con compiti di valutazione delle capacità lavorative) annota in una apposita scheda le capacità lavorative, le abilità, le competenze e le inclinazioni, nonché la natura e il grado della disabilità e analizza le caratteristiche dei posti da assegnare ai lavoratori disabili, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Al fine di razionalizzare la raccolta sistematica dei dati disponibili sul collocamento mirato, di semplificare gli adempimenti, di rafforzare i controlli, il Legislatore prevede l’istituzione di una specifica sezione denominata “Banca dati del collocamento mirato” che raccoglie le informazioni concernenti i datori di lavoro pubblici e privati obbligati e i lavoratori interessati. I datori di lavoro trasmettono alla Banca dati i prospetti informativi (co. 6, art. 9, L. n. 68/1999) e le informazioni circa gli accomodamenti ragionevoli adottati.
Per le assunzioni effettuate dal 1° gennaio 2016, al fine di incentivare l’inserimento in azienda delle persone disabili, è concesso, a domanda, un incentivo per un periodo di 36 mesi.
Restando in materia di collocamento obbligatorio, il Legislatore (artt. 12 e 13) ha abrogato l’albo professionale nazionale dei centralinisti telefonici privi della vista (art. 2, L. n. 594/1957).

Tra le semplificazioni di maggior rilievo, vi è certamente la tenuta del Lul in modalità telematica, a decorrere dal 1° gennaio 2017, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Occorrerà, tuttavia, attendere l’emanazione di un apposito decreto ministeriale, previsto entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo in commento.

In seguito all’intervento legislativo, le comunicazioni in materia di rapporti di lavoro, collocamento mirato, tutela delle condizioni di lavoro, incentivi, politiche attive e formazione professionale, ivi compreso il nulla osta al lavoro subordinato per cittadini extracomunitari nel settore dello spettacolo, si effettuano esclusivamente in via telematica, attraverso i modelli di comunicazione, i dizionari terminologici e gli standard tecnici di cui al D.M. del 30 ottobre 2007.

Il provvedimento in commento abroga l’autorizzazione preventiva per l’assunzione dei lavoratori italiani da impiegare o da trasferire all’estero. Pertanto, non è più prevista la sanzione relativa all’omessa autorizzazione (precedentemente contenuta nell’articolo 2-bis del medesimo decreto legge). Altresì, sono abrogati: la disciplina recante la semplificazione del procedimento di autorizzazione all’assunzione o al trasferimento in Paesi non aderenti all’Unione europea (D.P.R. n. 346/1994); e l’obbligo, per i lavoratori italiani disponibili a svolgere attività all’estero, di iscrizione in apposita lista di collocamento tenuta dall’ufficio regionale del lavoro del luogo di residenza (art. 1, co. 4, D.L. n. 317/1987, conv. in L. n. 398/1987).

Le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro vanno fatte, a pena di inefficacia, esclusivamente con modalità telematiche, su appositi moduli resi disponibili dal Ministero del lavoro e trasmessi al datore di lavoro e alla Direzione territoriale del lavoro competente. Entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo, il lavoratore ha comunque la facoltà di revocare le dimissioni e la risoluzione consensuale con le medesime modalità. La trasmissione dei moduli può avvenire anche per il tramite dei Patronati, delle organizzazioni sindacali, nonché degli Enti bilaterali e delle Commissioni di certificazione (art. 76, D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276). Salvo che il fatto costituisca reato, il datore di lavoro che alteri i moduli è punito con la sanzione amministrativa da 5.000 a 30.000 euro. L’accertamento e l’irrogazione della sanzione sono di competenza delle Direzioni territoriali del lavoro. E’ applicabile il pagamento in misura ridotta (art. 16, L. n. 689/1981).

Il Decreto Legislativo n. 151/2015interviene anche in materia di sicurezza sul lavoro, attraverso la semplificazione del procedimento di valutazione dei rischi e l’individuazione di strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio.
In primo luogo, l’articolo 20 del Decreto “semplificazione”, nel sostituire il comma 8 dell’articolo 3 del TU sulla sicurezza (D.Lgs. n. 81/2008) dispone che, a decorrere dalla sua entrata in vigore, nei confronti dei lavoratori che effettuano prestazioni di lavoro accessorio, le disposizioni del provvedimento in argomento e le altre norme speciali vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori si applicano nei casi in cui la prestazione sia svolta a favore di un committente imprenditore o professionista. Negli altri casi si applicano esclusivamente le disposizioni relative ai componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile e ai lavoratori autonomi (art. 21, D.Lgs. n. 81/2008).
Sono, comunque, esclusi dall’applicazione del TU sulla sicurezza e delle altre norme speciali vigenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori i piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati e ai disabili.
Ancora, è prevista l’adozione di strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio nonché l’individuazione di strumenti di supporto per la valutazione dei rischi, tra i quali gli strumenti informatizzati secondo il prototipo europeo OIRA (Online Interactive Risk Assessment).
Non sussiste più la possibilità per il datore di lavoro, salvo che nei casi espressamente previsti, nelle imprese o unità produttive fino a 5 lavoratori, di svolgere direttamente i compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione degli incendi e di evacuazione, anche in caso di affidamento dell’incarico di responsabile del servizio di prevenzione e protezione a persone interne all’azienda o all’unità produttiva o a servizi esterni. Soppressa, infine, la visita medica preventiva in fase preassuntiva e il registro degli infortuni.

Oggetto di semplificazione sono altresì gli adempimenti formali concernenti gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. In particolare, con la sostituzione del comma 3 dell’articolo 28 del D.P.R. n. 1124/1965, l’articolo 21, comma 1, del Decreto Legislativo in commento si propone di migliorare il processo di acquisizione delle informazioni che l’Istituto assicuratore rende disponibili, in via telematica, al datore di lavoro ai fini del calcolo del premio assicurativo.
Le modalità di fruizione del suddetto servizio – disponibile nel portale dell’Inail – sono definite dall’Inail, con proprio provvedimento, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in parola.
La denuncia di infortunio continua ad essere fatta entro 2 giorni da quello in cui il datore di lavoro ne ha avuto notizia, ma deve ora essere corredata dei riferimenti al certificato medico già trasmesso all’Istituto assicuratore per via telematica direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio.
Rivisitato, altresì, l’articolo 54 del D.P.R. n. 1124/1965. Nello specifico, per il datore di lavoro le informazioni relative ad ogni infortunio sul lavoro mortale o con prognosi superiore a 30 giorni, si intende assolto con l’invio della denuncia di infortunio all’INAIL, con modalità telematica.
Il certificato della visita rilasciato dal medico in caso di prima assistenza ad un infortunato, salvo quanto previsto dall’articolo 25 del Decreto Legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, deve essere trasmesso all’INAIL per via telematica direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio.
Il datore di lavoro deve fornire all’Istituto assicuratore tutte le notizie necessarie per l’istruttoria delle denunce. In precedenza, era il preposto all’azienda a fornire al medico tutte le notizie necessarie per completare il modulo, e firmarlo egli pure quando era richiesto dal medico.
Le suddette modifiche (co. 1, lett. b), c), d), e) ed f), dell’art. 21 del D.Lgs. n. 151/2015) hanno efficacia a decorrere dal 180° giorno successivo alla data di entrata in vigore del provvedimento in argomento.
A decorrere dal 180° giorno successivo alla data di entrata in vigore D.Lgs. n. 151/2015, con la trasmissione telematica del certificato di malattia professionale, si intende assolto, per le malattie professionali indicate nell’elenco di cui all’art. 139 del medesimo D.P.R. n. 1124, l’obbligo di trasmissione della denuncia di cui allo stesso art. 139 ai fini dell’alimentazione del Registro Nazionale delle malattie causate dal lavoro ovvero ad esso correlate, di cui all’art. 10, co. 5, del D.Lgs. n. 38/2000.
A decorrere dal 90° giorno successivo alla data di entrata in vigore del Decreto “semplificazione”, è abolito l’obbligo di tenuta del registro infortuni.

Jobs act e ammortizzatori sociali

Con il Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 148, pubblicato nella G.U. Suppl.Ord. 23 settembre 2015, n. 53 è stato previsto il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. Il nuovo sistema si fonda sugli strumenti già noti dell’integrazione salariale ordinaria e straordinaria, contratti di solidarietà, fondi bilaterali di solidarietà, chiaramente innovati in maniera significativa.

La prima importante novità riguarda l’estensione del campo di applicazione del trattamento di integrazione ordinario ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante, nei casi in cui l’impresa da cui dipendono rientri nel campo di applicazione sia delle integrazioni salariali ordinarie che di quelle straordinarie, oppure delle sole integrazioni ordinarie; se, invece, alle dipendenze di imprese per le quali trovano applicazione le sole integrazioni salariali straordinarie, gli apprendisti sono destinatari dei trattamenti straordinari, limitatamente alla causale di intervento per crisi aziendale. Conseguentemente, agli apprendisti sono estesi gli oneri contributivi previsti per le integrazioni salariali di cui sono destinatari, fermo restando gli ulteriori obblighi contributivi e riduzioni già previste, ed in ogni caso esclusa l’applicabilità dello sgravio contributivo totale per le assunzioni operate entro il 31 dicembre 2016.

In termini di durata massima del trattamento di integrazione, è ora previsto che essa non possa superare i 24 mesi in un quinquennio mobile, tuttavia, per i trattamenti erogati a causa della stipula di contratti di solidarietà, la relativa durata viene computata, ai fini della predetta durata massima, nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente. Inoltre, per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini, nonché per le imprese industriali o artigiane esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo, per ciascuna unità produttiva, il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possono superare la durata massima complessiva di 30 mesi in un quinquennio mobile.

Di assoluto rilievo, poi, la novità delle previsioni sulla “condizionalità” e sul connesso apparato sanzionatorio. I lavoratori beneficiari di integrazioni salariali, infatti, per cui è programmata una sospensione o riduzione superiore al 50% dell’orario, calcolato in un periodo di 12 mesi, sono soggetti ad una serie di adempimenti discendenti dalla stipula presso il Centro per l’impiego del cd. “patto di servizio personalizzato”. In caso di mancata presentazione alle convocazioni ovvero agli appuntamenti, nonché di mancata partecipazione alle iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro quali, in via esemplificativa, la stesura del curriculum vitae e la preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento, il lavoratore è sanzionato, in assenza di giustificato motivo, con:
– la decurtazione di un quarto di una mensilità per la prima mancata presentazione;
– la decurtazione di una mensilità, per la seconda mancata presentazione;
– la decadenza dalla prestazione per la ulteriore mancata presentazione.
Nell’ipotesi di mancata partecipazione alle iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione, la sanzione prevede invece:
– la decurtazione di una mensilità per la prima mancata partecipazione;
– la decadenza dalla prestazione per la ulteriore mancata presentazione.
Inoltre, in ogni caso, il lavoratore che svolga attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale non ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate.

In riferimento, poi, alla contribuzione di finanziamento delle integrazioni salariali, si registrano delle riduzioni delle aliquote ordinarie, a fronte invece di un innalzamento del contributo addizionale, differenziato ora rispetto alle settimane di durata del trattamento e calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate.

In linea con le previsioni già note, le causali per l’intervento di integrazione salariale straordinario sono ridotte a:
– riorganizzazione aziendale, con la necessità di programma di interventi volti a fronteggiare le inefficienze della struttura gestionale o produttiva ed a un consistente recupero occupazionale del personale interessato alle sospensioni o alle riduzioni dell’orario di lavoro;
– crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa;
– contratto di solidarietà, stipulato dall’impresa e da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o dalle loro rappresentanze sindacali aziendali ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria. La riduzione media oraria non può essere superiore al 60% dell’orario giornaliero, settimanale o mensile dei lavoratori interessati. Con riferimento al singolo lavoratore, invece, la percentuale di riduzione dell’orario di lavoro non può essere superiore al 70% nell’arco dell’intero periodo per il quale il contratto di solidarietà è stipulato. Gli accordi aziendali devono specificare le modalità attraverso le quali l’impresa, per soddisfare temporanee esigenze di maggior lavoro, può modificare in aumento, nei limiti del normale orario di lavoro, l’orario ridotto. Il maggior lavoro prestato comporta una corrispondente riduzione del trattamento di integrazione salariale.

Ancora, in merito alla durata, il trattamento straordinario non può essere superiore ai 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile, nell’ipotesi di riorganizzazione aziendale e relativamente a ciascuna unità produttiva. Per la causale di crisi aziendale, invece, il trattamento straordinario può avere una durata massima di 12 mesi, anche continuativi, ed una nuova autorizzazione non può essere concessa prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente autorizzazione. Per la causale di contratto di solidarietà, infine, il trattamento straordinario di integrazione salariale può avere una durata massima di 24 mesi, anche continuativi, in un quinquennio mobile.

I Fondi di solidarietà bilaterali per i settori che non rientrano nell’ambito di applicazione della disciplina in materia di integrazione salariale, con la finalità di assicurare ai lavoratori una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per le medesime causali, vanno istituiti ora, obbligatoriamente, in relazione ai datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti. Parimenti, il Fondo di solidarietà residuale, che a decorrere dal 1° gennaio 2016 assume la denominazione di Fondo di integrazione salariale, vede estendere il proprio campo di applicazione ai datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti, appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non coperti dal trattamento di integrazione salariale e che non hanno costituito Fondi di solidarietà bilaterali. Il Fondo di integrazione salariale, nel caso di datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti, eroga un assegno ordinario, per una durata massima di 26 settimane in un biennio mobile, in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa previste dalla normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie, ad esclusione delle intemperie stagionali, e straordinarie, limitatamente alle causali per riorganizzazione e crisi aziendale. I datori di lavoro che occupano mediamente sino a 15 dipendenti possono richiedere l’assegno di solidarietà in favore dei propri dipendenti, a decorrere dal 1° luglio 2016, sulla base di accordi collettivi aziendali stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative, che stabiliscano una riduzione dell’orario di lavoro, al fine di evitare o ridurre le eccedenze di personale nel corso della procedura di riduzione del personale o al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo. L’assegno di solidarietà può essere corrisposto per un periodo massimo di 12 mesi in un biennio mobile.

Baby sitting e concedo parentale: precisazioni INPS

Si forniscono chiarimenti in ordine alle nuove modalità di erogazione del beneficio di cui all’art. 4, co. 24, lett. b), L. 28 giugno 2012, n. 92, nei casi di part-time.

In via sperimentale per gli anni 2013-2015, la madre lavoratrice, al termine del congedo di maternità obbligatorio ed entro un periodo di 11 mesi, ha la facoltà di richiedere in alternativa al congedo parentale un contributo utilizzabile per il servizio di baby-sitting ovvero per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati (art. 4, co. 24, lett. b), L. 28 giugno 2012, n. 92).
Il nuovo termine iniziale di intervallo di tempo da considerare per quantificare i mesi di congedo parentale, utili ai fini del riconoscimento del beneficio, per i casi di cessazione o modificazione del rapporto di lavoro, coincide con la data di presentazione della domanda, mentre il termine finale con il giorno di cessazione del rapporto lavorativo, da intendersi quale ultimo giorno lavorato, ovvero con il giorno di modifica del rapporto lavorativo.
Relativamente all’individuazione del periodo teorico di beneficio concedibile, il termine iniziale del periodo deve coincidere con la data di presentazione della domanda, mentre il termine da prendere a riferimento per il riproporzionamento del beneficio è il giorno di modificazione del rapporto lavorativo da tempo pieno a tempo parziale e viceversa. In questo modo, è possibile individuare, nell’ambito dei mesi di beneficio concessi, quanti debbano essere erogati pienamente e quanti, invece, debbano essere riconosciuti in maniera riproporzionata in funzione della modifica del rapporto lavorativo. Il computo del periodo teorico deve essere effettuato secondo le regole ordinarie previste (punto 14.2 dell’allegato 1 della circolare n. 17 del 26 gennaio 1982). Nell’ipotesi in cui, alla data di modifica del rapporto lavorativo, il numero di giorni eccedenti i mesi interi sia maggiore di 15, il beneficio deve essere erogato, per il mese in cui avviene la variazione del rapporto di lavoro, con le modalità adottate nei mesi antecedenti la variazione stessa. Diversamente, nel caso in cui il numero di giorni eccedenti i mesi interi sia pari o minore di 15, il beneficio, per il mese in cui avviene la variazione del rapporto di lavoro, deve essere erogato con le nuove modalità determinate dall’avvenuta variazione del rapporto lavorativo.

Fondo FASDA: ulteriori modalità di versamento per le imprese di servizi ambientali

 

 

Sottoscritto il 31/8/2015, tra l’UTILITALIA (già FEDERAMBIENTE), FISE ASSOAMBIENTE, FISE e la FP-CGIL, la FIT-CISL Reti, la UILTRASPORTI, la FIADEL, il protocollo d’intesa che ha stabilito ulteriori modalità di versamento contributivo ordinario al Fondo FASDA e le relative istruzioni operative.

 

Il Protocollo ha stabilito l’operatività del Fondo FASDA, anche attraverso l’organico rapporto di collaborazione in atto con le società che provvedono alla gestione amministrativa dei contributi e all’erogazione delle prestazioni sanitarie.
I datori di lavoro e i soggetti aderenti, a partire dall’invio del template del 30/9/2015 in avanti, sono tenuti a effettuare “il primo versamento” contributivo al Fondo, corrispondendo soltanto la contribuzione ordinaria per il trimestre immediatamente seguente l’invio stesso (alle date cioè del 16 ottobre, 16 gennaio, 16 aprile, 16 luglio).
I lavoratori iscritti hanno diritto alle prestazioni del Fondo dal 1° giorno del trimestre successivo a quello nel quale ha avuto corso il primo versamento della contribuzione ordinaria.
Ad esempio, se l’azienda invia il suo primo template il 30/9/2015 con conseguente primo versamento contributivo ordinario il 16 ottobre seguente, il lavoratore inizierà a fruire delle prestazioni del Fondo dall’1/1/2016; termine quest’ultimo che sarà anticipato all’1/10/2015 nel caso l’azienda intenda versare al Fondo, il 16 ottobre, l’importo di due trimestri di contribuzione ordinaria.
Resta inteso che l’eventuale ipotesi di aziende che fossero state già tenute ad effettuare il primo invio del template e il primo versamento contributivo prima rispettivamente del 30/9/2015 e del 16/10/2015, è regolata dalle disposizioni dello Statuto e del Regolamento.
Il lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro, utilizzando il proprio fondo di riserva assicurativa, continuerà a godere delle prestazioni del Fondo anche nel trimestre immediatamente successivo.

CCNL ASSICURAZIONE SNA: nessuna violazione dei principi sindacali

L’applicazione dei CCNL sottoscritti da sindacati meno rappresentativi non generano comportamenti antisindacali. Lo stabilisce il decreto n. 26612/2015 del 7/8/2015

La FISAC-CGIL e la FNA hanno presentato istanza innanzi al Tribunale per denunciare la condotta antisindacale di un’agenzia assicurativa di Napoli che ha applicato il contratto collettivo SNA sottoscritto da sindacati non rappresentativi. Le OO.SS. chiedevano infatti, di ordinare alla convenuta società di applicare il CCNL siglato in data 20/11/2014 dalle associazioni maggiormente rappresentative del settore, in particolare per quanto concerne la determinazione della retribuzione e dei benefici normativi previsti.
Si ricorda infatti, che fino al 2011, nel
settore assicurativo è stato sempre applicato il CCNL Agenzie stipulato dalle Associazioni datoriali SNA, ANAPA e UNAPASS da un lato e dalle OO.SS. FIBA-CISL, FISAC-CGIL, FNA e UILCA dall’altro. Durante il negoziato per l’intesa di rinnovo del 4/2/2011, lo SNA ha deciso, però, di non ratificare l’accordo, continuato ad applicare di fatto il CCNL 2005/2008, per poi siglare, il 10/11/2014, con FESICA/FISALS un nuovo contratto.
Pronunciandosi in merito, il Giudice ha rigettato l’azione promossa dalle due organizzazioni sindacali, affermando innanzitutto che a rivendicare il trattamento economico adeguato nei confronti del proprio datore di lavoro deve essere lo stesso lavoratore e non un’organizzazione sindacale. Inoltre, ha disposto che non soltanto le sigle sindacali più rappresentative possono legittimamente stipulare contratti collettivi e definire trattamenti retributivi, proprio perché è lo stesso art. 39 della Costituzione che garantisce la piena libertà sindacale, naturalmente ciò non deve essere in contrasto con il diritto del singolo, intangibile da qualunque organizzazione sindacale, di percepire la giusta retribuzione.
Il giudice, ha quindi affermato che non vi è stata alcuna violazione del principio di libertà sindacale ma al contrario dall’azione è emersa un evidente scontro tra le Organizzazioni sindacali.

EDILI: Accordo per la costituzione di un unico Fondo Nazionale per l’erogazione APE

Firmato, il giorno 15/9/2015, tra ANCE, ACI PL, ANAEPA CONFARTIGIANATO, CNA COSTRUZIONI, CASARTIGIANI, CLAAI, ANIEM CONFIMI, CONFAPI ANIEM e FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL, l’accordo per la costituzione di un unico Fondo Nazionale per l’erogazione dell’APE, che sarà alimentato dalle imprese destinatarie di tutti i Contratti Collettivi dell’Edilizia (Industria, Cooperative, Artigianato e Piccola Industria)

Tutte le parti firmatarie dei Contratti Collettivi Nazionali per tutti i settori dell’Edilizia, avendo convenuto sulla necessità di una regolamentazione nazionale dell’Ape e sulla necessità della costituzione di un Fondo Nazionale Anzianità Professionale Edile, con il nuovo accordo hanno stabilito quanto segue:

1. il Fondo unico sarà alimentato dalle contribuzioni di tutte le imprese che applicano i contratti collettivi stipulati dalle Associazioni datoriali sottoscritte, a far data dall’1/10/2015;

2. rimane confermata per le Casse Edili costituite dall’Ance e dalla Cooperazione, la contribuzione al Fnape prevista a decorrere dall’1/10/2014 dal CCNL dell’1/7/2014, per tutti i lavoratori iscritti a tali Casse;

3. per le Casse di cui al punto 2), l’erogazione Ape di maggio 2016 sarà effettuata dal Fondo unico secondo le modalità previste dal contratto “industria” e ” cooperazione” dell’1/7/2014. Per le Casse Edili artigiane e le Edilcasse, l’erogazione Ape 2016 sarà effettuata dalle stesse secondo le modalità attualmente in essere;

4. è data comunque facoltà alle Casse Edili artigiane ed alle Edilcasse di convergere sul Fondo nazionale in data antecedente all’1/10/2015, con l’adozione, dal 1/10/2014, con accordo contrattuale, delle aliquote contributive risultanti dall’elaborazione della CNCE. In questo caso, l’erogazione Ape maggio 2016 sarà effettuata secondo le modalità previste al comma uno del punto 3, previa armonizzazione delle specifiche normative contrattuali;

5. di prevedere che le Casse Edili artigiane e le Edilcasse possano aderire, previo accordo tra le parti sociali territoriali (da sottoporre alle rispettive parti nazionali), successivamente alla data dell’1/10/2015 al Fondo unico nazionale, previa verifica della complessiva sostenibilità finanziaria da parte delle Associazioni nazionali sottoscritte;

Infine le parti firmatarie, hanno disposto la nullità di qualsiasi accordo territoriale difforme rispetto alla regolamentazione appena definita.

Ancora istruzioni dall’Inps sull’applicazione dell’Accordo Italia-Turchia

A seguito dell’entrata in vigore dell’Accordo Italia-Turchia in materia di previdenza sociale, l’Inps fornisce le prime istruzioni operative in materia di prestazioni in denaro di maternità e malattia, compresa la tubercolosi, e di disoccupazione.

Come noto, dal 1° agosto 2015 è entrato in vigore l’Accordo bilaterale tra Italia e Turchia sulla previdenza sociale, il quale sostituisce la Convenzione Europea sulla sicurezza sociale del Consiglio d’Europa e il relativo accordo complementare che prevedeva quali parti contraenti, avendo ratificato la Convenzione medesima, anche Austria, Paesi Bassi, Lussemburgo, Portogallo, Spagna e Belgio.
L’Accordo si applica ai lavoratori dipendenti, autonomi, dipendenti pubblici e agli iscritti alla Gestione separata. Peraltro, il campo di applicazione soggettivo si estende a tutte le persone assicurate a prescindere dalla loro nazionalità, mentre la Convenzione europea si applicava solo ai cittadini degli Stati contraenti.
Con riferimento alle prestazioni di maternità e malattia in denaro, ivi compresa la tubercolosi, l’Accordo prevede che, qualora la legislazione di una delle Parti Contraenti subordini il riconoscimento delle prestazioni al completamento di determinati periodi di assicurazione, l’Istituzione competente di tale Parte è tenuta a prendere in considerazione i periodi di assicurazione, che non siano coincidenti, compiuti in virtù della legislazione dell’altra Parte Contraente, come se fossero periodi maturati in base alla legislazione da essa applicata. Tuttavia, la totalizzazione può essere effettuata solo se la persona interessata, al momento del verificarsi dell’evento (malattia, tubercolosi o maternità), risulti assicurata ai sensi della legislazione della Parte Contraente a carico della quale la prestazione è richiesta. In ogni caso, requisiti e modalità di erogazione delle prestazioni sono determinati in base alla legislazione dello Stato che eroga la prestazione.
L’Accordo Italia-Turchia si estende anche all’assicurazione contro la disoccupazione e detta disposizioni sull’acquisizione del diritto alle prestazioni. In particolare, anche a tal proposito si dispone la totalizzazione dei periodi assicurativi completati in virtù della legislazione dell’altra Parte, a condizione che detti periodi non si sovrappongano. Ed ancora, importo, durata e modalità di pagamento delle prestazioni sono determinate in base alla legislazione applicata dall’Istituzione che eroga la prestazione.