Dal Fondo San.Arti. per i lavoratori dell’artigianto, informazioni per le iscrizioni dei familiari



Il Fondo di assistenza sanitaria San.Arti. con circolare del 15 luglio, informa della riapertura delle iscrizioni per i familiari anno 2019/2020 e riepiloga condizioni e procedure


San.Arti. informa che dal 1° luglio 2019 al 15 dicembre 2019 sono riaperte le iscrizioni al Fondo:
– per i familiari dei lavoratori dipendenti,
– per i titolari d’impresa artigiana,
– per i soci/collaboratori dell’imprenditore artigiano e per i loro familiari.
Le prestazioni decorrono dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020.
L’iscrizione al Fondo di assistenza sanitaria integrativa San.Arti. per i soggetti sopra indicati è volontaria.


1) Per i titolari, soci e collaboratori si intendono:
A. Imprenditori artigiani, titolari e legali rappresentanti di impresa artigiana, con o senza dipendenti;
B. Soci delle imprese artigiane;
C. Collaboratori degli imprenditori artigiani (familiari coadiuvanti, collaboratori occasionali);
D. Titolari di piccole e medie imprese non artigiane che applicano i CCNL previsti all’articolo 2 del regolamento del Fondo, a condizione che abbiano lavoratori iscritti a San.Arti, e cioè:
– CCNL dell’Area Legno e Lapidei
– CCNL dell’Area Acconciatura, Estetica e Centri benessere
– CCNL dell’Area Chimica Ceramica
– CCNL dell’Area Alimentari e della Panificazione
– CCNL dell’Area della Comunicazione
– CCNL dell’Area Tessile Moda
– CCNL dell’Area Meccanica
– CCNL dell’Area Pulizia
Qualora l’imprenditore artigiano abbia in forza personale dipendente, può procedere alla propria iscrizione al Fondo esclusivamente nel caso in cui siano stati iscritti a San.Arti., i propri lavoratori dipendenti. L’iscrizione dei propri dipendenti deve risultare attiva (nel sistema gestionale del Fondo) al momento della procedura d’iscrizione del titolare e comunque non può essere successiva ai termini d’iscrizione della campagna.
La medesima regola vale per l’iscrizione di soci e collaboratori di imprese artigiane che abbiano in forza personale dipendente.
La quota contributiva prevista per gli imprenditori artigiani, soci e collaboratori è annuale anticipata ed è pari a:






Età

Quota Contributiva ordinaria annua

15 anni – 75 anni € 295,00


Le procedure d’iscrizione e/o rinnovo per titolari, soci e collaboratori, sono indicate nel sito del Fondo (www.sanarti.it).
Si ricorda che, secondo quanto previsto dalla sezione 14.1 del regolamento del Fondo, qualora il titolare/socio/collaboratore si sia iscritto nella campagna precedente e non rinnovi l’iscrizione al Fondo San.Arti. per la campagna in corso, potrà procedere ad una nuova iscrizione al Fondo soltanto trascorsi 3 anni dall’anno dell’ultimo rinnovo.


2. Possono iscriversi al Fondo o rinnovare la propria iscrizione i familiari di lavoratori dipendenti, di titolari, soci e collaboratori di impresa artigiana.
Nel dettaglio sono considerati familiari:
A. i familiari dei lavoratori dipendenti iscritti al Fondo SAN.ARTI. delle aziende che applicano uno dei CCNL di cui all’articolo 2 del presente Regolamento;
B. i familiari dei lavoratori dipendenti delle Associazioni, datoriali e sindacali, confederali e categoriali, firmatarie degli accordi costitutivi e dei CCNL di cui all’art. 2 del presente regolamento, delle Organizzazioni a loro collegate, delle loro articolazioni territoriali e/o associative, nonché enti e strutture collaterali iscritti a SAN.ARTI. Sono compresi i familiari dei funzionari in aspettativa non retribuita ai sensi della legge 300/70 iscritti a SAN.ARTI.
C. I familiari di imprenditori artigiani, dei soci di impresa artigiana, dei collaboratori degli imprenditori artigiani e dei titolari di piccole e medie imprese non artigiane che applicano i CCNL previsti all’articolo 2 del regolamento del Fondo.
Il nucleo familiare è da intendersi costituito da:
– il coniuge o il convivente;
– tutti i figli di età inferiore a 18 anni (con un reddito da lavoro inferiore a 6.000 euro lordi);
Ai fini dell’iscrizione dei familiari è obbligatorio iscrivere l’intero nucleo familiare. Possono essere esclusi dall’iscrizione al Fondo i familiari già coperti da altra Assicurazione/Fondo/Cassa/ Ente di assistenza sanitaria integrativa.
È prevista la possibilità di iscrivere i figli dai 18 anni ai 30 anni di età che versino in stato di inoccupazione/disoccupazione o comunque con un reddito da lavoro dipendente inferiore a 6.000 euro lordi.
Il Titolare/Socio/Collaboratore può iscrivere il proprio nucleo familiare esclusivamente nel caso in cui iscriva al Fondo anche sé stesso.
Il versamento della quota contributiva per i familiari è annuale anticipato ed è calcolato sulla base della fascia di età dei familiari, secondo il seguente schema:











Gruppi

Età

Quota Contributiva ordinaria annua

A 12 mesi e un giorno – 14 anni € 110,00
B 15 anni – 75 anni € 175,00

Contributi per la formazione dello Studio professionale


Dal 22 luglio al 27 settembre 2019 è aperto il secondo sportello dove è possibile presentare a Fondoprofessioni nuove domande di finanziamento per la formazione dello Studio professionale.

Gli Studi professionali e le Aziende possono finanziarsi integralmente la formazione del personale, attraverso le risorse messe a disposizione da Fondoprofessioni. Da lunedì 22 luglio 2019, infatti, è possibile presentare al Fondo nuove domande di finanziamento, 2° sportello.
Per accedere alla formazione finanziata è necessario aderire a Fondoprofessioni. L’iscrizione al Fondo è gratuita e deve essere espressa dal professionista che gestisce le buste paga per conto dello Studio/Azienda, attraverso il modello Uniemens.
La progettazione e presentazione dei piani formativi dovrà essere fatta dagli Enti attuatori accreditati presso il Fondo, per conto degli Studi professionali e Aziende interessati.
Sul sito www.fondoprofessioni.it è consultabile l’elenco degli Enti attuatori accreditati, con i rispettivi recapiti.
Viene finanziata la formazione che serve realmente, poiché progettata ad hoc dall’Ente attuatore individuato in base alle esigenze dello Studio professionale/Azienda. A tal proposito, è possibile realizzare la formazione in aula, ma anche on the job, negli ambiti tematici di maggiore utilità per lo Studio/Azienda.
Gli Enti attuatori potranno presentare i piani formativi fino alle ore 17 del 27/9/2019, allegando la documentazione prevista dall’Avviso.
A seguire, i piani formativi saranno valutati qualitativamente da una Commissione di valutazione, con pubblicazione della graduatoria di accesso ai finanziamenti disponibili.
L’organizzazione dei corsi e l’attività di amministrazione sono in capo all’Ente attuatore, azzerando così gli adempimenti a carico dello Studio professionale/Azienda per l’accesso alla formazione finanziata. Per ogni piano formativo è previsto un contributo massimo di 20.000 euro, che verrà erogato dal Fondo all’Ente attuatore.

Entro il 31 luglio il versamenti all’Ente bilaterale Padova Terziario

Il versamento relativo al trimestre Aprile / Giugno all’Ente Bilaterale di Padova regolamentato dal C.C.N.L. per i dipendenti da aziende del terziario va effettuato entro il 31 Luglio

La contribuzione all’Ente, prevista dalla contrattazione nazionale e territoriale di categoria, da versarsi a cura dei datori di lavoro, è prevista in queste misure:
• 0,10% a carico dell’azienda
• 0,05% a carico dipendente.
I contributi così definiti devono essere versati a cura del datore di lavoro:
• tramite bonifico bancario sul seguente codice iban c/o banca Intesa Sanpaolo: IT 54 T  03069  12173  100000001979 (specificare nella causale il periodo di riferimento) secondo scadenze con periodicità trimestrale:
Si ricorda che i contributi vanno calcolati su paga base e contingenza per 14 mensilità.
I servizi saranno erogati esclusivamente ai dipendenti e alle aziende aderenti all’ente da almeno tre mesi e in regola con i versamenti effettuati come sopra indicato.


Aree di crisi industriale complessa: proroga per il 2019 mobilità in deroga


Il DL Crescita ha previsto all’articolo 41 la proroga per il 2019 del trattamento di mobilità in deroga, aree di crisi industriale complessa, nel limite di spesa di 16 milioni di euro per l’anno 2019 e di 10 milioni di euro per l’anno 2020.


L’articolo 41 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, amplia la platea di lavoratori, già occupati in imprese operanti in aree di crisi industriale complessa, ai quali può essere concessa, in presenza di determinate condizioni, la mobilità in deroga. Nel dettaglio, il comma 1 proroga per il 2019, per ulteriori 12 mesi, la concessione della mobilità in deroga (prevista dall’art. 1, c. 142, della L. 205/2017, come modificato dall’art. 25-ter del D.L. 119/2018), estendendola anche ai lavoratori, già occupati in imprese operanti in aree di crisi industriale complessa, che hanno cessato o cessano la mobilità ordinaria o in deroga entro il 31 dicembre 2019.
La suddetta estensione è riconosciuta, nel limite di spesa di 16 milioni di euro per il 2019 e di 10 milioni di euro per il 2020, a condizione che a tali lavoratori siano contestualmente applicate misure di politica attiva, individuate con apposito piano regionale, prevedendo altresì che il lavoratore decada dal beneficio qualora trovi nuova occupazione a qualsiasi titolo.
Alla luce della norma sopra citata, si rende necessario modificare le indicazioni fornite con il messaggio n. 322/2019 nelle parti interessate: ne deriva che la Regione può concedere ad un lavoratore già beneficiario di un trattamento di mobilità in deroga, iniziato nel 2018 e concluso nel 2019, ulteriori 12 mesi, fermo restando il requisito della continuità.
Pertanto l’Istituto, nel liquidare la prestazione, verificherà che il beneficiario abbia terminato un trattamento di mobilità ordinaria o in deroga non più nel periodo dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2018 ma nel periodo dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2019, restando invariato il controllo che la prestazione concessa dalla Regione sia senza soluzione di continuità rispetto alla precedente mobilità ordinaria o in deroga. Nel caso in cui queste due condizioni non si verifichino, non si potrà procedere al pagamento della prestazione e si dovrà altresì darne riscontro, per il tramite della Direzione regionale/di coordinamento metropolitano, alla Regione che ha decretato la prestazione, per i successivi adempimenti (Messaggio Inps n. 2768/2019).


Il DL Crescita ha previsto all’articolo 41 la proroga per il 2019 del trattamento di mobilità in deroga, aree di crisi industriale complessa, nel limite di spesa di 16 milioni di euro per l’anno 2019 e di 10 milioni di euro per l’anno 2020.


L’articolo 41 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58, amplia la platea di lavoratori, già occupati in imprese operanti in aree di crisi industriale complessa, ai quali può essere concessa, in presenza di determinate condizioni, la mobilità in deroga. Nel dettaglio, il comma 1 proroga per il 2019, per ulteriori 12 mesi, la concessione della mobilità in deroga (prevista dall’art. 1, c. 142, della L. 205/2017, come modificato dall’art. 25-ter del D.L. 119/2018), estendendola anche ai lavoratori, già occupati in imprese operanti in aree di crisi industriale complessa, che hanno cessato o cessano la mobilità ordinaria o in deroga entro il 31 dicembre 2019.
La suddetta estensione è riconosciuta, nel limite di spesa di 16 milioni di euro per il 2019 e di 10 milioni di euro per il 2020, a condizione che a tali lavoratori siano contestualmente applicate misure di politica attiva, individuate con apposito piano regionale, prevedendo altresì che il lavoratore decada dal beneficio qualora trovi nuova occupazione a qualsiasi titolo.
Alla luce della norma sopra citata, si rende necessario modificare le indicazioni fornite con il messaggio n. 322/2019 nelle parti interessate: ne deriva che la Regione può concedere ad un lavoratore già beneficiario di un trattamento di mobilità in deroga, iniziato nel 2018 e concluso nel 2019, ulteriori 12 mesi, fermo restando il requisito della continuità.
Pertanto l’Istituto, nel liquidare la prestazione, verificherà che il beneficiario abbia terminato un trattamento di mobilità ordinaria o in deroga non più nel periodo dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2018 ma nel periodo dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2019, restando invariato il controllo che la prestazione concessa dalla Regione sia senza soluzione di continuità rispetto alla precedente mobilità ordinaria o in deroga. Nel caso in cui queste due condizioni non si verifichino, non si potrà procedere al pagamento della prestazione e si dovrà altresì darne riscontro, per il tramite della Direzione regionale/di coordinamento metropolitano, alla Regione che ha decretato la prestazione, per i successivi adempimenti (Messaggio Inps n. 2768/2019).

CCNL GIORNALI QUOTIDIANI – Novità dal Fondo di previdenza complementare

Il Fondo di previdenza complementare “Fiorenzo Casella” per i dipendenti da Agenzie di stampa comunica l’aumento del contributo di solidarietà dal 70% all’88%, disposto con accordo sindacale del 18/6/2019

Con verbale di accordo sottoscritto il giorno 18/6/2019, tra la Federazione Italiana Editori Giornali – FIEG, l’Associazione Stampatori Italiana Giornali – ASIG e la SLC-CGIL, la FISTEL-CISL e la UIL Comunicazione, è stato disposto l’aumento del contributo di solidarietà a carico della quota di pensione a ripartizione maturata entro il 31/12/1994.
Premesso che l’accordo del 18/6/2019, è stato recepito dal Consiglio di Amministrazione del Fondo Pensione Fiorenzo Casella il 27 giugno 2019, è stato convenuto:
1) di introdurre a far data dall’1/7/2019, sulle pensioni dirette, indirette, reversibili, nonché sugli assegni di invalidità temporanea, già liquidati o di futura liquidazione, un contributo di solidarietà nella misura dell’88%, computato sull’importo complessivo dei trattamenti erogati integralmente con il sistema a ripartizione, ovvero sull’importo della quota a ripartizione di quelli erogati con il sistema misto di cui all’alt. 22, comma 2, lettera a) del Regolamento del Fondo;
2) di ridurre, con la stessa decorrenza dell’1/7/2019, l’aliquota del contributo di solidarietà di cui sopra al fine di assicurare che, tenuto conto dell’aspettativa di vita, l’aderente percepisca una complessiva prestazione pensionistica non inferiore ai contributi versati nel corso della vita lavorativa;
3) di monitorare la congruità e la attualità del contributo di solidarietà così stabilito, anche al fine di adottare eventuali rimodulazioni di entità dello stesso, se del caso riducendo la misura del contributo, ove lo consentano le condizioni patrimoniali del Fondo.

Nuove retribuzioni per il settore dei Fotoincisori



Sono stati pubblicati i nuovi minimi retributivi per i dipendenti delle aziende esercenti la fotoincisione di quadri e cilindri per la stampa tessile decorrenti dal mese di luglio.


Gli importi sono stati determinati a seguito della comunicazione dell’ISTAT del 30 maggio 2019, relativa al valore effettivo dell’IPCA dell’anno 2018 – pari allo 0,8% – ed all’esame congiunto con le organizzazioni sindacali


 


Comparto Fotoincisori – Tabella ERN













































LIV.

ERN


 fino al 30/06/2018

Aumento ERN dal 1/7/2018

ERN dall’1/7/2018

Aumento ERN al 1/7/2019

ERN dall’1/7/2019

6 1.899,99 26,25 1.926,24 9,77 1.936,01
5 1.779,52 24,61 1.804,13 9,16 1.813,29
4 1.627,95 23,44 1.651,39 8,72 1.660,11
3 1.516,33 22,50 1.538,83 8,37 1.547,20
2 1.413,96 21,33 1.435,29 7,94 1.443,23
1 1.266,05 16,88 1.282,93 6,28 1.289,21

Accordo interpretativo sulla malattia nel CCNL UNIGEC/UNIMATICA CONFAPI

Sottoscritto il 10/7/2019, tra UNIGEC/UNIMATICA CONFAPI e FISTEL-CISL, SLC-CGIL, UILCOM-UIL, un accordo interpretativo relativo all’istituto della malattia di cui al CCNL 9/7/2018

Le Parti, si sono incontrate allo scopo di chiarire dubbi interpretativi sorti in ordine all’applicabilità soggettiva della norma sulla malattia di cui all’art. 63 Parte Seconda, Norme Operai, del CCNL 9/7/2018 per i dipendenti delle piccole e medie imprese della Comunicazione, dell’Informatica, dei Servizi Innovativi e della Microimpresa, a seguito di un refuso sul testo a stampa del Contratto.
Premesso che con il verbale di accordo del 9/7/2018 di rinnovo del CCNL 29/7/2013 le parti hanno convenuto l’unificazione dell’istituto della malattia, nel nuovo testo coordinato, a valere per il personale inquadrato nelle categorie operai, impiegati e quadri, stante per quest’ultimi, il rinvio operato dall’art. 78, Parte Quarta, Quadri.
Convengono e riconoscono che quanto previsto dall’art. 63, Parte Seconda, Norme Operai, si applica anche al personale di cui alla Parte Terza, Norme Impiegati, di cui al vigente CCNL 9/7/2018 in scadenza al 31/12/2019.
Si conclude pertanto, che la normativa sulla malattia dettata nel CCNL per gli Operai, si applica anche agli Impiegati e ai Quadri.

Ipotesi di licenziamento per giusta causa, l’elencazione del CCNL ha valenza solo esemplificativa


L’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha, al contrario che per le sanzioni disciplinari con effetto conservativo, valenza meramente esemplificativa; dunque, non è preclusa un’autonoma valutazione del giudice di merito in ordine alla idoneità di un grave inadempimento o di un grave comportamento del lavoratore, contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile, a far venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore (Corte di Cassazione, sentenza 16 luglio 2019, n. 19023)


Una Corte di appello territoriale di Roma accoglieva il gravame di un lavoratore e, riformando la pronuncia di primo grado, dichiarava l’illegittimità del licenziamento con ogni conseguenza reintegratoria e risarcitoria (art. 18, L. n. 300/1970). Al lavoratore, direttore di un Ufficio postale, erano stati contestati due episodi di ammanco di denaro nell’ATM, emersi in occasione di temporanee sostituzioni del lavoratore medesimo da parte di colleghi, senza una regolare procedura di passaggio di consegne e senza che fossero emersi difetti di funzionamento del dispositivo. Così, la Corte territoriale aveva osservato che:
– il lavoratore era stato assolto dal reato di appropriazione indebita (art. 530, co. 2, c.p.p.), perché il fatto non era sussistente;
– l’accertamento di responsabilità contrattuale andava circoscritto solo ad un episodio, avendo il Tribunale giudicato tardiva la contestazione rispetto all’altro;
– in sede civile, occorreva valutare l’entità della violazione dell’obbligo di diligenza nella custodia del denaro;
– la norma contrattuale richiamata dalla società prevedeva la sanzione del licenziamento senza preavviso solo in relazione a “violazioni dolose”;
– nella condotta del lavoratore andava escluso il dolo, non dimostrato in sede penale e comunque non contestato, avendo la stessa società ricondotto l’inadempimento a “colpevole assenza di vigilanza”.
Dunque, la condotta imputabile al lavoratore non rientrava nelle ipotesi per cui era previsto il licenziamento senza preavviso, ai sensi del CCNL applicato al rapporto, sicché il licenziamento era illegittimo.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la sentenza non avesse indagato in merito alla reale entità e gravità del comportamento addebitato al dipendente, anche in ragione del ruolo ricoperto, e di non aver considerato che l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha valenza meramente esemplificativa.
Per la Suprema Corte rileva l’analisi della questione del rapporto tra disciplina contrattuale del licenziamento e disciplina legale. Come noto, quella di giusta causa di licenziamento è nozione legale che prescinde dalla previsione del contratto collettivo e la giurisprudenza prevalente afferma che l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha, al contrario che per le sanzioni disciplinari con effetto conservativo, valenza meramente esemplificativa. Dunque, non è preclusa un’autonoma valutazione del giudice di merito in ordine alla idoneità di un grave inadempimento o di un grave comportamento del lavoratore, contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile, a far venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 14321/2017). Il giudice chiamato a verificare l’esistenza della giusta causa o del giustificato motivo soggettivo di licenziamento incontra il solo limite che non può essere irrogato un licenziamento per giusta causa quando questo costituisca una sanzione più grave di quella prevista dal contratto collettivo in relazione ad una determinata infrazione (Corte di Cassazione, sentenza n. 27004/2018). La scala di valori recepita dai contratti collettivi esprime le valutazioni delle parti sociali in ordine alla gravità di determinati comportamenti e costituisce solo uno dei parametri a cui occorre fare riferimento per riempire di contenuto le clausole generali di giusta causa e giustificato motivo soggettivo. Queste ultime possono anche non coincidere completamente o esaurirsi nelle previsioni della contrattazione collettiva. A tali principi non si è, invece, attenuta la Corte di appello, che si è limitata ad osservare come l’inadempimento contestato al lavoratore, fosse di natura colposa mentre la norma contrattuale prevedesse la sanzione del licenziamento esclusivamente per condotte dolose ed ha ritenuto, quindi, superfluo accertare “l’entità della violazione dell’obbligo di diligenza nella custodia del danaro” concretamente commessa. Il ricorso, dunque, è fondato.


Occupazione Sviluppo Sud: condizioni di spettanza


Il diritto alla fruizione dell’incentivo Occupazione Sviluppo Sud è subordinato al rispetto delle condizioni previste dall’articolo 1, commi 1175 e 1176, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 ed all’applicazione dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione stabiliti, da ultimo, dall’articolo 31 del D.lgs n. 150/2015.


Il diritto alla fruizione dell’incentivo Occupazione Sviluppo Sud è subordinato alle seguenti condizioni:
– rispetto delle condizioni previste dall’articolo 1, commi 1175 e 1176, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (vale a dire adempimento degli obblighi contributivi; osservanza delle norme poste a tutela delle condizioni di lavoro; rispetto, fermi restando gli altri obblighi di legge, degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale);
– applicazione dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione stabiliti, da ultimo, dall’articolo 31 del D.lgs n. 150/2015.
L’incentivo deve essere fruito nel rispetto dei limiti previsti in materia di aiuti di Stato in regime “de minimis” (Regolamento UE n. 1407/2013). In caso di accertato superamento dei limiti, l’Inps provvede alla revoca dell’incentivo, con applicazione delle sanzioni civili (art. 6, Decreto Anpal 19 aprile 2019, n. 178).
L’incentivo, tuttavia, può essere fruito oltre i limiti del regime “de minimis” (Regolamento UE n. 1407 del 18 dicembre 2013), qualora l’assunzione comporti un incremento occupazionale netto (art. 32, par. 3, Regolamento UE n. 651/2014), intendendo per tale l’aumento netto del numero di dipendenti di un datore di lavoro rispetto alla media dei 12 mesi precedenti l’assunzione, da mantenersi per tutto il periodo di assunzione agevolata (art. 31, co. 1, lett. f), D.Lgs. n. 150/2015).
Altresì, per i lavoratori di età compresa tra i 25 e i 34 anni di età, l’incentivo può essere fruito solo quando, in aggiunta al requisito dell’incremento occupazionale netto, ricorra una delle seguenti condizioni (art. 7, Decreto Anpal n. 178/2019):
– il lavoratore sia privo di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
– il lavoratore non sia in possesso di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o di una qualifica o diploma di istruzione e formazione professionale;
– il lavoratore abbia completato la formazione a tempo pieno da non più di due anni e non abbia ancora ottenuto il primo impiego regolarmente retribuito;
– il lavoratore sia assunto in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato, ovvero sia assunto in settori economici in cui sia riscontrato il richiamato differenziale nella misura di almeno il 25 per cento (DM n. 335/2017 di attuazione dell’art. 2, punto 4, lett. f) del Regolamento (UE) n. 651/2014).
Ai fini della determinazione dell’incremento occupazionale il numero dei dipendenti è calcolato in Unità di Lavoro Annuo (U.L.A.), secondo il criterio convenzionale proprio del diritto comunitario (art. 2, par. 32, del Regolamento (UE) n. 651/2014).
Come chiarito dalla giurisprudenza comunitaria (Corte di giustizia UE, Sezione II, sentenza 2 aprile 2009, n. C-415/07), l’impresa deve verificare l’effettiva forza lavoro presente nei dodici mesi successivi l’assunzione agevolata e non una occupazione “stimata”. Pertanto, l’incremento occupazionale dei dodici mesi successivi va verificato tenendo in considerazione l’effettiva forza occupazionale media al termine del periodo dei dodici mesi e non la forza lavoro “stimata” al momento dell’assunzione (interpello n. 34/2014).
L’agevolazione in argomento è comunque applicabile qualora l’incremento occupazionale netto non si realizzi in quanto il posto o i posti di lavoro precedentemente occupato/occupati si sia/siano reso/resi vacante/vacanti a seguito di dimissioni volontarie; invalidità; pensionamento per raggiunti limiti d’età; riduzione volontaria dell’orario di lavoro; licenziamento per giusta causa.
Il calcolo della forza lavoro mediamente occupata deve essere effettuato per ogni mese (art. 31, co. 1, lett. f), del D.lgs n. 150/2015, art. 7, co. 3; decreto Anpal n. 178/2019) e lo stesso deve essere compiuto avuto riguardo alla nozione di “impresa unica”.
Per la valutazione dell’incremento occupazionale è necessario considerare le varie tipologie di lavoratori a tempo determinato e indeterminato, escludendo, ovviamente, le prestazioni di lavoro cosiddetto occasionale (art. 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96). Il lavoratore assunto – o utilizzato mediante somministrazione – in sostituzione di un lavoratore assente non deve essere computato nella base di calcolo, mentre va computato il lavoratore sostituito (Circolare Inps n. 102/2019).

ANF e computabilità del premio nascita e dell’assegno di natalità


Si forniscono precisazioni sulla corretta indicazione dei redditi percepiti dal nucleo familiare all’atto della domanda di Assegno per il Nucleo Familiare.


Nello specifico, l’Inps ha precisato che sia il Premio alla nascita, che assegna 800 euro per la nascita o adozione a partire dal 1° gennaio 2017, sia l’Assegno di natalità (c.d. bonus bebè) previsto per i figli nati negli anni dal 2015 al 2017 e confermato, per i nati nel 2018 e nel 2019 – consistente in un assegno, correlato all’ISEE, corrisposto mensilmente – pur non potendosi qualificare come trattamenti di famiglia, sono comunque esclusi dalla formazione del reddito complessivo e, pertanto, non sono da considerare ai fini della verifica del requisito reddituale valido per il diritto e la misura dell’ANF.


Quanto agli specifici contributi economici attribuiti dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Regione autonoma Trentino Alto Adige, a titolo di “Reddito di garanzia” e “Contributo famiglie numerose” è ravvisabile la loro natura assistenziale e, conseguentemente, possono essere catalogati tra i cosiddetti redditi esenti.