Processo amministrativo telematico: via libera del Garante privacy


Parere favorevole del Garante Privacy sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio di Stato che fissa le regole tecniche per l’attuazione del processo amministrativo telematico, come modalità di trattazione della causa, alternativa a quella unicamente scritta, durante l’emergenza Covid19, nel periodo che va dal 30 maggio al 31 luglio 2020. Il Garante auspica però che, cessata l’emergenza, Consiglio di Stato e Tar si dotino di una piattaforma gestita direttamente o comunque sotto il loro controllo. Nella nota n. 465/2020 in commmento, si rendono inoltre noti: la richiesta di maggiori tutele per la conservazione dei documenti digitali ed il chiarimento fornito sul ruolo degli Organismi di Vigilanza dopo il Gdpr.


Processo amministrativo telematico
In assenza, al momento di una disciplina tecnica specifica, lo schema di decreto stabilisce le modalità di collegamento, quelle di partecipazione dei difensori e dei magistrati, i tempi di discussione, le garanzie di sicurezza del sistema informativo, nonché lo svolgimento da remoto delle camere di consiglio dei magistrati. Lo svolgimento del del processo in videoconferenza può essere chiesta dalle parti o disposta d’ufficio in qualsiasi udienza pubblica o camerale.
Il Garante ha ritenuto positivo, in particolare, il fatto che non sia consentita la registrazione delle udienze, ciò dovrebbe impedire al provider, che offre il servizio di videoconferenza, di acquisire dati personali al di fuori dei “metadati” necessari per il collegamento video da remoto (identificativi per l’autenticazione coincidenti con gli indirizzi email, indirizzi Ip delle postazioni, data e ora della connessione). Il ricorso alla videoconferenza, inoltre, sarebbe limitato alle sole udienze con presenza dei difensori essendo invece le camere di consiglio decisorie svolte di norma in “audioconferenza”.
Il Garante dell privacy auspica tuttavia che, una volta cessata l’emergenza sanitaria, si adotti una piattaforma interna, gestita dagli organi di Giustizia amministrativa o sotto il loro stretto controllo, in quanto software open source presenterebbero il vantaggio di prestarsi a implementazioni direttamente su datacenter e reti della Giustizia amministrativa, o comunque su infrastrutture gestite collettivamente da o con altre Pa. Ciò eviterebbe i rischi di flussi transfrontalieri interni o esterni all’Unione europea legati a soluzioni “cloud” di aziende extra-europee.
Si sottolinea, inoltre, l’esigenza di adottare ogni opportuna iniziativa volta alla formazione del personale sull’uso dei sistemi, anche per evitare inconvenienti, quali, ad esempio, l’ascolto delle udienze e delle camere di consiglio da parte di soggetti non autorizzati a partecipare.
L’Autorità, infine, ha rappresentato l’esigenza di interpretare la disciplina della pubblicazione on line delle “copie di studio” dei provvedimenti giurisdizionali alla luce della giurisprudenza della Cassazione e del Regolamento europeo, così includendo tra i casi di anonimizzazione obbligatoria anche quelli relativi ai dati sulla salute, genetici e biometrici.


Conservazione documenti digitali: maggiori tutele
L’Autorità ha fornito parere anche sulle linee guida predisposte dall’Agenzia per l’Italia digitale nell’ambito dell’attuazione del Codice per l’Amministrazione Digitale, in caso di cessazione del servizio. Secondo il garante, l’AgID dovrà stabilire regole più precise per fare in modo che i soggetti che si occupano di conservazione dei documenti informatici rispettino a pieno la normativa sulla protezione dei dati personali, nel caso in cui la fornitura del servizio offerto a PA e a privati venga a cessare.
In particolare, il Garante privacy ha chiesto all’AgID, di integrare lo schema sottoposto in modo da assicurare specifiche tutele per i dati personali trattati in linea con il Regolamento europeo in materia, il cosiddetto GDPR.
Le Linee guida dovranno, in particolare, ricordare che la normativa impone al conservatore (che in questo caso). A tale proposito, è importante che nel processo di cessazione venga coinvolto anche il responsabile per la protezione dei dati (cosiddetto Rpd/Dpo).
L’Autorità chiede poi che nelle Linee guida il conservatore sia invitato ad ampliare l’”analisi dei rischi”, tenendo conto di quelli connessi al trattamento dei dati personali valutando, tra l’altro, la presenza di dati personali di categorie particolari, come quelli relativi alla salute, alle condanne penali o a reati. Il conservatore dovrà inoltre adottare adeguate misure di sicurezza per il “trasferimento degli archivi di conservazione”, così da garantire riservatezza, integrità e disponibilità dei dati contenuti nei documenti. Nel piano predisposto, il conservatore cessante dovrà infine indicare per quanto tempo sarà garantita l’accessibilità dei documenti, e definire modalità sicure per la “cancellazione degli archivi di conservazione”.


Il ruolo degli Organismi di Vigilanza dopo il Gdpr
Circa, infine, il ruolo degli Organismi di Vigilanza dopo il Gdpr, il Garante ha precisato il ruolo e le responsabilità degli Organismi di Vigilanza (OdV) riguardo ai trattamenti dei dati personali svolti nelle loro funzioni e ha escluso che essi possano essere qualificati come titolari autonomi o come responsabili del trattamento.
Gli OdV, sia pur dotati di autonomi poteri di iniziativa e controllo per l’espletamento delle loro funzioni, non possono essere considerati autonomi titolari del trattamento perché i loro compiti non sono determinati dagli Organismi stessi, ma dall’organo dirigente dell’ente che, nell’ambito del modello di gestione e organizzazione, ne definisce gli aspetti relativi al funzionamento, compresa l’attribuzione delle risorse, i mezzi e le misure di sicurezza.
Inoltre, l’OdV non può essere considerato neppure quale responsabile del trattamento, inteso come persona giuridicamente distinta dal titolare che agisce per conto di quest’ultimo secondo le istruzioni impartite. Il Gdpr, infatti, pur non modificandone l’essenza, prevede ora, in funzione della gestione dei dati svolta per conto del titolare, un serie di obblighi in capo al responsabile del trattamento, come pure la sua diretta responsabilità per l’eventuale inosservanza degli stessi. Al contrario, eventuali omessi controlli sull’osservanza dei modelli predisposti dall’ente non ricadono sull’OdV ma sull’ente stesso.
L’OdV nel suo complesso non è quindi distinto dall’ente ma è “parte dell’ente” che, quale titolare del trattamento, definisce il perimetro e le modalità di esercizio dei compiti assegnati all’organismo, nonché il ruolo che, in base alla disciplina in materia di protezione dei dati personali, deve essere previsto per i singoli membri che lo compongono. In particolare, l’ente designerà i singoli membri dell’OdV come soggetti autorizzati, i quali dovranno attenersi alle istruzioni del titolare.

Cessione d’azienda illegittima, le retribuzioni corrisposte dal cessionario non liberano il cedente


In caso di cessione d’azienda illegittima, le retribuzioni corrisposte dal cessionario, che abbia utilizzato la prestazione del lavoratore, successivamente alla messa a disposizione di questi delle energie lavorative in favore dell’alienante, non producono un effetto estintivo, in tutto o in parte, dell’obbligazione retributiva gravante sul cedente che rifiuti, senza giustificazione, la controprestazione lavorativa (Corte di cassazione, ordinanza 14 maggio 2020, n. 8950)


A seguito di una sentenza di appello passata in giudicato, veniva dichiarata la nullità della cessione di alcuni rapporti di lavoro ed il loro ripristino in capo alla Società cedente. I lavoratori coinvolti, così, dopo aver inutilmente offerto la loro prestazione di lavoro, avevano adito il Tribunale per il riconoscimento delle retribuzioni maturate, ma il Giudice aveva accolto i ricorsi in opposizione dell’azienda cedente in base alla circostanza che gli stessi avevano continuato a prestare attività lavorativa alle dipendenze della Società cessionaria, da cui erano stati regolarmente retribuiti, Oltretutto, non sarebbe stata fornita la prova relativa ad eventuali danni sofferti per avere percepito somme inferiori rispetto alla retribuzione che sarebbe loro spettata alle dipendenze della cedente.
In sede di appello, invece, la Corte territoriale aveva accolto il gravame dei lavoratori, sul rilievo che gli stessi non erano stati retribuiti con riferimento ai periodi dedotti in causa, essendo cessati i relativi rapporti di lavoro per dimissioni, collocamento in mobilità, risoluzione consensuale incentivata, in epoca addirittura antecedente alla emissione della sentenza passata in giudicato. Altresì, la Corte aveva qualificato come risarcitoria l’azione intentata dagli appellanti e riteneva che non fossero emersi fatti integranti il cd. aliunde perceptum e/o percipiendi idonei ad elidere o diminuire il danno. Né sarebbero potute essere portate in detrazione le somme percepite a titolo di indennità previdenziali alla stregua di un consolidato orientamento di legittimità.
Ricorre così in Cassazione la Società cedente, lamentando l’erroneità della sentenza nell’aver ritenuto che la condotta dei lavoratori che avevano prestato il proprio consenso alla risoluzione del rapporto di lavoro con la cessionaria fosse irrilevante.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato.
Secondo orientamento di legittimità (Corte di Cassazione, sentenza 29092/2019), in caso di illegittimità della cessione di azienda o di ramo d’azienda, il rapporto con il destinatario della cessione è instaurato in via di mero fatto, tanto che le vicende risolutive dello stesso non sono idonee ad incidere sul rapporto giuridico ancora in essere, rimasto in vita con il cedente, sebbene quiescente per l’illegittima cessione fino alla declaratoria giudiziale.
Inoltre, va evidenziata la natura retributiva e non più risarcitoria dei crediti che il lavoratore ha ingiunto in pagamento alla Società cedente, a titolo di emolumenti allo stesso dovuti per effetto del mancato ripristino del rapporto da parte della società predetta in seguito a declaratoria dell’illegittimità della cessione di azienda.
Infine, seppur con riferimento alla fattispecie di interposizione di manodopera, ma comunque applicabile all’ipotesi di cessione del ramo d’azienda, considerato il riconoscimento di diritto vivente sopravvenuto operato dalla Corte costituzionale (sentenza 28 febbraio 2019, n. 29), rileva l’indirizzo per cui ove venga accertata l’illegittimità (dell’appalto o della cessione d’azienda) e dichiarata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’omesso ripristino del rapporto di lavoro ad opera del committente o del cedente, determina l’obbligo di quest’ultimo di corrispondere le retribuzioni, a decorrere dalla messa In mora (Corte di Cassazione, S.U. sentenza 7 febbraio 2018, n. 2990).
Tanto premesso, acclarata l’illegittimità del trasferimento del ramo d’azienda, dalla messa in mora operata del lavoratore, vi è l’obbligo dell’impresa già cedente di pagare la retribuzione e non di risarcire un danno, non rinvenendosi peraltro nell’ordinamento norma di diritto positivo che consenta di ritenere che tale obbligazione pecuniaria possa considerarsi, in tutto o in parte, estinta per il pagamento della retribuzione da parte dell’impresa originaria destinataria della cessione. Ciò, anche sul presupposto dell’unicità di prestazione lavorativa e di obbligazione, con la qualificazione del relativo pagamento ottenuto dal cessionario alla stregua di un adempimento del terzo.
Del resto, non si pone una questione di compensatio lucri cum damno per ogni ipotesi di aliunde perceptum, considerato che va escluso che la richiesta di pagamento del lavoratore abbia titolo risarcitorio, titolo su cui si fonda la detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento.

Indennità “600 euro” di marzo: domanda entro il 3 giugno


L’art. 84, co. 14, DL n. 34/2020 (cd. DL Rilancio) ha stabilito che decorsi quindici giorni dalla data di entrata in vigore del decreto si decade dalla possibilità di richiedere le indennità riconosciute dal DL Cura Italia (DL n. 18/2020 convertito con mod. in L. n. 27/2020) relative al mese di marzo 2020. Pertanto entro il 3 giugno è necessario procedere alla relativa domanda.


Nel dettaglio, trattasi delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27. Parliamo dunque dell’indennità riconosciuta per il mese di marzo a:


– professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (art. 27, D.L. n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27);
– lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’Ago (art. 28, D.L. n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27);
– lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali (art. 29, D.L. n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27);
– lavoratori del settore agricolo (art. 30, D.L. n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27);
– lavoratori dello spettacolo (art. 38, D.L. n. 18/2020, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27).
Al fine di non decadere dal diritto in questione, è necessario quindi precedere all’inoltro della domanda entro il prossimo 3 giugno (15 giorni dal 19 maggio 2020, data di pubblicazione del DL Rilancio). Chi ha già richiesto l’indennità e l’ha ricevuta o è in attesa di riceverla non dovrà presentare nuova domanda per il mese di aprile, in quanto la mensilità sarà attribuita in modo automatico dall’Inps.
In merito alla domanda, si ricorda che i lavoratori, potenziali destinatari delle suddette indennità, per poter ricevere la prestazione di interesse, possono presentare in via telematica all’INPS la relativa domanda utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per i patronati nel sito internet dell’Inps (Messaggio Inps n. 1288/2020).
L’accesso alle domande on line di indennità di 600 euro è stato collocato direttamente nella home page del sito ed è reso disponibile a tutti i cittadini con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario (Messaggio Inps n. 1464/2020). A tal fine, stante il carattere emergenziale delle prestazioni in commento, i potenziali fruitori possono accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS (Circolare Inps n. 49/2020).
In sintesi, le credenziali di accesso ai servizi per le nuove prestazioni sopra descritte sono attualmente le seguenti:
– PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo);
– SPID di livello 2 o superiore;
– Carta di identità elettronica 3.0 (CIE);
– Carta nazionale dei servizi (CNS).
Qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale Inps in modalità semplificata.La modalità semplificata consente ai cittadini di compilare e inviare le specifiche domande di servizio, previo inserimento della sola prima parte del PIN, ricevuto via SMS o e-mail, dopo averlo richiesto tramite portale o Contact Center. Una volta ricevute (via SMS o e-mail) le prime otto cifre del PIN, il cittadino le può immediatamente utilizzare in fase di autenticazione per la compilazione e l’invio della domanda on line per le sole prestazioni sopra individuate (Messaggio Inps n. 1381/2020).
In alternativa al portale web, le stesse tipologie di indennità una tantum possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente), oppure al numero 06164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). Anche in questo caso, il cittadino può avvalersi del servizio in modalità semplificata, comunicando all’operatore del Contact Center la sola prima parte del PIN.


Inoltre si ricorda che -come ribadito con comunicato Inps 26 maggio – il decreto Rilancio ha introdotto la cumulabilità delle misure di sostegno al reddito legate all’emergenza pandemica con l’assegno ordinario di invalidità. La cumulabilità riguarda anche l’indennità COVID-19 da 600 euro di marzo 2020 prevista dal decreto Cura Italia. Pertanto, chi ha avuto la domanda respinta a seguito del riesame d’ufficio potrà ricevere il pagamento dell’indennità di marzo, mentre i beneficiari di assegno ordinario di invalidità che non abbiano ancora presentato la domanda per l’indennità di marzo potranno richiederla entro il 3 giugno 2020 tramite l’apposito servizio.

Avviso comune per l’applicazione del Protocollo anticontagio nelle cooperative

Firmato un accordo interconfederale per l’applicazione del Protocollo anticontagio  nel settore delle cooperative

Al fine di dare più ampia attuazione al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro, le Parti sociali del sistema cooperativo hanno dedicato una sezione specifica al tema della Salute e Sicurezza sul Lavoro, intendendo avviare un confronto negoziale interconfederale per l’applicazione del D.Lgs. 81/08 s.m.
Nelle more della costituzione di un sistema di pariteticità nel mondo della cooperazione e, pertanto, di un sistema di rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori a livello aziendale e territoriale volto a favorire, attraverso la partecipazione, la realizzazione e l’ampliamento dell’insieme dei diritti e delle tutele in materia di prevenzione , le Parti firmatarie si sono impegnate a promuovere:
– la costituzione in azienda di un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del Protocollo, con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e dell’RLS;
– la stipula di un protocollo di sicurezza anti-contagio, nel rispetto dei contenuti previsti dal Protocollo condiviso;
– la costituzione di un Comitato Territoriale paritetico composto dalle Organizzazioni Sindacali e dalla Cooperazione, laddove non già costituito in azienda, con il compito di monitorare sull’applicazione e sulla verifica delle regole previste dal Protocollo nelle cooperative del territorio interessato nelle quali non sia già stato costituito un comitato aziendale e fornire supporto alle cooperative attraverso indicazioni operative e materiale informativo per l’applicazione del Protocollo di Sicurezza anti-contagio.


Erogazione del F.I.S. ai dipendenti esercizi cinematografici

Siglato il 26/5/2020, tra l’ANEC e SLC-CGIL, la FISTEL-CISL, la UILCOM-UIL, l’accordo quadro per l’erogazione del F.I.S. Fondo di Integrazione Salariale ai dipendenti dagli esercizi cinematografici e cinema-teatrali..

Possono richiedere il F.I.S. tutti i datori di lavoro del settore Esercizio Cinematografico che hanno in forza nell’ultimo semestre una media di più 5 dipendenti e che abbiano nel cassetto previdenziale i codici di autorizzazione INPS OJ o 6G o 2C e che i dipendenti interessati siano in forza al datore di lavoro alla data del 23/2/2020.
Sono esclusi dall’applicazione del F.I.S. i datori di lavoro che abbiano una media, nell’ultimo semestre,fino a 5 Lavoratori, per i quali andrà applicato quanto previsto dall’art. 22 DL18/20 (CIGD). Il F.I.S. è concesso a beneficio dei lavoratori dipendenti di unità produttive che siano sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro a orario ridotto per contrazione o sospensione dell’attività produttiva per situazioni aziendali inerenti gli effetti diretti o indiretti del fenomeno epidemiologico COVID19 e delle misure di contenimento previste dalle autorità preposte.
Per ciascuna unità produttiva il F.I.S può essere concesso con decorrenza dal 23/2/2020 fino al 31/8/2020, per un periodo non superiore a 9 settimane, il D.L. 34 del 19/5/2020 concede un ulteriore periodo di n. 9 settimane da utilizzare solo al termine delle prime 9 settimane per un totale di n. 18 settimane totali
Il trattamento di F.I.S può essere concesso ai lavoratori subordinati con qualunque forma contrattuale, con qualifica di operai, impiegati e quadri, ivi compresi gli apprendisti, che risultano in forza presso il datore di lavoro alla data del 25/5/2020, con esclusione degli stagisti e dei Dirigenti.

Protocollo Sicurezza anti Covid-19 per il settore Cineaudiovisivo

 


Firmato il 27/5/2020, tra ANICA, APA, APE, CNA CINEMA E AUDIOVISIVO, CONFARTIGIANATO CINEAUDIOVISIVO e SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, il Protocollo per la tutela dei lavoratori del settore cine-audiovisivo

Le parti sono addivenute alla formulazione del presente protocollo, da sottoporre all’esame e alla verifica di congruità rispetto alle norme emergenziali attualmente in atto, al fine di convenire le modalità di funzionamento delle aziende del settore Cineaudiovisivo.
Tale protocollo è stato redatto tenendo presente le condizioni generali di funzionamento ragionevolmente riscontrabili in tutti gli ambienti di lavoro.
Sulla base della effettiva condizione di ciascuna delle attività sotto dettagliate, così come in ipotesi di modifiche della condizione emergenziale, potranno essere valutate e/o adottate integrazioni, modifiche o quant’altro si rendesse più adeguato alle nuove evoluzioni del quadro generale e particolare.
Il presente documento è diviso in due parti, con riferimento alle due macro tipologie di ambiente di lavoro tipiche della produzione e alle attività specifiche caratteristiche di ciascuna di esse:
1. Uffici di produzione / preparazione attività di produzione
2. Set / troupe / attori e generici
Il protocollo declina le attività di prevenzione e protezione necessarie in ciascuno degli ambienti/fasi di lavoro sopracitate, come previsto dal “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto da Governo e Organizzazioni dei lavoratori il 24/4/2020.
Al Protocollo sicurezza firmato il 27/5/2020 per il settore cineaudiovisivo, hanno aderito: Delegazione Troupes Commissione Sicurezza SLC-CGIL, Delegazione Attrici e Attori SAI-SLC-CGIL, 100autori, AGI Spettacolo, Doc/it, Lara.

Attività conciliativa svolta presso gli Ispettorati territoriali del lavoro: indicazioni operative


Il distanziamento sociale imposto dall’emergenza epidemiologica richiede l’introduzione di modalità “da remoto” attraverso le quali svolgere alcuni adempimenti rimessi agli Ispettorati territoriali del lavoro, con particolare riferimento alle procedure di conciliazione. Con nota n. 192/2020, l’INL detta le prime indicazioni in materia, specificando, sin da ora, che si sta perfezionando l’adozione di specifici applicativi e dotazioni informatiche che consentiranno di svolgere con maggior snellezza le attività in questione.


Procedure conciliative da remoto
Le modalità di svolgimento delle procedure di conciliazione da remoto devono assicurare la possibilità di identificare con certezza i soggetti partecipanti e l’unicità del verbale originale. Ciò anche in ragione del particolare effetto che il verbale produce, sotto il profilo delle rinunzie di cui agli artt. 2113 c.c. o in ragione della idoneità dello stesso a costituire titolo esecutivo.
Invito alla conciliazione
Ai fini dell’organizzazione da remoto della riunione occorre, in via preliminare, che l’Ufficio invii mediante email uno specifico invito alle parti e ai soggetti che li assistono, ove già conosciuti. Nell’invito si indicheranno la data della riunione e le condizioni per partecipare alla stessa, richiedendo la trasmissione dei documenti di identità delle parti; la necessità di dichiarare, ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. n. 445/2000, il possesso dei poteri di rappresentanza di chi interviene per conto dell’impresa, ovvero della necessità di allegare la procura speciale del rappresentante del lavoratore o qualsiasi altro documento ritenuto necessario.
Nell’invito trasmesso dagli Ispettorati è inoltre dato avviso in ordine: alla durata massima della riunione; alla richiesta di indicare un recapito telefonico per essere contattati in caso di disguidi; al necessario possesso, da parte dei soggetti interessati alla conciliazione, di una stampante e di strumenti o applicazioni che rendano possibile la scannerizzazione dei documenti.
In allegato all’invito dovrà essere trasmessa l’informativa sulla privacy da compilare e firmare da ciascuna parte. Le parti dovranno altresì sottoscrivere la dichiarazione di adesione alla partecipazione alla conciliazione in videoconferenza, indicando l’indirizzo di posta elettronica (non PEC) da utilizzare per la riunione da remoto.
Una volta ricevuta risposta nel termine indicato, l’Ufficio provvederà ad inviare alle parti il link di collegamento al quale accedere.
Resta ferma la possibilità di ciascuna parte di riscontrare l’invito richiedendo la trattazione della conciliazione in presenza. In tal caso, non si darà luogo alla procedura da remoto e si provvederà a riprogrammare la riunione secondo le modalità tradizionali.


Svolgimento della riunione
Identificate le parti, il funzionario conciliatore avviserà le parti che non è ammessa l’attivazione della funzione di registrazione, al fine di garantire il rispetto della regolamentazione in materia di privacy. In caso di mancato rispetto del divieto potrà essere interrotta la riunione sino a quando non si provvederà all’eliminazione della registrazione effettuata.
Nel corso della riunione dovrà essere sempre garantita la possibilità delle parti di consultare separatamente i soggetti che li assistono. Nel verbale si dovrà sempre specificare la modalità di partecipazione da remoto, dei consensi acquisiti dalle parti, della loro identificazione e della modalità per l’apposizione della firma.
Al termine della riunione, il funzionario conciliatore dà lettura del verbale (di accordo o mancato accordo) condividendone il testo sulla piattaforma.


Definizione della procedura con accordo
In caso di accordo, la firma del verbale dovrà avvenire con sottoscrizione autografa, modalità che implica tuttavia la disponibilità di strumenti o applicazioni che rendano possibile la scannerizzazione del documento.
Ciascuna parte provvederà alla firma del verbale condiviso scannerizzando il documento firmato e trasmettendolo per email o PEC all’altra parte per la firma, la quale provvederà all’invio per email o PEC all’Ispettorato territoriale. Il funzionario conciliatore procederà quindi alla sottoscrizione manuale anche a fini di autentica delle firme delle parti.
È fatto obbligo alle parti di inviare, ai fini del deposito in Tribunale del verbale così formato, i verbali cartacei sottoscritti in originale al fine di consentirne l’acquisizione al fascicolo.


Definizione della procedura senza accordo
In caso di mancato accordo, il funzionario conciliatore darà atto dell’impossibilità di addivenire alla positiva definizione della procedura e provvederà, da solo, alla sottoscrizione del verbale.


Condivisione delle modalità con i Presidenti di Tribunali
Le modalità descritte vanno prudenzialmente condivise, specie con riguardo alla apposizione delle firme da remoto, con il Presidente del Tribunale di riferimento con il quale, in ogni caso, vanno altresì concordate le modalità di deposito dei verbali di conciliazione collegiale presso la cancelleria (preferibilmente tramite PEC).


Procedure di conciliazione in presenza
Qualora non sia possibile procedere con le modalità da remoto, le procedure conciliative “tradizionali” devono comunque limitare il più possibile la presenza di persone nei locali dell’Ispettorato. E’ indispensabile che partecipino alla riunione in presenza il funzionario conciliatore, il datore di lavoro o il suo procuratore legale e il lavoratore o il suo procuratore legale. Possono invece partecipare da remoto, mediante piattaforma, i membri della Commissione, il segretario e coloro che assistono le parti senza i poteri di procuratore. Va, naturalmente, assicurata nel corso dell’attività la possibilità per le parti di consultare in modo riservato i soggetti che prestano assistenza, se del caso anche rinviando la riunione.
Il deposito in Tribunale degli accordi, come già evidenziato, ove previsto, sarà effettuato secondo modalità da concordare con il Presidente del Tribunale.
Per l’adozione di ogni misura di carattere precauzionale delle riunioni in questione l’INL rinvia, in particolare, alla nota n. 6419 del 7 aprile, ferma restando l’introduzione di ogni ulteriore misura di carattere prevenzionistica da adottare secondo le consuete modalità partecipative.

Accordo Confcommercio per rafforzare la Bilateralità nel settore

Firmato il giorno 26/5/2020, tra CONFCOMMERCIO Imprese per l’Italia e FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTUCS, l’Accordo per la bilateralità del Terziario Distribuzione e Servizi, nell’attuale emergenza sanitaria da Covid-19

Le Parti si sono incontrate per esaminare le conseguenze sui lavoratori e sulle imprese del settore del Terziario, Distribuzione e Servizi e concordare interventi straordinari da realizzarsi attraverso la bilateralità contrattuale per rispondere alla situazione emergenziale in atto.
Pertanto, prendono atto dei provvedimenti di legge e amministrativi sin qui emanati per affrontare l’emergenza e concordano quanto segue:
1) Contributi di solidarietà
In deroga a quanto previsto dal CCNL TDS, relativamente alle funzioni dell’Ente Bilaterale Nazionale del Terziario Distribuzione e Servizi (Ebinter) e degli Enti Bilaterali Territoriali, si definisce quanto segue.
a) Per l’anno 2020, gli interventi straordinari di cui ai successivi punti b) e c) adottati dagli Enti Bilaterali Territoriali, sono equiparati alle attività obbligatorie previste dall’art. 22 del CCNL TDS e non necessitano di essere autorizzati dalle Parti Socie nazionali.
b) Gli Enti Bilaterali Territoriali possono destinare specifiche risorse per contributi solidaristici rivolti ai lavoratori particolarmente colpiti dalla crisi che abbiano subito una sospensione dell’attività lavorativa a seguito dell’emergenza epidemiologica e che accedono alle prestazioni dell’Assegno Ordinario riconosciute dal Fondo di Integrazione Salariale (FIS), nonché della CIG in Deroga, nell’ambito delle risorse disponibili per l’anno in corso o accantonate negli esercizi degli anni precedenti ai lavoratori dipendenti delle aziende iscritte all’Ente in data antecedente al 23/2/2020 o comunque da quando i territori sono stati interessati dai diversi DPCM. Gli Enti Bilaterali Territoriali potranno, inoltre, a seguito di specifici accordi, integrare la suddetta prestazione anche per fronteggiare esigenze di conciliazione vita privata- lavoro determinatesi dall’emergenza in atto (es. congedi parentali/sostegno alla genitorialità). Le risorse effettivamente utilizzate a tali fini verranno cofinanziate ad opera di Ebinter nella misura del 50% fino ad un massimale pari al 17% del totale delle entrate contabilizzate dal singolo Ente Bilaterale Territoriale nel rendiconto consuntivo relativo all’anno 2018 inviato a Ebinter. Tutte le erogazioni verranno riconosciute operando le ritenute stabilite dalle norme vigenti, ove previste.
c) In presenza di iniziative adottate ai sensi del precedente punto b), gli Enti Bilaterali Territoriali potranno prevedere, altresì, contributi volti a sostenere interventi aziendali destinati a rafforzare la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo riferendosi, prioritariamente, alle misure concordate tra le parti sociali con gli accordi del 24/4/2020 e dell’accordo categoriale del 18/5/2020, specificatamente con la costituzione dei Comitati aziendali e/o territoriali nonché la predisposizione dei documenti di valutazione dei rischi (DVR) aziendali atti a prevenire il rischio di infezione SARS-CoV-2. Le risorse effettivamente utilizzate a tali fini verranno cofinanziate ad opera di Ebinter nella misura del 50% fino ad un massimale pari al 8% del totale delle entrate contabilizzate dal singolo Ente Bilaterale Territoriale nel rendiconto consuntivo relativo all’anno 2018 inviato a Ebinter.
d) Le predette misure costituiranno oggetto di specifici regolamenti operativi a cura di ciascun Ente/Fondo. Su tale base gli Organi delle diverse sedi della bilateralità, una volta deliberati i predetti regolamenti operativi, li sottoporranno all’approvazione dell’Assemblea dei soci straordinaria.
2) Assistenza Sanitaria Integrativa
In tale ambito, le Parti ritengono opportuno continuare a fornire un supporto agli iscritti concedendo agli stessi prestazioni maggiormente mirate a fronteggiare l’emergenza.
In tale ottica, gli organi dei Fondi possono proporre all’Assemblea dei soci nuove ed ulteriori prestazioni da definirsi in riferimento all’evoluzione dell’emergenza epidemiologica in atto.
Il riconoscimento di tali prestazioni avverrà nell’ambito dei massimali che verranno stabiliti dagli organi dei Fondi.
I Fondi e le Casse potranno, previa valutazione attuariale, mantenere in copertura sanitaria, sia per le prestazioni dirette che indirette, almeno fino al 31/10/2020, i lavoratori iscritti dipendenti di imprese che per il fermo temporaneo dell’attività accederanno agli ammortizzatori sociali.
Le Parti si impegnano sin da ora ad incontrarsi entro il mese di luglio p.v. per monitorare l’applicazione del presente Accordo e per valutare eventuali ulteriori interventi a fronte dell’evolversi dell’emergenza in atto e dei provvedimenti legislativi eventualmente emanati a tale proposito.

Campagna di prevenzione Covid – 19 del Fondo SANI.IN.VENETO

Il fondo sanitario SANI.IN.VENETO per i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane del Veneto ha avviato una campagna di prevenzione temporanea legate all’emergenza COVID 19

Il Fondo comunica l’avvio della campagna di prevenzione sanitaria straordinaria contro il Coronavirus in esso contenuta. La suddetta campagna prevede il rimborso dei costi sostenuti dai datori di lavoro per l’acquisto e/o la fornitura ai propri lavoratori dipendenti di materiale di protezione e prevenzione sanitaria (mascherine, guanti e altri tipi di protezioni), in un’ottica di fattiva tutela della salute dei propri iscritti e dei titolari delle aziende aderenti.
Il materiale rimborsato dalla campagna di prevenzione prevede: Mascherine protettive delle vie respiratori (tipo FFP2, FFP3 o mascherina chirurgica), guanti di protezione, occhiali e visiere protettive, disinfettanti, gel per igienizzazione mani, altri detergenti adatti al Covid-19, termometri a distanza e/o monouso e/o altri idonei.
Il rimborso previsto è del 50% di quanto sostenuto con un tetto massimo annuale di euro 30,00 per ogni dipendente iscritto. Tale numero sarà aumentato di una unità per la fornitura necessaria per il titolare dell’impresa. Ulteriore incremento per ogni iscritto a SANI IN AZIENDA (titolare, socio e collaboratore iscritto a SIA con o senza dipendenti). Contributo per l’acquisto di termometri a distanza pari al 50% del costo sostenuto con un tetto massimo annuale per azienda di euro 80,00.


Firmato accordo sulla Misura “Imprese in Ripresa 2.0” da Abi-Associazioni Imprenditoriali

Siglato il 22/5/2020, tra l’Associazione Bancaria Italiana – ABI e AGCI, CONFCOOPERATIVE, LEGACOOP riunite in ALLEANZA DELLE COOPERATIVE ITALIANE, CIA, CLAAI, COLDIRETTI, CONFAGRICOLTURA, CONFAPI, CONFEDILIZIA, CONFETRA, CONFIMI INDUSTRIA, CONFINDUSTRIA, CASARTIGIANI, CNA, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO, CONFERSERCENTI, riunite in RETE IMPRESE ITALIA, il secondo addendum all’accordo per il Credito 2019.

Con il suddetto accordo è estesa l’applicazione della Misura “Imprese in Ripresa 2.0” di cui all’Accordo per il Credito 2019, come modificato dall’Addendum del 6 marzo scorso, ai finanziamenti erogati in favore delle imprese di maggiori dimensioni rispetto alla categoria delle PMI, che autocertifichino di essere state danneggiate dall’emergenza sanitaria “COVID-19”.
La data ultima di applicazione della misura alle imprese è il 30/6/2020. Tale termine potrà essere prorogato sulla base delle indicazioni delle Autorità di vigilanza bancaria.
La misura può essere applicata alle imprese che non presentavano nei confronti della banca, alla data del 31/1/2020, esposizioni debitorie classificate come deteriorate ai sensi della disciplina di vigilanza applicabile agli intermediari finanziari. Sono in ogni caso escluse dall’applicazione della misura le imprese classificate in sofferenza secondo la richiamata disciplina.
Restano ferme, in quanto compatibili, le altre condizioni previste dall’Accordo per il credito 2019, come modificato dall’Addendum 6/3/2020.
Resta ferma la possibilità per le banche di offrire modalità e soluzioni operative con effetti equivalenti o migliorativi per le imprese beneficiarie, rispetto a quelle previste dal presente Addendum. In particolare, le banche aderenti possono estendere la durata della sospensione fino a 24 mesi per le imprese appartenenti a specifici settori o filiere produttive con maggiori difficoltà di ripresa dai danni conseguenti all’emergenza sanitaria COVID-19.
Si intendono ricomprese e coperte dal presente Addendum eventuali iniziative che singole banche abbiano avviato precedentemente alla sua adozione, con caratteristiche analoghe e rispondenti alle Linee guida EBA del 2/4/2020.
Le previsioni del presente Addendum, si applicano anche alle operazioni di sospensione e allungamento nei confronti di PMI, realizzate ai sensi dell’Accordo per il credito 2019, modificato dall’Addendum 6/3/2020.
Le banche già aderenti all’Accordo per il Credito 2019, come integrato dall’Addendum 6/3/2020, saranno automaticamente inserite, salvo diversa comunicazione all’ABI, nell’elenco degli intermediari aderenti al presente Addendum e disponibili alla realizzazione delle misure in esso previste nei confronti delle imprese di maggiore dimensione rispetto alle PMI.