Accordo quadro per la stabilizzazione dei precari nelle fondazioni liriche e sinfoniche

 


Sottoscritto un accordo per affrontare il tema dei precari nelle fondazioni liriche e sinfoniche

L’ accordo, mantenendo il diritto di precedenza, permette di assumere artisti e tecnici con decorrenza a partire dal 25 ottobre 2018 per un massimo di 12 mesi.
Lo stesso prevede, poi,  che si avvii un percorso di stabilizzazione nelle singole Fondazioni Liriche verificando le carenze rispetto alle piante organiche, per cui ciascun territorio dovrà verificare la possibilità di aprire i concorsi a saturazione dei posti disponibili, tenendo conto della sostenibilità economico/finanziaria.
L’accordo, infine, ribadisce la necessità di un tavolo con i Ministeri del lavoro e dei Beni Culturali per affrontare il tema della riforma del settore e impegna le parti a chiedere la soluzione al tema del precariato.
Entro giugno 2019 è previsto un incontro nazionale per verificare l’applicazione dell’accordo sottoscritto.

Ultime comunicazioni dal Fondo Sanitario Gomma Plastica FASG&P

Il Fondo sanitario FASG&P fornisce chiarimenti sulla deducibilità dei contributi versati al Fondo FASG&P – e sulla disciplina applicabile in materia previdenziale

La prima segnalazione riguarda l’avvenuta iscrizione del Fondo FASG&P per l’annualità 2018 all’Anagrafe dei Fondi Sanitari di cui al Decreto del Ministero della Salute del 31/3/2008 e del 27/10/2009.
Per effetto di tale evento, e su richiesta delle aziende e dei lavoratori iscritti, il Fondo, il fondo fornisce due importanti chiarimenti relativi al:


a) Trattamento ai fini previdenziali
Per quanto riguarda il trattamento previdenziale applicabile ai contributi assistenziali versati dall’Azienda al Fondo FASG&P, si conferma che lo stesso in continuità con le annualità precedenti, in cui vi era l’assenza dell’iscrizione del Fondo FASG&P all’Anagrafe dei Fondi, deve continuare ad essere versato dalle Aziende.


b) Trattamento ai fini fiscali
A seguito dell’avvenuta iscrizione del Fondo FASG&P all’Anagrafe dei Fondi Sanitari per l’anno 2018, i contributi versati in favore dei dipendenti (e dei percettori di reddito di lavoro assimilato) non sono imponibili ai fini fiscali per gli stessi nella annualità 2018.
Nel caso in cui siano stati provvisoriamente tassati a fini prudenziali, potranno essere detassati ad opera del sostituto di imposta in sede di c.d. conguaglio annuale

Edilizia e assunzione con contratto di natura intermittente


In assenza di specifiche previsioni da parte della contrattazione collettiva, è possibile fare ricorso al contratto di lavoro intermittente per lo svolgimento di lavori di mautenzione stradale straordinaria facendo riferimento alle attività indicate al punto n. 32 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923.


Il contratto di lavoro intermittente è il contratto, anche a tempo determinato, mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno. In mancanza di contratto collettivo, i casi di utilizzo del lavoro intermittente sono individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Tuttavia, fino alla sua emanazione, è possibile continuare a rifarsi alle attività indicate nella tabella allegata al Regio Decreto n. 2657/1923 al fine di attivare prestazioni di lavoro intermittente.
Il contratto di lavoro intermittente può in ogni caso essere concluso con soggetti con meno di 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno, e con più di 55 anni.


Con riferimento alla possibilità da parte di imprese del settore edile l’assunzione con contratto di natura intermittente di figure professionali quali manovali, muratori, asfaltisti, autisti e conducenti di macchine operatrici che svolgono la propria attività con carattere discontinuo nell’ambito di appalti per lavori di manutenzione stradale straordinaria in forza di determinati ordini di servizio impartiti dal committente, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha chiarito quanto segue: “In assenza di specifiche previsioni contemplate dalla contrattazione collettiva di riferimento, per i lavori di manutenzione stradale straordinaria in relazione alle attività innanzi menzionate, si ritiene possa farsi riferimento alle attività indicate al n. 32 della medesima tabella, che non riporta alcuna distinzione in ordine alle tipologie di manutenzione stradale (ordinaria/straordinaria), a condizione che le relative figure professionali siano effettivamente adibite per lo svolgimento di lavori di manutenzione stradale, siano essi ordinari o straordinari.
Resta ferma, in ogni caso, la legittimità del ricorso al lavoro intermittente in presenza dei requisiti soggettivi, atteso che l’articolo 13, comma 2, del d.lgs. n. 81/2015 prevede che il contratto di lavoro intermittente possa in ogni caso essere concluso con soggetti con meno di 24 anni di età, purché le prestazioni lavorative siano svolte entro il venticinquesimo anno, e con più di 55 anni”.

Esonero dal pagamento delle quote di accantonamento del TFR: indicazioni ministeriali


Per le società in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria che fruiscono del trattamento straordinario di integrazione salariale negli anni 2019 e 2020, il decreto Genova ha previsto la possibilità di essere esonerate dal pagamento delle quote di accantonamento del TFR, relative alla retribuzione persa, a seguito della riduzione oraria o sospensione dal lavoro e dal pagamento del contributo di licenziamento.


In particolare, il decreto Genova ha previsto, per il 2019 e il 2020, la possibilità di riconoscere il trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale, sino a dodici mesi, per le imprese che abbiano cessato la propria attività produttiva e non siano ancora concluse le procedure di licenziamento di tutti i lavoratori o la stiano cessando, ricorrendo tutti gli altri presupposti previsti dalla normativa. Le società esclusivamente in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria che abbiano fruito del trattamento straordinario di integrazione salariale concesso secondo quanto sopradisposto, sono esonerate dal pagamento delle quote di accantonamento del tfr, relative alla retribuzione persa a seguito della riduzione oraria o sospensione dal lavoro.
La stessa previsione dispone l’ulteriore beneficio per cui le società in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria che abbiano usufruito del trattamento straordinario di integrazione salariale negli anni 2019 e 2020, sono esonerate anche dal pagamento del contributo, pari all’82% del massimale mensile NASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, previsto per i licenziamenti effettuati dal 1.1.2018 nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo da parte di un datore tenuto alla contribuzione per il finanziamento dell’integrazione salariale straordinaria.
Ai fini della attuazione delle misure di esonero, in sede di accordo per l’accesso all’intervento della CIGS da stipulare presso il Ministero del lavoro, sarà quantificato il costo complessivo delle predette misure di esonero e sarà, conseguentemente, accertata la sussistenza delle relative risorse finanziarie. In sede di presentazione dell’istanza di CIGS al Ministero del lavoro, i rappresentanti legali delle aziende richiederanno l’ammissione alle predette misure di esonero. Le aziende forniranno la stima delle misure di esonero alle quali richiedono l’ammissione, con specifico riguardo alla misura complessiva delle quote di accantonamento del TFR afferenti alla retribuzione persa nel corso dell’intero periodo di autorizzazione del trattamento straordinario di integrazione salariale, distinta in relazione ad ogni anno civile interessato dalla CIGS; alla misura complessiva del contributo di licenziamento, da calcolare con riferimento all’anno civile in cui ricade la data di cessazione del trattamento di integrazione salariale straordinario.
Laddove si perfezionino tutti i requisiti per accedere all’esonero delle quote di TFR e del contributo di licenziamento, dovrà essere emessa apposita autorizzazione da parte dell’Inps.

Da gennaio va in vigore il nuovo contratto della Chimica Industria


 



 


Decorre, da gennaio 2019, il nuovo CCNL della Chimica Confindustria.


Il contratto avrà decorrenza dal 1/1/2019 a 30/6/2022 e definisce la seguante prima tranches di aumento retributivo


SETTORE CHIMICO E CHIMICO FARMACEUTICO


Trattamento Economico Minimo (TEM) mensile alle diverse scadenze


 






























































































Cat. PO

Previgente

1/1/2019

Min.

IPO

Min.

IPO

A1 2.244,52 429,96 2.275,52 443,96
A2 2.244,52 240,07 2.275,52 248,07
A3 2.244,52 187,70 2.275,52 194,70
B1 2.068,22 243,76 2.097,22 250,76
B2 2.068,22 168,39 2.097,22 173,39
C1 1.861,25 251,40 1.885,25 260,40
C2 1.861,25 183,61 1.885,25 190,61
D1 1.718,03 257,23 1.741,03 264,23
D2 1.718,03 173,74 1.741,03 178,74
D3 1.718,03 129,73 1741,03 133,73
E1 1.552,87 207,41 1.572,87 213,41
E2 1.552,87 131,27 1.572,87 134,27
E3 1.552,87 77,42 1572,87 79,42
E4 1.552,87 37,17 1572,87 38,17
F 1.519,46 0,00 1.539,46 0,00


 


SETTORE FIBRE


Trattamento Economico Minimo (TEM) mensile alle diverse scadenze


 






























































































Cat. PO

Previgente

1/1/2019

Min.

IPO

Min.

IPO

A1 2.232,52 405,96 2.263,52 418,96
A2 2.232,52 196,07 2.263,52 202,07
A3 2.232,52 131,70 2.263,52 135,70
B1 2.031,22 240,76 2.059,22 247,76
B2 2.031,22 127,39 2.059,22 130,39
C1 1.852,25 209,40 1.876,25 215,40
C2 1.852,25 150,61 1.876,25 155,61
D1 1.686,03 252,23 1.707,03 259,23
D2 1.686,03 13774 1.707,03 141,74
D3 1.686,03 100,73 1.707,03 103,73
E1 1.534,87 193,41 1.555,87 196,41
E2 1.534,87 96,27 1.555,87 97,27
E3 1.534,87 56,42 1.555,87 57,42
E4 1.534,87 24,17 1.555,87 24,17
F 1.500,46 0,00 1.520,46 0,00


 


SETTORE ABRASIVI


 


Trattamento Economico Minimo (TEM) mensile alle diverse scadenze


 


















































































Cat. PO

Previgente

1/1/2019

Min.

IPO

Min.

IPO

A1 2.149,51 273,47 2.182,51 282,47
B1 1.954,38 251,04 1.980,38 259,04
B2 1.954,38 115,05 1.980,38 120,05
C1 1.712,05 201,50 1.734,05 208,50
C2 1.712,05 158,46 1.734,05 164,46
C3 1.712,05 108,92 1.734,05 113,92
D1 1.538,44 240,06 1.558,44 246,06
D2 1.538,44 126,03 1.558,44 130,03
D3 1.538,44 90,15 1.558,44 93,15
E1 1.450,79 126,42 1.469,79 130,42
E2 1.450,79 52,47 1.469,79 53,47
E3 1.450,79 17,33 1.469,79 18,33
F 1.428,78 0,00 1.447,78 0,00


SETTORE LUBRIFICANTI E GPL


Trattamento Economico Minimo (TEM) mensile alle diverse scadenze















































Liv.

Previgente

1/1/2019

Q1 2.952,00 2.998,00
Q2 2.684,00 2.725,00
A 2.573,00 2.611,00
B 2.356,00 2.421.00
C 2.173,00 2.205,00
D 2.038,00 2.068,00
E 1.894,00 1.921,00
F 1.769.00 1.793,00
G 1.735,00 1.758,00
H 1.633,00 1.655,00
I 1.501,00 1.521,00


Elemento Distinto della Retribuzione (EDR)
Si riconferma e continuerà ad essere erogato in busta paga anche da gennaio 2019 nei seguenti importi


SETTORE CHIMICO E CHIMICO E CHIMICO-FARMACEUTICO


Importi mensili dell’Elemento Distinto della Retribuzione (EDR) alle diverse scadenze































































Cat. PO

EDR dall’1/7/2018 al 31/12/2018

EDR dall’1/1/2019

A1 33,00 46,00
A2 30,00 42,00
A3 28,00 39,00
B1 27,00 38.00
B2 26,00 36,00
C1 24,00 34,00
C2 23,00 32,00
D1 22,00 31,00
D2 21,00 29,00
D3 20,00 28,00
E1 19,00 27,00
E2 17,00 24,00
E3 16,00 23,00
E4 16,00 22,00
F 15,00 21,00


SETTORE FIBRE


Importi mensili dell’Elemento Distinto della Retribuzione (EDR) alle diverse scadenze































































Cat. PO

EDR dall’1/7/2018 al 31/12/2018

EDR dall’1/1/2019

A1 33,00 46,00
A2 27,00 38,00
A3 26,00 36,00
B1 26,00 36.00
B2 22,00 31,00
C1 22,00 31,00
C2 21,00 30,00
D1 21,00 29,00
D2 19,00 26,00
D3 18,00 25,00
E1 18,00 25,00
E2 16,00 22,00
E3 15,00 21,00
E4 15,00 21,00
F 15,00 21,00


SETTORI ABRASIVI


Importi mensili dell’Elemento Distinto della Retribuzione (EDR) alle diverse scadenze























































Cat. PO

EDR dall’1/7/2018 al 31/12/2018

EDR dall’1/1/2019

A1 31,00 44,00
B1 25,00 35,00
B2 23,00 32,00
C1 21,00 30,00
C2 20,00 28,00
C3 20,00 28,00
D1 19,00 27,00
D2 17,00 24,00
D3 17,00 24,00
E1 17,00 24,00
E2 15,00 21,00
E3 14,00 20,00
F 14,00 20,00


SETTORE LUBRIFICANTI E GPL


Importi mensili dell’Elemento Distinto della Retribuzione (EDR) alle diverse scadenze















































Liv.

EDR dall’1/7/2018 al 31/12/2018

EDR dall’1/1/2019

Q1 36,00 50,00
Q2 32,00 45,00
A 30,00 42,00
B 27,00 38,00
C 25,00 35,00
D 22,00 31,00
E 21,00 29,00
F 18,00 25,00
G 18,00 25,00
H 17,00 24,00
I 15,00 21,00

Licenziamento collettivo, la funzione della comunicazione di apertura della procedura


Il rapporto tra comunicazione di apertura della procedura di licenziamento collettivo e successiva individuazione dell’ambito interessato alla selezione dei lavoratori da licenziare non è di stretta e rigorosa corrispondenza, allorché la funzione della prima è diretta all’individuazione dell’ambito in cui è emersa la necessità della riduzione, ma non alla concreta applicazione della stessa, per la quale occorrerà guardare l’intero complesso aziendale


Una Corte di appello territoriale, accogliendo il reclamo avverso la decisione del Tribunale di prime cure, proposto da alcuni lavoratori nei confronti del proprio ex datore di lavoro, aveva dichiarato la nullità dei licenziamenti a loro intimati, condannando il medesimo a reintegrare i dipendenti nel posto di lavoro ed al risarcimento del danno, oltre accessori e regolarizzazione previdenziale. La Corte di appello aveva ritenuto illegittimo il licenziamento collettivo in cui erano ricompresi i lavoratori, perché il criterio di scelta convenzionale dei dipendenti da licenziare non era coerente con la situazione di eccedenza individuata dalla società datrice di lavoro nella iniziale comunicazione di inizio della procedura collettiva e dalla stessa posta a fondamento della scelta adottata. In particolare, il giudice aveva valutato la non corrispondenza tra l’area della crisi in origine individuata ed i criteri di scelta applicati trasversalmente a tutto il personale, pur in assenza di una accertata fungibilità dei singoli lavoratori.
Avverso detta decisione il datore di lavoro propone così ricorso, lamentando la falsa applicazione degli articoli 4 e 5 della L. n. 223/1991.
Per la Suprema Corte il ricorso è fondato. La comunicazione di avvio della procedura di licenziamento collettivo rappresenta una cadenza essenziale per la proficua partecipazione alla cogestione della crisi da parte del sindacato e per la trasparenza del processo decisionale del datore di lavoro; dunque, la sua funzione è di garanzia della trasparenza del procedimento e delle ragioni di apertura del medesimo da parte dell’azienda. Con riguardo poi all’ambito aziendale, il riferimento alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, comporta che la riduzione del personale deve, in linea generale, investire l’intero ambito aziendale, ma ben potendo essere limitata a specifici rami d’azienda se caratterizzati da autonomia e specificità delle professionalità utilizzate, non fungibili rispetto alle altre.
Orbene, i principi esposti chiariscono come il rapporto tra comunicazione iniziale di apertura del procedimento e successiva individuazione dell’ambito interessato alla selezione dei lavoratori da licenziare non è di stretta e rigorosa corrispondenza, allorché la funzione della prima è diretta all’individuazione dell’ambito in cui è emersa la necessità della riduzione, ma non alla concreta applicazione della stessa, per la quale occorrerà guardare l’intero complesso aziendale, e ciò anche se il criterio di selezione individuato sia quello della maggiore vicinanza al pensionamento.

Ultimi giorni per il sostegno scolastico ai figli degli operai agricoli veronesi


Ultimi giorni per richiedere, all’Ente Bilaterale per l’Agricoltura Veronese (Agribi), il contributo per dare un sostegno ai figli degli operai agricoli per le spese scolastiche.

I contributi, assegnati da Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura veronese, riguarderanno le rette dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia, l’acquisto di libri per la scuola media inferiore e la media superiore e l’iscrizione all’università.
L’iniziativa rientra nell’ambito delle prestazioni a sostegno del reddito degli agricoltori che Agribi, costituita da Confagricoltura Verona, Coldiretti, Cia, Fai-Cisl, Flai Cgil e Uila-Uil, ha tra i suoi scopi principali. Il contributo è riservato agli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato, contribuenti dell’ente bilaterale, che abbiano svolto almeno 102 giornate di lavoro nel 2017.
La novità di quest’anno è la semplificazione dell’iter di presentazione della domanda, presentando un’autocertificazione, compilata correttamente in ogni sua parte, insieme a una busta paga del 2017 e alla copia del certificato di frequenza rilasciato dalle scuole o del certificato di iscrizione e alla ricevuta di pagamento della prima rata della retta per quanto riguarda l’università.
Per l’asilo nido il contributo di 300 euro, mentre per la scuola materna è di 100 euro. Per quanto riguarda la scuola media inferiore e superiore, il contributo è di 200 euro per ogni figlio. Per l’università il contributo è di 200 euro per l’iscrizione non solo dei figli, ma anche degli operai agricoli iscritti all’anno accademico 2017-2018.
Il sostegno può essere richiesto da uno solo dei genitori, anche se entrambi occupati nel settore agricolo. Le richieste (corredate della documentazione che si trova sul sito www.agribi.verona.it nella sezione moduli dedicata ai lavoratori) devono essere inviate entro il 31/12/2018 per raccomandata o a mano ad Agribi, via Sommacampagna 63 d/e – 37137 Verona, o al fax 045 4854845, oppure alla mail info@agribi.verona.it.

Congedo straordinario assistenza disabili: incostituzionale il requisito della “preesistente convivenza”


La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale della norma sul congedo straordinario, nella parte in cui non annovera tra i beneficiari, alle condizioni stabilite dalla legge, il figlio che, al momento della presentazione della richiesta, ancora non conviva con il genitore in situazione di disabilità grave, ma che tale convivenza successivamente instauri


Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 42, co. 5, del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, nella parte in cui richiede, ai fini dell’ottenimento del congedo, “la preesistente” convivenza dei figli con il soggetto da assistere. Il Tribunale rimettente ha esposto di dover decidere sul ricorso di un agente penitenziario, che ha chiesto di beneficiare del congedo straordinario retribuito per l’assistenza al padre ammalato, cui però il Ministero della giustizia, dopo avere riscontrato che il lavoratore e il genitore da assistere non convivevano, ha rigettato l’istanza. Il ricorrente ha così instaurato il giudizio di merito per ottenere l’annullamento del provvedimento di rigetto. Ad avviso del rimettente, la norma in oggetto, nella parte in cui richiede, ai fini dell’ottenimento del congedo, la preesistente convivenza del figlio con il genitore da assistere, e non consente invece che la convivenza costituisca una condizione richiesta durante la fruizione del congedo, contrasterebbe con molteplici parametri della Carta fondamentale. Sarebbe violato, anzitutto, il combinato disposto di cui agli artt. 2, 29 e 32 della Costituzione che affida a ogni componente della famiglia il compito di assistere il disabile: al “dovere di solidarietà che vincola comunitariamente ogni congiunto”, infatti, fa riscontro il “corrispondente diritto del singolo di provvedere all’assistenza materiale e morale degli altri membri, ed in particolare di quelli più deboli e non autosufficienti, secondo le proprie infungibili capacità”. La scelta poi di porre la preesistente convivenza come “prerequisito” indispensabile per il godimento del beneficio fornirebbe una concezione restrittiva dell’assistenza familiare, limitata al solo nucleo convivente, nonché una visione statica e presuntiva dell’organizzazione familiare, che può rivelarsi incompatibile con la necessità di prendersi cura, dall’oggi al domani, di una persona divenuta gravemente disabile.
Per la Corte di Costituzionale, la questione è fondata. Per l’assistenza a persona disabile, il Legislatore prevede, oltre alle provvidenze dei permessi e del trasferimento, l’istituto del congedo straordinario, circoscritto a ipotesi tassative e contraddistinto da presupposti rigorosi. Il congedo spetta solo per l’assistenza a persona in condizioni di disabilità grave, debitamente accertata, che si ravvisa solo in presenza di una minorazione, “singola o plurima”, che “abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione”. Sul versante soggettivo, il Legislatore stabilisce che il congedo straordinario non possa essere riconosciuto a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona e delinea una precisa gerarchia dei beneficiari: in primo luogo, il coniuge convivente e in caso di mancanza, di decesso o di patologie invalidanti, il padre o la madre anche adottivi e poi a seguire, alle medesime condizioni, i figli conviventi ed infine i fratelli o le sorelle conviventi. Orbene, nell’estendere il congedo straordinario oltre l’originaria cerchia dei genitori, il Legislatore ha attribuito rilievo esclusivo alla preesistente convivenza con il disabile, al fine di salvaguardare quella continuità di relazioni affettive e di assistenza che trae origine da una convivenza già in atto, tuttavia la convivenza non può esaurirsi in un dato meramente formale e anagrafico, esprimendo, di contro, nella quotidiana condivisione dei bisogni e del percorso di vita, una relazione di affetto e di cura. Il citato presupposto della convivenza, dunque, rischia di pregiudicare la finalità di preminente tutela del disabile, quando manchino i familiari conviventi indicati in via prioritaria dalla legge e vi sia solo un figlio, all’origine non convivente, pronto a impegnarsi per prestare la necessaria assistenza. Tali situazioni sono ugualmente meritevoli di adeguata protezione, poiché riflettono i mutamenti intervenuti nei rapporti personali e le trasformazioni che investono la famiglia, non sempre tenuta insieme da un rapporto di prossimità quotidiana, ma non per questo meno solida nel suo impianto solidaristico.

Versamento a dicembre al Fondo Coopersalute per i dipendenti della distribuzione cooperativa

Scade a dicembre il versamento al Fondo sanitario integrativo Coopersalute a favore dei iscritto a cui si applica il CCNL della distribuzione cooperativa

Le comunicazioni relative al mese di novembre 2018 potranno essere effettuate da lunedì 3 dicembre a giovedì 27 dicembre 2018.
I versamenti delle quote dovranno essere effettuati entro martedì 27 dicembre 2018.
La quota viene versata mensilmente, ogni quattro mesi, oppure in un’unica soluzione entro il mese di febbraio di ogni anno.
L’impresa dovrà provvedere inoltre al versamento del contributo di solidarietà; del 10% all’INPS, su entrambe le quote.

Garante Privacy: tutelati i dati degli iscritti ai sindacati


Il datore di lavoro non può comunicare ad una organizzazione sindacale la nuova sigla alla quale ha aderito un suo ex iscritto. Al fine di consentire al sindacato di espletare le procedure che seguono la revoca della affiliazione sindacale e della relativa delega, egli avrebbe dovuto limitarsi a comunicare la sola scelta del lavoratore di non aderire più all’originaria sigla di appartenenza.


Questo è quanto affermato dal Garante privacy a conclusione di un’istruttoria originata dai reclami di alcuni dipendenti di una Azienda socio-sanitaria territoriale che si erano rivolti all’Autorità affinché valutasse la correttezza del datore di lavoro nel trattamento dei loro dati sensibili, quale è l’appartenenza sindacale.
L’Azienda, a giustificazione del proprio comportamento, ha affermato, tra l’altro, di aver ritenuto necessario informare la Rappresentanza sindacale della variazione per evitare il rischio che senza questa comunicazione l’organismo avrebbe continuato ad operare in una composizione non più aderente alla realtà, con inevitabili ricadute sulla validità della contrattazione aziendale.
Secondo l’Autorità, le informazioni sull’adesione sindacale rientrano nella categoria dei dati sensibili, per i quali, come noto, esistono particolari forme di tutela.
Il datore di lavoro può lecitamente trattarli in base alla legge per adempiere agli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro, ad esempio per effettuare il versamento delle quote di iscrizione ad associazioni o organizzazioni sindacali su delega e per conto del dipendente. Nel caso di specie invece l’amministrazione non si è limitata a comunicare alla Rappresentanza sindacale la revoca dell’affiliazione di alcuni lavoratori, ma ha inviato a tutti i componenti della sigla sindacale una e-mail cui erano allegati dei documenti nei quali era espressamente indicata l’iscrizione dei lavoratori che avevano aderito ad un altro sindacato.


Il Garante, a conclusione dell’istruttoria, ha ritenuto che dalla valutazione degli elementi acquisiti, la condotta dell’Azienda, pur difforme dalla disciplina applicabile, abbia esaurito i suoi effetti e non sussistano quindi i presupposti per l’adozione di un provvedimento prescrittivo o inibitorio, riservandosi però di avviare un autonomo procedimento per valutare la contestazione di una eventuale violazione amministrativa per l’illecita comunicazione dei dati sindacali (Nota Garante privacy n. 447/2018).