Il Fisco risponde sull’assistenza fiscale per il 730/2014

L’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 57/E del 2014 ha chiarito le ultime novità introdotte dalle norme nell’ambito dell’assistenza fiscale della dichiarazione dei redditi.

Di seguito sono riportati alcuni chiarimenti in merito 1)all’ampliamento della platea dei contribuenti ammessi all’assistenza fiscale, 2) al controllo preventivo previsto, a determinate condizioni, per i rimborsi di importo complessivamente superiore a 4.000 euro, 3) alla possibilità di utilizzare il credito che emerge dal 730 in compensazione di tutte le somme da versare con i modelli F24 e 4) alle modalità per ricevere l’accredito di un rimborso più velocemente su conto corrente.

1) I contribuenti che, pur non avendo un sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio, possono presentare il modello 730/2014 per i redditi di lavoro dipendente e alcuni redditi assimilati percepiti nel 2013.
Dal 2014 i contribuenti che hanno perso il posto di lavoro, i titolari di borse di studio o di assegni di mantenimento, ma anche autisti, giardinieri, collaboratori familiari e altri addetti alla casa assunti da privati possono adempiere ai propri obblighi di dichiarazione presentando il modello a un Caf-dipendenti o a un professionista abilitato.
L’eventuale rimborso che emerge dalla dichiarazione viene eseguito direttamente dall’Amministrazione finanziaria, invece se emerge un debito, chi presta l’assistenza fiscale trasmette telematicamente la delega di versamento, oppure, entro il decimo giorno antecedente la scadenza del termine di pagamento, consegna l’F24 compilato al contribuente.

2) Nel caso in cui dalla dichiarazione dei redditi risulta un rimborso superiore ai 4.000 euro determinato da crediti diversi dalle detrazioni per carichi di famiglia e/o eccedenze da precedente dichiarazione, il rimborso è erogato dal sostituto d’imposta, non trovando applicazione il controllo preventivo introdotto dalla Legge di Stabilità per il 2014. Nei casi in cui, invece, scatta il controllo preventivo, l’Agenzia delle Entrate ha sei mesi di tempo per verificare che il rimborso sia effettivamente spettante.

3) In tema di rimborsi fiscali, i tempi per riavere indietro le somme si possono ridurre comunicando il proprio Iban all’Agenzia. Per richiedere l’accredito del rimborso sul proprio conto corrente bancario o postale basta compilare il modulo disponibile sul sito www.agenziaentrate.it, alla pagina: Cosa devi fare-Richiedere-Rimborsi-Accredito rimborsi su conto corrente. Il contribuente può consegnare il modello all’Agenzia direttamente via internet, se è iscritto ai nostri servizi telematici, o di persona, presso un qualsiasi Ufficio delle Entrate.

4) Se dalla liquidazione della dichiarazione emerge un credito d’imposta, il contribuente può indicare, compilando il quadro “I Imposte da compensare” del modello 730, di voler utilizzare in tutto o in parte l’ammontare del credito per compensare somme da versare autonomamente, con il modello F24.

730/2014, prorogato il termine di presentazione al 16 giugno 2014

5 giu 2014 Con il DPCM 03 giugno 2014 pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 127 è stato differito per l’anno 2014 il termine per la presentazione delle dichiarazioni modello 730/2014 ai CAF-dipendenti ed ai professionisti abilitati scaduto il 3 giugno 2014.

I lavoratori dipendenti, i pensionati e gli altri soggetti tenuti alla compilazione del modello 730/2014, possano presentare l’apposita dichiarazione semplificata e le schede ai fini della destinazione dell’otto e del cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche entro il 16 giugno 2014 ad un CAF-dipendenti o ad un professionista abilitato, unitamente alla documentazione necessaria all’effettuazione delle operazioni di controllo.

I CAF-dipendenti e i professionisti abilitati, nell’ambito delle attività di assistenza fiscale dovranno provvedere:

– entro il 24 giugno 2014, a consegnare al contribuente copia della dichiarazione elaborata e il relativo prospetto di liquidazione;

– entro il giorno 8 luglio 2014, a comunicare il risultato finale delle dichiarazioni e a effettuare la trasmissione in via telematica all’Agenzia delle entrate delle dichiarazioni presentate.

Detassazione 2014, i primi chiarimenti

I primi chiarimenti in relazione al beneficio della detassazione della “retribuzione di produttività” per l’anno 2014.

Anche per l’anno 2014, trovano applicazione le misure, ancora sperimentali, finalizzate all’incremento della produttività del lavoro e consistenti nell’applicazione di un imposta sostitutiva del 10% alle “retribuzioni di produttività” erogate nel corso dell’anno, per un importo non superiore a 3.000 euro lordi. Esclusivamente per il settore privato ed i soli titolari di reddito da lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2013, ad euro 40.000, l’erogazione di tali somme deve avvenire in esecuzione di contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda, intendendo per tali sia le RSA che le RSU.
La cd. “retribuzione di produttività” ricomprende le voci retributive erogate, in esecuzione di contratti, con espresso riferimento ad indicatori quantitativi di produttività/redditività/qualità/efficienza/innovazione. Tali voci, separatamente valorizzate all’interno della contrattazione collettiva e suscettibili di variazione in relazione all’andamento dell’impresa, possono far riferimento alternativamente ai suddetti indicatori ed essere anche incerti nella loro corresponsione o nel loro ammontare.
Peraltro, gli accordi collettivi territoriali o aziendali possono anche prevedere, ai fini del raggiungimento degli obiettivi di miglioramento della produttività, modifiche alla distribuzione degli orari di lavoro esistenti in azienda ovvero alla gestione delle modalità attuative dei regimi di flessibilità previsti dai contratti collettivi nazionali di categoria, o comunque analoghi interventi tesi al miglioramento dell’utilizzo degli impianti e dell’organizzazione del lavoro. Anche tali modifiche possono comportare l’applicazione della agevolazione sulle corrispondenti quote orarie ed eventuali maggiorazioni, pienamente cumulabile con quella riconosciuta sui premi di produttività.
I datori di lavoro sono tenuti a depositare i contratti presso la DTL territorialmente competente entro 30 giorni dalla loro sottoscrizioni con allegata autodichiarazione di conformità dell’accordo depositato alle disposizioni normative del provvedimento istitutivo della detassazione 2014. Tuttavia, le aziende che per l’anno 2013 abbiano adempiuto al deposito del contratto presso la DTL, unitamente all’autodichiarazione di conformità, non debbono effettuare alcuna formalità per il 2014 laddove si limitino ad applicare, senza modifica alcuna, l’accordo già depositato.

TASI: approvazione del bollettino di conto corrente postale

Il Ministero dell’economia e delle finanze, col decreto 23 maggio 2014, ha approvato il modello di bollettino di conto corrente postale per il versamento del tributo sui servizi indivisibili (TASI).

Il contribuente può effettuare il versamento in oggetto presso gli Uffici Postali ovvero tramite servizio telematico gestito da Poste Italiane S.p.A.. In quest’ultimo caso, riceverà, come prova del pagamento e del giorno in cui esso è stato eseguito, la conferma dell’avvenuta operazione con l’immagine virtuale del bollettino ovvero una comunicazione in formato testo contenente tutti i dati identificativi del bollettino e del bollo virtuale di accettazione.
Il modello di bollettino di conto corrente postale TASI riporta obbligatoriamente il numero 1017381649, valido indistintamente per tutti i comuni del territorio nazionale ed è obbligatoriamente intestato a “PAGAMENTO TASI”.
Su tale conto non è ammessa l’effettuazione di versamenti tramite bonifico.
La società Poste Italiane S.p.A. deve provvedere a far stampare a proprie spese i bollettini previsti, assicurandone la disponibilità gratuita presso gli uffici postali.
Il comune può inviare ai soggetti interessati i bollettini di conto corrente postale, prestampati negli spazi appositamente previsti, dietro autorizzazione di Poste Italiane S.p.A.
Si ricorda, infine, che il termine di pagamento della prima rata TASI è previsto per il prossimo 16 giugno; si è in attesa di una possibile proroga per i Comuni che non hanno deliberato in tempo le aliquote entro lo scorso 23 maggio.

Prossima la scadenza per la presentazione del 730/2014

Lunedì, 3 giugno p.v., scade il termine ultimo di presentazione al Caf o a un professionista abilitato del modello 730/2014 e della busta contenente la scelta della destinazione dell’8 e del 5 per mille.

Il lavoratore e il pensionato, che si avvale dell’assistenza fiscale, può consegnare il modello già debitamente e correttamente compilato senza pagare alcun compenso al Caf o al professionista abilitato, oppure può chiedere assistenza per la compilazione, e in busta chiusa, la scheda per la scelta della destinazione dell’8 per mille e del 5 per mille dell’Irpef (Mod. 730-1), anche se non ha espresso alcuna scelta.
Il contribuente deve sempre esibire al Caf o al professionista abilitato la documentazione necessaria per verificare la conformità dei dati riportati nella dichiarazione e per dimostrare il diritto alle deduzioni e detrazioni richieste in dichiarazione (ad esempio CUD, scontrini, ricevute, fatture, attestati di versamento d’imposta eseguiti direttamente dal contribuente con modello F24, ecc.).
I Caf o i professionisti abilitati hanno l’obbligo di verificare che i dati indicati nel modello 730 siano conformi ai documenti esibiti dal contribuente (relativi a oneri deducibili e detrazioni d’imposta spettanti, alle ritenute, agli importi dovuti a titolo di saldo o di acconto oppure ai rimborsi) e rilasciano per ogni dichiarazione un visto di conformità (ossia una certificazione di correttezza dei dati).
I documenti relativi alla dichiarazione di quest’anno vanno conservati fino al 31 dicembre 2018 termine entro il quale l’amministrazione fiscale può richiederli.

Piano casa ed Expo2015: la conversione del decreto in gazzetta ufficiale

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 121 del 27 maggio 2014, la Legge n. 80 del 23 maggio 2014 che stabilisce la conversione del Decreto-legge n. 47 del 28 marzo 2014 con il quale è stato approvato il cd. “piano casa” e le misure urgenti per Expo 2015.

Durante l’iter parlamentare il provvedimento varato dal Governo ha recepito alcune delle modifiche proposte e, dunque, il decreto-legge è stato convertito con modificazioni.
In particolare, sono state apportate modifiche alle disposizioni riguardanti:
– la riduzione dell’aliquota della cedolare secca per i contratti di locazione a canone concordato (art. 9);
– le agevolazioni fiscali riguardanti gli investimenti e le locazioni di immobili destinati ad alloggi sociali (artt. 6, 7 e 8).
Inoltre, sono state introdotte disposizioni che:
– modificano la disciplina sulle detrazioni per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici destinati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione edilizia, cd. “bonus mobili”, prevedendo che ai fini della detrazione non assume rilevanza l’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione (art. 7, co. 2-bis e 2-ter);
– introducono agevolazioni fiscali riguardanti i tributi locali IMU, TARI e TASI in favore dei soggetti non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’AIRE, in relazione agli immobili posseduti in Italia che non sono locati, né dati in comodato d’uso. Per un solo immobile, ai fini Imu si considera abitazione principale, mentre le imposte Tari e Tasi sono applicate in misura ridotta di due terzi (art. 9-bis).

L’indennità per illegittimo licenziamento è soggetta a tassazione separata

L’indennità conseguita dal lavoratore per il licenziamento illegittimo, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, reintra tra le indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro, e come tale costituisce reddito da lavoro dipendente tassabile. (Corte di Cassazione – sentenza n. 10749/2014)

Sulla base di tale principio, la Corte suprema ha rigettato il ricorso di un lavoratore per una controversia concernente l’impugnazione del silenzio-rifiuto opposto dal Fisco ad un’istanza di rimborso dell’IRPEF versata, attraverso le ritenute operate sull’indennità corrispostagli dall’ex datore di lavoro, ai sensi dell’articolo 18, comma 5, della Legge n. 300/1970, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, riconosciutagli con sentenza, a seguito di licenziamento illegittimo.
A sostegno di tale decizione, i giudici hannno affermato in particolare che:
– in tema di licenziamento illegittimo, l’indennità, nel suo minimo ammontare di cinque mensilità, costituisce una presunzione “iuris et de iure” del danno causato dal recesso assimilabile ad una sorte di penale connaturata al rischio di impresa;
– tale indennità rappresenta una parte irriducibile dell’obbligazione risarcitoria complessiva conseguente all’illegittimo licenziamento;
– in tema di determinazione del reddito di lavoro dipendente, vige il principio secondo il quale tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento dei danni consistente nella perdita di redditi, ad esclusione di quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e quindi, tutte le indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro costituiscono redditi da lavoro dipendente tassabile.
Ciò considerato, afferma la suprema Corte, le indennità per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro, in quanto indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro, costituiscono redditi da lavoro dipendente.
Trattandosi di somme percepite, a titolo risarcitorio, a seguito di provvedimento dell’Autorità giudiziaria, in relazione alla risoluzione del rapporto di lavoro, devono essere assoggettate a tassazione separata ed a ritenuta d’acconto.

Piano casa: approvato il testo definitivo

È stata approvata nella seduta del 20 maggio scorso la Legge di conversione del decreto legge n. 47/2014 che contiene disposizioni urgenti per l’emergenza abitativa, cd. “Piano casa”, tra cui incentivi di carattere fiscale a sostegno del mercato degli affitti e delle costruzioni.

BONUS MOBILI
Viene modificata la disciplina del cd. “bonus mobili” eliminando dalle condizioni di accesso all’agevolazione il limite del tetto di spesa rispetto alle spese sostenute per la ristrutturazione dell’immobile. Per effetto della modifica, dunque, è possibile beneficiare della detrazione fiscale per l’acquisto di mobili, grandi elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+, nonché A per i forni, finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione, per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2014, fino a un limite massimo di euro 10.000.

LOCAZIONE DI ALLOGGI SOCIALI
Le imprese che costruiscono o ristrutturano alloggi sociali concessi in locazione possono beneficiare di un regime di tassazione agevolato. Fino all’eventuale riscatto dell’abitazione da parte del conduttore, ovvero per un periodo massimo di 10 anni dalla costruzione o dal termine della ristrutturazione, infatti, il 40 per cento del reddito derivante dalla locazione dei medesimi alloggi sociali non concorre alla formazione del reddito d’impresa ai fini IRPEF/IRES e IRAP. L’efficacia dell’agevolazione è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea.
In favore del conduttore, titolare del contratto di locazione dell’alloggio sociale adibito ad abitazione principale propria, inoltre, per il periodo 2014 – 2016, è stabilita una detrazione IRPEF complessivamente pari a:
– 900 euro, se il reddito complessivo non supera euro 15.493,71;
– 450 euro, se il reddito complessivo è compreso tra 15.493,72 e 30.987,41 euro.

RIDUZIONE DELLA “CEDOLARE SECCA”
Per il periodo dal 2014 al 2017 l’aliquota della cedolare secca prevista per i contratti di locazione cd. “a canone concordato”, già ridotta dal 19 al 15 per cento, è ulteriormente ridotta al 10 per cento. Resta invariata, al 21 per cento, l’aliquota per i contratti di locazione cd. “a canone libero”.
La cedolare secca al 10% per chi affitta a canone concordato è estesa, oltre ai Comuni ad alta densità abitativa, anche ai Comuni colpiti da calamità naturali per i quali sia stato dichiarato lo stato di emergenza negli ultimi cinque anni.

AGEVOLAZIONI PER CHI RISIEDE ALL’ESTERO
Viene introdotta la previsione per cui chi risiede all’estero e ha in Italia una o più case sfitte, per una di queste non dovrà pagare l’IMU perché verrà considerata come abitazione principale. Tari e Tasi saranno ridotte dei due terzi.

LOTTA ALL’ABUSIVISMO
Nei confronti di chi occupa abusivamente un immobile è previsto il mancato riconoscimento della residenza e il divieto di allacciamento a pubblici servizi (luce, acqua, gas). Inoltre, è prevista l’esclusione dalle procedure di assegnazione di alloggi IACP per cinque anni.

Agevolazione ACE: modalità applicative

L’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 12/E del 2014 ha fornito chiarimenti sull’Aiuto alla Crescita Economica per le imprese

L’Ace prevede la possibilità di dedurre dal reddito imponibile i capitali che vengono utilizzati per incrementare il patrimonio delle imprese, con lo scopo di favorire il finanziamento delle Pmi mediante capitale proprio.
Possono fruire del beneficio fiscale anche le società estere che hanno trasferito la propria residenza in Italia, a partire dal periodo d’imposta in cui assumono la qualifica di soggetto residente.
Per fruire dell’agevolazione devono essere considerati gli incrementi e i decrementi di capitale proprio realizzati a partire dall’esercizio in corso al 31 dicembre 2011.
Sono escluse dall’Ace le società assoggettate alle procedure di fallimento, liquidazione coatta e amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Per quest’ultima tipologia l’Ace è esclusa solo quando la procedura non è finalizzata alla continuazione dell’esercizio dell’attività mentre è ammessa per il risanamento della società (con continuazione dell’esercizio d’impresa).
La disciplina antielusiva ha l’obiettivo di impedire che la stessa somma di denaro conferita accresca il capitale proprio di più società che fanno capo ad una holding.
Il contribuente può presentare un’istanza di disapplicazione della disciplina per dimostrare che l’incremento di capitale proprio Ace non è stato preceduto da un’immissione di denaro (che ha aumentato il capitale di un altro soggetto del gruppo), ma è stato determinato unicamente dall’accantonamento di utili non distribuiti.
Gli apporti in denaro provenienti da soggetti domiciliati in Paesi diversi da quelli che consentono lo scambio di informazioni non fanno aumentare la base di calcolo dell’Ace, poiché l’assenza di scambio di informazioni tra lo Stato italiano e quello di residenza della società conferente non consente di valutare con certezza se i conferimenti costituiscano nuova ricchezza.

Il Fisco risponde sulla detraibilità delle spese sanitarie

L’Amministrazione Finanziaria ha chiarito la detraibilità delle spese sostenute per le prestazioni rese dall’osteopata e dal biologo nutrizionista (Agenzia delle entrate – circolare 21 maggio 2014, n. 11/E).

Prestazioni sanitarie rese dall’osteopata

Ancora oggi la figura dell’osteopata non è annoverabile fra le figure sanitarie riconosciute, il cui elenco è disponibile sul sito istituzionale del Ministero della salute. In attesa di un eventuale riconoscimento normativo, le attività che in altri Paesi sono svolte dall’osteopata afferiscono in Italia alle professioni sanitarie. Al riguardo, si ritiene che le prestazioni rese dagli osteopati non consentano la fruizione della detrazione ai fini delle imposte sui redditi (art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR), e che le spese per prestazioni di osteopatia, riconducibili alle competenze sanitarie previste per le professioni sanitarie riconosciute, sono detraibili se rese da iscritti a dette professioni sanitarie.

Prestazioni rese dal biologo nutrizionista

Si premette che il biologo non è un medico, né rientra fra le figure professionali sanitarie elencate nel decreto ministeriale 29 marzo 2001, fra cui è ricompresa la figura del dietista.
Al riguardo, il Ministero ha fatto presente che, con pareri del Consiglio Superiore di Sanità sulle competenze in materia di nutrizione delle professioni di medico, biologo e dietista, è stato chiarito che mentre il medico-chirurgo può prescrivere diete a soggetti sani e a soggetti malati, il biologo può autonomamente elaborare e determinare diete nei confronti di soggetti sani, al fine di migliorarne il benessere e, solo previo accertamento delle condizioni fisio-patologiche effettuate dal medico chirurgo, a soggetti malati. Il Ministero sottolinea che in detti pareri è evidenziato che, pur essendo il medico il solo professionista ad avere il titolo per l’effettuazione di diagnosi finalizzate all’elaborazione di diete, la professione di biologo, pur non essendo sanitaria, è inserita nel ruolo sanitario del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e può svolgere attività attinenti alla tutela della salute.
Al riguardo, si ritiene che le spese sostenute per visite nutrizionali, con conseguente rilascio di diete alimentari personalizzate, eseguite da biologi, siano detraibili ai fini delle imposte sui redditi (art. 15, co. 1, lett. c), del TUIR).
Ai fini della detrazione, dal documento di certificazione del corrispettivo rilasciato dal biologo dovranno risultare la specifica attività professionale e la descrizione della prestazione sanitaria resa, mentre non è necessaria la prescrizione medica.