EQUITALIA, l’estensione dei servizi per il cittadino

Dal 9 luglio 2015, Equitalia ammette il pagamento presso le reti Lottomatica e SisalPay non più solo delle cartelle di pagamento, ma anche degli avvisi e delle rate

A decorrere dal 9 luglio 2015, i contribuenti possono saldare nei punti vendita Lottomatica e Sisal anche i bollettini del piano di rateizzazione, gli avvisi di intimazione ed i solleciti di pagamento. Per fruire di questa possibilità basta semplicemente consegnare in ricevitoria il bollettino Rav che Equitalia allega ai documenti.
Già dal 2013, invece, è possibile saldare i bollettini di pagamento Rav allegati alle cartelle di pagamento presso le due reti di ricevitorie, nell’ambito del progetto “Reti Amiche”, sia entro i 60 giorni dalla data di notifica che oltre la suddetta scadenza; ciò, in quanto l’importo viene aggiornato automaticamente con le somme aggiuntive previste dalla legge.
Le reti di Sisal e Lottomatica si aggiungono agli altri canali di pagamento attivati da Equitalia in alternativa ai propri sportelli, quali le filiali bancarie, gli uffici postali e i tabaccai convenzionati con banca ITB.
A questi si aggiungono poi le modalità telematiche di pagamento, sempre con opzione di aggiornamento degli importi, quali la piattaforma integrata dei pagamenti Equitalia. Tale servizio è accessibile cliccando sulla voce “Paga online” del sito www.gruppoequitalia.it o entrando nella propria “Area riservata”. Alternativamente, è possibile utilizzare l’home banking del proprio istituto di credito se consorziato a CBI e aderente al servizio CBILL.

Stabilito il credito d’imposta per i contribuenti colpiti dal sisma maggio 2012

La misura percentuale massima del credito d’imposta spettante è pari al 43,0133 per cento dell’importo complessivo richiesto nel 2015, per i costi agevolabili sostenuti nel 2014 e per quelli non indicati nelle eventuali richieste presentate in precedenza (Agenzia Entrate – provvedimento n. 91825/2015 e risoluzione n. 63/2015).

Il credito d’imposta è riconosciuto a favore dei soggetti che alla data del 20 maggio 2012 avevano la sede legale o operativa e svolgevano attività d’impresa o di lavoro autonomo in uno dei comuni interessati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 e che per effetto del suddetto sisma hanno subito la distruzione o l’inagibilità dell’azienda, dello studio professionale, oppure la distruzione di attrezzature o di macchinari utilizzati per la loro attività.
Per coloro che ne hanno fatto richiesta nel 2015, la percentuale massima del credito è pari al 43% dell’importo richiesto e fin da subito può essere utilizzato in compensazione, mediante modello F24 presentato esclusivamente attraverso i canali ENTRATEL e FISCONLINE, utilizzando il codice tributo 6844″ Credito d’imposta a favore dei soggetti danneggiati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 – art. 67-octies del D.L. 22 giugno 2012, n. 83 – Istanza presentate nel 2015″.
In caso contrario, ossia, qualora il modello di pagamento F24 non sia validamente presentato, oppure qualora l’importo del credito utilizzato in compensazione ecceda l’ammontare del credito spettante, l’operazione di versamento è scartata.

Dichiarazione omessa in assenza della ricevuta di ricezione del file

Il procedimento di inoltro telematico della dichiarazione dei redditi non può ritenersi come effettivamente limitato, quanto alla sua valida conclusione, al mero adempimento materiale dell’invio, cui corrisponda una ricevuta generata dal sistema informatico interpellato, occorrendo un’effettiva e definitiva acquisizione della dichiarazione nel sistema stesso (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Sentenza 08 luglio 2015, n. 14197).

A seguito dell’impugnazione da parte di una contribuente di una cartella portante Iva ed Irap ed emessa a seguito di controllo della dichiarazione telematica trasmessa attraverso un intermediario abilitato al servizio, ma “scartata” dall’Ufficio con la causale “data non conforme”, la Commissione Tributaria Regionale aveva confermato la decisione del Giudice di appello che aveva ritenuto che non potesse parlarsi di dichiarazione omessa, avendo il contribuente dimostrato non solo che nella ricevuta telematica acquista dall’Amministrazione non erano indicati errori bloccanti ma, anche, di avere regolarmente versato quanto dovuto.
Per il Giudice di merito si era verificata una mancanza di chiarimento tra l’Amministrazione e la contribuente.
Avverso la sentenza l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, in quanto deduce l’errore commesso dalla CTR nell’avere attribuito valore alla “ricevuta telematica acquisita dall’Amministrazione ove non erano stati indicati errori bloccanti” e nell’avere ritenuto l’Amministrazione obbligata a richiedere chiarimenti al contribuente.
Sulla questione oggetto di controversia la Suprema Corte ha già avuto modo di pronunciarsi ed accoglie il ricorso, ribadendo che la dichiarazione deve considerarsi omessa senza la ricevuta dell’Agenzia delle Entrate di ricezione del file, anche in presenza di versamenti regolarmente eseguiti.

730 precompilato: anche per i contribuenti la scadenza è il 23 luglio

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare 7 luglio 2015, n. 26/E, ha risposto ad una serie di quesiti riguardanti la dichiarazione 730 precompilata. Tra i diversi chiarimenti, ha stabilito che, in ordine alla proroga del 23 luglio concessa ai Caf e ai professionisti che al 7 luglio scorso abbiano trasmesso almeno l’80% delle dichiarazioni, tale scadenza si applichi anche ai modelli presentati dal contribuente.

Di seguito i chiarimenti forniti:
– fino al 29 giugno il contribuente aveva la possibilità di correggere la dichiarazione inviata tramite l’applicazione web disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, presentando una nuova dichiarazione on line sostitutiva di quella già inviata. Il termine era anticipato al 21 giugno 2015 per i contribuenti senza sostituto d’imposta e con saldo a debito. A partire dal 30 giugno, per correggere eventuali errori, occorre presentare un modello 730 integrativo ad un Caf o a un professionista abilitato, entro il 25 ottobre, oppure un modello Unico correttivo nei termini o integrativo. Nel caso di una correzione che comporta un maggior debito o un minor credito, è necessario presentare il Modello Unico, correttivo o integrativo;
– nel caso in cui un reddito non viene indicato nella dichiarazione precompilata a causa della mancata trasmissione della Certificazione Unica da parte del sostituto d’imposta, il contribuente dovrà integrare tale dichiarazione, altrimenti sarà soggetto al controllo da parte dell’Agenzia delle entrate per dichiarazione infedele. Per quanto riguarda la responsabilità del sostituto d’imposta, è prevista una sanzione di 100 euro per ogni certificazione errata, o trasmessa tardivamente o non trasmessa;
– qualora il contribuente abbia inviato il modello 730 senza indicare i giorni per i quali spettano le detrazioni di lavoro dipendente e pensione in presenza di più Certificazioni Uniche e non lo abbia corretto presentando un 730 sostitutivo entro il 29 giugno, riportando i giorni di detrazione e quindi vedendosi riconosciuti, se spettanti, bonus Irpef e detrazioni di lavoro dipendente o pensione, può rettificare la dichiarazione utilizzando gli strumenti ordinari, quindi presentando entro il 25 ottobre un modello 730 integrativo a un Caf o a un professionista abilitato (in tal caso le maggiori imposte versate saranno rimborsate direttamente dal datore di lavoro entro il mese di dicembre) oppure presentando un modello Unico entro il 30 settembre 2015 (dichiarazione correttiva nei termini) oppure entro il termine previsto per la presentazione del modello Unico relativo all’anno successivo (dichiarazione integrativa a favore). Nel caso di presentazione del Modello Unico, il contribuente potrà scegliere se chiedere il rimborso all’Agenzia o utilizzare in compensazione l’eccedenza d’imposta oppure riportarla nella dichiarazione dei redditi del prossimo anno;
– nel caso in cui un contribuente modifichi e integri la dichiarazione precompilata via internet senza l’intervento di un intermediario, è opportuno che la documentazione alla base della dichiarazione sia conservata dal contribuente fino al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione;
– il contribuente che abbia accettato la dichiarazione precompilata senza effettuare l’opzione per la rateazione poteva operare tale scelta solo presentando un modello 730 sostitutivo entro il 29 giugno;
– il contribuente ha l’obbligo di integrare la dichiarazione nel caso in cui un reddito correttamente indicato nella dichiarazione autocompilata non è stato poi riportato nella dichiarazione elaborata dal Caf/professionista. In caso contrario, il contribuente sarà soggetto al controllo da parte dell’Agenzia delle entrate per dichiarazione infedele, ma potrà rivalersi sul Caf/professionista per le sanzioni nel caso in cui ritenga che la responsabilità possa essere attribuita al soggetto che ha prestato l’assistenza;
– la delega per l’accesso alla dichiarazione precompilata ha validità annuale e può essere conferita, unitamente a una copia del documento di identità del delegante, sia in formato cartaceo che in formato elettronico. La delega può essere sottoscritta elettronicamente. Pertanto è necessario che il delegante si identifichi, attraverso le credenziali rilasciate dalla sua azienda per l’accesso alla rete interna ovvero attraverso una firma avanzata, qualificata o digitale, a meno che non si tratti di una casella di posta elettronica certificata con identificazione del titolare (la cosiddetta PEC-ID);
– considerato che il modello 730 è uno strumento dichiarativo semplificato destinato a dipendenti e pensionati, la detrazione per investimenti in start up è stata inclusa solo nel modello Unico e quindi può essere fruita esclusivamente presentando quest’ultimo modello;
– il quadro RW deve essere presentato se il contribuente, nell’anno precedente, ha detenuto investimenti all’estero o attività estere di natura finanziaria. Inoltre, il quadro RW deve essere presentato dai contribuenti proprietari o titolari di altro diritto reale su immobili situati all’estero o che possiedono attività finanziarie all’estero per il calcolo delle relative imposte dovute (Ivie e Ivafe). Chi utilizza il modello 730, deve presentare il quadro RW insieme al frontespizio del modello Unico Persone fisiche 2015, nei modi e nei termini previsti per la presentazione dello stesso modello. Si fa presente che il visto di conformità sul modello 730 non rileva ai fini degli  adempimenti dichiarativi relativi al quadro RW e, pertanto, le sanzioni per l’omessa o tardiva presentazione di questo quadro non possono essere imputate al soggetto che ha apposto il visto sul modello 730;
– se il contribuente ha trasmesso, tramite un intermediario, una dichiarazione dei redditi nella quale sia stato riportato un credito derivante dal periodo precedente che, a seguito di un successivo controllo, sia stato rilevato in parte errato a causa dell’omesso versamento degli acconti relativi all’anno precedente, non si rilevano profili di responsabilità in capo all’intermediario che abbia apposto il visto di conformità. Quest’ultimo, infatti, è tenuto a verificare esclusivamente i versamenti dell’anno in corso e l’eccedenza a credito risultante dalla dichiarazione relativa al periodo d’imposta precedente. Se al momento dell’elaborazione della dichiarazione precompilata la dichiarazione relativa all’anno precedente è stata già liquidata, nel 730 precompilato vengono inseriti i dati che risultano a seguito della liquidazione automatizzata. Quindi, nel 730 precompilato viene riportata l’eccedenza derivante dall’anno precedente, già diminuita degli acconti non versati;
– nel 730 di un contribuente che ha aderito a un fondo complementare di previdenza, i contributi extra trattenuti dal datore in busta paga sono indicati come “non esclusi” dall’imponibile anziché come “già esclusi”. Essi, quindi, vengono dedotti due volte per un errore del sostituto d’imposta. In questo caso è esclusa la responsabilità del Caf o professionista che ha apposto il visto di conformità in quanto l’intermediario, nel verificare la documentazione esibita dal contribuente, non entra nel merito di quanto dichiarato dal sostituto d’imposta con la Certificazione Unica. La responsabilità ricade sul contribuente che potrà, eventualmente, rivalersi sul sostituto d’imposta, per l’importo delle sanzioni. Al sostituto è applicabile, inoltre, la sanzione di 100 euro introdotta dal decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175 per la trasmissione di una certificazione errata;
– iI socio (anche se pensionato) di una società di persone anche con redditi negativi e in liquidazione, non può presentare il Modello 730, ma deve esporre i redditi (o le perdite) di partecipazione in società di persone nel modello Unico Persone Fisiche e, in particolare, nel quadro RH;
– dopo la presentazione di una dichiarazione precompilata e accettata senza modifiche, emerge da una nuova Certificazione Unica del sostituto d’imposta che quella precedente era errata, poiché indicava una ritenuta maggiore rispetto a quella realmente subita. Qualora l’errore sia stato rilevato dopo il 29 giugno 2015, il contribuente è tenuto a correggere la dichiarazione utilizzando gli strumenti ordinari. In particolare, trattandosi di una rettifica che comporta un minor credito o un maggior debito, il contribuente deve presentare il modello Unico 2015 Persone fisiche:
– entro il 30 settembre 2015 (dichiarazione correttiva nei termini);
– entro il termine previsto per la presentazione del Modello Unico relativo all’anno successivo (dichiarazione integrativa).
Il contribuente è tenuto anche al contestuale pagamento della maggiore imposta, compresa la differenza rispetto all’importo del credito risultante dal modello 730 che verrà comunque rimborsato dal sostituto d’imposta, dei relativi interessi e delle sanzioni, in relazione alle quali si applicano le disposizioni previste in materia di ravvedimento operoso;
– per il primo anno, le Certificazioni Uniche contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili mediante il modello 730 (come i redditi di lavoro autonomo non occasionale) possono essere inviate anche dopo il 7 marzo 2015, senza applicazione di sanzioni. Si ritiene che queste certificazioni debbano essere trasmesse in via telematica all’Agenzia delle entrate entro il termine previsto per la presentazione del modello 770 Semplificato;
– il Caf/professionista che vista il modello 730 di un comodatario di immobili che ha sostenuto spese che fruiscono della detrazione del 50% o del 65% deve verificare il contratto di comodato e la relativa registrazione;
– nel reddito complessivo del familiare, che non deve superare i 2.840,51 euro per essere considerato fiscalmente a carico, non è da computare la rendita catastale riferita all’abitazione principale e sue pertinenze (come pure di eventuali altri immobili non locati e situati in comuni diversi da quello in cui si trova l’abitazione principale da questi posseduti), dato l’effetto sostitutivo Imu. Diversamente, il reddito dei fabbricati adibiti ad abitazione principale e relative pertinenze, in quanto immobili per i quali non è dovuta l’Imu per l’anno 2014, va computato ai fini del calcolo del reddito complessivo del familiare. In quest’ultimo caso, tuttavia, ai fini della tassazione Irpef, spetta una deduzione dal reddito pari all’ammontare della rendita catastale dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze. Infine, qualora l’immobile adibito ad abitazione principale sia classificato nelle categorie catastali A/1, A/8, A/9 (appartamenti di lusso, castelli, ville, ecc.), l’Imu continua ad essere dovuta e, quindi, il relativo reddito non confluisce nel reddito complessivo del familiare in virtù dell’effetto sostitutivo dell’Imu;
– nel calcolo del software dell’Agenzia delle entrate per determinare l’ammontare del bonus Irpef spettante non rilevano gli oneri deducibili sostenuti dal contribuente;
– in presenza di Certificazioni Uniche che presentano incongruenze tra il numero dei giorni di lavoro (campi 6 e 7) e il periodo di lavoro (campi 8 e 9), nel modello 730 occorre sempre riportare il numero dei giorni (campi 6 e 7) non tenendo conto di quanto emerge dai dati del periodo (campi 8 e 9). L’Inps, nelle ipotesi di erogazioni di prestazioni a sostegno del reddito, non indica il dato relativo ai giorni se lo stesso non è stato comunicato dal datore di lavoro. Questa situazione può derivare da una ulteriore Certificazione Unica rilasciata dall’azienda con i giorni di detrazione valorizzati. In queste ipotesi, nel 730 occorre riportare il dato indicato in quest’ultima Certificazione Unica. Tuttavia, qualora si verifichi l’ipotesi in cui il contribuente sia in possesso di una sola Certificazione Unica rilasciata dall’Inps senza indicazione di giorni e in presenza dell’indicazione del periodo di lavoro, per il primo anno di avvio sperimentale della dichiarazione precompilata, nel modello 730 va indicato il numero dei giorni per i quali spettano le detrazioni desumendoli dal periodo indicato. Nell’ipotesi di Certificazione Unica relativa a indennità di mobilità, anche in presenza di altre certificazioni, tenuto conto che l’erogazione dell’indennità avviene in caso di cessazione del rapporto di lavoro, in assenza del numero dei giorni nel punto 6 e in presenza dell’indicazione del periodo di lavoro, nel 730 va indicato il numero dei giorni per i quali spettano le detrazioni desumendoli dal periodo indicato nella Certificazione Unica relativa all’indennità di mobilità. Resta fermo che il numero complessivo dei giorni non può superare 365;
– nell’ipotesi di certificazioni di lavoro autonomo rilasciate in forma libera e non trasmesse all’Agenzia delle entrate ai fini della predisposizione della dichiarazione precompilata, i dati desunti dalla certificazione, ancorché redatta informalmente, debbano essere riportati in dichiarazione, nel caso in cui dalla certificazione emerga che il reddito rientra tra quelli che possono essere dichiarati con il modello 730;
– in caso di presentazione di dichiarazione rettificativa entro il 10 novembre per eliminare errori derivanti da un visto di conformità infedele, il Caf è tenuto al pagamento di una somma pari all’importo della sola sanzione. La sanzione è ridotta nella misura prevista dall’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, se il versamento è effettuato entro il 10 novembre. La sanzione non si applica nel caso in cui la trasmissione del modello 730 rettificativo o di comunicazione sia effettuata entro il termine previsto ordinariamente per l’invio del modello 730. Per il 2015, tenuto conto della proroga prevista dal DPCM 26 giugno 2015, in relazione all’attività di assistenza fiscale per l’anno in corso, il termine per la trasmissione delle dichiarazioni in rettifica senza applicazione di sanzioni deve considerarsi il 23 luglio 2015, purché siano rispettate le condizioni previste dallo schema di decreto;
– il decreto legislativo n. 175 del 2014 prevede che in caso di presentazione di dichiarazione rettificativa entro il 10 novembre per eliminare errori derivanti da un visto di conformità infedele, il Caf è tenuto al pagamento di una somma pari all’importo della sola sanzione. La sanzione è ridotta nella misura prevista dall’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 472 del 1997, se il versamento è effettuato entro la stessa data del 10 novembre. Per il versamento della sanzione, il Caf/professionista deve utilizzare il modello F24 e indicare i propri dati anagrafici e il codice fiscale del contribuente nel rigo “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare”, indicando il “Codice Identificativo” e il codice tributo in corso di istituzione.
– con il DPCM 26 giugno 2015, in relazione all’attività di assistenza fiscale per l’anno in corso, è stato prorogato dal 7 luglio al 23 luglio 2015 il termine per la consegna al contribuente di copia della dichiarazione elaborata e del relativo prospetto di liquidazione nonché per la comunicazione del risultato contabile delle dichiarazioni e per la trasmissione in via telematica all’Agenzia delle entrate dei modelli 730. La disposizione si applica a condizione che entro il 7 luglio 2015 i Caf e i professionisti abbiano effettuato la trasmissione di almeno l’ottanta per cento delle dichiarazioni. Tenuto conto della necessità di agevolare l’adempimento dichiarativo per i contribuenti nel primo anno di avvio sperimentale della dichiarazione precompilata e considerato che le dichiarazioni on line sono immediatamente disponibili all’Agenzia delle entrate, l’invio della dichiarazione 730 tramite l’applicazione web disponibile sul sito internet dell’Agenzia delle entrate può essere effettuato entro il 23 luglio 2015, stesso termine previsto per la trasmissione da parte dei Caf e dei professionisti;
– nelle ipotesi in cui le dichiarazioni tempestivamente trasmesse e scartate siano correttamente ritrasmesse non oltre 5 giorni dalla data di restituzione delle ricevute che segnalano il motivo dello scarto, non si applica la sanzione prevista dall’articolo 7-bis del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 in caso di tardiva o omessa trasmissione telematica delle dichiarazioni. A fine di agevolare l’attività degli intermediari ed evitare dubbi interpretativi, i chiarimenti sopra riportati trovano applicazione anche in caso di dichiarazioni tempestivamente trasmesse entro la data del 7 luglio 2015, scartate e correttamente ritrasmesse entro la predetta data del 23 luglio.

Illegittime le sanzioni del Fisco su eccedenze di compensazioni per contributi previdenziali

In caso di eccedenze di compensazione del credito IVA relative al versamento di contributi previdenziali dovuti per i propri dipendenti in qualità di datore di lavoro, la violazione non può essere regolarizzata tramite il ravvedimento operoso, né la stessa è soggetta a sanzione da parte del Fisco.

Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13503 del 1° luglio 2015, ha statuito l’illegittimità dell’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate irroga la sanzione amministrativa a fronte di compensazioni del credito IVA eccedenti il limite massimo con debiti per contributi previdenziali dovuti dal contribuente in qualità di datore di lavoro per i propri dipendenti, qualora ques’utlimo provveda ad effettuare il versamento dei contributi, ma non anche di interessi e sanzioni. Ciò in quanto, nell’ipotesi evidenziata, il successivo versamento configura un tardivo versamento di contributi previdenziali, per il quale la legittimazione e la potestà di accertare e sanzionare la violazione non spetta all’amministrazione finanziaria, ma compete all’ente previdenziale.

IL FATTO

Il contribuente aveva effettuato compensazioni del credito IVA con il debito per imposte dirette e contributi previdenziali, eccedenti il limite massimo consentito.
Successivamente ha sanato con ravvedimento operoso (versando cioè l’imposta compensata in eccesso con interessi e sanzioni) solo le eccedenze di compensazione relative alle imposte dirette, ma non anche quelle relative ai contributi previdenziali. Per questi ultimi ha versato la sorte ma non interessi e sanzioni.
Rilevando la mancata applicazione del ravvedimento operoso, l’Agenzia delle Entrate ha emesso atto di contestazione irrogando la sanzione amministrative nella misura del 30 per cento dei contributi compensati in eccesso.

ORIENTAMENTO DELLA GIURISPRUDENZA

I giudici della Commissione Tributaria Regionale della Campania hanno affermato che mentre nel caso di compensazioni eccedenti, afferenti tributi erariali, è prevista e disciplinata la possibilità di regolarizzare la violazione mediante l’articolo 13 del D.Lgs. n. 472/1997 con il ravvedimento operoso, la stessa possibilità non viene data nel caso in cui l’eccedenza riguardi contributi previdenziali.
Di conseguenza, non essendo prevista e disciplinata tale fattispecie, può ritenersi non punibile il comportamento del contribuente, che in assenza di precise direttive, riversa le somme relative ai contributi previdenziali dovuti quale datore di lavoro per i propri dipendenti, senza l’applicazione (come invece previsto per i tributi erariali) della sanzione e degli interessi.
I giudici della Suprema Corte, confermando la decisione dei giudici tributari hanno statuito, dunque, che l’atto di irrogazione di sanzioni emesso dall’Agenzia delle Entrate a fronte di compensazioni eccedenti il limite massimo del credito IVA con debiti per contributi previdenziali, successivamente versati dal contribuente, deve ritenersi illegittimo perché emesso da un’amministrazione non competente.

Unico e Irap 2015: versamento differito senza maggiorazione

6 lug 2015 Le imposte risultanti dalle dichiarazioni Unico/2015 ed IRAP/2015 possono essere versate entro oggi, senza alcuna maggiorazione, dalle imprese e professionisti che beneficiano del differimento studi di settore.

Le imprese e i professionisti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore, infatti, possono beneficiare anche per il 2015 del differimento dei versamenti delle imposte risultanti dalle dichiarazioni Unico ed Irap, grazie al disposto del DPCM 9 giugno 2015.
Due scadenze di riferimento: 6 luglio 2015 e 20 agosto 2015.
Entro il 6 luglio 2015 i versamenti possono essere effettuati senza alcuna maggiorazione, mentre dopo tale e fino alla successiva scadenza del 20 agosto 2015 le somme dovute devono essere maggiorate dello 0,40 per cento.
Il differimento interessa, comunque, i soggetti per i quali operano cause di esclusione o di inapplicabilità degli studi di settore, i soggetti che applicano i regimi agevolati (regime di vantaggio e regime forfetario), i percettori di redditi da partecipazione in società, enti e associazioni che svolgono attività per le quali sono stati elaborati gli studi di settore.
Le imposte che beneficiano del differimento sono tutte quelle risultanti dalle suddette dichiarazioni; quindi:
– IRPEF;
– Addizionale all’IRPEF regionale;
– Addizionale all’IRPEF comunale;
– IRES;
– Cedolare secca sugli affitti;
– Imposta sostitutiva sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie);
– Imposta sostitutiva sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe);
– Imposta sostitutiva per le imprese in regime agevolato (regime di vantaggio e regime forfetario);
– IRAP;
– IVA.

In caso di opzione per il versamento rateizzato, scade oggi il termine per il versamento della prima rata. Per le rate successive alla prima, oltre all’imposta sono dovuti gli interessi, versati separatemente e calcolati secondo il seguente piano di rateizzazione.

TITOLARI DI PARTITA IVA

RATAMISURA INTERESSI (%)SCADENZA
1^  Rata………..0,006 luglio 2015
2^  Rata………..0,1116 luglio 2015
3^  Rata………..0,4420 agosto 2015
4^  Rata………..0,7716 settembre 2015
5^  Rata………..1,1016 ottobre 2015
6^  Rata………..1,4316 novembre 2015

NON TITOLARI DI PARTITA IVA

RATAMISURA INTERESSI (%)SCADENZA
1^  Rata………..0,006 luglio 2015
2^  Rata………..0,2731 luglio 2015
3^  Rata………..0,6031 agosto 2015
4^  Rata………..0,9330 settembre 2015
5^  Rata………..1,262 novembre 2015
6^  Rata………..1,5930 novembre 2015

Autotrasportatori, bonus anche per il 2015

Confermate, anche per quest’anno, il recupero dei contributi versati al Servizio Sanitario Nazionale e la deducibilità forfetaria delle spese di trasporto non documentate (Agenzia entrate – comunicato 02 luglio 2015).

Nel dettaglio, con la conferma delle misure agevolative anche per il 2015:

– le imprese di autotrasporto merci (conto terzi e conto proprio), possono recuperare (con compensazione in F24 e con il codice tributo “6793”) fino ad un massimo di 300 euro per ciascun veicolo le somme versate nel 2014 a titolo di contributo al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile, per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate;

– per i trasporti conto terzi effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa è invece prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate, per il periodo d’imposta 2014, nelle seguenti misure:
a) 18,00 euro, per i trasporti all’interno delle Regione e delle Regioni confinanti. La deduzione spetta anche per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35% di quello spettante per i medesimi trasporti nell’ambito della Regione o delle Regioni confinanti;
b) 30,00 euro, per i trasporti effettuati oltre tali confini.

Assenza di dipendenti ed esigui beni strumentali, il professionista non paga l’Irap

Non è tenuto al pagamento dell’Irap il professionista che nell’esercizio della sua attività non si avvale di personale dipendente e risultano beni strumentali di esiguo valore (Corte di cassazione – sentenza n. 13488/2015).

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione in presenza di tali condizioni, il professionista non è tenuto al pagamento del tributo per mancanza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione che ricorre qualora il contribuente:
– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione;
– si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.

Pertanto, in caso di inesistenza o esiguità di investimenti e dell’organizzazione dei fattori produttivi, condizioni sintetizzabili nell’assenza di lavoro dipendente o di collaborazione di terzi, presenza di beni strumentali di modesto importo e mancato utilizzo di capitali di prestito, non sussistono i requisiti dell’autonoma organizzazione e pertanto il tributo non è dovuto.

730/2015: più tempo ai Caf per l’invio

Con il DPCM del 26 giugno 2015 è ufficialmente prorogata dal 7 al 23 luglio 2015 la scadenza per la consegna al contribuente di copia della dichiarazione elaborata e del relativo prospetto di liquidazione nonché per la comunicazione del risultato contabile delle dichiarazioni e per la trasmissione in via telematica all’Agenzia delle Entrate dei modelli 730.

I Caf e i professionisti abilitati hanno più tempo per completare l’assistenza fiscale e l’invio dei modelli 730 precompilati al Fisco, a condizione che entro il 7 luglio 2015 i suddetti soggetti abbiano effettuato la trasmissione di almeno l’80% delle dichiarazioni.
Resta invariato, invece, il termine del prossimo 7 luglio per i contribuenti che vogliano trasmettere direttamente il modello 730/2015 e per i sostituti d’imposta che prestano assistenza fiscale diretta o che incarichino un intermediario abilitato di effettuare la trasmissione telematica dei modelli 730 e 730-1.

Agevolazioni IMU, TASI e TARI: i chiarimenti del MEF

Forniti chiarimenti in merito al regime della tassazione locale relativo agli immobili posseduti dai cittadini italiani residenti all’estero ed iscritti all’AIRE, in materia di IMU, TASI e TARI (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Risoluzione 26 giugno 2015, n. 6/DF).

A partire dall’anno 2015 è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso. Inoltre, sull’unità immobiliare in oggetto, le imposte comunali TARI e TASI sono applicate, per ciascun anno, in misura ridotta di due terzi.
Ai fini IMU, per ottenere l’equiparazione all’abitazione principale i contribuenti devono:
– possedere, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, una e una sola unità immobiliare che non risulti locata o data in comodato d’uso;
– essere iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE);
– essere già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza.
In merito al requisito del possesso dell’unità immobiliare, sugli immobili assimilati alle abitazioni principali, a partire dal 1° gennaio 2015, non si applica più l’IMU, ad eccezione delle unità immobiliari classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, per le quali continuano ad applicarsi l’aliquota ridotta allo 0,4% e la detrazione di euro 200 rapportata al periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione. Riguardo alla TASI e TARI, invece, i contribuenti sono tenuti al loro versamento nella misura di un terzo dell’imposta calcolata, ovviamente, sulla base delle aliquote previste dal comune per l’abitazione principale.
Per quanto riguarda il requisito dell’iscrizione all’AIRE, ai fini dell’equiparazione è sufficiente che il cittadino sia iscritto all’AIRE e non anche che l’immobile sia ubicato nello stesso comune di iscrizione all’AIRE.
In merito al requisito della fruizione di un trattamento pensionistico, i cittadini italiani residenti all’estero possono percepire:
– pensioni in convenzione internazionale, nelle quali la contribuzione versata in Italia si totalizza con quella versata in un Paese estero;
– pensioni italiane;
– pensioni autonome italiane e pensioni estere.
Il regime di favore si applica solo se i contribuenti risultino già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, pertanto solo nell’ipotesi di pensione convenzionale o autonoma.
Dunque, se il Paese estero che eroga la pensione, in convenzione internazionale o autonoma, è anche il Paese di residenza del soggetto, può applicarsi il beneficio in questione.
Diverso è, invece, il caso in cui il pensionato risiede in un Paese estero diverso da quello che eroga la sua pensione, sempre autonoma o in regime di totalizzazione internazionale (ad es. un contribuente che percepisce una pensione italo-svizzera e risiede in Francia).
Al di fuori dell’ipotesi tassativa di equiparazione all’abitazione principale, che esclude il versamento dell’IMU, i comuni non possono, attraverso l’esercizio della potestà regolamentare, arrivare a stabilire ulteriori ipotesi di esclusione dall’IMU, in quanto verrebbero violati i limiti in merito all’individuazione e alla definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi.
In merito a ciò, il MEF precisa che:
– ai fini IMU, per le unità immobiliari possedute dai cittadini italiani residenti all’estero per le quali non risultino soddisfatte le condizioni di cui sopra, il comune può, comunque, stabilire, nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, un’aliquota agevolata, purché non inferiore allo 0,46% per cento, in quanto è consentito al comune di modificare l’aliquota di base, in aumento o in diminuzione, entro il limite di 0,3 punti percentuali.
– ai fini TASI, i comuni possono, sempre nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, arrivare all’azzeramento del tributo;
– ai fini TARI, il comune può prevedere, con regolamento, riduzioni tariffarie ed esenzioni di abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero.